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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Recensione
22/05/2013
Abstract
Attraverso un approccio teorico-pratico specifico è possibile attuare un lavoro d’integrazione vera nei confronti dei bambini diversamente abili in modo tale che essi si  sentano integrati con il contesto collettivo e di classe. La disabilità verrà quindi vista come uno stimolo, una risorsa per far sviluppare la personalità unica e irripetibile del bambino.

Il libro Una scuola, un bambino si prefigge come scopo principale di mostrare come sia possibile, in particolar modo nella scuola d’infanzia, includere bambini diversamente abili. L’opera è divisa in due parti: nella prima si descrivono in modo molto chiaro le teorie pedagogiche che sono state alla base dell’intervento di integrazione, mentre nella seconda si descrive l’esperienza pratica all’interno della scuola primaria e in cosa sia consistito il lavoro d’inclusione reale. Le due operatrici, una pedagogista e una psicoterapeuta, hanno voluto offrire un valore reale, e non di facciata, al termine “integrazione”avendo una fiducia di fondo nei confronti del bambino. Come affermano le autrici dell’opera: «[…] partendo da una situazione di svantaggio si è potuto ottenere un vantaggio per tutti. Il possibile di questa esperienza è stato quello di guardare oltre la disabilità, oltre la patologia. Solo così la parola integrazione non rischia di rimanere una parola vuota di significato […]» (p. 64). Ma per realizzare tutto ciò è stato fondamentale avere presenti i diversi approcci pedagogici che hanno rappresentato la direzione per l’intervento sul campo. Il principio pedagogico di fondo è la visione puerocentrica e non adultocentrica dell’educazione: in questo ambito i due punti di riferimento sostanziali sono stati John Dewey e Maria Montessori, che hanno messo in atto una vera e propria rivoluzione pedagogica, invertendo il punto di vista, passando dall’adulto al bambino e alle sue esigenze.

Le operatrici hanno tenuto in conto anche un principio che è sancito negli Orientamenti educativi della scuola dell’infanzia: «[La scuola dell’infanzia] deve offrire pari opportunità educativo-formative a ogni bambino, attraverso lo sviluppo delle proprie potenzialità e consentire l’inserimento e l’integrazione di tutti i bambini» (p. 10). E si sottolinea come purtroppo, nonostante questo principio, la scuola sia di fatto ancora fortemente discriminante, vedendo la disabilità come un limite o, peggio ancora, come una malattia da combattere, e non come una risorsa. Va da sé quindi che un ruolo fondamentale per un lavoro d’integrazione e inclusione fattiva è detenuto dall’insegnante che dovrà abbandonare gli approcci assistenzialistici per adottare metodi più propositivi: l’insegnante dovrebbe facilitare il confronto e il dialogo, non solo accettando le differenze tra gli educandi, ma vedendo esse come risorse importanti per formare ogni bambino, rispettando la sua individualità. Inoltre è fondamentale l’ambiente, che diventerà un vero e proprio laboratorio per sperimentare attivamente un incontro tra l’apprendimento spontaneo del bambino - tramite gli stimoli esterni - e l’apprendimento sistematico e intenzionale scolastico. Questo ad esempio è evidente proprio nell’ambito della lettura, nel senso che il bambino, ancora prima di entrare nel contesto scolastico, ha avuto modo di ricevere stimoli esterni essendo la nostra una società urbanizzata che si fonda moltissimo sulla conoscenza e la comunicazione.

Ma come dovrà comportarsi la scuola dell’infanzia di fronte alla diversità-disabilità? Sostanzialmente attuando percorsi didattici personalizzati, lavorando però sempre attraverso metodi inclusivi e partecipativi di gruppo, altrimenti il rischio è quello di isolare ulteriormente il bambino.

Un altro aspetto fondamentale per attuare un vero lavoro di qualità è quello d’instaurare un virtuoso rapporto di fiducia con il bambino. Ne è un caso Emma, una bambina che presentava difficoltà linguistiche, di controllo emotivo e motorio. Con Emma le operatrici sono riuscite a instaurare un rapporto di fiducia prezioso, ma il progetto educativo vero e proprio in cosa è consistito? Sostanzialmente in quattro diversi ambiti: l’organizzazione sapiente dell’ambiente, l’organizzazione delle attività quotidiane scolastiche, le occasioni pratiche di lettura-scrittura e i giochi di lettura e scrittura. Proprio l’elemento ludico è decritto nel libro come fondamentale per qualsiasi approccio pedagogico.

Per concludere, quest’esperienza nella scuola d’infanzia dimostra che valorizzare la disabilità, trattandola come risorsa arricchente, si può e può portare a benefici complessivi e generali, utili a tutti.

Emanuela Alegiani-Maria Teresa Lenoci, Una scuola, un bambino. Un progetto di inclusione per i bambini della scuola dell’infanzia, Armando, Roma, 2013, pp. 96, 10,00 euro.

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