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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
11/05/2008
Abstract
Tale articolo tratta di un tema molto particolare di Foerster, le menzogne; è interessante trattare questo aspetto per due motivi ben precisi: pochi finora si sono occupati delle menzogne e delle possibili soluzioni pedagogiche; in secondo luogo, trattando tale argomento si rende esplicito il vero senso del moralismo di Foerster, moralismo che non condanna, ma vuole essere d’aiuto e d’assistenza a tutti coloro che si ritrovano in difficoltà e senza aiuti concreti. Di seguito viene riportata una breve introduzione a Foerster e alla sua vita, con lo scopo di presentare tale figura, e poi si entra immediatamente nel merito del discorso, analizzando sì i diversi tipi di bugia, ma anche le possibili soluzioni pedagogiche (e non solo) che si possono mettere in atto.

Foerster è non solo un pedagogista, ma anche un vero e proprio moralista1. Foerster è nato a Berlino il 2 giugno 1869 e morto a Zurigo il 9 gennaio 19662. Fin dalla prima infanzia visse in un contesto culturale familiare ricco e stimolante: è proprio per questo m3otivo che riuscì ad acquisire una forma mentis assolutamente multidisciplinare, occupandosi di materie spesso anche diverse tra di loro4. La vita di Foerster fu caratterizzata sempre da un costante impegno per le vicende politiche del suo tempo5. Durante tutto l'arco della sua esistenza, ebbe modo di compiere innumerevoli viaggi: visse per sedici anni in Svizzera, per brevi periodi in Inghilterra, in Austria e in Italia; successivamente è stato per ben 12 anni in Francia e ha avuto modo di andare persino in America6. Se è vero che questi viaggi sono stati spesso dovuti alla volontà di alcune personalità tedesche di allontanare un personaggio scomodo per la Germania militarista e che sicuramente era controcorrente rispetto alle idee imperanti nella Germania totalitaria, bisogna però dire che questi viaggi hanno permesso a Foerster di conoscere realtà completamente diverse da quella tedesca e di arricchire quindi il suo patrimonio culturale ed esperienziale7. Con la chiarezza d'idee e il forte senso di realismo, c'è da dire che Foerster ha avuto lo stesso destino di Cassandra: ha predetto fatti che poi si sono concretizzati pienamente, senza che le sue idee di cambiamento venissero accolte e realizzate, quindi senza essere stato pienamente capito e ascoltato.

Il pedagogista tedesco propone un'analisi interessante e originale sulle bugie, mostrando di essere un pensatore assolutamente fuori dagli schemi tradizionali.

Foerster paragona le menzogne a due differenti cose:

- la bugia è come un ombrello; così come l'ombrello non è bello da vedersi, ma protegge dall'acqua, allo stesso modo la menzogna permette di andare avanti ed evita parecchie seccature spiacevoli che ci sarebbero se si fosse sinceri fino in fondo8;
- le menzogne sono come alcuni tipi di medicine che possono dare un sollievo immediato, ma nel lungo periodo possono provocare danni o avere effetti collaterali che non si erano presi in considerazione9.

Apparentemente le bugie che si dicono rimangono nascoste: questa è solamente un'illusione perché in realtà tutto viene alla luce e rimane la macchia della bugia nel proprio animo10; infatti la macchia nell'animo ben presto viene fuori, ad esempio attraverso le espressioni del viso o nel nostro modo di parlare: il corpo umano comunica molte più cose legate alla nostra interiorità rispetto a quanto si possa credere11. Inoltre la bugia, come detto prima, può venire fuori dalle stesse nostre parole, quando magari si parla del fatto dopo tanto tempo e si offre una versione diversa da quella data in passato: in tal modo si offre la possibilità ai nostri interlocutori di cogliere l'incongruenza delle due versioni e di constatare l'inaffidabilità e la falsità della nostra persona12:

[...]non è possibile cancellare ciò che è menzogna. Perché si vede nell'espressione dei nostri occhi, in tutta la nostra faccia, in tutto il nostro contegno, se abbiamo qualche cosa da nascondere, e se facciamo sotterfugi.

Con ogni bugia che diciamo, diventiamo un'altra persona; e credete veramente che non si possa leggere sul viso d'un uomo se è sincero, o se invece è un bugiardo?13.

Foerster offre una classificazione delle menzogne, dividendole in quattro grandi categorie:

- bugia per vanità;
- bugia per vigliaccheria;
- bugia per avidità;
- bugia per malintesa amicizia14.

Foerster, descrivendo questi quattro tipi di menzogna, vuole sottolineare come in realtà possano essere molteplici i motivi e le ragioni per cui si dice una menzogna e che la questione è assai complessa. Il pedagogista tedesco afferma sì che le bugie spesso vengono dette per ottenere un profitto personale, ma è anche vero che in altre occasioni la menzogna viene detta per un forte sentimento di paura che si ha degli altri o comunque della situazione che si ha di fronte, pensando di superare la difficoltà mentendo o aggiustando la verità15. L'aspetto più interessante di tutto questo discorso è l'atteggiamento di Foerster nei confronti delle persone bugiarde: non si erige a giudice, condannando aspramente chi mente, semmai cerca di capire i motivi che sono dietro a una bugia, per poi trovare una soluzione possibile al problema. Ecco perché l'analisi delle bugie è un aspetto così centrale del pensiero foersteriano: si capisce con essa il vero senso della sua morale, che vuole essere una morale non che condanna e punisce, ma che risana, aiutando e assistendo le persone in difficoltà.

Foerster, per analizzare le bugie, espone diverse classificazioni fatte da alcuni pensatori assolutamente di rilievo, come Stanley Hall, Sully e Stern.

Stanley Hall classifica le menzogne in quattro grandi categorie16:

- menzogna fantastica, derivata da un'iperattività dell'immaginazione e della fantasia;
- menzogna eroica o altruistica, detta per togliere d'imbarazzo altre persone, la quale viene considerata la meno grave perché la si dice per motivi altruistici e non per se stessi (anche se è comunque da combattere dato che è pur sempre una menzogna);
- menzogna egoistica, detta per togliere d'imbarazzo noi stessi o comunque per un motivo personale che ci riguarda in prima persona;
- menzogna patologica, causata da fattori morbosi e legati alla natura umana, per cui si arriva a confondere realtà e fantasia, derivandone una sostanziale alienazione dalla realtà effettiva e concreta; la bugia patologica è sicuramente la più grave e richiede interventi medici, oltre che pedagogici17.

Sully parla di due tipi fondamentali di menzogna: le bugie calde, dette per impulsività e istinto, e le bugie fredde, dette per un preciso calcolo18.

Stern invece parla di «falsificazioni interessate o disinteressate della realtà»19.

Dalle classificazioni descritte si può ben capire come la tematica delle menzogne sia assolutamente ricca e complessa e richiedente atteggiamenti altrettanto complessi e profondi e non certo semplicistici: questo perché la menzogna può essere causata da tanti fattori diversi e può portare a tante conseguenze diverse, spesso anche inaspettate e imprevedibili. Foerster tuttavia afferma comunque che le menzogne vanno combattute; diventare una persona onesta e sincera è così importante da diventare una vera e propria missione e questo perché dire le bugie non è solo una mancanza di valore e importanza per l'altra persona, ma proprio per se stessi: si mente primariamente a se stessi e poi chiaramente anche agli altri20. Se è così importante combattere le menzogne, quali soluzioni pedagogiche suggerisce Foerster per superarle e diventare quindi persone sincere? Foerster ritiene che l'educatore debba abbandonare gli atteggiamenti unilaterali, come ad esempio un'azione educativa basata sull'enfatizzazione dell'immaginazione o, peggio ancora, l'assunzione di atteggiamenti imperiosi, rigidi e inflessibili, che portano esclusivamente a un aumento ulteriore di paure e quindi di bugie21. Ritiene che, come in altri campi, anche per questo aspetto sia importante puntare su una salda formazione del carattere, valorizzando gli aspetti del coraggio e che sia di fondamentale importanza che l'educatore realizzi un'educazione realistica nei fini e nei mezzi: il realismo deve diventare mezzo e scopo ultimo del processo educativo22.

Foerster, parlando dei rimedi pedagogici alle menzogne, riprende la classificazione compiuta da Stanley Hall per offrire soluzioni concrete al superamento delle bugie e al risanamento del carattere umano23.

Per quanto riguarda la bugia fantastica, Foerster ritiene che gli educatori sbagliano a vedere in modo tragico le bugie fantastiche dei bambini: tale tipo di bugia riflette l'attività immaginativa e creativa del fanciullo, la quale non deve essere di certo sminuita o repressa. Questo però non vuol dire che si debba puntare troppo sulla fantasia: bisogna poter trovare un punto d'incontro tra l'immaginazione e la creatività del fanciullo e il senso di realismo che l'educatore vuole trasmettere al bambino24. Sicuramente è da evitare che le bugie fantastiche nel fanciullo diventino un'abitudine, ma questo non lo si può di certo fare con metodi autoritari e repressivi25. La soluzione concreta al problema è quella di far osservare ai bambini l'importanza della verità e delle affermazioni che si ricollegano alla realtà effettiva26:

Per quanto riguarda anzitutto le bugie provenienti dall'attività della fantasia, conviene far precedere l'osservazione generale, che la maggior parte dei pedagogisti hanno torto a prendere troppo sul tragico le bugie infantili. Essi non riflettono che l'intelligenza del bambino non è in grado di comprendere l'importanza dell'assoluta sincerità, e che per conseguenza una bugia non implica niente affatto che il bambino sia corrotto27.

Per quanto riguarda la menzogna eroica, essa è dettata da mobili motivi, spesso per aiutare un'altra persona, ma non per questo non è anch'essa da combattere attraverso l'atto educativo; la cosa importante è far capire alla persona che mente che tutte le menzogne, anche quelle nate dalle migliori intenzioni, sono comunque sbagliate, portando a una degradazione dell'animo umano28.

Per quanto riguarda le menzogne egoistiche, queste forse sono le più diffuse in assoluto; qualunque sia il movente per cui si dice una bugia egoistica, la migliore soluzione a tale problema è una salda formazione morale del carattere che punti su elementi quali il realismo, il coraggio e l'autonomia mentale rispetto agli altri e alle situazioni esterne29.

Infine ci sono le bugie patologiche e, in questo caso, Foerster ritiene che l'atto educativo da solo non basti e che sia importante adottare un approccio integrato in cui intervento educativo ed intervento medico s'integrano sinergicamente tra di loro. Quindi il miglior trattamento per combattere tali bugie è medico-pedagogico30.

Secondo Felix Adler per trasmettere la sincerità d'animo l'educatore deve insegnare a far dire agli alunni le cose come esse veramente si presentano e quindi ad attenersi ai fatti: le parole devono corrispondere a fatti concreti e non alla pura immaginazione; le menzogne non verranno mai sconfitte finché non si punterà su una pedagogia realistica e fino a quando si continueranno a usare metodi coercitivi ed autoritari: è importante instaurare con l'educando un rapporto diretto, intimo e confidenziale, il quale porti ad un'analisi del perché si dicono le bugie e cosa si può fare dentro di sé per non sentirne più il bisogno31.

Per concludere, è importante poter combattere le menzogne partendo proprio dall'interiorità dell'educando e mirando a una formazione armonica e salda del carattere umano: questa, secondo Foerster, è la chiave per superare il problema delle menzogne in qualsiasi contesto, a scuola sì, ma anche in famiglia ad esempio.

Le parole di Foerster coronano tutto il discorso fatto finora:

[...] il maggior dono che l'educatore possa fare all'uomo è la sincerità con sé stesso: ma, per ottenerla è necessario un avviamento vigilante, a cominciare dalle piccole cose, sulle quali anche un adolescente può sorvegliarsi; p. es. sulla abusata parola: "Non avevo tempo"32.

Bibliografia

AA.VV., Dizionario enciclopedico di pedagogia, vol. II, Torino, S. A. I. E., 1958.

FOERSTER FRIEDRICH WILHELM, Scuola e carattere. Contributo alla pedagogia dell'obbedienza ed alla riforma della disciplina scolastica, Torino, S. T. E. N., 1908

Id., Il Vangelo della vita. Libro pei grandi e pei piccini, 2 voll., Torino, S. T. E. N., 1910

Id., L'istruzione etica della gioventù. Libro per genitori, insegnanti ed ecclesiastici, Torino, S. T. E. N., 1911

Id., Educazione ed autoeducazione. Norme direttive per i genitori, per i maestri, i curatori d'anime e per chiunque attenda alla gioventù, Torino, S. T. E. N., 1921.

Id., Storia mondiale vissuta 1869-1953 (Memorie), Brescia, La Scuola, 1970.

Laeng Mauro, F. W. Foerster, Brescia, La Scuola, 1960.

(a cura di) Laeng Mauro, Enciclopedia pedagogica (volume III), Brescia, La Scuola, 1989.

MOdugno Giovanni, F. W. Förster e la crisi dell'anima contemporanea, Bari, Editrici Laterza, 2005.

1 Cfr. Mauro Laeng, Enciclopedia pedagogica, vol. III, Brescia, La Scuola, 1989, p. 4990.

2 Ibidem.

3

4 Cfr. Id., F. W. Foerster, Brescia, La Scuola, 1960, pp. 7-10.

5 Il fatto che Foerster si sia così impegnato nelle vicende politiche del suo tempo è testimoniato apertamente nella sua ricca autobiografia: F. W. Foerster, Storia mondiale vissuta 1869-1953 (Memorie), Brescia, La Scuola, 1970. In quest'opera c'è un capitolo intitolato Che cosa vuol dire "storia vissuta" e due paragrafi che meritano entrambi di essere citati:

- Due diverse forme di atteggiamento nei confronti della storia;
- Coscienza individuale e coscienza collettiva.

6 Cfr. p. 96, ivi.

7 Ibidem.

8 Cfr. Id., Il Vangelo della vita, vol. 1, Torino, S. T. E. N., 1910, p. 151.

9 Cfr. pp. 156-157, ivi.

10 C'è un capitolo del primo volume de Il Vangelo della vita, intitolato proprio Tutto viene alla luce, in cui Foerster dimostra come in realtà tutto, o prima o dopo, venga comunque alla luce, spesso essendo traditi proprio da noi stessi, ad esempio attraverso un espressione del volto. Cfr. pp. 137- 143, ivi.

11 Cfr. pp. 138-139, ivi.

12 Cfr. p. 140, ivi.

13 Ivi, p. 138.

14 Cfr. p. 157, ivi.

15 Cfr. Id., Scuola e carattere, Torino, S. T. E. N., 1908, p. 53.

16 Cfr. Id., L'istruzione etica della gioventù, Torino, S. T. E. N., 1911, p. 276.

17 Ibidem.

18 Cfr. Id., Educazione ed autoeducazione, Torino, S. T. E. N., 1921, p. 281.

19 Ivi, p. 281.

20 Cfr. Id., Il Vangelo della vita, vol. 1, cit., pp. 152-153.

21 Cfr. Id., Educazione ed autoeducazione, cit., pp. 280-281.

22 Cfr. Id., Scuola e carattere, cit., p. 53.

23 Cfr. pp. 38-47, ivi.

24 Cfr. Id., Il Vangelo della vita, vol. 1, cit., p. 158.

25 Cfr. ID., L'istruzione etica della gioventù, cit., pp. 273-274.

26 Cfr. ID., Scuola e carattere, cit., pp. 38-39.

27 Ivi, pp. 38-39.

28 Cfr. pp. 43-44, ivi.

29 Cfr. p. 47, ivi.

30 Cfr. p. 42, ivi.

31 Cfr. Id., L'istruzione etica della gioventù, cit., pp. 177-178.

32 Id., Educazione ed autoeducazione, cit., p. 293.

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