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Maria Antonella Galanti riflette sullo smarrimento prodotto dalla sofferenza interiore legata a esperienze e ricordi passati, ma anche allo stupore del nuovo. In questo libro l’autrice si è proposta di gettare luce sullo smarrimento sia come stato di malessere interiore, sia come presupposto con il quale il soggetto definisce e trasforma la sua condizione di disorientamento, attraverso l’espressione artistica, che diventa elaborazione individuale ed accettazione delle parti nascoste di sé.

Galanti affronta il nostro io che, di fronte allo stupore e alla possibilità del nuovo, assume la consapevolezza che, proprio dallo smarrimento, consegue una nuova presa di coscienza della realtà. Leggendo le pagine iniziali si osserva come l’autrice si sia concentrata sulla connessione tra lo smarrimento interiore e l’oblio, come dimensione connaturata alla memoria. Nel libro viene, infatti, a delinearsi un orizzonte di confine che Galanti riesce a tracciare tra il patologico e la normalità e che ha il suo apice proprio nello smarrimento del sé, del vissuto personale ed emozionale che è in ognuno di noi, per poi articolarsi in una differente ottica creata in modo tale da far entrare il lettore in contatto con una dimensione più estesa dello smarrimento. Essa è, così, collegata al flusso dinamico di esperienze precedenti, in una vertigine malinconica che ha nell’oblio l’elemento principale, sia come meccanismo di difesa, che di rielaborazione di ricordi passati. Nel volume prende quindi corpo il senso di una polarità che gravita attorno alla vita del soggetto, il quale è in balia di una sofferenza inquieta, oscillante tra perdita e recupero di sé stesso. Questo perché «la perdita fa parte della nostra vita e siamo costretti a guardarla negli occhi molte volte, con straordinaria evidenza quando subiamo le grandi rotture traumatiche che costellano fisiologicamente l’esistenza» (p. 105). Attraverso vari contributi, da Freud a Winnicott, l’autrice mette in luce come il soggetto possa fronteggiare una tale scissione interiore, per il tramite della scrittura e dell’esperienza creativa in generale. In quest’ottica, l’oblio può essere oltrepassato, elaborato mediante l’atto del trasporre artisticamente immagini, sensazioni ed emozioni. A tal proposito, il quarto e il quinto capitolo conclusivo risultano essere rilevanti con riguardo la scrittura come mezzo idoneo per la cura di sé. Tale prospettiva pedagogica viene collegata dalla Galanti alla dimensione patologica ed esistenziale in Virginia Woolf. In questo caso, la sofferenza psichica assume una nuova fisionomia: quella dell’autonomia, raggiunta con la scrittura di sé che viene a definirsi come «un modo per dare voce al bisogno di lasciare una traccia delle nostre esperienze» (p. 121). Scrittura e salvezza personale si intersecano, dunque, in una dinamica che consente di tradurre l’elemento irrazionale in espressione razionale. In tal senso, è rilevante come l’autrice abbia centrato il discorso sull’importanza della scrittura creativa come forma di ricongiungimento nella scissione tra l’io narratore e l’io protagonista. In tal modo, la scrittura diventa trasposizione concreta dei «propri luoghi d’oscurità» (p. 143). Lo smarrimento che è, dunque, passaggio obbligato nella nostra esistenza, attraverso la scrittura viene superato ed acquisisce, invece, la forma di un processo educativo, la caratteristica di un «viaggio introspettivo» (p. 147). La dialettica tra smarrimento e cura di sé permette di volgersi anche nella direzione del riconoscimento dell’Altro. Allora, cosa è davvero lo smarrimento? È perdita e turbamento di fronte al non conoscibile, ma anche comprensione della nuova realtà che abbiamo da fronteggiare e da ridisegnare. Da questo punto di vista, nelle ultime pagine del libro si delinea lo smarrimento come qualità formativa che ha nella narrazione scritta la metodologia di questa cura. Pertanto, nel soggetto che rispetto alle incertezze della quotidianità, si sente smarrito e inquieto, per Galanti questa insicurezza identitaria non deve essere cancellata, ma riscoperta in favore di un varcare la perdita di sé e di una costruzione di nuovi orizzonti e prospettive.

Maria Antonella Galanti, Smarrimenti del sé. Educazione e perdita tra normalità e patologia, ETS, Pisa 2012, pp. 206, € 18,00.

 


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