Ogni Costituzione è figlia del suo tempo e della cultura politica che l’ ha scritta. La nostra è vecchia e figlia di una cultura dirigista, collettivista e persino corporativa. C’è dentro di tutto: collettivismo comunista, solidarismo cattolico, corporativismo fascista. E’ nata quando ancora antifascismo era sinonimo di democrazia, l’Urss era un modello da imitare, imperava lo “spirito del Cln” come se i fascisti e i nazisti fossero ancora alle porte.

La Costituzione repubblicana va intesa quasi come un testo sacro oppure occorre modificarla anche nella prima parte, quella dedicata ai principi?

Piero Ostellino

Ogni Costituzione è figlia del suo tempo e della cultura politica che l’ ha scritta. La nostra è vecchia e figlia di una cultura dirigista, collettivista e persino corporativa. C’è dentro di tutto: collettivismo comunista, solidarismo cattolico, corporativismo fascista. E’ nata quando ancora antifascismo era sinonimo di democrazia, l’Urss era un modello da imitare, imperava lo “spirito del Cln” come se i fascisti e i nazisti fossero ancora alle porte. Siamo il solo Paese al mondo fondato su una merce, il lavoro (primo articolo), che condiziona le libertà individuali a astrazioni collettive (finalità sociali). Va modificata a partire dalla prima parte.

Calamandrei definì “un pateracchio” il compromesso tra le forse social-comuniste e quelle democratico-cristiane. Ritiene che la cultura politica liberale sia stata sacrificata nell’elaborazione del testo costituzionale?

E’ un pateracchio che ha sacrificato la cultura liberale alle utopie del tempo rivelatesi poi fallaci e illiberali.

Come giudica le modifiche al Titolo V (centro-sinistra) e quelle recenti – sebbene abrogate dal referendum – sulla “devolution” promosse dal centro-destra?

Le modifiche del centrosinistra – delle quali i loro autori si vergognano – danno alle Regioni un potere superiore a quelle del centrodestra. Furono approvate nella speranza di trascinare la Lega a sinistra. Quelle del centrodestra sono state approvate per riparare a un eccesso di conflittualità fra Regioni e Stato. Dopo il referendum, la situazione è tornata al punto di prima.  

Ritiene plausibile l’appello all’articolo 11 perpetrato da talune forze politiche per contrapporsi alla possibilità di invio all’estero di forze armate da parte dei governi italiani?

Anche l’articolo 11 è figlio del suo tempo e della cultura che lo ha prodotto. E’ una limitazione della sovranità inaccettabile tanto più per una democrazia che dispone di tanti organi di controllo – a cominciare dal parlamento, ma non solo – per gestire le crisi. Così, per ipocrisia, siamo costretti a definire “di pace” anche le missioni “in guerra” (vedi Kossovo).

L’articolo 7 che regola i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica ritiene che debba essere modificato?

I Concordati si stipulano fra Chiesa e Stati totalitari. In democrazia, la Chiesa gode già di tutte le libertà previste dalla Costituzione e dalla legge. Lo diceva anche Arturo Carlo Jemolo, un grande cattolico liberale.

Crede che occorra inserire nel testo costituzionale alcuni riferimenti all’Europa?

Non ne vedo la necessità soprattutto con un’Europa tanto controversa e che nasce non come Federazione, ma sul modello burocratico, centralistico, verticistico dello Stato nazionale (vedi la Francia di Napoleone).

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