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Nadia Urbinati e David Ragazzoni, nel saggio edito da Cortina, non si limitano ad analizzare i tentativi di riforma costituzionale degli ultimi trent'anni, ma evidenziano come la debolezza dei partiti italiani stia consentendo la nascita di una nuova Repubblica, l'autentica Seconda Repubblica, non più dei partiti ma del partito.

Sappiamo bene che la riforma costituzionale Boschi-Renzi, forse come mai accaduto prima d'ora, è motivo di accese polemiche e recriminazioni tra le forze politiche e tra i pochi elettori che sembrano aver capito di cosa si sta parlando. E quindi più che comprensibile che gli autori di "La vera Seconda Repubblica" abbiano voluto presentare il loro saggio, non come un semplice pamphlet, ma come analisi puntuale di un certo modo di intendere la riforma della Costituzione del 1948 e le caratteristiche del sistema politico italiano: «il nostro libro non presuppone alcun giudizio di valore circa la riforma costituzionale in corso e le intenzioni dei suoi artefici. Ci prefiggiamo, invece, di ricostruire genealogicamente la "meccanica" dell'ideologia della Seconda Repubblica» (p.21). L'assunto di Nadia Urbinati e David Regazzoni è che sarà proprio la modifica costituzionale del Governo Renzi a proiettare l'Italia in una "vera" Seconda Repubblica, mentre i dibattiti che si sono verificati nel passato altro non siano stati che discussioni di natura squisitamente ideologica, costruzioni immaginifiche e mere semplificazioni. Nell'ipotesi  di una conferma referendaria si aprirebbero le porte ad un premierato forte con un partito debole: «un fenomeno eccentrico rispetto al tanto evocato modello di Westminster" che prevede invece un premier "sottoposto a un potente contrappeso e, addirittura, al potere di porre fine alla sua carriera» (p. 187). Mentre il caso italiano non contemplerebbe affatto questa regola, probabilmente perché l'intento dei riformatori, al di là delle loro autentiche e contestate intenzioni, si è rivolto innanzitutto ad assicurare la cosiddetta governabilità. Una governabilità che, secondo i detrattori della riforma, vorrebbe in realtà dire dominio assoluto sulle istituzioni da parte di un partito di minoranza. E' quindi comprensibile che il concetto di «governabilità, categoria oggettiva sulla quale è stata imbastita l'ideologia della Seconda Repubblica» (p.30), torni ripetutamente tra le pagine del libro, anche nella lucida analisi di Giorgio Amendola, il quale riconosceva «la tendenza a proiettare sulle istituzioni e sulla Costituzione problemi che derivano dall'indebolita legittimità dei partiti» (p.70).

Una tendenza che la ricerca di Urbinati-Regazzoni documenta come trasversale a tutte le forze politiche, le quali, di anno in anno, hanno impugnato la definizione di "Seconda Repubblica" per scopi diversi, una sorta di contenitore vuoto da riempire secondo le proprie convenienze;  e che nel tempo ha sempre più trasfigurato Parlamento, Partiti e Governo in parlamentarismo, partitocrazia e governabilità. Una tendenza a trasfigurare la funzione delle istituzioni che ha condotto a una critica spesso feroce della democrazia parlamentare, peraltro contestata fin dai tempi della Costituente e che Almirante, nel 1970, ha efficacemente sintetizzato in tre capi d'accusa: «pluralismo partitico; bicameralismo perfetto; priorità del Legislativo sull'Esecutivo» (p.66). Una critica alla democrazia parlamentare che ha coinvolto anche l'estrema sinistra, pur spesso con argomenti diametralmente opposti a quelli della destra.

"La vera Seconda Repubblica" è quindi anche una storia dei movimenti che si sono opposti alla Repubblica parlamentare, almeno come disegnata dalla Costituente; e un puntuale compendio di quanto scaturito dalle commissioni parlamentari incaricate di riscrivere la Costituzione italiana, dalla Commissione Bozzi (1983), passando per il progetto del Comitato Speroni (1994), considerato dagli autori un «antesignano del disegno Renzi-Boschi» (p.146), per finire con la Bicamerale D'Alema (1997-1999), la proposta del Governo Berlusconi, la Bozza Violante (2007) e  la Commissione Letta (2013). Un lungo percorso, nato sopratutto in ambienti della destra politica, che è poi approdato alla riforma proposta l'8 aprile 2014 e che Nadia Urbinati e David Ragazzoni intendono concepita «come congenitamente collegata a quella elettorale, che rivede il patto tra Stato e società civile in senso maggioritario monopartitico (non sono, infatti, previste coalizioni)» (pp.171), tanto che, a fronte di una "Prima Repubblica" con architettura pluralista, quella della "Seconda Repubblica" appare monista.

Quello che emerge dall'analisi del mito della "Seconda Repubblica" è una progressiva burocratizzazione dei rapporti sociali: l'affermazione di un sistema che ha molto a che fare con una sorta di depoliticizzazione, in cui la tensione tra le istanze politiche di cittadinanza e sistema istituzionale si risolvono in un'ampia delega di potere al leader di un solo partito. Questo vuol dire che la riforma, coerentemente all'affermazione di una "vera Seconda Repubblica" non limiterà i poteri apicali, ma aprirà loro la strada di nuovi poteri delegati. In altri termini una prospettiva che cambia radicalmente lo stesso significato di Costituzione. Aldo Moro scrisse che la Costituente aveva il compito di rovesciare la piramide del potere, mentre col disegno Renzi-Boschi si osserva una direzione ben diversa. Parimenti viene meno l'idea che le Costituzioni, scritte "per evitare il peggio", non debbano essere  proposte da governi che vogliono rimanere in carica; mentre un tempo si reputava competente un Parlamento che proponeva modifiche per i cittadini che si devono difendere dai possibili abusi della politica e del potere.

In sintesi, secondo quanto documentato da Nadia Urbinati e David Ragazzoni, siamo ormai ben oltre la soglia della semplice personalizzazione della politica: il possibile esito di questo lungo percorso è la trasformazione dalla "Repubblica dei partiti" alla "Repubblica del partito".

Nadia Urbinati, insegna Teoria politica al Department of Political Science della Columbia University e collabora con la Repubblica.

David Ragazzoni, è dottorando in Scienza politica presso il Department of Political Science della Columbia University.

N. Urbinati, D. Ragazzoni, La vera seconda Repubblica. L'ideologia e la macchina, Raffaello Cortina Ed., Milano 2016, pp. 202, € 15,00.

 


Sintesi Dialettica - per l'identità democratica
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