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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
10/05/2008
Abstract
Un approccio psicologico alla famiglia è insufficiente. La psicologia, infatti, è una scienza che guarda l’esistente in un’ottica di diagnosi e in prospettiva clinica. Allo stesso modo una trattazione sociologica della famiglia è poco utile: la sociologia è puramente descrittiva, ma – a differenza della psicologia – manca l’aspetto della cura.

La famiglia1

La famiglia è trattata in modo molto diffuso dalla psicologia e dalla sociologia, ma molto poco dai pe-dagogisti.

Un approccio psicologico alla famiglia è insufficiente. La psicologia, infatti, è una scienza che guarda l’esistente in un’ottica di diagnosi e in prospettiva clinica. Allo stesso modo una trattazione sociologica della famiglia è poco utile: la sociologia è puramente descrittiva, ma – a differenza della psicologia – manca l’aspetto della cura. Il rapporto con la statistica in proposito è particolarmente illuminante: la statistica è uno strumento come qualunque altro. Ora, la pedagogia utilizza la statistica, ma la statistica, essendo puramente descrittiva (come la sociologia), non ha funzione normativa. È inappropriato l’utilizzo della statistica – e della curva normale per stabilire i requisiti di accesso ai test di ammissione.

Essendo la scienza della natura umana, la pedagogia ha invece carattere normativo: la pedagogia è la scienza del voler essere e del dover essere. Naturalmente la pedagogia necessita di contributi prove-niente da altre discipline, ma dentro il quadro appena delineato.

Una communitas in omnem diem

Esistono un gran numero di definizioni della famiglia2 Aristotele dice che famiglia è una communitas in omnem diem3.

La famiglia è società naturale. Esistono solo due società naturali. Società naturale vuol dire che è in-trinseca della natura umana e sono la famiglia e la società.

Questo non vuol dire svalutare altre istituzioni, che possono avere pure grandi meriti storici, come ad esempio la scuola o le tre grandi istituzioni nate nel Medioevo (università, ospedale e impresa). In que-sto caso si tratta di comunità, ma non di comunità naturali.

È necessario richiamare questo aspetto antropologico della famiglia, contro la proliferazione di studi sulla famiglia di matrice prevalentemente giuridica. Communitas in omnem diem significa non soltanto che si tratta di un luogo di relazioni e di diritti da riconoscere all’altro, (communitas), ma anche (in om-nem diem) che tali relazioni e diritti sono caratteristici della quotidianità: la famiglia nella sua espres-sione più vera non è quella dell’album di famiglia, quanto quella offerta da una serie di modeste ma importanti istantanee quotidiane.

La famiglia è cosa diversa dalla coppia. Oggetto della trattazione delle pagine che seguono è la fami-glia (inizialmente composta dai soli coniugi), non la coppia.


Cellula della società

La metafora organica è presente nel pensiero occidentale. Si pensi a Menenio Agrippa4 e a San Paolo5.

Ancora oggi l’idea della famiglia come cellula della società è molto diffusa.

L’espressione di cellula della società è in questo molto utile ad evidenziare il ruolo della famiglia nella società: come una cellula, infatti, si sviluppa quotidianamente: senza salti, in modo costante, senza che nel suo sviluppo si possa notare nulla di straordinario. Eppure al suo interno sono presenti meccanismi complicatissimi ed equilibri fondamentali per lo sviluppo dell’organismo.

Questa concezione di “comunità per la vita quotidiana” è conforme ad una pedagogia della realtà, che coincide con la pedagogia della quotidianità.

Infine non va tralasciato, che come una cellula, la famiglia può immettere veleno nell’organismo socia-le nel quale è inserita riproducendo comportamenti dannosi.

La famiglia è cellula della società in campo biologico, morale e culturale:


Dai principi agli strumenti dell’educazione familiare

È possibile riportare la pedagogia della famiglia allo schema dai principi alle tecniche, tipico di qual-siasi conoscenza scientifica.

Principi
Fini
Ideali
Obiettivi
Metodi
Tecniche
Strumenti

Principi alla base dell’educazione familiare

LIBERTÀ

RESPONSABILITÀ

AUTORITÀ

Attività

Conoscenza della realtà

competenza

Apertura

capacità di giudizio

Equilibrio

Possesso

padronanza di sé

Prestigio

I principi sono libertà, responsabilità e autorità. Essi vanno definiti in concreto, dal momento che il loro uso ideologico li ha resi quasi inservibili.

Libertà

Esistono due accezioni del termine libertà: una prevalentemente negativa (essere libero nel senso di ‘non schiavo’, libero da qualcosa) ed una seconda accezione di tipo prevalentemente positivo, dell’essere libero di fare qualcosa, libero di tendere al bene. Questa seconda accezione è quella più propriamente pedagogica, in quanto si riferisce alla possibilità di compiere atti in modo ordinato, assumendosi la piena responsabilità di essi, dal momento che si è fatto uso della volontà per compierli. La libertà negativa indica tutto ciò che una persona può o meno conseguire, ma senza indicare se l’impossibilità di raggiungere un obiettivo sia imposta da altri oppure venga da una (libera) scelta. L’una, quindi, è esterna alla persona e concentrata sui vincoli, l’altra incentrata sulla persona che sceglie liberamente.

In questo senso la libertà è intimamente legata alla responsabilità: può essere considerato pienamente libero solo un atto di cui ci si può assumere la responsabilità.

Una digressione: il ruolo dei condizionamenti se la persona è libera

In un’ottica di libertà quale è il ruolo dei condizionamenti? La domanda è particolarmente pertinente dal momento che la pedagogia di marco comportamentista uccide il concetto di libertà, rimandando tutto allo stimolo - risposta.

Evidentemente non può esistere libertà in un contesto comportamentista: “la maggior parte di coloro che sostengono e difendono questa teoria adesso avverte un certo imbarazzo: il fatto stesso che essi propongono una teoria (in quanto teoria), il loro stesso credervi, le loro parole, le loro argomentazioni, tutto insomma, sembra contraddirla. Per superare questa difficoltà il fisicalista radicale è costretto ad adottare il comportamentismo radicale e ad applicarlo a se stesso: la sua teoria, il suo credere in essa non è niente: soltanto l’espressione fisica in parole, e forse in argomenti – il suo comportamento verbale e gli stati disposizionali che lo conducono ad essa sono qualcosa”6 (corsivo nell’originale).

Come considerare allora i condizionamenti? I ‘condizionamenti’ hanno nella realtà precisi pesi e caratteristiche, che vanno ben ponderati. Alcuni d questi sono intimamente connessi al luogo, al momento e alle condizioni di nascita, al parlare una certa lingua piuttosto che un’altra, all’avere pochi o molti stimoli, ecc, altri sono esterni alla persona. I condizionamenti vanno conosciuti e conoscerli è il primo passo per liberarsene. Se non li si conosce e si prende soltanto atto della loro esistenza si può effettiva-mente diventarne schiavi. Diversamente è possibile farli diventare ‘condizioni’ dell’agire umano. Una persona può essere tanto soggetta all’ira da non poter discutere serenamente con nessuno che la pensi diversamente da lui. Dire ‘sono fatto così’ implica decidere di non agire per migliorarsi. Scegliere di conoscere il proprio comportamento per trasformarlo significa tentare di passare dalla ‘libertà da’ basata sui condizionamenti alla ‘libertà di’ basata sulla persona.

La libertà consta di tre elementi fondamentali (anche essi da considerare giusto mezzo): apertura, attività, possesso.

Essere liberi implica essere aperti anziché chiusi, attivi anziché passivi, possedere anziché essere posseduti. Il primo concetto, quello di apertura, implica la possibilità di uscire, di entrare in relazione con l’alterità, di viaggiare, e conoscere condizioni differenti dalla propria. Ma chi parte deve anche essere disposto a tornare: una vita vissuta tra continui viaggi non è interessante senza la quotidianità. Oltre che essere che viaggia, l’uomo è anche essere che ritorna.

Essere attivi, invece, implica la possibilità di cambiare. Cambiare posizione, ma anche cambiare il proprio modo di essere. Il cambiamento non può essere condizione costante della persona: può cambiare solo colui che ha un’identità, ciò è qualcosa che lo caratterizza come persona. La realtà ha, oltre che una componente di cambiamento, una componente di stabilità: se tutto fosse cangiante non potrebbe esistere neanche la percezione.

Ultima caratteristica della libertà è il possesso. Essere posseduti è caratteristico della condizione di schiavitù, non dell’uomo libero. Quindi l’essere posseduti è estraneo alla condizione di libertà per definizione.

“Rimangono allora due possibilità: affermare che per essere liberi bisogna possedere, oppure cercare di sopprimere il possesso per evitare certi problemi che da esso derivano. Se pensiamo che la libertà consista soltanto nel possesso, il risultato è che non è possibile possedere altro che cose, non le persone. Non possiamo, cioè, avere amici. Infatti non si possono avere amici se si vuole dominarli. Se la rela-zione con gli esseri umani è meramente possessiva, li si trasforma in oggetti, e così li si rende schiavi. Di fronte ad un mondo di cose e oggetti in mio possesso, non devo rispondere di niente. La mia libertà è assoluta e irresponsabile. Ma, in effetti, la mia libertà è al riguardo, infima, poiché possedere oggetti è il minimo che si possa fare. Inoltre, dal momento che l’uomo non può vivere senza possedere qualcosa, mi situo nella necessità di avere cose. Ma avere delle cose significa dipenderne. Ebbene, per uno spirito, la dipendenza da ciò che è materiale ed oggettuale coincide con la perdita della libertà. Pertanto, la mancanza di responsabilità nel possedere significa apparentemente libertà assoluta, ma in realtà comporta la perdita della libertà”7.

Responsabilità

La responsabilità non coincide con il concetto giuridico - legale, ma va intesa nel senso del latino respondeo, di colui che risponde del destino di qualcuno. Responsabilità implica la conoscenza della realtà e il desiderio di misurarsi con essa. La conoscenza in un’ottica di responsabilità implica il giudizio, ossia la capacità di discernere. Terza componente della responsabilità è la padronanza di sé: l’uomo è l’essere che agisce nella realtà, non l’essere che ‘viene agito’. La padronanza di sé è la componente della responsabilità che mi permette di rispondere delle mie azioni sulla base della conoscenza e del giudi-zio, e non sulla base delle passioni o degli istinti.

Autorità

Terzo principio di una educazione familiare basata sulla realtà è il principio di autorità. L’autorità è ba-sata sulla competenza. Si tratta, però, non di una competenza che nasce da uno studio teorico, ma dalla frequentazione del figlio: un approccio dogmatico può essere molto dannoso allo sviluppo del figlio. L’equilibrio è la capacità di vivere il giusto mezzo, che è tipico delle qualità umane. Una persona equi-librata, ad esempio sa di non essere perfetta, ed è possibile che talvolta perda la pazienza. Però non ri-mane a lungo su comportamenti di broncio. Terza componente dell’autorità nell’educazione familiare è il prestigio. Il prestigio è frutto anche della cura che si riserva alla propria persona e al proprio corpo. Tipico è il caso dell’abito, che deve essere adeguato anche se in casa sono presenti ‘soltanto’ i figli.

1 Cfr. La famiglia negata. Introduzione ad un progetto di fondazione del diritto di famiglia, in http://www.magisetplus.it/docs/PLANELLIfamiglia.pdf, Roma, 2001

2 Un dizionario on line spagnolo in proposito riporta: “el término familia tiene diversas acepciones. En un sentido analógico amplio se aplica en las ciencias biológicas para designar a un grupo de géneros de plantas o animales con caracteres comu-nes. Puede referirse a todos los hombres, hablándose de la «familia humana». El cristianismo habla de la «familia de los creyentes». Dante vio en la Divina Comedia a Aristóteles sentado entre «la familia de los filósofos». Se dice de todos los individuos vinculados por algún parentesco, o de toda una línea de ascendientes y descendientes. En sentido más limitado denomina la comunidad de personas que viven juntos y trabajan para satisfacer sus necesidades y alcanzar en común el bien del grupo. Cuando este vivir juntos se centra en la paternidad y se ordena a amparar la descendencia tenemos el tipo de f. clásica. Aristóteles hablaba de esta f. como de la communitas in omnem diem; comunidad con el cometido de atender a las necesidades primarias y permanentes de la casa (Política, 1,2). Se la denominó, en efecto, «sociedad doméstica», de domus (casa). Abarcando a «familiares» o consanguíneos y servidores o «domésticos», a esta sociedad corresponde el término lati-no familia, que remite a famulus. En sentido más estricto hoy se entiende por f. la comunidad de padres e hijos”

Fonte: http://www.canalsocial.net/GER/ficha_GER.asp?titulo=FAMILIA&cat=cultura

3 Politica, 1,2

4 Tito Livio racconta che Menenio Agrippa, in occasione di uno ‘sciopero’ dei plebei, ritiratisi sul Monte Sacro riuscì a convincerli a tornare a Roma per riprendere il loro posto nella città con un famoso apologo che raccontava come le mani, essendo scese in sciopero per protestare contro lo stomaco che appariva loro azioso e parassitario, dovettero presto rendersi conto che erano loro le prime ad essere indebolite dalla protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma l'intero organismo senza nutrimento.

5 Ci si riferisce al corpo mistico, che è l’unione dei credenti in Cristo: 1Cor 12

6 POPPER Karl R., ECLES John K., L'io e il suo cervello, Roma, Armando, 1981, pag. 79

7 ALVIRA Rafael, La libertà e le sue illusioni, in Studi Cattolici, XXXV, 1991, 361/362, p. 197 e ss.

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