Tra le regioni europee particolarmente interessate dal transito dei migranti, la cosiddetta “rotta balcanica” è il percorso principale per il passaggio terrestre dal sud verso il nord Europa. Sebbene possa sembrare che la rotta sia stata chiusa con l’accordo tra Turchia e UE del marzo 2016, in effetti il flusso dei migranti che la percorrono non si è mai fermato. Secondo le fonti ufficiali, la maggior parte degli ingressi irregolari in Europa nel 2020 avveniva proprio dai Balcani occidentali. 

Sebbene nel 2016 il numero di profughi fosse diminuito, il flusso di persone non si è mai arrestato, perché le cause motrici come la guerra in Siria, Afghanistan e Libia; l’instabilità nel Corno d’Africa e la crescente disuguaglianza nord-sud sono rimaste invariate. Inoltre, mentre nel 2015 i richiedenti asilo e i migranti hanno potuto circolare abbastanza liberamente in tutta Europa, l’innalzamento di barriere nel 2016 ha creato un mercato per il traffico di migranti. Quando alcune rotte popolari, come quelle dalla Grecia alla Macedonia del Nord e dalla Serbia all’Ungheria, sono diventate più difficili da attraversare, i migranti hanno cercato rotte alternative, ad esempio attraverso l’Albania.

Il quadro generale

Nonostante la pandemia del COVID-19, il numero dei migranti entrati nei Balcani occidentali nel 2020 è aumentato rispetto al 2019. Inoltre, le dichiarazioni di emergenza e la chiusura delle frontiere hanno creato emergenze umanitarie in alcune località vicine ai valichi di frontiere chiave e hanno limitato libertà di movimento all’interno e tra i paesi, incentivando in tal modo il traffico di persone.

La maggior parte dei migranti che attraversano i Balcani occidentali proviene dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Siria, Afghanistan, Pakistan, Iran, Iraq e Marocco sono i principali paesi di origine, ma ci sono anche alcuni richiedenti asilo e migranti provenienti da Algeria, Etiopia, Eritrea e Turchia (curdi). 

Per un breve periodo, molte persone provenienti da Iran, India e Bangladesh arrivarono attraverso il Montenegro e la Bosnia ed Erzegovina, probabilmente a causa dell’accordo di libero transito (senza il visto) che la Serbia stipulò con l’Iran e l’India. Altri arrivarono dalla regione del Golfo alla Turchia, prima di tentare di entrare nei Balcani occidentali.

Secondo le ultime statistiche la maggior parte dei migranti sono giovani uomini di età compresa tra i 15 ei 30 anni, mentre le richieste di asilo vengono presentate maggiormente da donne e minori.

Tutti i 50.863 migranti che hanno viaggiato lungo la rotta balcanica nel 2020 conoscono il cosiddetto game – il tentativo di attraversare la frontiera in maniera irregolare. Il game di solito inizia in Bosnia ed Erzegovina o in Serbia – al confine con la “Fortezza d’Europa” –, prevede vari passaggi per montagne, boschi, fiumi e persino campi minati, e ha come destinazione finale la stazione ferroviaria di Trieste. I migranti possono “vincere”, se riescono a raggiungerla evitando le forze dell’ordine croate, slovene e italiane. Al contrario, una volta intercettati dalla polizia frontiera, i migranti vengono rimandati dall’Italia alla Slovenia, dalla Slovenia alla Croazia e dalla Croazia alla Bosnia o alla Serbia.

Traffico dei migranti e respingimenti irregolari

Per raggiungere la destinazione i migranti spesso si affidano ai trafficanti che favoreggiano il loro movimento lungo la regione balcanica o/e l’attraversamento irregolare della frontiera UE, ovviamente dietro pagamento. Secondo l’ultimo Rapporto della Global Initiative (2020) l’attraversamento di più frontiere internazionali nella regione può costare da € 600 a € 20.000 a persona, a seconda del punto di partenza e della destinazione. Per pochi soldi si ricevono solo le coordinate GPS, invece coloro che pagano di più, sono facilitati nell’attraversamento di uno o più paesi; pagando le cifre maggiori i migranti possono essere occultati nei container o nei camion, oppure fatti passare in un tunnel sotterraneo.

Più di 23.850 persone da maggio 2019 a febbraio 2021 sono state vittime di respingimenti illegali – spesso accompagnati dall’uso di violenza fisica – da parte di uno o più paesi dell’UE nell’ambito di operazioni di gestione delle frontiere che impediscono ai profughi di accedere al territorio e dunque alla protezione internazionale.

Solo nel mese di marzo 2021, la Border Violence Monitoring Network ha registrato 31 casi di respingimento, che hanno avuto un impatto su 671 persone in movimento nei Balcani. La menzionata ONG denuncia un aumento dei respingimenti violenti dei gruppi che includono famiglie e minori non accompagnati.

Per quanto riguarda i respingimenti dall’Italia, dal 1° gennaio al 15 novembre 2020 sono state respinte verso la Slovenia circa 1.240 persone, che successivamente erano riammesse al territorio bosniaco. 

A questo proposito, il 18 gennaio 2021, il giudice Silvia Albano del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità delle riammissioni informali di migranti e richiedenti asilo in Slovenia sulla base di un accordo bilaterale con la Slovenia firmato nel 1996 e mai ratificato dal Parlamento italiano. 

Posizione dell’UE: esternalizzazione della gestione migratoria

L’Unione Europea sembra non volere affrontare la questione della migrazione irregolare sul proprio suolo. L’esternalizzazione determinata nella proposta della Commissione UE sul futuro Patto sulla migrazione prevede la gestione dei flussi migratori fuori dall’Unione (anche lungo la rotta dei Balcani occidentali) con l’introduzione di un apposito sistema di accoglienza per richiedenti asilo nei paesi terzi.

Secondo gli esperti dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, un attore chiave nell’attuazione delle politiche di esternalizzazione è l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex).

La centralità politica che l’Agenzia ha assunto nei confronti delle azioni di esternalizzazione e controllo dell’UE può essere evidenziata semplicemente dando una rapida occhiata agli investimenti economici elargiti all’Agenzia per attuare le sue operazioni. In particolare, le risorse sono passate da circa 6,3 milioni di euro nel 2005 a 544 milioni nel 2021, con un incremento particolarmente significativo delle risorse stanziate per le operazioni di rimpatrio: 63 milioni nel 2019 rispetto agli 80 mila euro del 2005. Al fine di consentire la cooperazione tra Frontex e paesi terzi, l’UE ha firmato accordi con vari paesi terzi tra cui Albania e Serbia. Questi accordi mirano a disciplinare tutti gli aspetti della cooperazione tra paesi terzi e l’Agenzia.

Conclusione

Mentre i governi decidono dove accogliere i migranti ed eventualmente fornire assistenza, i profughi piuttosto che aspettare passivamente prendono decisione da soli. Il cosiddetto “asilo per arrivo spontaneo” – compreso il trasferimento diretto in paesi più lontani nel nord utilizzando il servizio di trafficanti – è diventato il mezzo principale attraverso il quale i rifugiati vengono re-distribuiti oltre le regioni di origine.

Di fronte alla sofferenza, la chiusura all’accoglienza può sembrare un ennesimo tentativo di ridisegnare e riconfigurare la geografia politica dell’asilo. Ma nel momento in cui i politici cavalcano gli infondati timori di fronte alla migrazione per trarne profitto elettorale, le organizzazioni umanitarie e gli attori caritativi si spendono per mantenere il volto umano del Vecchio Continente.

Nel contesto di cambiamento del paradigma valoriale in Europa, contrassegnato delle crisi economiche e demografiche, dalla messa a repentaglio dell’intero ecosistema, nonché dalla pandemia globale, l’approccio alle persone vulnerabili in movimento disegna il grado dell’umanità nella percezione comune della giustizia: il migrante bisognoso mette in evidenza quanta umanità c’è nella nostra giustizia.

*l’autore è un giurista esperto di migrazione e tratta di persone in est Europa

foto di Daniela Turrile

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