Recensione di "C’era una volta l’intercettazione. La giustizia e le bufale della politica"
Propongo questa mia recensione - ma si diciamolo finalmente - pubblicata giusto ieri sul portale commerciale ciao.it e presto pubblicata, con modifiche, su lankelot.eu.
Una pagina ovviamente scritta con spirito molto poco accademico - perciad oggi inadatto a sintesidialettica - e invece molto polemico.
Giustamente polemico, oserei dire.
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www.ciao.it]
"La lettura di Cera una volta lintercettazione conferma ancora una volta come spesso la miglior recensione di quei saggi e istant book che riguardano i fatti e misfatti di casa nostra sia proprio la loro prefazione a cura dellonnipresente per nostra fortuna Marco Travaglio: ovvero non soltanto unefficace sintesi di quanto tratta lopera in questione, ma soprattutto unanalisi approfondita del contesto truffaldino in cui maturano quelle bufale mediatiche che il libro tenta di sbugiardare.
Difatti anche il saggio di Ingroia sulle intercettazioni integrato da una precisa e spietata casistica a cura del giornalista torinese, ovvero i detti e i contraddetti, le vicissitudini poco onorevoli di chi in prima linea - guarda caso - nel chiedere restrizioni degli strumenti investigativi e alla diffusione delle notizie di carattere giudiziario.
Legge sulle intercettazioni che in fondo ha una sua perversa coerenza, inquadrandosi perfettamente in una linea dazione (e distruzione), per lo picomune alle maggioranze di destra e di sinistra, che parte dalla controriforma dellarticolo 513 del Codice di procedura penale, per passare poi dalla legge costituzionale del giusto processo e dalla normativa che ha limitato fortemente quegli incentivi che fino a quel momento avevano indotto tanti mafiosi a saltare il fosso e a collaborare con la giustizia.
Quali bufale?
Innanzitutto lidea inquietante di milioni e milioni di cittadini intercettati (sono al massimo 20mila allanno ), di costi spropositati (le spese reali sono 220 milioni lanno, a fronte di un bilancio di oltre 7 miliardi) e lidea rassicurante che il nuovo progetto di legge (n. 1415) non riguardi le indagini antimafia; e che dunque nella lotta a Cosa Nostra, alla camorra e alla ndrangheta tutto restercome prima (Assai pidifficile sarindagare sugli insospettabili, su coloro i quali dovessero risultare, in una prima fase, indiziati soltanto della commissione di altri illeciti, reati satellite dellorganizzazione mafiosa come lestorsione - pag. 125).
Travaglio ce lo ripete spesso, perciproprio niente di nuovo, ma il contesto tale che la citazione calza a pennello: nel regime italiota basta ripetere a pappagallo una bugia per trasformarla automaticamente in un dogma di fede: se ne incaricano appositi intellettuali e giornalisti da riporto, a loro volta terrorizzati allidea di finire intercettati mentre concordano imposture la carte con i loro protettori.
Cera una volta lintercettazione si propone evidentemente di sgombrare il campo da queste balle convertite in veritgrazie allo zelo dei soliti maggiordomi e di amorosi e smemorati militanti.
Per dirla in altri termini vero che le intercettazioni sono nate e si sono evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali; tanto che il loro utilizzo stato sottoposto a precise regole, la piimportante delle quali la richiesta da parte del pubblico ministero seguita dallautorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Tutto questo mentre la politica sta insinuando lidea di un mondo costantemente controllato.
Ingroia, procuratore aggiunto alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e gistretto collaboratore di Paolo Borsellino, nelle tre parti del libro, oltre a presentarci la storia delle intercettazioni telefoniche in Italia, ovvero come grazie allascolto delle voci involontarie si illuminil lato osceno del potere al tempo dei grandi processi antimafia e di mani pulite, si preoccupa di confutare punto per punto tutte le balle piclamorose che in questi mesi hanno infestato giornali e televisioni.
Andiamo un po per ordine.
Il nostro magistrato col suo saggio, chiaramente divulgativo, non rivolto agli operatori del diritto, ci propone delle pagine scritte con un linguaggio estremamente comprensibile, e forse proprio per questo stile alieno da tecnicismi, allatto della lettura emergono con piforza le assurditdel provvedimento che presto sarlegge dello Stato.
Ovvero come farsi beffe della logica, prendere in giro gli elettori raccontando di una politica della sicurezza e dei diritti; e nel contempo parare le terga ai criminali (o a se stessi): Insomma il legislatore incorso in quella che i logici chiamano unaporia insanabile, che in altri termini pudefinirsi semplicemente un controsenso: le intercettazioni sono un mezzo di ricerca della prova, ma con la nuova legge devi avere gile prove per poter intercettare, quindi devi avere le prove per cercarle. Ma se le prove le hai gilintercettazione non serve a nulla (pag. 116).
Il libro ricco di esempi di casi giudiziari risolti grazie a strumenti come le intercettazioni ambientali e telefoniche, con buona pace di chi ci racconta di investigazioni piefficaci con metodi tradizionali e non tecnologici.
Probabilmente, a fronte di una criminalitmafiosa e politica che opera con metodi sempre piavveniristici, e forze dellordine che non hanno nemmeno la benzina per uscire con le volanti, La criminalitorganizzata, noi no di Amurri e Verde, ormai la dovremo interpretare non picome lieve battuta umoristica, ma come fotografia di una situazione del tutto reale, ottenuta negli anni grazie al solerte impegno dei nostri amorosi e disinteressati statisti.
Nel libro di Ingroia non poteva poi mancare il riferimento ad altra recente bufala, imbastita ad arte da un fronte politico trasversale destra sinistra: il caso Genchi.
Questi, consulente tecnico di varie procure in indagini su mafia, ndrangheta, omicidi, stragi, sequestri di persona, non ha mai disposto nrealizzato una sola intercettazione in vita sua: un fatto che Pio Pompa i magistrati li schedava (n.d.r. recentemente promosso a dirigente dal governo amico), mentre Genchi ne eseguiva le disposizioni. E che il divampare del caso Genchi sia caduto a fagiolo, finendo per essere funzionale a creare il clima pifavorevole per la controriforma delle intercettazioni (pag. 104).
Chiude il libro, quale appendice, il disegno di legge sulle intercettazioni: soprattutto per coloro che non sono digiuni di diritto e magari hanno conservato qualche barlume di buon senso si riveleranno le pagine pitristi.
Per finire lasciamo la parola allautore: Sono stati tanti, troppi i dati falsati che certa propaganda imperante ha presentato come veri, in un totale rovesciamento della realtfattuale trasformata in opinione, con la menzogna organizzata contrabbandata per verit Anche per questo ho scritto il libro. (pag. 153).
Leggerlo indispensabile, consapevoli che conoscere la veritdei fatti in questa Italia non mai consolante.
Piuna macchina politica mente, piessa fa dellamore della veritpromessa la parola dordine della sua retorica (Jacques Derida, Breve storia della menzogna)
Antonio Ingroia, classe 1959, formatosi professionalmente nel pool di Falcone e Borsellino, oggi procuratore aggiunto a Palermo.
Si occupa da quasi ventanni di importanti casi giudiziari di mafia, dallomicidio De Mauro allomicidio Rostagno, allindagine della trattativa Stato-mafia del 92-93. E stato p.m. nei processi DellUtri e Contrada.
Ha pubblicato vari libri, saggi e articoli, fra cui Lassociazione di tipo mafioso (1993) e con Gian Carlo Caselli Lereditscomoda (2001)
Antonio Ingroia, Cera una volta lintercettazione. La giustizia e le bufale della politica, Stampa alternativa, Viterbo 2009, pag. 174, 14,00"