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"Adiós Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro"
Inviato da: Lucameni ()
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Questa la mia recensione sul libro "Adi Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro".

Argomento adattissimo per intense discussioni in forum politici (e non).

[www.lankelot.eu]

Raccontare la realtdi una dittatura sempre difficile.
Lo ancor di pise questa dittatura, da anni, percorsa da sempre pievidenti espressioni di dissenso e se ancora il regime in questione, tanto delegittimato in patria, riesce invece ad entusiasmare chi vive nelle nostre democrazie occidentali.
Significa che linformazione deve fare i conti con una disinformazione di regime, peraltro molto bene accetta anche da coloro che dalle nostre parti, paradossalmente ma non troppo, si dicono preoccupati di una involuzione della democrazia favorita da media compiacenti e da notizie taroccate.
Qualcuno dice che la coerenza tra il tanto sbandierato amore per la nostra Costituzione repubblicana di un sistema parlamentare e la difesa accanita di un regime a partito unico, con tanto di censura, galera per i dissidenti politici, rimane uno dei tanti misteri italiani. Avrragione?
Sono aspetti per i quali non ho trovato una risposta possibile, anche perchforse non esiste, ma che quanto meno mostrano come largomento possa risultare parecchio complicato; proprio perchnel raccontare Cuba si deve fare i conti non solo con una realtdocumentata e documentabile, ma anche con dei miti inossidabili che resistono di fronte ad ogni evidenza.
Era cosai tempi della cortina di ferro, lo ancora oggi in versione ridotta e con un alone piesotico con la Cuba dei Castro, dove il metodo di manipolare la veritper ottenere consenso sembra piefficace allesterno del paese che al suo interno.
Le vicende legate al dissenso cubano ritengo siano state ottimamente inquadrate da Lucia Capuzzi e Nello Scavo: pagine dove, anche con numerose interviste ai protagonisti, si raccontano le strategie per resistere alla repressione e il contrasto alla dittatura, sempre molto avventuroso e forse favorito da una sorta di protagonismo mediatico sulla piazza internazionale.
I due autori, pur avendo definito in maniera forse un po riduttiva lopposizione al regime nei termini di microcosmo, per e qui troviamo uno degli aspetti pipositivi dei libro danno conto di un dissenso molto differenziato, dove si intersecano diverse ideologie, fedi e generazioni.
Prendiamo ad esempio la comunitcubana in esilio, come descritta da Rui Ferriera, giornalista del Mundo: Riunisce quattro generazioni. I pivecchi in Florida dallinizio tra il 1959 e il 1960 sono i batistiani, tuttora fedeli al dittatore deposto da Castro e intransigenti a ogni apertura. Poi, negli anni 60, a questo primo nucleo si aggiunsero gli imprenditori e i commercianti in fuga dalla statalizzazione. Negli anni 80, a Miami, si stabilla cosiddetta generazione del Mariel: nel 1980 Castro autorizzun esodo di massa via mare che andavanti per circa sei mesi. Lultima arrivata la generazione di Guantanamo, composta da coloro che nel 1994 fuggirono a bordo di zattere e furono alloggiati dagli USA, per diversi mesi, nella base di Guantanamo. Questultimo gruppo fuggito per ragioni squisitamente economiche. La politica non centra, un terreno estraneo in cui non si avventurano. Gli esuli del Mariel sono scappati per un mix di ragioni economiche e politiche: sono coloro che a ventanni si riempirono di entusiasmo per la rivoluzione e, con il tempo, ne sono rimasti delusi (pag. 60).
Altro aspetto controverso affrontato dai protagonisti di Adios Fidel il cosiddetto bloqueo lembargo economico che rappresenta per i sostenitori dei Castro la giustificazione ultima dellingiustificabile.
Ce ne parla ancora Rui Ferriera in maniera poco ortodossa: I suoi effetti ora persono praticamente inesistenti: gli USA sono il primo partner commerciale dellAvana, grazie ad unautorizzazione speciale per aggirare lembargo firmata da Bush Jr. nel 2002.. Il bloqueo ad oggi avrebbe sostanzialmente una funzione politica: il regime cubano lo usa per giustificare la sua crisi e conservare il potere, mentre per gli Stati Uniti il modo piindolore per accontentare quella componente pidura degli esuli cubani formata dagli ex sostenitori di Batista.
Si comprende percicome in questi termini Capuzzi e Scavo abbiano raccontato i doppi, tripli giochi, bufale statunitensi e bufale castriste, ma altresvicende di tuttaltro tenore come il ruolo della Chiesa e della religione nellisola caraibica: la visita di Giovanni Paolo II, favorita dal crollo dei regimi dellest e con un Castro in cerca di una sponda in occidente, avrebbe di fatto sancito una normalizzazione delle relazioni (ricordiamo lateismo di stato, labolizione del Natale come festa imperialista, le persecuzioni religiose degli anni 70) tra lo stato socialista e il Vaticano, rompendo lembargo internazionale.
Con questa mossa la Chiesa Cattolica ottenne una doppia legittimazione, da un lato come portavoce dellopposizione politica e nello stesso tempo interlocutore del regime: frutto della visita ufficiale in uno stato dittatoriale che pare non abbia causato quella levata di scudi seguita allincontro di Wojtyla con Pinochet e che ancora viene rinfacciato al papa polacco come dimostrazione del suo cinismo.
Comunque sia gli effetti di questa apertura reciproca tra Cuba e Vaticano ci sono stati ma, se pure hanno portato ad un ammorbidimento delle persecuzioni religiose, sempre entro limiti molto stringenti.
Il governo denuncia Reporters sans Frontieres impone lomologazione politica usando i procedimenti penali, la detenzione, la violenza, la negazione del posto di lavoro e le restrizioni agli spostamenti, anche allinterno dellisola (pag. 79).
In questo senso pare illuminante un brano dallintervista a German J. Miret, cubano, cattolico: Molti intellettuali sostengono la causa socialista perchalternativa alle dittature di destra, tacendo peri suoi reati. Alcuni sono politicamente molto ingenui [oppure molto cinici?: n.d.r.]. Fidel Castro riuscito a convincerli che lui lotta contro gli USA e non contro il popolo cubano.
Ed ancora: Molti ritengono che quella di Castro non sia una tirannia. Chi non conosce la storia di Cuba pensa che oggi si stia meglio che nel passato. Non cos Le disuguaglianze sociali si sono acuite e il tenore di vita, specie nei villaggi rurali, stato distrutto dai disastrosi piani economici del socialismo (pag. 88).
Frasi che mi ricordano alcune domande (retoriche) contenute nel sito internet procubalibre (lautore, Enrico Carcasci, non se la prendera male se lo cito) e rivolte ad una intellettuale filocastrista: Limpossibilitdei cubani di manifestare pubblicamente dissenso verso il proprio governo, limpossibilitdi riunirsi in assemblee pubbliche, limpossibilitdi svolgere attivitpolitiche se non allinterno di un unico partito consentito dalla legge, secondo Lei, sono da attribuirsi allembargo USA o al regime cubano? La censura esistente a Cuba su stampa, radio, tv, libri, fino ad arrivare al controllo della corrispondenza, secondo Lei, da attribuirsi allembargo USA od al regime castrista?.
Peraltro se vero che nFidel, ne Raul sono dei tiranni sanguinari nel senso inteso in America Latina, e che dopo la Revolucion furono smantellate le camere di tortura nei commissariati, Jesus Diaz, morto in esilio a Madrid nel 2002, ci ricorda che a fronte di un Batista che aveva fatto largo uso di mutilazioni, evirazioni, scariche elettriche, i Castro hanno preferito la formula poco sangue, molto terrore. E qui infatti i nostri due giornalisti hanno ricordato la Ley Mordaza (legge bavaglio), il periodo especial, la morte di Orlando Zapata; e ancora hanno dato conto di altre interviste agli oppositori del regime come Canek Guevara (nipote del Che), Yoani Schez.
Ricordiamo le parole di Laura Poll, delle Damas de Blanco e poi quelle di Guillermo Coco Farinas (Premio Sakharov 2010 del Parlamento europeo), peraltro autore della prefazione al libro, che mostra come un convinto rivoluzionario, negli anni, si sia ricreduto al punto di rischiare la vita per contribuire ad abbattere un regime scoperto, troppo tardi, come repressivo e contrario ai propri ideali: Ho creduto nel castrismo. E nel socialismo. Credo ancora in uno stato sociale forte. Ma Fidel Castro e ora Raul hanno trasformato Cuba in una sorta di affare personale. Il regime ha fornito istruzione, sanit speranze. In cambio perci ha privato della libert Cuba unimmensa galera di cui i Castro hanno la chiave.
Ho ripudiato il regime dopo la condanna a morte di Ochoa, nel 1989, con la falsa accusa di narcotraffico. Ma mi ero giallontanato nel 1980 al tempo dellesodo del Mariel (pag. 152).
Andando a rileggere Miret, poi Farinas e magari il blog di Yoani Sanchez, magari agli occhi di coloro che non hanno approfondito le tante facce di Cuba sotto il regime castrista, lopposizione potrebbe apparire divisa nel considerare i risultati ottenuti dalla Revolucion nellambito sociale, ma comunque unita nel denunciare la mancanza di libert la repressione del dissenso, la violazione dei diritti umani, la censura, la propaganda che nasconde la realt
E proprio questa parola, alla fine dellintervista resa da Yoani Sanchez e Reinaldo Escobar, chiude nel miglior modo possibile il libro di Capuzzi e Scavo.
A Cuba loppositore pitemibile la realt


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Lucia Capuzzi nata a Cagliari nel 1978. Laureata in Scienze Politiche e specializzata in Storia dei Partiti Politici a Urbino, ha lavorato al tg Leonardo della Rai. Ora alla redazione Esteri di Avvenire. autrice del volume Haiti. Il silenzio infranto, edito da Marietti 1820 nel 2010.


Nello Scavo nato a Catania nel 1972. Giornalista del quotidiano Avvenire, ha studiato presso il BBC College of Journalism di Londra. Si occupa di cronaca giudiziaria, criminalite terrorismo internazionale. Ha scritto Di rata in rata. Viaggio nel paese strozzato dallusura, edito da LAncora del Mediterraneo nel 2009.

Lucia Capuzzi, Nello Scavo, Adi Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro, Lindau, Torino 2011, euro 16,00

Recensione gipubblicata l11 maggio 2011 su ciao.it e qui parzialmente modificata

Luca Menichetti



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