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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
11/05/2008

Premessa

La comprensione di quanto intendo esporre in questo articolo richiede una rivisitazione del concetto di Dialettica - che conosciamo nei suoi tre momenti di Tesi, Antitesi e Sintesi - alla luce della teoria dei Livelli di Linguaggio che Carnap e Tarski hanno ripreso dalla Teoria dei Tipi Logici di Russell, e che è stata proposta al Lettore non specializzato nel libro di Paul Watzlawick "Pragmatica della Comunicazione Umana", edizione Astrolabio.

In sostanza, intendo sostenere che nel processo dialettico i due momenti Tesi e Antitesi appartengono ad uno stesso livello logico, LL1, mentre il momento Sintesi appartiene ad un livello logico distinto e successivo, LL2.

La stessa distinzione di livello logico va posta tra linguaggio comunicato (LL1) e linguaggio-pensiero non ancora comunicato (LL2). Questa distinzione diventa rilevante perché nella comunicazione umana, come postulato dagli Autori sopra citati, la distinzione tra i diversi livelli logici deve essere rispettata se si vuole evitare di incorrere in confusioni e paradossi.

Inizierò perciò la mia esposizione da un'analisi minima della struttura generale dei rapporti di comunicazione.

Il contesto comunicativo

Ogni azione o prassi di comunicazione vede un "soggetto della prassi" in chi esprime l'informazione e un "oggetto della prassi" in chi la riceve. Tra "soggetto" ed "oggetto" esiste perciò un rapporto gerarchico Dare/Avere, e questo comporta la distinzione tra un livello logico dell'offerta (Dare) e un livello logico. della domanda (Avere), riferite a quanto viene trasmesso nel rapporto di comunicazione medesimo (vedi schema a pg. 3). 2

Inoltre, il soggetto parlante può consegnare il proprio messaggio a un oggetto dotato di mentalità critica e autonoma, flessibile, oppure ad uno dotato di mentalità rigidamente gregaria, dipendente da un'autorità esterna per le proprie procedure di convincimento e comportamento.

Va infine considerato il contenuto di "verità" del messaggio, cioè la sua aderenza alla realtà oggettiva cui si riferisce. Il grado di quest'aderenza si colloca tra due polarità opposte di un continuum: chiameremo "positiva" la posizione di maggiore aderenza e "negativa" la posizione di minore aderenza del messaggio alla realtà oggettiva e conseguentemente di chi lo esprime.

Finalità e funzioni della Comunicazione

La finalità di ogni prassi di comunicazione, e della stessa dialettica, sta nel potere di convincimento ottenuto dal messaggio. Come proposto, tale potere è funzione sia del grado di maggiore o minore aderenza alla realtà del soggetto che esprime il messaggio, sia del grado di autonomia o viceversa di credulità dell'oggetto che lo riceve.

Va notato che se il grado di credulità di chi ascolta è molto elevato, l'eventuale aderenza del messaggio alla realtà diventa ininfluente ai fini del convincimento. Questo fenomeno diventa particolarmente evidente qualora il messaggio riguardi argomenti o proposte la cui aderenza alla realtà oggettiva non sia verificabile immediatamente nel tempo breve: sono questi soprattutto i messaggi di ordine politico e sociale.

Il problema del rapporto tra il contenuto di "verità" (intesa come aderenza alla realtà oggettiva) di un messaggio e il suo potere di convincimento acquista particolare rilevanza quando il messaggio è diretto a modificare lo scenario della conoscenza collettiva e/o i suoi contenuti condivisi, quindi il suo contenuto si pone come diverso, o in qualche misura nuovo, rispetto a quanto è già stato precedentemente affermato in quel contesto sociale ed è già stato perciò accettato come conoscenza comune dalla collettività. Questo caso corrisponde tipicamente al rapporto tra Antitesi e Tesi nella Dialettica.

Emerge infatti dall'evidenza comune che, se chi riceve il messaggio "nuovo" è persona con mentalità fortemente dipendente dal consenso alle tesi sostenute dai leader collettivi, sarà molto probabilmente impenetrabile ad ogni proposta antitetica di cambiamento proveniente da altra fonte, anche se questa fosse maggiormente aderente alla realtà oggettiva. Se viceversa chi riceve il messaggio è dotato di mentalità autonoma e flessibile, saprà prendere in considerazione le novità contenute in un messaggio, anche se questo non gli è stato consegnato da un'autorità locale riconosciuta.

Varianti logiche della comunicazione

A questo punto possiamo dunque considerare due diverse funzioni nel contesto generale della comunicazione:

La prima funzione è data dal contenuto di verità del messaggio, quindi dalla sua aderenza alla realtà oggettiva;

La seconda funzione, che è sempre inerente in ogni contesto di comunicazione, riguarda lo sviluppo di una struttura mentale maggiormente flessibile in chi riceve il messaggio. Di fatto, una struttura mentale moderna ed evoluta - in una parola, "flessibile" - consente a chi la possiede di partecipare al contesto sociale con il contributo della propria consapevolezza critica e creativa. È questa una delle più nobili finalità della comunicazione umana.

Queste due funzioni si collocano ciascuna in un proprio livello logico e consentono di evidenziare 4 varianti logiche nella comunicazione di un messaggio, come nello schema seguente:

Legenda

+ = aderenza positiva alla realtà, "verità"

- = aderenza negativa alla realtà, "non-verità"

I = dipendenza demagogico-gerarchica, credulità

II = capacità critica, flessibilità

v = il verso della freccia indica la direzione della prassi di comunicazione, in un rapporto Dare/Avere riferito alla consegna del messaggio

L'asse orizzontale del diagramma divide in due parti il contesto generale della comunicazione. La parte superiore corrisponde al livello logico in cui avviene l'emissione dei messaggi. Nella struttura logica della dialettica, questo è il livello Tesi-Antitesi (LL1).

La parte inferiore corrisponde al livello logico in cui avviene la ricezione dei messaggi, positivo e negativo rispetto alla loro aderenza alla realtà, e la loro comprensione-elaborazione da parte dell'oggetto della comunicazione. Nella struttura logica della dialettica, questo è il livello della sintesi (LL2).

Va da sé che la sintesi è un fatto di pensiero. Una volta tradotta nel livello logico del linguaggio parlato, essa diventa la tesi o l'antitesi di un contesto dialettico successivo, altrimenti il processo cognitivo sarebbe statico. Vengono così raffigurati i due distinti livelli logici LL1 e LL2, come anticipato nella Premessa di quest'articolo.

Abbiamo dunque quattro possibili varianti logiche:

  1. +/I Nella prima variante, il contenuto del messaggio è "verità positiva" in quanto aderente alla realtà. Il potere di convincimento del messaggio è però funzione della domanda demagogica che è caratteristica propria del suo destinatario (I).
  2. -/I Nella la seconda variante, il contenuto del messaggio è "verità negativa" in quanto non aderente alla realtà. Il potere di convincimento del messaggio è comunque assicurato, in quanto il rapporto di comunicazione avviene in un contesto demagogico come da specifica esigenza del destinatario (I) del messaggio.
  3. +/II Nella terza variante, il destinatario del messaggio confronta autonomamente il messaggio (+) con il messaggio contrario (-) mettendo così in atto un processo autonomo di riflessione dialettica che gli consente di scegliere come sintesi la posizione di maggior aderenza alla realtà oggettiva.
  4. -/II Nella quarta variante, il destinatario del messaggio confronta autonomamente il messaggio (-) con il messaggio contrario (+) mettendo così in atto un processo autonomo di riflessione dialettica che gli consente di scegliere come sintesi la posizione di maggior aderenza alla realtà oggettiva.

Consideriamo ora quale può essere la prassi comunicativa più opportuna nell'ipotesi di voler consegnare alla collettività un'informazione con lo scopo di ottenere un cambiamento nell'assetto sociale della collettività stessa:

a - Si intende rinnovare l'informazione esistente nel sistema, nell'ipotesi che il contenuto di "verità" attualmente presente nel contesto politico sia diventato inadeguato, e attuare così un passaggio da (-) verso (+)? In questo caso parrebbe utile avvalersi della prima variante comunicativa +/I, quella cioè in cui l'autorità si esprime in termini "positivi" e la fiducia del destinatario è totale, realizzando così un messaggio più immediatamente e direttamente convincente.

Una simile prassi, basata sull'uso sistematico del linguaggio solo "positivo" e cioè di massima aderenza alla realtà oggettiva da parte dell'autorità sociale che parla, può risultare evidentemente efficace nel tempo breve. Ne segue tuttavia che chi ascolta viene abituato a rinunciare all'esercizio del pensiero critico, dell'autonomia di sintesi e della responsabilità personale. Nel tempo lungo, ne verrà perciò conservato e consolidato il rapporto demagogico di comunicazione a scapito della consapevolezza e della capacità critica nel destinatario del messaggio, limitando così nella collettività le capacità di difesa da un eventuale demagogo, i cui messaggi fossero privi di aderenza alla realtà oggettiva.

b - Si intende invece rinnovare l'attuale tipo di approccio all'informazione da parte di chi ascolta e i relativi meccanismi di persuasione-suggestione da parte di chi parla, nella considerazione che il rapporto demagogico che attualmente sembra pervadere la gran parte dello scenario sociale possa essere divenuto incongruo e attuare così un passaggio da I a II? Ciò vuol dire sviluppare la capacità critica e l'attitudine a riflettere nell'ascoltatore. Ma in questo caso, dire la "verità" (+) oppure il suo contrario (-) non appare più rilevante, data la sostanziale identità delle varianti logiche +/II e -/II. Diventa perciò illogico, ai fini del convincimento collettivo su posizioni di maggior aderenza alla realtà, fare esclusivo affidamento sul linguaggio solo "positivo", cioè sulla rigida aderenza alla realtà del messaggio. Infatti, sia la comunicazione di una verità "positiva" rispetto alla realtà (terza variante +/II) che la comunicazione di una verità "negativa" rispetto alla realtà medesima (quarta variante -/II), consentono al destinatario del messaggio, se possiede una struttura mentale autonoma e flessibile, un identico momento di riflessione +/- oppure -/+ , con l'identico risultato di consentirgli una sintesi di maggior aderenza alla realtà oggettiva.

Sembra quindi opportuno che nello scenario della comunicazione siano presenti entrambe le varianti di codificazione della realtà, sia la tesi "positiva" (+) che l'antitesi "negativa" (-), entrambe necessarie per consentire al destinatario del messaggio un processo logico di riflessione e di sintesi verso la condizione di maggior aderenza alla realtà oggettiva. Di qui il titolo del presente articolo: la sintesi dialettica parla necessariamente (anche) linguaggio negativo, perché se questo manca nessuna autonomia di sintesi diventa più possibile.

La famiglia dialettica

Per concludere, basterà prendere come esempio il contesto primario di comunicazione, quello dove la struttura neuropsichica di chi ascolta inizia a consolidarsi verso quello che sarà il suo assetto definitivo: dipendente e succubo, oppure autonomo e flessibile. Questo contesto è la Famiglia, dove il bambino aprendosi alla vita e all'ascolto, può apprendere - o viceversa escludere, a seconda del condizionamento educativo ricevuto - l'uso del linguaggio negativo nella sintesi delle proprie procedure di convincimento e di comportamento.

Ovviamente, la condizione ottimale per il bambino è legata allo sviluppo di una struttura mentale flessibile, adatta al pensiero riflessivo e al confronto, al convincimento autonomo e alla scelta responsabile: alla sintesi. La struttura mentale flessibile è caratterizzata dal massimo equilibrio e dalle massime connessioni tra i circuiti cerebrali rigidi, sede delle memorie conservative e del pensiero "positivo", e i circuiti logici simulativi sede del pensiero "negativo".

La possibilità di ottenere questa struttura mentale maggiormente equilibrata è legata all'adozione da parte dei genitori di un modello mirato di comunicazione famigliare educativa, la "Educazione Dialettica", caratterizzato appunto dal confronto dialettico e paritario nel rapporto di linguaggio tra la tesi "positiva" di un genitore e l'eventuale antitesi "negativa" dell'altro, tra loro equivalenti, così aprendo a chi ascolta - il bambino - lo spazio creativo della sintesi. 3

D'altra parte, che altro è la creatività umana, se non ricorrere al proprio cervello per ricavare una sintesi dal gioco dialettico tra pensiero e linguaggio positivi e negativi? Superate ormai le soglie degli anni 2000, in un mondo che cambia sempre più in fretta, non è più così importante iniziare il cammino partendo sempre dal piede giusto, dal lato positivo più che da quello negativo delle parole: la sintesi migliore sta nell'essere flessibili lungo la strada.

1 Tratto da: Per una politica di educazione creativa, ICS 1/2, Gen. 1994, Roma

2 La presente distinzione tra soggetto e oggetto segue l'analisi grammaticale latina, a differenza di quella inglese dove il significato del termine "subject" corrisponde a quello del latino "oggetto" , e dove i due termini "subject" e "object" vengono usati indifferentemente come equivalenti.

3 Per chi volesse approfondire si rimanda al sito http://www.flexible-learning.org

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