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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
25/04/2008
Abstract
Un’applicazione nel concreto dell’art. 97 della Costituzione, con l’analisi delle procedure che trasformano l’indirizzo politico in attuazione amministrativa, con le strette interconnessioni esistenti tra politico e dirigente.

L'attività amministrativa di un Dipartimento è eseguita dagli Uffici, a loro volta strutturati in Servizi, in cui si articolano tutti i Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L'articolo 97 della Costituzione recita: <<i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari>>. In applicazione di questa disposizione costituzionale, è stato introdotto nell'ordinamento il principio di separazione tra l'attività di predisposizione dell'indirizzo ed il compito di controllo dell'apparato amministrativo, che è appannaggio degli organi politici posti al vertice della struttura ministeriale, e l'attività amministrativa in senso proprio, spettante ai dirigenti, in qualità di massimi profili all'interno del pubblico impiego. Questa distinzione si trova già sommariamente accennata in una norma del 19721, che riservava ai Ministri poteri di direzione relativamente all'emanazione delle direttive generali, dei programmi di massima e delle azioni prioritarie da svolgere, mentre imponeva ai dirigenti generali neoistituiti l'obbligo di adottare tutti gli atti indispensabili all'attuazione dei precetti direttivi ricevuti. In realtà, tale decreto non disegnava un sistema privo di rapporto gerarchico tra vertice politico e figure apicali della burocrazia, ma comunque costituiva la premessa per il successivo approdo alla separazione tra potere di indirizzo e controllo da un lato, e funzione di amministrazione diretta dall'altro. Successivamente, la legge n. 421 del 19922 delegava il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi con lo scopo, fra gli altri, di migliorare l'efficienza e la produttività del settore del pubblico impiego. All'articolo 2, comma 1, lett. g), il Governo era autorizzato a separare tra i compiti di direzione politica e quelli di direzione amministrativa, affidando ai dirigenti, entro i confini stabiliti dalle scelte degli obiettivi e dalle direttive impartite dal soggetto politico, autonomi poteri di direzione, di vigilanza e di controllo, comprensivi della gestione delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Inoltre, si prevedeva la verifica dei risultati conseguiti dai dirigenti, mediante appositi nuclei di valutazione composti da dirigenti generali e da esperti o attraverso società private con una consolidata esperienza nel settore. Infine, si stabiliva la possibilità di rimozione dalle funzioni o di collocamento a disposizione nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi predeterminati. Tale delega è stata attuata con il decreto legislativo n. 29/1993, che è stato abrogato e sostituito ad opera del testo unico approvato con decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 1653. In base all'articolo 4 di quest'ultimo decreto, gli organi di Governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi e i programmi da attuare e verificano la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti4. Ai dirigenti compete l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, ivi compresi quelli idonei ad impegnare l'amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa mediante autonomi poteri di spesa e di organizzazione delle risorse a disposizione. Essi sono responsabili in via esclusiva dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati5. All'articolo 5, comma 2, si prevede che, nell'ambito degli atti organizzativi, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici siano assunte dagli organi preposti alla gestione, quindi dai dirigenti. Inoltre, rileva l'articolo 14, comma 1, laddove stabilisce che entro dieci giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio, anche tenendo conto delle proposte dei dirigenti, il Ministro definisca obiettivi, piani e programmi, emanando le conseguenti direttive, ed effettui l'assegnazione delle risorse ai dirigenti preposti ai centri di responsabilità6. Infine, l'accento sugli obiettivi da perseguire è ulteriormente posto dall'articolo 19, comma 2, laddove si prevede che, per ciascun incarico di direzione degli uffici delle amministrazioni dello Stato, siano definiti contrattualmente l'oggetto, gli obiettivi da raggiungere e la durata del suddetto incarico.

In base a questa distinzione, il Ministro, titolare della funzione di indirizzo politico-amministrativo, guida l'attività dei dirigenti, individuando gli obiettivi che gli stessi devono perseguire; a questi è affidato il compito di soddisfare tali finalità, attraverso l'esercizio delle attività amministrative per cui sono competenti, attività che possono anche impegnare l'amministrazione verso l'esterno. Al vertice politico sono poi attribuiti i due ulteriori poteri di valutazione e di verifica dei risultati raggiunti dai dirigenti.

In sostanza, le attività svolte all'interno di un Dipartimento e di un Ministero vedono quattro momenti principali: determinazione dell'indirizzo politico-amministrativo, attuazione dell'indirizzo, verifica dei risultati, nomina o revoca dei dirigenti. Di essi, tre sono appannaggio del soggetto politico ed una sola fase è di competenza dell'organo amministrativo. Al Ministro non spetta solo il potere di indirizzo nei confronti del dirigente, ma anche il potere di valutazione del medesimo, sulla base della più o meno pedissequa attuazione delle direttive impartite, direttive che costituiscono quindi il parametro di riferimento per determinare la bontà o meno dell'operato del dirigente. In quest'ottica, la direttiva si presenta come strumento di raccordo e di continuità tra indirizzo politico-amministrativo e gestione. Infatti, essa assume importanza sia come atto di programmazione dell'attività dirigenziale sia come parametro di valutazione della stessa, quindi si colloca sia ex ante sia ex post rispetto allo svolgimento della funzione di amministrazione diretta in capo al dirigente.

La determinazione dell'indirizzo politico, spettante al Ministro, si distingue chiaramente dall'esecuzione diretta, della quale sono investiti i dirigenti, per il fatto di porsi ad un livello superiore in cui opera <<la testa o il motore, che dà l'impulso e la direzione suprema a tutta la vita e l'azione statale>>7. La determinazione dell'indirizzo politico si sostanzia in due sottofasi: una prima, volta a definire l'attività politica che si intende perseguire, predeterminando i fini ultimi e generali; una seconda, che a sua volta si compone di due momenti, uno diretto alla predisposizione dell'apparato amministrativo e dei mezzi umani, finanziari e strumentali necessari per orientare il comportamento dei dirigenti verso il conseguimento degli obiettivi, l'altro teso ad attuarlo attraverso l'adozione degli atti indispensabili. In concreto, si tratta di trasporre l'indirizzo dal livello politico al livello amministrativo.

La direttiva, che dà l'incipit all'attività puramente amministrativa, si inserisce nella fase di attuazione dell'indirizzo politico e ne rappresenta la formalizzazione. La direttiva si configura come un atto contenente dei vincoli cui gli organi destinatari devono attenersi nello svolgimento delle attività di propria competenza. Pertanto, la direttiva indirizza l'attività futura dei destinatari <<al fine di uniformarla alle indicazioni ad essi fornite attraverso l'emanazione di un atto non immediatamente prescrittivo>>8. Le direttive, essendo atti di indirizzo politico, non hanno contenuto normativo, ma racchiudono la manifestazione di una volontà puramente politica, che dovrà essere attuata dai destinatari delle stesse, pur nel rispetto della propria autonomia gestionale. La direttiva si pone, quindi, come elemento di collegamento tra l'attività di determinazione dell'indirizzo politico e l'attività di gestione che segue, assurgendo a strumento di raccordo tra l'organo politico e i vertici amministrativi. Citando il Russo9, la direttiva <<è l'atto attraverso il quale vive quotidianamente il rapporto tra politica e gestione, dopo che lo stesso rapporto è nato con il conferimento dell'incarico dirigenziale e l'accordo sugli obiettivi>>10.

La direttiva amministrativa si configura come una norma interna, nel senso che le prescrizioni in essa incluse dispiegano i propri effetti giuridici solamente nell'ambito di una parte dell'ordinamento, segnatamente all'interno del Dicastero o del Dipartimento posto sotto la guida del Ministro che l'ha promulgata. Tuttavia, secondo l'illustre opinione del Giannini, le direttive, nonostante siano evidente espressione dell'auto-organizzazione degli ordinamenti all'interno dei quali sono emanate, al contempo, essendo codesti parte integrante dell'ordinamento generale statale, sono idonee a produrre effetti giuridici anche all'esterno degli ordinamenti nei quali hanno origine.

Le direttive rilevanti ai fini di un'indagine sulle modalità di svolgimento dell'attività amministrativa all'interno di un Dipartimento o di un Ministero sono le direttive cosiddette interorganiche, che cioè interessano i rapporti tra diverse articolazioni facenti parte del medesimo apparato amministrativo, quali, ad esempio, le direttive del Ministro volte ad indirizzare l'attività gestionale dei dirigenti di primo livello11. In particolare, si tratta di direttive sull'azione amministrativa che devono necessariamente essere di carattere generale, non potendo incidere troppo profondamente sulle competenze riservate ai dirigenti, e devono funzionalmente legare gli obiettivi da conseguire con gli interessi pubblici sottesi all'amministrazione.

La direttiva <<è un provvedimento amministrativo il quale consiste nell'indicazione pura e semplice di fini da perseguire e, talvolta, nell'indicazione parziale di mezzi per il loro conseguimento>>12. Essa determina, cioè, i criteri e gli obiettivi dell'attività che il destinatario dovrà svolgere, ma in capo a quest'ultimo residua un potere discrezionale, più o meno limitato dalla direttiva, ma che non può venire del tutto annullato da essa. Differentemente dalle norme di legge o di regolamento, la direttiva non pone disposizioni giuridiche, limitandosi a tracciare delle linee di condotta volte a conformare le azioni dei destinatari della stessa. L'organo politico che emana la direttiva si pone, pertanto, in una posizione di indirizzo, e non di rigida gerarchia, nei confronti del soggetto destinatario. La direttiva ministeriale non determina in maniera stringente le attività che il dirigente dovrà svolgere, né i comportamenti esatti che esso dovrà tenere, bensì si pone l'obiettivo di condizionare sia le une che gli altri, lasciando ai dirigenti un certo grado di autonomia nell'esercizio delle proprie funzioni. Ne consegue che tali provvedimenti ministeriali siano giuridicamente rilevanti, obbligando in tal modo i soggetti destinatari che ritenessero opportuno discostarsene a motivare adeguatamente la loro scelta. Pertanto, l'efficacia giuridica della direttiva sarebbe <<da collocarsi a metà strada tra quella della norma giuridica (precettiva e vincolante) e quella di un semplice "consiglio">>13. Poiché la direttiva non sopprime completamente la sfera discrezionale dell'organo alla quale è indirizzata, essa non è pienamente vincolante, consistendo la sua vincolatività nel conformare il comportamento del soggetto stesso, che non sarebbe comunque del tutto libero. Pertanto, si parla di vincolatività parziale o limitata delle direttive ministeriali. Ecco perché è maggiormente opportuno parlare di "indirizzo e coordinamento"14 impartiti dal vertice politico, più che di "direzione", visto che la prima espressione pone in luce, più dell'altra, il grado di autonomia che resta in capo ai burocrati destinatari della direttiva. A questi non è attribuita un funzione di mera esecuzione passiva della direttiva, bensì un ruolo di attiva e concreta gestione, pur rimanendo l'obbligo di uniformarsi ad essa, tranne che nell'ipotesi in cui emergano, agli occhi del destinatario, dei motivi reali e oggettivi per consentirgli di discostarsene. Tuttavia, l'eventuale disapplicazione da parte del dirigente può provocare tre tipi di conseguenze, di cui all'articolo 21 del decreto legislativo n. 165/2001: una sanzione lieve, di minore entità, costituita dall'impossibilità di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale di cui il soggetto è titolare15; una sanzione media, costituita dalla revoca dell'incarico, con la collocazione del dirigente in disponibilità; una sanzione grave, che consiste nel recesso. Pertanto, nel caso in cui non raggiunga gli obiettivi, il dirigente incorre nella responsabilità dirigenziale, che non riguarda la violazione di norme, bensì i risultati complessivamente prodotti dall'organizzazione cui il dirigente è preposto. Si tratta di una responsabilità che non può essere valutata in relazione ad un singolo atto gestionale, ma si collega a risultati complessivi ed è oggetto della valutazione delle prestazioni dirigenziali. Questa particolare tipologia di responsabilità trova riferimento storico nel D.P.R. n. 748 del 1972, che prevedeva, per i dirigenti statali, accanto alla responsabilità cosiddetta "ordinaria", intendendosi con questa espressione la classica responsabilità amministrativa, anche quella relativa al conseguimento dei risultati degli uffici.

Venendo a trattare della direttiva annuale del Ministro, di cui al menzionato articolo 14 del decreto legislativo n. 165 del 2001, essa costituisce il documento base per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello16. Il decreto legislativo n. 286 del 199917, all'articolo 8, comma 1, prevede che <<in coerenza ad eventuali indirizzi del Presidente del Consiglio dei Ministri [...], la direttiva identifica i principali risultati da realizzare, in relazione anche agli indicatori stabiliti dalla documentazione di bilancio per centri di responsabilità e per funzioni-obiettivo, e determina, in relazione alle risorse assegnate, gli obiettivi di miglioramento, eventualmente indicando progetti speciali e scadenze intermedie. La direttiva, avvalendosi del supporto dei servizi di controllo interno, definisce altresì i meccanismi e gli strumenti di monitoraggio e valutazione dell'attuazione>>.

Il decreto legislativo n. 286/1999 prevede che il Presidente del Consiglio, nell'ambito di una direttiva annuale, definisca gli indirizzi generali cui devono conformarsi i Ministeri nella fase di programmazione strategica e fornisca le linee guida di cui i Ministri devono tener conto nell' elaborazione delle proprie direttive generali. La cosiddetta "direttiva madre" o "direttiva delle direttive" del Presidente del Consiglio dei Ministri è un atto non previsto formalmente a livello legislativo, ma si presenta come elemento fondamentale utile a guidare i singoli Ministri nell'emanazione delle proprie direttive ed inoltre è una manifestazione evidente del potere di coordinamento governativo proprio del vertice dell'Esecutivo18. Nell'ambito degli indirizzi tracciati dall'atto direttivo del Presidente del Consiglio, dunque, la direttiva ministeriale annuale costituisce il documento base di definizione degli obiettivi assegnati alle unità dirigenziali. In particolare, la direttiva: individua le priorità dell'indirizzo politico e le traspone in obiettivi strategici di riferimento per l'azione amministrativa del Dipartimento complessivamente considerato; nell'ambito degli obiettivi strategici, determina per i diversi Uffici i corrispondenti obiettivi operativi dell'azione amministrativa; infine, specifica le modalità adottate per il monitoraggio dello stato di avanzamento dei programmi assegnati. La programmazione degli obiettivi operativi avviene grazie alla predisposizione di apposite schede che illustrano la scansione temporale degli stessi, con specifico riferimento ai tempi di realizzazione intermedi e finali delle attività, al peso percentuale di ciascuna di esse, agli indicatori di risultato, alle risorse finanziarie eventualmente destinate al perseguimento degli obiettivi19.

La prima direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla quale valga la pena soffermarsi per il carattere fortemente innovativo è quella relativa al 2002. Innanzitutto, in essa si stabilisce che la direttiva generale annuale di ciascun Ministro, accanto agli obiettivi generali di azione amministrativa e di gestione, che ne costituiscono il contenuto necessario per legge, contenga, altresì, gli obiettivi delle politiche pubbliche caratterizzanti l'azione complessiva di Governo, obiettivi che devono essere comunque di numero delimitato20. Nell'allegato tecnico, costituente parte integrale della direttiva e nel quale sono illustrate le linee guida cui le singole direttive ministeriali devono attenersi, si precisa che la direttiva annuale deve essere un documento di natura prescrittiva e di dimensioni contenute, articolata in più punti, che vanno dalla definizione degli obiettivi generali delle politiche pubbliche del Ministero, alla trasposizione di questi ultimi in precisi programmi attuativi, alla definizione di meccanismi di monitoraggio, di criteri, di indicatori e parametri di misurazione oggettiva del grado di realizzazione degli obiettivi e delle connesse responsabilità, infine, alla definizione del sistema di valutazione dei dirigenti. In conclusione, si sottolinea la necessità di evitare un'impostazione di tipo verticistico, che potrebbe comportare obiettivi poco realistici rispetto alle risorse disponibili, ma anche un'impostazione che si limiti a ratificare gli obiettivi proposti dai dirigenti, rischiando in tal modo di penalizzare chi fa proposte meno conservative e di assegnare obiettivi poco stimolanti e non omogenei.

Ancor più emblematica è la direttiva del Presidente del Consiglio contenente gli indirizzi per la predisposizione delle direttive generali dei Ministri per l'anno 2003, poiché illustra il processo di programmazione strategica che coinvolge Dipartimenti senza portafoglio e Ministeri. Questo atto definisce, in tutte le sue molteplici fasi, il procedimento di predisposizione della direttiva annuale del Ministro. Innanzitutto, una prima fase, definita discendente, deve consistere nella formulazione delle priorità politiche, da individuarsi alla luce delle scelte elaborate dal Governo nel Documento di programmazione economico-finanziaria, nei disegni di legge finanziaria e di bilancio. Questo iniziale atto di indirizzo dà avvio all'iter di elaborazione della direttiva e deve essere trasmesso ai titolari dei centri di responsabilità amministrativa. Una seconda fase, denominata ascendente, vede la proposta di un numero contenuto di obiettivi strategici, anche a carattere pluriennale, da parte dei titolari dei centri di responsabilità amministrativa. Tali obiettivi strategici sono finalizzati a concretizzare le priorità politiche, indicando i successivi obiettivi operativi nonché i programmi di azione correlati. Anticipatamente alla presentazione delle proprie proposte, tuttavia, i vertici dei centri di responsabilità amministrativa devono verificare le risorse umane, finanziarie, materiali e tecnologiche realmente disponibili. In un terzo momento, definito di consolidamento degli obiettivi strategici, si ha l'emanazione della direttiva generale sull'attività amministrativa e sulla gestione, contenente l'indicazione delle priorità politiche, trasposte in obiettivi strategici, a loro volta disarticolati in obiettivi operativi, recanti l'ammontare delle risorse umane e finanziarie necessarie per la loro realizzazione. La direttiva del Presidente del Consiglio per il 2003 si sofferma, infine, sulla qualità delle direttive generali dei Ministri, distinguendo, in particolare, tra coerenza esterna, finalizzata ad assicurare il raccordo tra le priorità politiche indicate nella direttiva e le politiche di interesse del Dipartimento/Ministero prese in considerazione nei documenti programmatici generali del Governo, e coerenza interna, mirante a garantire il coordinamento e la compatibilità del complesso degli obiettivi ordinati dalla direttiva in un sistema gerarchico21 a seguito del processo di negoziazione tra soggetto politico e vertici amministrativi. Questa direttiva del Presidente del Consiglio è innovativa rispetto alle precedenti. Negli anni successivi, dal 2004 in poi, si è fatto riferimento alla direttiva generale per il 2003, riprendendone la costruzione fondamentale.

1 Si tratta del D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, Disciplina delle funzioni dirigenziali nelle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, in G.U., 11 dicembre 1972, n. 320.

2 L. 23 ottobre 1992, n. 421, Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale, in G.U., s.o., 31 ottobre 1992, n. 257.

3 D. lgs. 30 marzo 2001, n. 165, Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, in G.U., s.o., 9 maggio 2001, n. 106.

4 Più approfonditamente, agli organi politici spetta la definizione di obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per l'azione amministrativa e la gestione, nonché l'individuazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie da destinare alle diverse finalità e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale.

5 A fungere da raccordo tra gli organi di Governo e la dirigenza operativa è la figura del Direttore generale, che garantisce, attraverso un'azione di mediazione ed impulso tra le parti in causa, il rispetto dei diversi ruoli di indirizzo e controllo riservati alla struttura politica, da un lato, e la gestione tecnico-amministrativa esclusiva prerogativa della dirigenza, dall'altro.

6 Per quanto riguarda nello specifico le risorse finanziarie, il D.lgs. 7 agosto 1997, n. 279, Individuazione delle unità previsionali di base del bilancio dello Stato, riordino della tesoreria unica e ristrutturazione del rendiconto generale dello Stato, in G.U., s.o., 22 agosto 1997, n. 195, all'articolo 3, comma 2, puntualizza che, anticipatamente al decreto di assegnazione delle risorse, siano definiti gli obiettivi che l'amministrazione intende perseguire ed esplicitato il livello dei servizi, degli interventi e dei programmi e progetti finanziati nell'ambito dello stato di previsione. All'articolo 1, comma 1, lett. a), peraltro, è disposta la ripartizione delle risorse per funzioni, individuate con riferimento agli obiettivi generali perseguiti dalle politiche pubbliche di settore ed all'esigenza di verificare la congruenza delle attività amministrative agli obiettivi medesimi.

7 Crisafulli V., Per una teoria giuridica dell'indirizzo politico, in Studi urbinati, 1939, p. 70.

8 Sarcone V., La direttiva tra vecchie e nuove esigenze di amministrazione, p. 18.

9 Russo V., Il meccanismo della direttiva e la responsabilità dirigenziale quali ulteriori elementi di raccordo tra vertici politici e vertici burocratici, in Nuova rassegna, 2007, n. 19, p. 1955.

10 Sembra opportuno evidenziare come gran parte della dottrina ritenga la separazione tra politica ed amministrazione congrua con l'avvenuta privatizzazione della dirigenza, ossia con l'estensione ai dirigenti pubblici dei comportamenti propri della dirigenza privata.

11 Permane un'altra categoria di direttive, cosiddette intersoggettive, inerenti il rapporto tra soggetti giuridici diversi dell'ordinamento. Ne sono un esempio le direttive impartite da un Ministro nei confronti di un ente pubblico o di una società per azioni a capitale prevalentemente statale.

12 Merusi F., Le direttive governative nei confronti degli enti di gestione, Milano, Giuffrè, 1965, p. 281.

13 Sarcone V., La direttiva tra vecchie e nuove esigenze di amministrazione, p. 59.

14 Stando al Martines, l'indirizzo è definibile come <<quell'entità che, nelle sue varie componenti, costituisce la manifestazione di volontà armonica e coerente fatta valere da uno o più soggetti in funzione del conseguimento di un fine>>. La finalità di un atto di indirizzo si concretizza nella <<determinazione di una regola generale d'azione dell'attività libera>>, cioè di quella discrezionalità d'azione che è riconosciuta ad un determinato soggetto. In sostanza, lo scopo dell'attività di indirizzo risiederebbe nella volontà di conformare l'attività dell'indirizzato, secondo i criteri stabiliti dall'indirizzante. Diversamente, con il termine "coordinamento" si intende l'armonizzazione e l'omogeneizzazione delle varie azioni concorrenti al raggiungimento di un certo obiettivo. Per citare Bachelet, il coordinamento è quella <<azione volta a mettere ordine per l'attuazione di un fine in situazioni complesse caratterizzate da una molteplicità di competenze, di comportamenti e di interessi>>.

15 Tale previsione è stata introdotta ad opera dell'articolo 3, comma 2, lett. a), della L. 15 luglio 2002, n. 145, Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato, in G.U., 24 luglio 2002, n. 172.

16 Secondo quanto previsto dall'articolo 26 della legge n. 241 del 1990 (L. 7 agosto 1990, n. 241, Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, in G.U., 18 agosto 1990, n. 192.), le direttive ministeriali, come pure i programmi, le circolari ed ogni atto che dispone in generale sull'organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi e sui procedimenti di una pubblica amministrazione, sono pubblicate, secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti.

17 D. lgs. 30 luglio 1999, n. 286, Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59, in G.U., 18 agosto 1999, n. 193.

18 Alle direttive annuali concernenti la programmazione delle attività amministrative dei Dicasteri, si sono poi aggiunte quelle di natura strettamente politica, emanate dallo stesso Presidente del Consiglio o dal Ministro per l'attuazione del programma di Governo e concernenti la coerenza dei singoli Ministri nel perseguimento dei propri obiettivi istituzionali nel rispetto della programmazione politica propria del Governo.

19 L'Ufficio per il controllo interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha costituito una banca dati per il reperimento, la gestione ed il monitoraggio delle informazioni relative ai programmi definiti nell'ambito della direttiva annuale per l'azione amministrativa. Ha inoltre predisposto delle apposite schede, attraverso le quali è possibile monitorare lo stato di avanzamento dei programmi, ottenendo anche una rappresentazione grafica relativa alla reportistica sullo stato di attuazione. Attraverso il sistema informatico, vengono periodicamente controllate le date di scadenza degli obiettivi specifici e, in prossimità di esse, viene automaticamente inviato un avviso al responsabile per l'obiettivo e al referente per il Dipartimento. Qualora non venga effettuato l'aggiornamento dello stato di avanzamento, tre giorni dopo la scadenza, sempre in modo automatico, viene inoltrato un nuovo messaggio agli interessati. La gestione del sistema di verifica dell'attuazione degli obiettivi, disponibile in via telematica, consente in tal modo il coinvolgimento interattivo del dirigente valutato, del soggetto valutatore e dell'Ufficio per il controllo interno.

20 Per l'anno 2002, le priorità politiche dell'azione di Governo nelle singole amministrazioni, quali indicate nella direttiva del Presidente del Consiglio, sono state: le politiche settoriali evidenziate come prioritarie all'interno del Documento di programmazione economico-finanziaria e degli altri documenti di programmazione, nonché della legislazione settoriale; la politica di semplificazione amministrativa; l'impegno per il contenimento della spesa; la digitalizzazione dell'amministrazione; il miglioramento della qualità dei servizi, anche attraverso forme di esternalizzazione.

21 Si tratta: delle priorità politiche, che vengono tradotte in obiettivi strategici dell'azione amministrativa e della gestione; degli obiettivi strategici, a loro volta strutturati in obiettivi operativi di innovazione/miglioramento, assegnati ai singoli dirigenti; degli obiettivi operativi, che danno luogo a programmi d'azione, contenenti l'indicazione dei risultati attesi, dei soggetti coinvolti, dei tempi di completamento previsti, delle principali attività pianificate, degli indicatori adottati per la misurazione del conseguimento degli obiettivi, infine, delle risorse da impiegare.


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