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Urge politica estera ed una strategia.
Inviato da: Paolo65 (IP registrato)
Data: Sat, 15 July 2006 - 10:15

L’incandescente situazione medio orientale sommata alla questione irachena, afgana e più in generale la lotta contro il fondamentalismo islamico, richiedono una politica estera ed una strategia chiara e coerente.

Il Governo prendendo decisioni su casi isolati sta operando col solo obiettivo di evitare scogli che possano mettere in crisi la maggioranza.

Appare sempre più evidente che ritirare le truppe dall’Iraq mantenendo invece un contingente in Afghanistan,non può definirsi politica estera di un Governo, ma solo uno schizofrenico agire dettato solo da fattori contingenti nella maggioranza.

Il termine equivicinanza, sapientemente coniato dai DS e fatto proprio dal Governo, resta solo il velo dialettico col quale celare l’impotenza della maggioranza di fronte agli eventi drammatici in Palestina.

Lo scenario di guerra sempre più ampio e profondo richiederebbe ben altro, non certo un generico richiamarsi all’Europa ed all’ONU.

L’Europa avanza divisa ed incerta e non ha una politica estera, l’ONU appare ormai un luogo di scontro politico tra potenze più che l’assemblea mondiale coniata per dirimere le controversie internazionali.

I veti incrociati dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza annullano ogni sforzo ed ogni decisione.

In questo contesto il Governo italiano dovrebbe sforzarsi di avviare una sua politica estera autonoma e propositiva.

Ma ancor prima, il Governo dovrebbe analizzare e comprendere che gli scenari di guerra che stanno moltiplicandosi e che paiono non correlati, invece lo sono.

L’Iraq e l’Afghanistan non sono 2 conflitti spaiati ma fanno parte di un unico fronte di guerra, quello contro il fondamentalismo islamico.

I rapimenti dei soldati israeliani da parte di Hamas e di Hezbollah fanno parte di una concertazione tra gruppi terroristici, appoggiati politicamente dalla Siria e dall’Iran, contro Israele, col fine ultimo di allontanare definitivamente la possibilità di una pace tra i 2 popoli.

Appare chiaro che il fanatismo religioso si è fuso col nazionalismo e con i movimenti indipendentisti, creando una miscela potente che necessita solo di un nemico da combattere: Israele, gli USA e tutti i “servi” dell’occidente, cioè tutti i governi musulmani che hanno buone relazioni con quegli stati.


Tutti questi tragici avvenimenti hanno una strategia,un collante ideologico e criminale ed un fine ben preciso: ampliare lo scontro su più fronti, dividere la comunità internazionale ma soprattutto l’occidente, indebolendo quindi il fronte contro il fondamentalismo islamico.

Il Governo invece, esorcizzando la tragica situazione, continua a chiedere la fine della spirale di violenza in Libano,dando un colpo al cerchio ed uno alla botte; la maggioranza si divide sulla opportunità di una exit strategy in Afghanistan, e rimane “saldamente” unita sul ritiro delle truppe dall’Iraq.

Siamo consapevoli che l’Italia da sola può poco o nulla di fronte a questi eventi,ma un Governo che si definisce tale deve in un contesto di guerra prendere posizione, proporre strade ai suoi alleati, fare passi con alcuni di essi, e non limitarsi a risolvere piccole beghe da cortile e lanciare appelli generici all’Europa ed all’ONU.

Questo noi ci aspettiamo dal Governo italiano anche se nutriamo una moderata sfiducia.

Paolo Casanova Moroni







Re: Urge politica estera ed una strategia.
Inviato da: Paolo65 (IP registrato)
Data: Tue, 18 July 2006 - 09:10

Dal G8 parte l'iniziativa politica di una forza militare sotto l'egida ONU, da porsi tra Israele e LIbano.

Prodi plaude e si dichiara disponibile da subito a mandare truppe italiane nella zona, mentre D'Alema chiede la stessa cosa per Gaza.

Anche io plaudo alla iniziativa del G8 ed alle affermazioni di Prodi, ma servono almeno 2 riflessioni:

1.Prodi parlando a nome del Governo, trova i ministri del suo gabinetto tutti concordi?

2.Quale sarà il compito di questa forza ONU? Di peace keeping oppure capace di aggredire gli Hezbollah se questi continuano ad attacare Israele?

Sul primo punto serve sottolineare le enormi divisioni che esistono nel governo e nella maggioranza, che rendono debole il Governo in politica estera.

Può un Governo messo in discussione sul rifinanziamento delle truppe in Afghanistan proprorre l'invio di altre truppe senza ancora aver definito prima i suoi compiti? A noi pare azzardato.

Il secondo punto è legato al primo ed è ancora più difficile: le forze ONU non potranno fare in alcun modo " la rete da pallavolo" e restare inerti mentre Hezbollah e israeliani si lanciano missili.

Definire i compiti e le regole d'ingaggio è fondamentale, ma già da adesso è difficile pensare ad una forza internazionale di solo peace keeping.

Allora dopo queste 2 brevi riflessioni si capisce quanto, sia per l'ONU che il governo italiano, la strada è molto impervia e ricca di ostacoli.

Paolo Casanova Moroni




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