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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Recensione
04/11/2008
Abstract
L’opera, attraverso la presentazione di contributi di autori diversi, illustra come - oggi - deve essere concepita l’educazione. Occorre superare ogni contrapposizione (per esempio tra la filosofia del- l’educazione e pedagogia, da un lato, e storiografia dell’educazione, dall’altro) per arrivare a quella che Marco Antonio D’Arcangeli definisce «circolarità dell’educazione». Circolarità che si attua attraverso uno scambio reciproco educatore-educando.

Con Pedagogia in circolo. Percorsi, profili, prospettive di teoria e storia dell’educazione, Marco Antonio D’Arcangeli ha pubblicato gli Atti dei primi due cicli di Incontri pedagogici dal titolo Le Teoriche - Le Prassi - La Storia dell’Educazione, da lui stesso organizzati e condotti, con la formula del Seminario di studio, presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di L’Aquila negli anni accademici 2003/2004 e 2004/2005.

I protagonisti del Seminario e del volume – come indicato nella conclusiva presentazione degli Autori - sono giovanissimi neolaureati, dottorandi o dottori di ricerca; e accanto a questi, insegnanti (dai maestri elementari ai membri di Commissione d’esame, professori a contratto e docenti nelle Università), dirigenti scolastici, formatori; membri e dirigenti di associazioni, agenzie, imprese, profit o no profit, professionisti, dipendenti della Pubblica Amministrazione. Estremamente diversificata è altresì la provenienza culturale: si annoverano laureati in Lettere, Filosofia, Scienze dell’Educazione, Pedagogia, Economia - Management ed Organizzazione Aziendale, Agraria. Il che favorisce una maggiore ampiezza dello sguardo, la varietà del punto di vista e la genuinità del percorso: e ciò proprio nel senso che le diverse ricerche riescono ad essere positivamente in progress, come parte di un risultato più alto da raggiungersi.

Il lavoro è sviluppato in tre parti: Percorsi, Profili, Prospettive.

Nei Percorsi, che si caratterizzano per i contenuti prettamente storiografici, sono riportati gli interventi di Carla Massaro1, Alessandra Furia2, Nicoletta Mezzetti3, Luca Puglielli4, Cristiano Corsini5, e dello stesso D’Arcangeli6.

Dei Profili – situati, per dir così, fra storiografia e teoria dell’educazione - sono autori Paola Trabalzini7, Vincenzo Gabriele8, Giordana Spzunar9, Furio Pesci10, Alessandro Sanzo11, Maria Grazia Balducci12, Ioannis A. Kalyvas, Kostantinos B. Dimoulàs13.

Le Prospettive, dal taglio più prettamente teoretico, illustrano i risultati di ricerche che muovendo dall’autonomia scolastica in Grecia giungono sino alla didattica odierna. Vi figurano i lavori di: Georgios Tzellos14, Francesco Oman15, Marco Guspini16, Olga Di Loreto17, Margaret Maggitti18, Emilio Lastrucci19.

Il tutto contribuisce a far sì che il lettore possa seguire il percorso ideale tracciato dal D’Arcangeli stesso, dove l’educazione è pensata insieme come identità e differenza, con l’obiettivo di giungere, ad esempio, a una diversa interpretazione e “percorrenza”, non rigidamente “disciplinare” e dicotomica, del rapporto fra la filosofia dell’educazione/pedagogia da un lato e storiografia dell’educazione dall’altro.

In breve l’intento è quello di «suggerire una nuova e diversa “circolazione” dell’educativo e del pedagogico […] e cioè proporre ai giovanissimi studenti di Scienze della Formazione un’immagine il più possibile ampia, aperta, plurale di quella - appunto - complessa e inesauribile “forma di vita” (che poi può dirsi, come qualità che ne permea tutte le manifestazioni e sua fondamentale direzione di senso, l’intera vita spirituale) o se vogliamo, da un altro punto di vista, di quello sterminato universo di “pratiche” e di ”discorsi”, cui dovranno dedicare il loro studio universitario»20.

Illustrando il concetto di didattica, questa viene sempre considerata come «formazione alla ricerca», che, come aveva sostenuto Anton S. Makarenko, deve essere accompagnata dalla «gioia» di domani, vero stimolo della vita.

«Educare l'uomo significa educare in lui le prospettive verso le quali si indirizzerà la sua gioia di domani.

È possibile scrivere un'intera metodica su questo importante lavoro. Esso consiste nell'organizzare nuove prospettive e sfruttare quelle già esistenti, sostituendole gradualmente con altre di maggior valore. Si può incominciare anche da un buon pranzo e da una visita al circo o dalla pulizia dello stagno, ma bisogna sempre far nascere e sviluppare gradualmente le prospettive di un intero collettivo, portandole fino alle prospettive di tutta l'Unione»21.

«Gioia» che non deve essere intesa come semplice sentimento spontaneo, ma che scaturisce dalla tecnica pedagogica.

I Seminari aquilani sono la riprova di quanto sin qui affermato: la loro caratteristica principale è il fatto che siano stati organizzati, non per esporre indagini per così dire passate, concluse; bensì per ricostruire ricerche le cui attività sono ancora in corso o sono terminate da poco.

Ed è una situazione che richiama alla memoria ciò che, sulla traccia di John Dewey, affermava Lamberto Borghi a proposito dell’importanza della circolarità dell’educazione e dello scambio reciproco educatore-educando.

«Educazione non deve essere trasmissione di patrimonio esistente, deve essere occasione di una crescita intelligente, continua e creativa che permetta a ciascuno di cogliere l’identità del sociale con l’individuale»22.

Altra caratteristica di questi Seminari è stata la partecipazione, oltre che di studenti (ai quali è importante, nello spirito di una formazione che sia realmente di livello universitario, che siano offerte, oltre alla frequenza delle lezioni, altre qualificate occasioni d’apprendimento come la partecipazione a seminari, convegni, ecc.), anche di studiosi che con i loro interventi hanno favorito lo sviluppo di un interesse alla ricerca negli studenti stessi. E insieme, studiosi/studenti sono arrivati a costituire quella «comunità di apprendimento tra “chi insegna” e “chi apprende”», comunità che è alla base di una didattica efficace.

Pubblicando questo libro, D’Arcangeli ha portato a termine un grosso lavoro di ricerca, organizzazione, diffusione del presupposto stesso da cui è partito, quello cioè della necessità che la storiografia dell’educazione stabilisca un costante e intenso dialogo con le discipline a lei vicine ed affini: con la storiografia in generale e con le altre storiografie con il “complemento di specificazione”; con la pedagogia generale, la filosofia dell’educazione, la pedagogia sociale, le scienze dell’educazione; ecc.. Afferma infatti il curatore del volume:

«Dovessi concentrare il mio pensiero in una formula, parlerei di una ricostruzione della storiografia dell’educazione (alludendo all’uso di Dewey, alla sua ricostruzione della e nella filosofia); se invece dovessi condensarlo nell’indi-cazione di un settore di ricerca, e altresì di una disciplina, parlerei di “teoria e storia della storiografia dell’educazione”. O forse, meglio, direi “Storia e teoria della storiografia dell’educazione”, perché personalmente credo che si dovrebbe iniziare da lì, dalla storia della storiografia dell’educazione. È nella storia della storiografia dell’educazione che possono prender corpo quei “dialoghi” con filosofia, pedagogia, storiografia […]. Naturalmente l’ambito di ricerca deve essere continentale, mondiale […]»23.

Tra i profili è da citare il lavoro di Vincenzo Gabriele, dal titolo Giovanni Gentile produttore, organizzatore, imprenditore di cultura.

Sorge spontanea la domanda: cosa si intende per cultura? Gabriele, in epigrafe, riprendendo una citazione di Gentile distingue due concetti: l’uno obiettivo, l’altro soggettivo.

«Il nostro è quest’ultimo […] Come la verità noi la cultura la cerchiamo dentro l’uomo: diciamo anzi che la cultura è l’uomo»24.

Come produttore di cultura l’impegno gentiliano fu determinante per la formazione culturale dell’epoca, sia attraverso il suo insegnamento, sia attraverso l’opera degli studiosi che si ispirarono al suo pensiero. E questo è confermato da Eugenio Garin, il quale ha affermato che «Gentile fu molte cose ma soprattutto un “organizzatore di cultura”»25.

Una «cultura», che viene prima della sua riflessione politica, filosofica, pedagogica. Una «cultura», alla quale verranno relazionandosi lo Stato, la scuola, la scienza, la politica, il fascismo, ecc., determinando così il generarsi di una serie di binomi: si parlerà di cultura-Stato, cultura-scuola, e così di seguito, ma rilevante è il fatto che la stessa, non solo è «un elemento di confronto», ma è «l’elemento che permette il confronto stesso e lo spiega», facendolo diventare la base della riflessione gentiliana.

Infatti in Gentile «è presente la convinzione che la cultura debba servire a vivere nella società, a rivendicare e ad ottenere diritti, a rendere l’uomo veramente libero»26.

Come imprenditore di cultura, invece, oltre le iniziative editoriali di cui fu promotore, Gentile fondò nel 1920 il «Giornale Critico della Filosofia Italiana»; attuò la Riforma della Scuola del 1923 (a tutt’oggi ci si rifà ad essa); realizzò la Enciclopedia Italiana, di cui fu direttore scientifico dal 1925 al 1938. Scopo dell’Enciclopedia era coinvolgere tutta la cultura nazionale, mediante la collaborazione di studiosi con idee politiche e competenze diverse.

Notevole è anche il rilievo che Gentile attribuì, sin dalla giovinezza, alla cultura popolare. Una cultura che, con riferimento alla sua formazione, consente di risalire alle convinzioni politiche che aveva maturato a Pisa; ma non bisogna dimenticare la sua intensa collaborazione, da giovanissimo, a Castelvetrano, alla «rivista di arte, lettere e varietà» «Helios», il cui filo conduttore era: «mettere la cultura locale in contatto con quella nazionale»27.

Gentile effettuerà anche studi sulla demopsicologia, quella scienza degli usi popolari che si andava affermando in quei tempi soprattutto ad opera di Giuseppe Pitrè, Salvatore Salomone Marino, Gaetano Amalfi e Stanislao Prato (collaboratori di «Helios»). Col risultato di una cultura intesa «come trasmissione e formazione integrale dell’uomo a partire innanzitutto dalle proprie origini che sono poi la base della formazione umana»28.

Secondo Gentile è, però, più giusto parlare di «culture», nel senso di considerare distintamente e unitariamente quelle regionali italiane, le tradizioni, i dialetti. Alla fine della prima guerra mondiale, avvertì la necessità di una riforma dell’istruzione, in quanto la scuola doveva essere lo strumento per realizzare un’educazione nazionale; alla quale si arriverà unendo in un’unica cultura quelle regionali. Infatti era per lui necessario dar vita e attuazione a un modello pedagogico che mirasse alla costruzione di una coscienza nazionale e che mettesse la scuola in condizione di realizzare quel risveglio della vista spirituale necessario per la rinascita collettiva.

In sintesi: «il problema della cultura è anche e soprattutto un problema dello Spirito e quindi della sua educazione […]»29.

Ma dal 14 maggio 1915 (dimissioni di Salandra) in Gentile il binomio politica-cultura si fa più rilevante rispetto al passato: la cultura diventa addirittura inscindibile dalla politica.

Il 31 ottobre 1922 è nominato Ministro dell’Istruzione pubblica nel primo governo Mussolini ed elabora, osteggiato dalla critica dell’opposizione, la riforma della scuola30.

Nel 1925, con la nascita dell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura e col progetto dell’Enciclopedia Italiana, Gentile avrà di fronte a sé la possibilità effettiva di attuare il suo ideale di cultura.

«La centralità dello spirito nell’atto conoscitivo, con il suo carattere universale e storico, si traduce qui nel concetto di educazione come processo continuo di cui protagonista è lo scolaro, che produce il suo stesso sapere in perfetta unità col maestro: la libertà dell’educando si identifica quindi con l’autorità dell’educatore, il cui dovere non è tanto fornire singole nozioni, quanto rispecchiare lo spirito universale, educare più che istruire, in una scuola che è “vita”, concezione del mondo di cui la filosofia è l’espressione suprema, ma in cui la religione resta un momento insopprimibile»31.

D’Arcangeli Marco A., Pedagogia in circolo. Percorsi, profili, prospettive di teorie e storia dell’educazione, Murgo Editore, L’Aquila 2008, pp. 584, € 23,00

Professore Associato per il Settore Scientifico Disciplinare M/PED/01 – Pedagogia generale e sociale – presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di L’Aquila.

1 Infanzia e abbandono a Roma nell’età preunitaria. Regolamenti, educazione, donne «projette».

2 L’istruzione nel Regno di Napoli dalla cacciata dei Gesuiti all’Unità d’Italia.

3 Archeologia. La formazione nella storia di una disciplina e di una professione.

4 Rocco Carabba ela letteratura per l’infanzia.

5 Dal Patronato alla Scuola Integrata o a Tempo Pieno.

6 Su una (presunta) lettera di Luigi Credaro ad Antonio Labriola.

7 Le “Case dei bambini” di Maria Montessori: impegno scientifico e sociale.

8 Giovanni Gentile produttore, organizzatore, imprenditore di cultura.

9 Tra filosofia e scienza:Johm Dewey e il concetto di transazione.

10 L’educazione funzionale secondo Edouard Claparède.

11 Un altro Berlinguer.

12 Jacques Lacan: un insegnamento anti-dogmatico.

13 L’apprendimento sociale in Bandura e Skinner.

14 Il cammino ideologico e politico dell’autonomia scolastica in Grecia.

15 Personalizzazione educativa.

16 Scenari europei della formazione tra passato e futuro.

17 Le nuove tendenze nell’organizzazione del lavoro. Il comportamento organizzativo e le sue determinanti: professionalità, motivazione, cultura.

18 Intelligenza testuale. Il recupero della coerenza e della coesione.

19 Linee-guida metodologiche per una storia della didattica.

20 M. A. D’Arcangeli, Pedagogia in circolo. Percorsi, profili, prospettive di teoria e storia dell’educazione, Atti dei Seminari Le Teoriche – Le Prassi – Le Storie dell’Educazione, L’Aquila, Il Cercalibro – Murgo Edizioni, 2008, p. 8.

21 Cfr. A. S. Makarenko, Poema pedagogico. Materiali didattici 2007-2008. A cura di Nicola Siciliani de Cumis. Con la collaborazione di F. Craba, E. Konovalenko, O. Leskova, E. Mattia, [B. Paternò], A. Rybčenko e degli studenti dei corsi di Pedagogia generale I nell’Università di Roma “La Sapienza” 1992-2008, Roma, Nuova Cultura, 2007.

22 L. Bellatalla, A. Corsi (a cura di) Lamberto Borghi storico dell’educazione, Milano, RCS - La Nuova Italia, 2004, p. 31.

23 M. A. D’Arcangeli, op. cit., pp. 21-22.

24 Ivi, p. 287.

25 Ivi, p. 288.

26 Ivi, p. 290.

27 Ivi, p. 291.

28 Ivi, p. 293.

29 Ivi, p. 299.

30 Vedi La Fondazione Giovanni Gentile in rete:

http://www.filosofia.uniroma1.it (consultato nel luglio 2008).

31 G. Turi, Giovanni Gentile. Una biografia, Torino, UTET, 2006, pp. 222-223.

Bibliografia

L. Bellatalla, A. Corsi (a cura di) Lamberto Borghi storico dell’educazione, Milano, RCS - La Nuova Italia, 2004.

M. A. D’Arcangeli, Pedagogia in circolo. Percorsi, profili, prospettive di teoria e storia dell’educazione, Atti dei Seminari Le Teoriche - Le Prassi - Le Storie dell’Educazione, L’Aquila, Il Cercalibro – Murgo Edizioni, 2008.

G. Turi, Giovanni Gentile. Una biografia, Torino, UTET, 2006.

La Fondazione Giovanni Gentile in rete: http://www.filosofia.uniroma1.it (consultato nel luglio 2008).

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