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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
25/04/2008
Abstract
Il tema della meritocrazia e quello del reclutamento della classe dirigente è particolarmente in auge nel dibattito pubblico, tuttavia i rimedi posti in essere dalla politica non sono soddisfacenti. Una proposta potrebbe essere quella di seguire l’esempio che ci viene dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, con il corso-concorso per dirigenti.

Il tema della governance è oggi al centro di un dibattito molto articolato che coinvolge l'opinione pubblica. La società italiana è vista a tutti i livelli, in particolare per quel che riguarda la pubblica amministrazione e la politica, come una società immobile, in cui manca un ricambio adeguato della classe dirigente.

Tito Boeri, economista oggi molto in voga, afferma che abbiamo la percentuale di parlamentari sotto i 40 anni più bassa tra tutti i paesi aderenti all'Unione Europea, individuando le ragioni del mancato ricambio generazionale nella legge elettorale, che non avrebbe permesso - a differenza del sistema maggioritario - l'accesso ai più giovani.

Il problema non è tuttavia tanto la legge elettorale perché, a guardar bene i numeri del Parlamento, nella XV legislatura si è riscontrato un aumento del 40% di parlamentari giovani rispetto alla legislatura precedente, ed in quella che si sta insediando in questi giorni il numero è ancora in aumento1.

Non si tratta, infatti, solo di una questione di età, anche perché nelle liste dei candidati alle elezioni sono stati inseriti dai partiti molti giovani.

Il problema, invece, è questo: che i giovani sono stati inseriti. Ciò significa che questi candidati non hanno fatto un percorso politico trasparente, non hanno fatto campagna elettorale, non si sono confrontati, non sono emersi per meriti propri. Sono stati candidati perché portati, all'interno delle liste bloccate, dai maggiorenti dei vari partiti.

La questione dell'età, allora, si intreccia con quella del merito: l'ascesa verso posizioni apicali da parte dei più giovani non può essere valutata positivamente e alla lunga produce un effetto di conservazione dello status quo del sistema politico, se i nuovi ingressi non sono il risultato di meriti personali ma di un "effetto gru", di "trascinamento" da parte di un "padrino" a cui occorrerà rendere sempre conto.

Il concetto base, su cui tutti negli ultimi tempi si stanno confrontando sui media gli esperti di ogni genere, è quindi quello della meritocrazia. Tutti quanti a parole accettano il principio che ai posti di comando, ai posti strategici, quelli che servono a conferire valore aggiunto al sistema sociale, all'interno dell'università, della pubblica amministrazione, della politica, dovrebbero andare le persone che meritano. Ma questo principio, legato peraltro a quello della cultura del lavoro di stampo anglosassone, è un concetto che in Italia stenta a passare. E non passa perché noi abbiamo un problema grave: l' "istituto" - diffuso a tutti i livelli - della raccomandazione.

Il nostro sistema culturale è impregnato e condizionato alle radici da questo modo di interpretare i meccanismi di inserimento professionale e sociale, con effetto deleteri sul funzionamento di un sistema economico cui viene sottratta la sua linfa vitale: la competizione.

Spesso i giovani non partecipano a forme concorsuali di selezione perché ritengono che l'unica maniera per poter emergere sia la raccomandazione. Questo tipo di ragionamento, purtroppo ormai molto diffuso, taglia alla base ogni possibilità di ingresso nella pubblica amministrazione - soprattutto al Nord - di molte persone, pieni di energie e dotate di grandi capacità che potrebbero fare bene, nella pubblica amministrazione, ma anche nel privato.

Il concetto chiave che deve essere trasmesso alla coscienza collettiva è dunque che la raccomandazione è un furto. Se non passa il concetto che la raccomandazione falsa la competizione e il raccomandato ruba il posto ad una persona meritevole, non ci sarà probabilmente nulla da fare, non si potrà mai migliorare.

Pier Luigi Celli, direttore generale dell'Università Luiss Guido Carli di Roma, in un suo articolo di qualche mese fa, sulla gerontocrazia nella classe dirigente, sostiene che il criterio meritocratico vada diffuso a partire dai settori di vertice, di governo del sistema sociale italiano. Il problema è che, in questo momento, questi settori appaiono essi stessi in grande difficoltà. Basti pensare all'immagine che la politica in generale, quotidianamente, sta dando di sé.

Il sistema elettorale italiano è quindi una delle cause del malfunzionamento del sistema Italia.

Tuttavia, se osserviamo la maggior parte dei paesi europei, sia quelli col sistema maggioritario, sia quelli con il proporzionale, notiamo che in questi paesi non è sentito in maniera così forte il problema dell'immobilismo della società e di una classe dirigente che ha abdicato ai suoi compiti.

In realtà, laddove c'è chiarezza di regole in uno dei settori principiali della vita sociale, la politica, laddove è scontato che chi perde va a casa e chi vince governa, tutta la società ne ricava indubbi benefici. La questione elettorale con le sue liste bloccate, quindi, in questo senso può essere considerata come uno degli elementi che contribuiscono a produrre immobilismo. Ciò non toglie comunque che la questione elettorale e quella politica vadano di pari passo con un profilo culturale italiano che ha perso la sua "visione" ad ampio respiro, ed ha individuato come esempio da imitare non più i sistemi del nord del mondo, ma quelli del sud.

Ci si chiede quindi come si possa reagire a questa situazione.

Per il settore della Pubblica Amministrazione, una delle iniziative migliori realizzate negli ultimi quindici anni all'interno di essa è stato certamente l'esperimento del corso-concorso della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione2.

La possibilità di formare all'interno di una istituzione dello Stato una classe dirigente attraverso una formazione rigorosa e attenta, di durata biennale, preceduta da una selezione che ha presentato delle caratteristiche di rigorosità maggiore di quelle che si effettuavano nel passato, ha permesso di creare una classe dirigente della pubblica amministrazione, con uno spirito di corpo diverso, con un senso di appartenenza allo Stato che non esiste probabilmente in altre aree della nostra società.

Che questa fosse la strada giusta da intraprendere è dimostrato dal ritorno del legislatore a questa forma di reclutamento, dopo anni di indecisioni, correzioni, modifiche all''impianto originario della struttura del corso-concorso.

Il comma 580 della legge finanziaria 244/2006, prevede come regola generale che l'"arruolamento" dei dirigenti dello Stato avvenga con il sistema del corso-concorso

Pertanto in futuro una quota importante dei dirigenti di tutte le amministrazioni dello Stato dovrebbe provenire da un percorso di formazione ad hoc. Questo credo possa essere l'avvio di una fase rottura della stagnazione e di messa in circolo delle energia vitali della società a livello di classi dirigenti.

Sicuramente il meccanismo di reclutamento sopra descritto porterà anzitutto a una formazione unica del dirigente, non specialistica ma generalista, aperta quindi a tutte le novità e agli stimoli che derivano dal cambiamento della società, con una formazione culturale e professionale distribuita su una pluralità di competenze e quindi più ampia e completa.

In secondo luogo ciò porterà a una forma di reclutamento molto chiara e trasparente, certamente più di quanto lo siano state molte forme di selezione utilizzate dalla pubblica amministrazione nel passato. Basti pensare, in particolar modo, alla cosiddetta "idoneizzazione", e cioè a quel vizio italico di fare pochi concorsi, per pochi posti, e poi, anziché bandirne di nuovi, in caso di vacanze organiche, riprendere l'ultimo concorso e far scorrere le graduatorie fino agli ultimi posti delle persone risultate idonee, sovvertendo così il principio della meritocrazia che dovrebbe essere basilare per lo Stato. Se lo Stato non prende i migliori ma anche i "meno peggio", tutta la classe dirigente dello Stato ne viene a perdere.

Così come un'altra forma poco trasparente di reclutamento è derivata in questi anni dall'utilizzo smisurato e abnorme dell'art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001, che consente di acquisire dall'esterno professionalità non esistenti all'interno della pubblica amministrazione3.

Che non si possa prevedere l'istituzione di una Scuola Superiore per ogni settore del nostro vivere quotidiano?

Sicuramente esempi da seguire ve ne sono, d'altronde anche l'Istituto diplomatico e la Scuola Superiore del Ministero degli Interni (la Scuola per prefetti), nonché la Scuola Superiore dell'Economia e Finanze, hanno, in questi anni, prodotto le loro positività. Ciò nonostante, tutte queste realtà sono piene di particolarismi e, nel panorama della pubblica amministrazione italiana, toccano comunque una parte residuale dei funzionari pubblici. Per di più, i continui interventi normativi, da ultimo quelli previsti dalla l. n. 296 del 2006 (Legge finanziaria 2007) in materia di riordino delle Scuole di Formazione, presagiscono che la strada da percorrere sia ancora lunga e che una reale razionalizzazione della struttura burocratica dirigenziale non sia ancora presente nella mente del legislatore italiano.

Saranno insomma ancora molte le "segnalazioni" cui dovremo assistere.

1 47 deputati nella XV legislatura con meno di 40 anni, contro i 33 della XIV. Nella neoeletta XVI non è ancora possibile dare un dato certo, infatti bisognerà attendere le opzioni dei vari eletti in più circoscrizioni.

2 Scuola istituita in realtà con il D.P.R. n. 3/1957 e attuata con il D.P.R. n. 576/1962 (a seguito del quale vennero promossi i primi corsi a Caserta nel gennaio 1963). Riformata negli anni, è solo con gli anni '90 e poi con il D.lgs. n. 165 del 2001 (riformato con la legge n. 145 del 2002, la cosiddetta legge Frattini) che si è cercato di avviare un processo di reclutamento dirigenziale omogeneo.

3 Sarebbe probabilmente molto interessante uno studio sui sette anni di applicazione di questa norma, per capire quali siano stati i criteri di scelta di queste professionalità e quali benefici, quali positività in concreto siano derivate alla pubblica amministrazione dall'ingresso attraverso questo canale dei dirigenti pubblici.


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