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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Riflessioni
29/03/2009
Abstract
Il pensarsi come Persona, in cui corpo, mente ed emozioni sono parte inscindibile l’una dell’altra, ci offre la possibilità di percorrere nuove strade educative. Alla luce di ciò, acquista importanza ciò che la scuola può offrire ai bambini e alle bambine: la possibilità di fare esperienza del vivere e la consapevolezza di appartenere al mondo, come soggetti che agiscono. Pensare di appartenere al mondo significa essere soggetto corporeo, emotivo, storico, in connessione con gli Altri, e con l’ambiente.

Le Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione, del settembre 2007, affermano che “le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali.

La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione”.

Il termine Persona sta assumendo un significato sempre maggiore nell’ambito della cultura pedagogica e filosofica contemporanea, come dimensione fondamentale per dare senso alla concretezza e complessità dell’esistere umano.

Infatti, la crisi in cui si è venuto a trovare il soggetto moderno, razionale e cognitivo, che basava il suo ben-essere sul principio della conoscenza scientifica e del progresso ha posto l’uomo in una condizione di disorientamento, di confusione, di assenza di punti di riferimento, di radici forti su cui reggersi.

Mettere al centro dell’interesse pedagogico la persona, significa dunque confrontarsi con una crisi che ci riguarda, ma significa, anche cercare nella “persona” la possibilità, il punto di partenza per diventare tramite di incontro e apertura verso l’“Altro”.
La persona è relazione.

Essa non esiste senza il suo “altro”, senza il suo “tu”. E l’incontro con l’altro presuppone un corpo. L’incontro è un incontro di Corpi che interagiscono.

Il pensarsi come Persona, in cui corpo, mente ed emozioni sono parte inscindibile l’una dell’altra, ci offre la possibilità di percorrere nuove strade educative.

Alla luce di ciò, acquista importanza ciò che la scuola può offrire ai bambini e alle bambine: la possibilità di fare esperienza del vivere e la consapevolezza di appartenere al mondo, come soggetti che agiscono.

Pensare di appartenere al mondo significa essere soggetto corporeo, emotivo, storico, in connessione con gli Altri, e con l’ambiente.

In quest’ottica acquista importanza particolare dare significato al percorso della vita a partire dal nostro essere soggetti corporei.

È proprio attraverso il vissuto corporeo possiamo aiutare i bambini a costruire quella rete di relazioni e di appartenenza della quale facciamo parte da sempre come Esseri umani.

In questo senso il tema educativo diventa fondamentale, soprattutto nell’ambito dell’educazione dell’infanzia: perché il bambino, proprio in quanto persona a tutti gli effetti, in quanto luogo di relazioni, di interferenze in costruzione, in quanto valore in costante divenire, va tutelato dal pericolo di proiettare su di lui luci mendaci, come appunto quelle che provengono dalle molteplici “immagini” a cui i bambini stessi sono sottoposti in maniera fortissima. Per questo un’educazione alla persona, al senso irripetibile che questa parola assume per ciascuno, diviene fondamentale

È interessante notare come la rete, l’intreccio, la tela, sono costruzioni appartenute tradizionalmente alla donna, grazie alla quale ogni nuovo arrivato poteva mettere insieme le tracce simboliche delle proprie relazioni familiari.

In questa rete di relazioni ognuno può riconoscersi, raccontarsi e vivere, valorizzando quella modalità “morbida”, accogliente e improntata sull’ascolto.

L’ascolto implica sguardi, silenzi, gesti e coinvolge il Corpo.

Il Corpo e la Persona sono un “unico Essere”. Essi si connettono, si fondono in un’unica visione olistica.

"Un poeta, guardando questa pagina, si accorge subito che dentro c’è una nuvola. Senza la nuvola, non c’è pioggia; senza la pioggia, gli alberi non crescono; senza alberi, non possiamo fare la carta. La nuvola è indispensabile all’esistenza della carta. Se c’è questo foglio di carta, è perché c’è la nuvola".

Si potrebbe, allora, dire che la nuvola e la carta inter - sono. Inter - essere non è una parola riportata in alcun vocabolario, ma unendo il prefisso "inter" e il verbo "essere", si ottiene una nuova parola inter – essere, che mi ha molto colpito.

La nuvola e il foglio di carta inter - sono, cioè sono inscindibili l’uno dall’altro, fanno parte di un tutto, in cui una parte non può essere esclusa dall’altra e all’interno di quale tutt’e due interagiscono. Questo foglio, anche se molto sottile, racchiude quasi tutto l’universo.

Anche il Corpo e la Mente inter - sono, non possono e non devono essere prese in considerazione in modo separato e distinto fra loro, ma fanno parte di quel tutto che è la Persona, che nella sua complessità.

Ecco perché la scuola dovrebbe ascoltare, accogliere, prendersi cura del Corpo per riconoscerlo come “luogo” da esplorare, conoscere, rispettare; come “spazio” vasto, misterioso, unico appartenente alla Persona e come tale luogo di costruzione della propria identità e della relazione. I bambini e le bambine che entrano a scuola portano, infatti, con loro un’identità, una storia personale, un ricco e complesso patrimonio fatto di: atteggiamenti, esperienze, capacità, idee, parole, concetti, ipotesi, affetti, vissuti di gioia e dolore, paura e piacere, fiducia o sfiducia, accenti della lingua, immagini e colori della casa e della terra, odori e sapori conosciuti dentro le mura domestiche.

Si legge ancora nelle “Indicazioni”, il bambino “è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato.”

Dare significato all’esperienza, al vissuto significa allora, dare senso al nostro Esser-ci; significa dare importanza alla persona globale, all’individuo che agisce, che si muove, che pensa, che vive.

Quindi, Essere nel corpo significa, anche, co-esistere: non si può Essere solo in virtù di sé stessi, ma, inter-essere con ogni altra cosa e con gli altri.

L’incontrare appartiene alla dimensione della corporeità. Il Corpo diventa, allora, il luogo privilegiato della relazione con l’Altro, ma non perché lo si debba leggere con un codice rigido, come un sistema codificato di gesti ai quali corrispondono dei significati. Ma, perché esso diventa costruttore di relazioni, di accoglienza, di sintonizzazione con l’altro.

Alla scuola spetta il compito di valorizzare i gesti, la respirazione, gli sguardi, i quali rimandano l’invito a partecipare ad una relazione, ad uno scambio. Essi sono segni dell’apertura verso l’altro, della disponibilità al contatto e all’ascolto, del dialogo tonico, ai quali nessun docente si dovrebbe sottrarre.

Il corpo, quindi, diventa uno strumento privilegiato di relazione ed il “contenitore” delle esperienze dei vissuti emotivo affettivi. I bambini che entrano nella Scuola, oggi, hanno una storia personale, un vissuto che li ha portati a possedere un complesso patrimonio, costituito da esperienze di esplorazione percettiva, motoria, linguistica, cognitiva, ma, anche formato da parole, idee, concetti, ipotesi interpretative della realtà e, soprattutto da vissuti affettivi ricchi e complessi.

I bambini portano con loro la propria storia, quella della propria famiglia, le relazioni interpersonali, gli accenti della loro lingua o dialetto, le immagini, i colori, gli odori della propria casa e del proprio paese, attraverso cui hanno imparato a conoscere il mondo e le persone che li circondano.

I bambini sono soggetti sociali e interlocutori attivi del processo pedagogico - educativo, ricercatori curiosi e interessati a conoscere e capire, a operare confronti e collegamenti tra esperienze vissute, a costruire in modo originale il proprio rapporto con il sapere. Qualunque contenuto disciplinare prende senso dentro una relazione, poiché la questione dell’insegnare non è tanto quali informazioni trasmettere bensì come trasformare le informazioni in conoscenza.

Ed è proprio il Corpo che permette di vivere le relazioni, il contatto con gli altri e le emozioni provate: un potente mezzo espressivo e comunicativo, autentico, profondo, unico, per i bambini e le bambine della Scuola dell’Infanzia e primaria. Il bambino è “Corpo”, un corpo che sente, che conosce e sperimenta, che costruisce, che ricerca, che si muove verso gli oggetti e verso gli altri.

Il movimento è fonte di comunicazione ed investe la persona nella sua totalità, coinvolgendo anche linguaggio verbale, la gestualità, la mimica del volto, la postura, entrando, inoltre, a far parte della comunicazione legata alle attività espressive. La ricerca del ben-essere passa attraverso lo star bene nel proprio corpo.

Infatti, star bene nel proprio corpo è una condizione essenziale per impegnarsi costruttivamente a conoscere e conoscersi, a fare, ad agire e a pensare.

Inoltre, il Corpo è un "tramite" privilegiato di molteplici linguaggi e codici espressivi che hanno come sfondo integratore la comunicazione nel suo più ampio significato, che va dall’espressione corporea, alla danza, alla musica, all’espressione artistica e pittorica, all’uso della creatività.

La scuola, allora, si dovrebbe proporre non solo come il luogo dell’apprendimento, dello sviluppo e della crescita, ma anche come luogo della cura. Essa si dovrebbe costruire come spazio accogliente, “caldo” e coinvolgente. “Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso”. È nel tempo della relazione che ogni azione, piccola o grande, assume valore

È qui che ogni istante è importante per approfondire, accogliere, creare un rapporto di crescita, di benessere.

Saper attendere, saper ascoltare con pazienza e interessamento vero è una forma di disponibilità che dovrebbe appartenere a coloro che interagiscono costantemente con i bambini.

Per ogni docente, quindi, l’aspetto dell’ascolto, la cura nella costruzione di una relazione positiva, l’apertura alla dimensione della corporeità possono essere delle sfide interessanti; dei percorsi sui quali riflettere, confrontarsi, sperimentare, mettendosi in gioco in prima persona, facendosi coinvolgere in maniera globale.

Riconoscere il soggetto in formazione come corpo proprio significa, quindi, dare spazio al contatto, all’esperienza vissuta, alla conoscenza sperimentata attraverso la pelle, i sensi. Significa, ancora, mettere al centro dell’azione educativa la Persona intera.

La scuola dovrebbe trovare spazio per il Corpo e ciò non può avvenire esclusivamente tra i banchi.

Bibliografia

Ivano Gamelli, Pedagogia del Corpo, 2001, Roma, Meltemi Editore

Umberto Galimberti, Il corpo, 1983, Milano, Felrinelli,

Thich Nhat Hanh, Essere Pace, Roma, Casa Ed. Astrolabio,1989

Jean Le Boulch, Educare con il movimento, 1997, Armando Ed., Roma.

A.A.V.V. Verso una Pedagogia Olistica, tecniche partecipative attive, 1993, Bulzoni Ed., Roma.

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