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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
09/10/2009
Abstract
L’articolo tratta dell’anziano in una logica di sussidiarietà costituzionale orizzontale. Il tema anziano è sicuramente uno dei più delicati ed attuali e comporta attenzioni sul versante sia privato che pubblico. L’Ente locale è quello che, istituzionalmente, è più vicino ai suoi bisogni, ma si sta aprendo una sensibilità che coinvolge il mondo del volontariato e, più in generale, del sociale con risvolti e potenzialità ancora inespresse o comunque non valorizzate compiutamente. L’articolo poi si sforza di fare alcune comparazioni in una cornice nazionale e internazionale, misurando aspetti di erogazione dei servizi erogati confrontando nel contempo anche aspetti di spesa sostenuti.

Il problema

Se guardato da una prospettiva giuridico-sociale, l’anziano è una figura di difficile definizione. Pur non essendo malato, spesso accade che non sia autosufficiente e, qualora lo fosse, per ragioni d’età si troverebbe comunque in una condizione di precarietà biologica. Cosa succede se e quando l’anziano non è più solo una risorsa?

Un interrogativo per nulla scontato è se questa sensibilità abbia trovato spazio nel volontariato, nelle istituzioni, nel legislatore. Fornire risposte univoche, chiaramente, non è cosa semplice. Molto meglio è innanzitutto aprire la questione, esporre un percorso di riflessione, suggerire alcune indicazioni.

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Famiglia, volontariato e centri di assistenza. Un rapido resoconto

Sul versante del volontariato o dell’aiuto familiare, con riferimento all’anziano non autosufficiente, gli esperti sottolineano due errori abituali:

a) cercare di spronarlo a girare la chiave di una macchina che non parte; b) confondere la vecchiaia di un non-autosufficiente come condizione di normalità.

Invece, per aiutare veramente queste persone, occorre: mettersi a loro disposizione, parlare loro, farli muovere, nutrirli, vestirli, stimolare la loro intelligenza per evitare che si atrofizzino mentalmente, coinvolgerli in qualcosa di vitale. Nessuna forma di volontariato potrebbe prescindere da simili attenzioni.

Concretamente però le famiglie con un anziano non autosufficiente a loro carico – economicamente o socialmente – e che riescono a fornirgli tutto ciò di cui egli ha realmente bisogno, rappresentano percentuali molto basse (6% secondo una ricerca inglese). Le altre lo seguono per meno di due ore al giorno; non sono in grado di nutrirlo al meglio; non sono in grado di stimolare la sua attività fisica – anzi spesso lo disincentivano da ogni forma pericolosa di movimento –; non sono, infine, in grado di eseguire una psicoterapia corretta .

Dall’altra parte, spesso, l’anziano è una fonte importante di reddito per la famiglia, quando anche la sua pensione è di ausilio al nucleo familiare. La possibilità più concreta di assistere l’anziano, oggi, sono le strutture per anziani pubbliche o private convenzionate o private.

Diverse e articolate sono le esperienze in tale settore a livello locale:

Il centro diurno integrato fatto per accogliere l’anziano durante la giornata. Nel centro si svolgono fisioterapie e psicoterapie. In alcuni casi somministrano anche pasti (in altri si sono istituiti servizi di navetta a domicilio).

La RSA (residenza sanitaria assistenziale). Nei casi più gravi si opta per questi centri. Sono degli alberghi ed hanno un costo (talvolta elevato) con assistenza infermieristica continua, con igiene e cura alla persona, televisione, telefono, aria condizionata e bagno nelle camere, assistenza medica continua, assistenza fisioterapica con palestra, laboratori di attività ricreative con attività di animazione e sostegno,servizio di lavanderia,menu vario e di buon livello,assistenza religiosa.

Ci sono poi strutture normali (con prezzo mediamente dimezzato rispetto alle precedenti) con una forma di assistenza dignitosa (anche infermieristica e medica) e con servizi ricreativi (telefono, bagno e tv etc.).

Esperienze nel mondo

In alcune realtà, l’assistenza è fondata su una forma di assicurazione privata di tipo obbligatorio che serve a coprire i costi di soggiorno e cura (Olanda). Per la cura del morbo di Alzheimer (forma lieve) e di demenza senile, sono state pensate soluzioni di piccole unità abitative complete si soggiorno, cucina,camera da letto e bagno, dove la persona può vivere in una situazione di semidipendenza.

Nella casa di Cura ad Amsterdam gli alloggi si affacciano su un ampio corridoio con una ampia sensazione visiva che toglie il senso dell’oscurantismo fisico. La persona anziana può ricostruire il proprio ambiente familiare portando i suoi mobili e i suoi oggetti personali. Importanti sono gli spazi comuni destinati alla socializzazione, all’ortoterapia: i colori, gli arredamenti, la scelta delle essenze vegetali, il giardino, l’acqua, lo stagno, animali, il gioco da bocce.

Come scegliere? Cosa può fare l’Ente Locale

L’Ente Locale è uno dei soggetti politici, sociali e amministrativi con cui le famiglie devono necessariamente confrontarsi per risolvere il problema-anziano. Tracciamo un quadro di riferimento che si muove nell’ambito dello stato sociale, che ridisegna il ruolo dell’ente locale e che trova i suoi principali fattori interni/esterni nell’ambito istituzionale–economico, ma anche umano.

Alcuni studi parlano, al riguardo, di tre sfide o tre grandi esigenze:

Normativa etica e quella del bene comune

L’obiettivo è il rilancio del principio della dignità della persona in generale recuperando, possibilmente, il rapporto tra il costo e l’efficienza. In altri termini, l’investimento deve tendere a stare meglio oggi per domani, migliorare il tenore della qualità della vita che è sempre più lunga.

Ruolo dell’Ente Locale

Emerge in particolare il ruolo dell’Ente Locale come soggetto pienamente investito della gestione dei servizi alla persona. La società civile diventa il soggetto preferenziale dell’Ente Locale. Questo ultimo è titolato per una programmazione intelligente al fine di recuperare le nuove forme di devianza con i suoi strumenti e le sue capacità.

Quali sono le direzioni?

- Investire in assistenza

Oggi il 75% della spesa pubblica per lo Stato Sociale, va per le pensioni; tolta la parte sanitaria, resta l’1% per l’assistenza

- Incentivare le responsabilità dei singoli

Occorre subito dire che si deve superare il concetto di assistenzialismo passivo, attraverso una stimolazione di una “imprenditorialità” personale valorizzando le differenze. È necessario che i cittadini maturino la consapevolezza di una loro partecipazione attiva ai servizi offerti, in corrispondenza alle proprie capacita e possibilità

- Un nuovo progetto intergenerazionale culturale( locale,regionale,nazionale,globale).

Diventa urgente anche per l’Ente locale costruire una politica a favore “dell’anziano vecchio e quello nuovo”. Paradossalmente bisognerà partire dai giovani attraverso una progettazione che faccia perno nel loro essere giovani che diventeranno un domani anziani

- Sostegno delle famiglie e dell’associazionismo

E’ indispensabile studiare come sostenere la famiglia. Le si deve riconoscere realmente un ruolo da protagonista, quale ambito di nascita, formazione e morte della vita. Tutte le politiche di assistenza devono partite dalla famiglia e non ostacolarla.

L’associazionismo è un termine a volte conflittuale o potrebbe essere così inteso nell’ambito delle politiche sociali in capo all’ente locale. E’ invece necessario ricreare un dialogo perché l’associazionismo è la “seconda famiglia” dove, a seconda delle diverse età, si sviluppa la creatività sociale. In particolare, l’anziano recupera quella dimensione solidale e vince la solitudine. Bisogna ridisegnare tutti i bisogni assieme alle associazioni e al mondo del volontariato, capaci da fare da volano nel territorio comunale. È questo il vero decentramento amministrativo e la vera autonomia locale: la progettazione dei propri bisogni con e in sintonia con l’Ente locale1.

Come fare?

Ecco infine alcune indicazioni pratiche. Nella logica del dialogo e della progettazione di un disegno comune, suggerisco alcune strade:

  • Controllare le nostre realtà attraverso tutti i “monitor” esistenti negli Enti Locali (uffici assistenza) e del volontariato centri di ascolto Caritas, gruppi di rilevamento, parrocchie, questionari etc.);

  • capire quali e quanti sono gli anziani bisognevoli e come intervenire in modo coordinato e rispettoso, anche attraverso quella imprenditorialità e creatività di cui si è fatta menzione, per favorire la loro integrazione o reintegrazione;

  • imparare a leggere e conoscere i bilanci comunali e partecipare con proposte e idee a sostegno degli amministratori locali sensibili a tali problematiche;

  • creare e potenziare, dove esistono, reti di sostegno dell’anziano sempre nella logica della solidarietà e sussidiarietà (anche con tavoli di confronto).

  • uno studio attento e mirato per valorizzare il grande apporto che può venire dalle e c.d. “badanti”.

A tale ultimo riguardo anche l’Ente Locale non può fare solo da spettatore. Sicuramente dovrebbe fare da interlocutore e collaboratore con le famiglie. Ci sono interessantissime esperienze che denotano grande attenzione e senso di responsabilità nei nostri amministratori locali. Cito per tutti le iniziative economiche a sostegno delle famiglie con basso reddito certificato, che integrano la pensione dell’anziano e della sua famiglia. Aiuti indiretti alle “badanti” attraverso corsi per facilitare l’apprendimento della lingua italiana. Il risultato è che l’anziano può rimanere il più possibile nella propria abitazione, rendendogli la vita più serena e con costi sociali più bassi.

L’amministratore di sostegno

Sulla strada giuridica vi sono Istituti nuovi che vanno valorizzati e incoraggiati perché vanno nella direzione appena indicata. Uno di questi è l’amministrazione di sostegno. E’ una figura istituita con la Legge numero 6 del 9 gennaio 2004, a tutela di chi, non interdetto o inabilitato, è comunque in difficoltà a provvedere ai propri interessi come anziani o disabili, ma anche alcolisti, tossicodipendenti, carcerati, malati terminali, ciechi, in definitiva persone non autonome. Viene nominato dal giudice tutelare e scelto, spesso, nello stesso ambito familiare dell’assistito. Possono diventarlo quindi il coniuge, purché non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e comunque il parente entro il quarto grado.

La sua mansione non prevede l'annullamento delle capacità del beneficiario a compiere validamente atti giuridici, come avviene invece con l’interdizione. I suoi poteri sono indicati a margine dei registri di stato civile come garanzia dei terzi sul suo operato. Il suo mandato dura generalmente dieci anni, rinnovabili, (nel caso di convivente e parente dura per sempre, salvo rinuncia o richiesta di revoca dello stesso interessato). E’ nominato dal giudice tutelare secondo una procedura stabilita dalla legge. Si tratta, giuridicamente parlando, di un recente istituto visto con grande entusiasmo perché potenzialmente aiuta a risolvere il problema della persona con una autonomia scarsa o gravemente minacciata dalla malattia o da altri elementi psico-fisici – tutte caratteristiche spesso proprie dell’anziano –, senza privarlo della sua dignità. Al momento non si è ancora in grado di stabilire dei consuntivi, tuttavia in questa sede ho ritenuto opportuno segnalarlo come ulteriore guida all’assistenza all’anziano in una logica di sussidiarietà costituzionale e a completamento dei mezzi di sostegno delle politiche per la terza età.

La Legge 241/90 e l’anziano

Si dovrebbe, dunque, privilegiare la tutela di quei valori essenziali”, ex Art. 2 della Costituzione, che rendono di primaria importanza il ruolo degli Enti Locali. Le loro politiche, ma anche quelle dello Stato e, come si è visto, le attenzioni sono anche extra nazionali, rilevano una necessità imprescindibile per questo settore. Alcuni autori parlano di “positivismo sociale” proprio per indicare, da una parte, un bisogno comunitario e, dall’altra, il coinvolgimento di tutti, volontariato e istituzioni, per la miglior riuscita. Prima della normativa succitata, gli Istituti utilizzati, per i casi più gravi, erano l’interdizione e, per i meno gravi, l’inabilitazione. Rimaneva però in un limbo quel concetto di autonomia relativa, tipica dell’anziano nello svolgimento dei suoi bisogni essenziali. Su tale versante, che chiamerei istituzionale, e nel recupero di chi è border line, dovrebbe operare la solidarietà orizzontale, cui sopra ho fatto abbondantemente riferimento, però con forme trasparenti. Gli accordi di programma e la conferenza di servizi, previsti dalla vigente normativa (in primis L. 241/90), che coinvolgono sia le istituzioni che le associazioni di volontariato, sono oggi percorsi da attivare con più frequenza. Tutto ciò che è correlato all’anziano e ai suoi modi di vita e bisogni essenziali va aiutato e promosso con gli strumenti giuridici a disposizione e nell’ambito di quei concetti di trasparenza, celerità e semplificazione, che la normativa prevede. Ho l’impressione che su tale terreno, invece, non siano sufficientemente utilizzati, e che detti istituti trovino applicazione sovente per altri settori della Pubblica Amministrazione. Si pensi alle opere pubbliche o all’urbanistica, temi altrettanto importanti ma non di più di quelli dell’anziano e in generale delle persone con scarsa autonomia o comunque marginali. Si tratta di fare un salto di qualità e culturale sempre più necessario, ma che oggi è possibile con la normativa vigente. Sul piano economico, l’Ente Locale ovviamente dovrà fare delle scelte e cercare fonti ovunque. In questo senso si apre quella sussidiarietà verticale (con le regioni in primis e lo Stato ) che la Costituzione, con la modifica del suo Tit. V, ha voluto pervicacemente. Darvi attuazione, ognuno per le proprie competenze, è dunque un dovere e un diritto. L'Art. 3 della Costituzione, infatti, sancisce che “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”, introducendo un concetto di eguaglianza in senso assoluto. Se, allora, si interpreta l'Art. 3 della Costituzione, nel corretto senso di uguaglianza sostanziale, dobbiamo valutare le situazioni marginali nello stesso modo in cui si trattano le c.d. questioni normali. La parola chiave è tutelare il nostro anziano, come individuo (concetto altrettanto costituzionale) e non lasciarlo in balia del mondo e delle sue cattiverie. È una terminologia spicciola e altamente umana, visto che l’oggetto e il soggetto è un individuo, un uomo sul quale dobbiamo pensare ad essergli vicino con un’organizzazione istituzionale efficiente e possibilmente pubblica. In questo modo, concretamente, si aiuteranno le famiglie che da sole non riescono e non riusciranno mai a far fronte a tali emergenze. Proprio in una società che invecchia a dismisura e che nello stesso tempo ha bisogno di anziani autonomi, per crescere in tutti i sensi, tali politiche e scelte amministrative conseguenti non sono più procrastinabili.

Bibliografia minima di riferimento

Sulla definizione di assistenza e sulla previdenza:

Giovanni Dainese, La disciplina del procedimento amministrativo alla luce della riforma introdotta dalla legge nr. 15/2005, “Nuova Rassegna” 8 (2005), p. 938-951

Guido Franchi Scarselli, Una lettura critica della legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, “Sanità pubblica” 11/12 (2000), p.1405-1432

Roberto Pessi, Lezioni di diritto della Previdenza Sociale, Cedam, Padova, 2003

Sul diritto all’assistenza sociale nel processo di integrazione europea:

Enrico Menichetti, I servizi sociali nell’ordinamento comunitario, in Servizi di assistenza e sussidiarietà, A. Albanese e C. Marzuoli (a cura di), Il Mulino, Bologna, 2003, p. 79-124

1 Esempi significativi di finanziamento a progetti da parte della regione Veneto.

Progetti di promozione della domiciliarietà delle persone anziane:

Cooperativa sociale “ Insieme si può” , di 73.000,00 per ultra sessantenni attivi. Il progetto si propone di valorizzare e promuovere le abilità espressive degli anziani, di coinvolgerli in iniziative aggregative, di prevenire il decadimento cognitivo mantenendo la mente attiva e creativa, organizzando incontri e corsi nel diversi settori delle attività espressive e socializzanti (teatro, informatica, conoscere il territorio, bricolage) – della realizzazione è responsabile l’associazione di volontariato e benessere “Società di vigenza-Padova” – .

Progetto “Vita Sicura”. Il progetto tende, da un lato, ad assicurare una serie di attività domiciliari a favore degli anziani fragili del territorio, a latere e a completamento di quelle assicurative dal servizio di assistenza domiciliare e comunque organizzative dal servizio sociale professionale. Dall’altro lato si cerca di sostenere un gruppo di giovani volontari, motivandoli a dedicare parte del loro tempo libero a favore dell’impegno solidaristico. Agli anziani verranno fornite gratuitamente prestazioni quali la consegna della spesa a domicilio, piccole commissioni, servizio di accompagnamento, servizio di telefono amico.

Si consideri “ESPERIENZE. Assistenza agli anziani”. Da segnalare inoltre l’avviamento del progetto “Custodi Sociali” (Provincia di Teramo).

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