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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Recensione
25/04/2008
Biografia
Jacques Attali, nato in Algeria nel 1943, economista, ingegnere, filosofo, ha insegnato Economia teorica all'École Polytechnique e all'università Paris-Dauphine. Dal 1981 al 1991 stato consigliere economico di Mitterand. Dirige Planet Finance, ONG per la diffusione della microfinanza nei paesi in via di sviluppo. E’ inoltre editorialista dell’Express e tra i suoi numerosissimi libri figurano: “I tre mondi. Per una teoria del dopo crisi” (1981), “Gli ebrei, il mondo, il denaro. Storia economica del popolo ebraico” (2003), “Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo” (2006), “L’uomo nomade” (2006).
Abstract
Jacques Attali nel suo saggio ci descrive cosa accadrà nei prossimi cinquant’anni, col susseguirsi di “tre ondate del futuro”, prendendo le mosse da quelle lezioni universali della storia che hanno caratterizzato lo sviluppo delle relazioni umane, dai tempi più remoti fino ai nostri giorni.

E’ un libro “politico” quello che l’eclettico intellettuale francese Jacques Attali ha voluto pubblicare per la Fazi editore.

Politico nel senso che “come ogni predizione è per prima cosa un discorso sul presente”, perché “possa dare un aiuto al dispiegamento delle formidabili potenzialità oggi in atto” e perché il futuro non assomigli a quello che il saggio prospetta in maniera quanto mai inquietante.

“Breve storia del futuro” è opera le cui caratteristiche non sono assimilabili ai libri di futurologia comunemente noti, non fosse altro per l’impostazione generale e per quelle singole osservazioni che divergono nettamente dalle predizioni e convinzioni dei tanti futurologi di formazione strettamente scientifica o scientista che dir si voglia (si pensi al breve accenno sugli OGM).

L’analisi, per oltre metà del volume, riguarda il passato, dagli albori dell’umanità al XX secolo: l’autore ha voluto rilevare quelle invarianti della struttura della Storia, lungo il cui cammino ha operato sempre quella forza che ha progressivamente liberato l’uomo da tutte le costrizioni, al fine poi di prevedere l’organizzazione e la vita dei decenni a venire.

Prendendo le mosse dal fatto che, da quando si può parlare di homo sapiens, sono sempre coesistiti tre poteri, quello religioso, quello militare e quello mercantile, per Attali si può perciò raccontare la storia dell’umanità come la successione di tre grandi ordini politici quali l’Ordine rituale, l’Ordine militare, l’Ordine mercantile.

Fondamentale quanto scrive l’autore all’inizio della sua cavalcata per i secoli: “Questo racconto permette di cogliere alcune leggi della Storia, a partire da fatti apparentemente infimi. E’ fondamentale comprendere queste leggi: saranno ancora all’opera in futuro, consentendo di predirne il corso” (pag.15).

Mentre i libri di storia parlano innanzitutto del destino dei monarchi, il nostro autore si è semmai impegnato in una difficile opera di sintesi, per trarre dalle vicende del passato quelle lezioni che sono il fine “politico” dell’opera.

L’apparente banalità di alcune delle “lezioni universali” di cui è costellato il volume, è riscattata dal fatto che queste sono poste quale epilogo di acuti ragionamenti ed analisi comparate nel tempo e nello spazio in merito a note o meno note vicende storiche.

L’analisi più approfondita riguarda l’evoluzione dell’Ordine mercantile: “Secolo dopo secolo il complesso delle democrazie si riunisce in un mercato sempre più ampio e integrato, intorno a un ‘cuore’ provvisorio”.

Questi i “cuori” che a suo dire si sono succeduti nei secoli: Bruges, Venezia, Anversa, Genova, Amsterdam, Londra, Boston, New York ed oggi Los Angeles.

Il nono “cuore” dell’Ordine mercantile è plausibile sia capace di rimanere tale ancora per molto tempo, ma è pur vero che l’attuale forma di capitalismo, se vogliamo leggere il futuro più vicino noi alla luce del passato, “è soggetta alle stesse minacce di quelle che hanno superato le forme precedenti”.

E’ qui che il discorso di Attali, parlandoci degli anni a venire, sembrerebbe allinearsi all’approccio dei futurologi.

Uso il condizionale perché l’analisi differisce in più punti da quanto siamo abituati a leggere: tanto per fare un esempio, Attali non crede all’avvento di una società postindustriale, ma esattamente del contrario; vede semmai gli inizi di una industrializzazione dei servizi, che mira a trasformarli in nuovi prodotti industriali, mediante il quale un “cuore” prende il potere.

Dopo averci prospettato una decima forma dell’ordine mercantile, Attali ci parla di tre “ondate” del futuro.

Il periodo dell’iperimpero, fase successiva alla globalizzazione in un mondo policentrico economicamente e politicamente, percorso da un rinnovato nomadismo, dove gli spostamenti indotti dalle regole del mercato avranno innescato la contrapposizione tra nomadi e sedentari, dove nulla potrà più restare nascosto e la discrezione non avrà più ragion d’essere, ma soprattutto quando “gli Stati, o ciò che ne sarà rimasto intorno al 2050, saranno soltanto gli intermediari delle imprese con l’opinione pubblica”.

La conclusione di Attali assume caratteri allucinati: “Poi l’uomo, fabbricato alla fine come un artefatto, non conoscerà più la morte: sull’esempio di tutti gli oggetti industriali, non potrà più morire, dal momento che non sarà mai nato”.

Seguirà una seconda ondata, il cosiddetto “iperconflitto”, quando il mondo policentrico si scioglierà e tutti, laici, religiosi, dittature, popoli, si combatteranno tra loro, con effetti inimmaginabili.

Sarà da quel momento che, grazie a forze d’avanguardia, come i cosiddetti “transumani”, le imprese relazionali di cui abbiamo esempi anche ai nostri giorni, se le innovazioni tecnologiche a disposizione e le capacità creative saranno condivise con gli altri, si insedierà una democrazia planetaria che limiterà il potere del mercato: sarà “l’iperdemocrazia”.

Un’analisi, quella di Attali, che, alla luce degli innumerevoli temi toccati, si presta a molteplici letture.

Le considerazioni sul ruolo degli Stati futuri, i loro rapporti con le strutture economiche della società, nelle vesti di semplici intermediari delle imprese con l’opinione pubblica, ed ormai spogliati di funzioni quali il monopolio della difesa e dell’ordine pubblico, non possono non diventare oggetto di discussione tra gli studiosi del settore.

Lo stesso concetto, se applicato alle strutture amministrative degli Stati del futuro, porta a ritenere che la normativa cui facciamo riferimento diventerà presto obsoleta, superata dalla realtà dei fatti.

Basti pensare alla fase dell’iperimpero, dove la privacy non avrà ragion d’essere, i dati sensibili verranno aggiornati attraverso banche dati private: insomma una situazione in cui, tra pochi anni, un Dgl. 196/2003 assumerebbe un carattere puramente archeologico.

E, sempre in tema, l’autore, all’edizione italiana, ha aggiunto due pagine sul possibile ruolo del nostro paese nei decenni a venire.

L’Italia, secondo il nostro autore, dopo essere stata il “cuore” stesso dell’ordine mercantile ai tempi di Venezia e di Genova, ha smesso di esserlo per non aver saputo rafforzare i propri mercati finanziari, per aver “vissuto della nostalgia del passato, facendo riverenze al potere, nel rispetto delle sue caste burocratiche, instancabilmente ricostruite” ed infine per non aver “ più formato abbastanza ingegneri, ricercatori, imprenditori, industriali; ma soltanto teologi, militari, artisti al soldo del potere e amministratori incaricati di sintetizzare, ma soprattutto di non assumersi dei rischi”.

Un avvenire condizionato dal fatto di sapersi piegare a quelle leggi della storia del futuro descritte da Attali attraverso tutte le pagine del suo saggio.

Jacques Attali, Breve storia del futuro, Fazi editore, Roma 2007, pp. 227, euro 16,00.

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