«L’Italia è un Paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza e la confusione. E tuttavia, per le strade si sente circolare l’intelligenza come un vivido sangue. È un’intelligenza che evidentemente non serve a nulla. Essa non è spesa a benefico di alcuna istituzione che possa migliorare di poco la condizione umana».
Natalia Ginzburg
Molti dicono che l’Italia sia il paese più bello del mondo. Il «bel paese là dove ’l sì sona», scrive Dante. E «il bel paese Ch’Appennin parte, e ’l mar circonda e l’Alpe», scrive Petrarca.
Siamo la nazione nella quale, da un lato, il sole illumina i tuoi sogni, dall’altro il sistema sociale si dà da fare per soffocarli.
È allora più intelligente allontanarsi oppure scegliere di restare? Quello di Ginzburg è un attacco alla classe dirigente o a noi tutti come popolo? Come reagire?
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