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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
02/10/2008
Abstract
Vita di Gesù Cristo di Sir Hall Caine (1853-1931), figlio di un fabbro dell’Isola di Man e celebre scrittore di best-seller a livello mondiale, è il frutto di riflessioni e ricerche condotte, con passione e dedizione, nel corso di quarant’anni. Coscienza civica e comunicatore pedagogico delle virtù sociali del vittorianesimo, l’autore inglese parla di un Cristo come Fratello maggiore che annuncia il Regno Dio fatto di amore e pace, da scoprire nel cuore degli uomini. Pubblicata postuma nel 1938 dai due figli (in Italia dalla Mondadori, nel 1946, con la traduzione di Elio Vittorini), quest’opera, che si inserisce nel filone delle che vanno da Hegel a Renan, da Papini a Santucci, alla più recente di Papa Benedetto XVI, è uno degli ultimi tasselli del grandioso mosaico del Cristo davidico e messianico, vivo nel sogno dell’umanità sofferente che attende in terra la venuta del Regno dei cieli.

aspettava la città dalle salde fondamenta,
il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
(Eb 11,10)
Anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme.
(1 Pt 2,21)

Nell’estate 1892, Hall Caine era rincasato a Greeba Castle, sua dimora nell’Isola di Man, gioiello del Mare Irlandese, come legge chi sbarchi ai nostri giorni nel piccolo aeroporto locale.

Lo accolse il giornalista del New York Times (18/08/1892), venuto per una delle numerose interviste che lo scrittore era solito rilasciare, specialmente in concomitanza con l’uscita di un suo romanzo.

Durante la forzata attesa nello studio di Hall Caine, dove faceva bella mostra di sé il caminetto di Dante Gabriele Rossetti, cimelio del grande amico scomparso qualche anno prima, il giornalista sfogliò, casualmente, alcune pagine di un manoscritto: forse era il prossimo best-seller?

No!

Si trattava, invece, dell’opera alla quale Hall Caine avrebbe lavorato per quasi quarant’anni e che non avrebbe mai visto pubblicata, cioè la Vita di Gesù Cristo, uscita postuma a cura dei due figli nel 1938 e tradotta in italiano da Elio Vittorini nel 1946.

Il giornalista chiese a Hall Caine quando l’ avrebbe data alle stampe e lui rispose: “Negli anni a venire: dopo tutto, il pubblico mi vuole come romanziere e non come profeta”.

Hall Caine sentì la necessità di comunicare il messaggio essenziale del Cristo che andava cercando, attraverso la scrittura, l’arte alla quale si era dedicato sin da giovane: esempio di questo suo cammino umano e letterario sono uno dei primi romanzi, The Christian (1897), e l’ultimo, Barbed wire (1923).

The Christian narra la storia di passione e di redenzione tra Gloria Quayle, una giovane donna che persegue il successo mondano nel mondo teatrale di Londra, e John Storm, un uomo di profonda spiritualità che decide, infine, di prendere i voti nel seno della Chiesa Anglicana.

Con questo romanzo, Hall Caine spostò l’ambientazione dai paesaggi agricoli della Cumbria, da quelli famigliari dell’Isola di Man, da quelli esotici del Marocco, alla più frivola e cosmopolita capitale Londra.

Qui, Hall Caine, attento giornalista, solleticò anche le coscienze più conservatrici, quando mise in luce l’indipendenza e la libertà con cui Gloria viveva la propria condizione di donna sola ed emancipata, nella liberale e libertina Londra: il suo personaggio veniva così ad assumere un significato più ampio nel dibattito sul ruolo della donna nella società sostenuto con articoli e con dimostrazioni dalle “suffragette”.

Subito, il romanzo ebbe un adattamento teatrale di grande successo e una versione cinematografica nel 19231.

Nell’ultima parte del romanzo, Londra sotto la penna fustigatrice di Hall Caine perde i contorni di una capitale mondiale e rievoca le atmosfere di catastrofe biblica di Sodoma e Gomorra, dove il malcostume il vizio erano aumentati con l’intensificarsi del terrore di una imminente punizione divina:

Si trattava di una di quelle epidemie di pazzia che si sono abbattute sulle grandi città nelle antiche età del mondo. Ogni mente era invasa dall’idea che Londra era minacciata da un serio pericolo; che era sull’orlo di una tremenda crisi; che stava per essere distrutta.

I segni erano tali che potevano essere considerati come preparatori alla seconda venuta del Messia: una scossa di terremoto che avrebbe abbattuto il camino malfermo (da qualche parte a Soho); l’attesa apparizione di una cometa. Ma questo non doveva essere il secondo Avvento; era una piaga destinata alla sola Londra.Dio era sul punto di punire Londra per i suoi peccati.

Nella Londra peccatrice, dilagò l’ isteria per la fine imminente, accanto a scetticismo e diffidenza su simili cialtronerie.

Per le strade della città (a dire il vero già da tempo) si aggirava un uomo solo e sconosciuto, che predicava la conversione sincera e totale dei cuori umani e il loro ritorno a Dio: Londra, allora, si accorse di lui e scoprì che l’uomo da tutti bistrattato era di nobile lignaggio, che aveva rinunciato a tutti i suoi beni e li aveva distribuiti ai poveri, che aveva preso i voti divenendo pastore di una chiesa, attivissima nell’assistenza caritativa dei reietti e in particolare delle ragazze.

Era chiamato “Il Padre”.

Quando si venne a sapere che il pio uomo era nato il 25 dicembre e aveva trentatre anni, l’isteria collettiva raggiunse l’apice.

Si osservò una certa rassomiglianza nel suo volto con il volto tradizionale di Cristo e fu capriccio del popolo rilevare qualche mistica relazione tra lui e la figura divina.

Donne isteriche baciavano la sua mano e persino lo salutavano come il loro Salvatore. Egli protestava e faceva rimostranze, ma invano. La delusione cresceva, e le sue proteste le alimentavano.

La sua chiesa era ora assediata da folle di credenti, più nell’Ultimo Giorno che in Dio. Il panico dilagava e i giornali invocavano l’intervento delle autorità per tutelare l’ordine e la quiete pubblica: “Il Padre” era un pericolo pubblico e come tale andava arrestato.

Venne il giorno tanto temuto, quando folle forsennate attendevano la punizione divina su Londra, come le sette piaghe sull’Egitto.

Ma non accadde nulla; anzi, il cielo bigio di Londra fu terso e azzurro.

Barbed Wire, ambientato in un campo di internamento per civili durante il primo conflitto mondiale, racconta la storia d’amore tra Mona, una ragazza inglese, cresciuta al focolare domestico, priva della madre, e Oskar, un prigioniero tedesco.

Pubblicato nel 1923 e, come al solito, fu un best-seller: in poco tempo vendette più di 500.000 copie e nel 1927 fu tratto il film Barbed Wire, prodotto dalla Paramount2.

Nell’edizione successiva del 1928 Hall Caine così rievoca la genesi di questa opera definita “parabola moderna”:

Una notte, quando la sensazione della tragedia che questa scena aveva creato, e la futilità e la follia della guerra mi stava sconvolgendo, ho sognato che il campo era ancora intatto e che vedevo un giovane uomo e una giovane donna fuggire da esso, nel primo mattino, scalando, mano nella mano, la collina che lo separava dal mare. Alla maniera di un sogno, avevo l’impressione di conoscere tutto questo.

Qui Hall Caine tratteggia il Leitmotiv della “parabola moderna” dell’amore contrastato della giovane coppia: l’odio per motivi razziali che la Prima Guerra Mondiale aveva acceso sia presso gli inglesi che non accettavano che una figlia dell’Inghilterra spossasse un nemico, sia presso i tedeschi intolleranti del fatto che uno di loro potesse avere una moglie di un paese che, certo, era risultato vincitore nella guerra, ma non aveva mostrato pietà nell’imporre al popolo della Germania già stremato pesantissimi risarcimenti; Mona pensa:

Se Gesù morì di propria libera volontà, se morì per amore, perché non lei? E se morendo Egli salvò il mondo, anche per lei sarebbe stata la stessa cosa?

Nel vorticoso turbinio della sua testa, non vi vede differenze. Ciò che intende fare smette di essere un peccato e diventa un sacrificio. Se il mondo è pieno di odio, come conseguenza della guerra, la sua morte potrebbe salvarlo. Lei è solo una povera ragazza, e nessuno sulla terra saprà mai che cosa lei abbia fatto e perché l’abbia fatto, ma Dio lo saprà.

Mona ritorna a casa con il suo proposito di “sacrificarsi” per il bene del suo popolo, come fece Gesù per amore dell’umanità: lei non può “amare” il suo uomo su questa terra a causa dell’odio razziale degli uomini. Parla con Oskar di cosa potrebbe succedere ora che la guerra è finita. Ci sono tanti progetti, ma anche le parole “profetiche” di Oskar alla domanda fatidica di Mona:

Vuol dire che un giorno ci sarà un’altra guerra?”.

Sì, e quando quel giorno verrà, Dio aiuterà questo povero mondo e tutte le cose in esso”. (…)

E poi, queste due povere creature che il mondo ha rifiutato, tenendosi per mano, e non scorgendo alcuna differenza nella convulsa confusione e delirio dei turbinosi pensieri, parlano in bisbigli di come stanno andando a salvare il mondo dalla guerra e dalle amare conseguenze della guerra, facendo come ha fatto Colui che è stato il grande Vincitore della morte e il Salvatore dell’anima dal peccato: rinunciare alle loro vite per amore e sacrificio.

Quindi anche se le chiese sono tutte come tu dici, c’è ancora Gesù...”.

Sì, Mona, c’è ancora Gesù”.

Arriva il giorno in cui il campo di internamento viene definitivamente chiuso, mentre i suoi 25.000 prigionieri sono andati via dall’Isola di Man.

E’ anche arrivato il giorno del supremo gesto eroico: il sacrificio di Mona e Oskar per amore dell’umanità:

E pensi che Dio accetterà il nostro sacrificio?”.

Sono sicuro di sì: è la nostra grande speranza, la nostra meravigliosa idea”.

Tra lacrime e dubbi, arrivano davanti all’alta scogliera, di fronte a un’alba infuocata, persuasi della significatività del loro gesto estremo:

Facciamo ciò dobbiamo fare?”.

Sì, facciamo ciò dobbiamo fare”.

E poi questi due bambini del Padre universale, cacciati dalla compagnia degli uomini, separati in vita e in procinto di essere uniti in morte, affrontano la cerimonia di sepoltura che hanno per sé riservato.

Mona e Oskar, creature spiritualmente pervase da un incondizionato amore verso il Creatore, intonano l’ultimo canto di questa vita terrena, quasi a ricordare all’umanità intera, per cui compiono tale sacrificio, il messaggio universale della preghiera insegnata da Gesù:

Padre nostro che sei nei cieli...

Mona e Oskar si promettono eterno amore, con il dono del primo e ultimo bacio.

Poi la caduta verso il Regno di Dio.

Il significato della Vita di Cristo secondo Hall Caine

Nel 1907 Hall Caine si recò per la prima volta a Gerusalemme, dall’Egitto dove si trovava per raccogliere materiale per il suo romanzo The Prophet del 1909, e vi ritornò per soggiorni più lunghi nel 1926 e nel 1927.

L’ultimo viaggio fu nel febbraio 1929 in compagnia di Robert Marshall, suo intimo amico e medico personale.

Il viaggio di Hall Caine in Terra Santa fu un’intensa esperienza spirituale: ormai era consapevole che la sua vicenda terrena era agli sgoccioli e aveva fretta di portare a compimento il libro che andava scrivendo da più di quaranta anni.

Nel 1920 il trattato di Sévres poneva fine all’Impero Ottomano e la Società delle Nazioni affidava i territori del Medio Oriente a Francia e Inghilterra, in particolare la Palestina era sotto mandato inglese.

Sir Hall Caine, illustre cittadino di Sua Maestà, aveva ampia libertà di movimento all’interno della Palestina. Con l’aiuto di guide locali e soprattutto della Bibbia, visitò i luoghi della fede.

Qui ebbe l’occasione di visitare (e farsi immortalare in una fotografia) la tomba di Cristo scoperta da George Gordon (1833- 1885), generale britannico, che, recandosi in Palestina dopo la sua conversione alla Chiesa Evangelica, suggerì una differente ubicazione del Golgota, il luogo della crocifissione di Cristo, rispetto al sito tradizionale a nord del Santo Sepolcro. Questa tomba, scavata nella roccia, è posta in un’area coltivata fuori dalle mura ed è chiamata "Tomba del Giardino" per distinguerla dalla tomba custodita nella Chiesa del Santo Sepolcro.

La Vita è, dunque, il progetto umano, letterario e definitivo di un uomo che, profondamente intriso di religiosità, aveva cercato la verità e l’aveva trovata nella enigmatica figura di Cristo uomo divino e dio umano; e proprio con l’arte della scrittura, con la quale aveva raggiunto fama e ricchezza, l’uomo Hall Caine interroga se stesso e le fonti storiche per riappropriarsi del messaggio umano di Cristo divino:

Mostrare, in ogni episodio, l’uomo, i grandi sempre umani impulsi che lo muovono: episodio per episodio, e momento per momento, sino a quello sulla Croce, al gran grido della morte, e l’apparizione ai discepoli, il congedo estremo da loro prima dell’Ascesa. Mostrare questo, e l’amore di Lui per il piccolo gruppo dei discepoli, l’amore dei discepoli per Lui e le deficienze, le esitazioni, le momentanee incertezze di tale amore. Sarebbe di grande effetto se si potesse farlo. Sarebbe parlare soltanto a quelli che lo amano come genio trascendente, come simile a Dio e compagno di Dio, ma anche all’immensa moltitudine di quelli che cercano in Lui un amico, una guida, un protettore, un fratello e insieme un salvatore, l’Essere che li ha redenti dal peccato, e che ha stabilito la pace tra loro e Dio3 .

Nella premessa al libro di Luigi Santucci (1918-1999), Una vita di Cristo, Gianfranco Ravasi, usa un titolo eloquente e significativo, La teologia narrativa di Luigi Santucci, quando precisa: “È in questa luce che recentemente si è sentita l’urgenza di formulare una ‘teologia narrativa’. La locuzione, coniata da H. Weinrich…., suppone un ripensamento del linguaggio teologico. Ripensamento non puramente strategico rispetto alla crisi e al disagio sofferti dal linguaggio religioso nei confronti di quello contemporaneo, ma riscoperta della struttura stessa del discorso religioso cristiano”4.

Seguendo il flusso della teologia narrativa, Hall Caine compone la Vita di Gesù Cristo in “tre milioni di parole tra testo, note e versioni di varie versioni della Bibbia”, secondo la stessa osservazione dei figli Ralph e Derwent, che si incaricano, dopo la morte del padre, della revisione e dell’editing testuale: un lavoro che durò sette anni.

A tal proposito chiamarono la segretaria, Rose De Bear, la sola in grado di decifrare il più correttamente possibile la grafia minuta di Hall Caine, debilitato dalla vecchiaia e dalla malattia.

Egli narra la storia della vita di Gesù partendo dalla lettura dei quattro Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni: mostra le concordanze e le discordanze delle singole versioni; tenta di dare una spiegazione razionalizzatrice di ciò e chiosa laddove pensa che una sua nota personale possa meglio lumeggiare il testo, nel tentativo di penetrare più vivacemente nella personalità del Messia5.

Hall Caine era un uomo di vastissime letture e teneva una corrispondenza con i migliori teologi del tempo, anche se il suo tempo libero era pochissimo e per lo più impiegato a documentarsi per il successivo best-seller: è uno scrittore e non un profeta, aveva precisato al giornalista molti anni addietro.

L’evento centrale della vita di Cristo è chiaramente la crocifissione e la resurrezione, quando Hall Caine puntualizza:

Resta solo il fatto che Gesú morì e fu sepolto, e che, prima per tramite di una donna devota, poi per quello di dieci discepoli, i quali tutti si convinsero di averlo veduto e averlo udito parlare, resuscitò dalla morte. Così sicuri furono i discepoli della sua resurrezione e della sua vita eterna che seppero comunicare questa sicurezza a migliaia e migliaia di persone, tra le quali un nemico di Gesú che cinque anni più tardi divenne capo degli apostoli. E tanta fede nacque da questa sicurezza che chiunque l’acquistò si trovò subito disposto ad affrontare per essa ogni genere di persecuzioni, il martirio e la morte. La fede nella resurrezione di Cristo è fondamentale per il cristianesimo. Senza di essa non potrebbe esservi una morale cristiana; e forse non potrebbe esservi neanche una forma esterna di religione cristiana. La resurrezione di Cristo dalla morte fu l’essenza della fede per San Paolo. Io non vedo altra possibilità di fede senza di essa6.

Gesù, quindi, vinse la morte e aprì la porta del Regno dei cieli all’uomo, risvegliando speranza nei loro cuori e indicando agli uomini di buona volontà il cammino di pace e amore universale in piena fratellanza.

Gesù apparve ai suoi discepoli dopo la morte e questi gli chiesero se, ora che era risorto, poteva restaurare il regno di Israele, adempiendo alle profezie messianiche. Rispose che ciò dipendeva da Dio e solo da Dio.

E, asceso Gesù al cielo, i credenti compresero che:

Il Cristo era vivo e sarebbe vissuto in eterno. Le speranze ch’essi avevano carezzato tanto a lungo, e che per tre anni brutti giorni avevan creduto perdute, sarebbero diventate realtà. L’atteso regno dei cieli sarebbe stato stabilito sulla terra, e sarebbe stato governato dal loro Maestro, sarebbe durato fino alla fine dei secoli, e forse in eterno7 .

Ma dov’era il Regno dei cieli?

Cristo di fronte alla Prima Guerra Mondiale

Vi lascio la pace, vi do la mia pace,

non come la dà il mondo, io la do a voi

(Gv 14,27)

Secondo lo storico Eric J. Hobbawn, il Secolo Breve, ovvero il Novecento, si svolge dall’anno 1914, anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, al 1991, anno del crollo dell’Unione Sovietica.

Nella divisione del Secolo Breve, la prima parte (1914-1945) è definita dallo storico Età della Catastrofe.

E durante la Prima Guerra, in cui Hall Caine fu attivissimo come coscienza dell’opinione pubblica, in un articolo apparso sul The New York Time (01/08/1917), Hall Caine scriveva:

E poi si pensi infine al male che questi tre anni di guerra hanno procurato. Per duemila anni la fede ha lavorato per la cristianizzazione del mondo. E’ stata una fatica lunga e quasi disperata. Nel passato, così tante mondanità da combattere, così tante pulsioni pagane da superare. C’è solo una cosa certa su Gesù Cristo: il principale tra i suoi obiettivi era di porre termine alla guerra, di sostituire la forza delle armi con quella della giustizia. (...) Ma in questi ultimi tempi, ci stiamo accorgendo che, nonostante tutte le macchinazioni del dispotismo militare, il vangelo della pace si sta diffondendo nel mondo.

E ancora, Hall Caine, rievocando il Natale del primo anno della Grande Guerra trascorso in trincea, racconta con sentita partecipazione:

Poi il Natale in trincea- ne abbiamo barlumi. Il popolo che governa le nazioni dai loro parlamenti potrebbero avere dubbi sul sogno di pace dei poeti, l’Utopia della fratellanza universale che splende prima di un lontano futuro dell’umanità, ma i soldati sui campi di battaglia, persino nella confusione di sangue e morte, in qualche maniera ne avevano sentito parlare. L’appello del Papa per una tregua alle ostilità durante i giorni sacri per la fede cristiana ha raggiunto invano le orecchie sorde dei Governi d’Europa (…) Mio Dio, perché gli uomini fanno le guerre?8

Ma la pace è un sogno del Messia per il Regno dell’Uomo, che forse è parte dei regni offerti da Satana a Gesù nel deserto, oppure è una prerogativa del Regno di Dio?

Nella divisione del Secolo Breve, la prima parte (1914-1945) è definita dallo storico Hobbaw Età della Catastrofe.

Forse Hall Caine era veramente un profeta e come tale aveva “profetato” le catastrofi che l’uomo, reso ancora più potente e forse prepotente dall’innovazione tecnologica, era pronto a commettere: un secondo conflitto mondiale era alle porte.

Fa rabbrividire la domanda che Mona pone al suo amato Oskar, internato civile ormai libero, dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale: “Vuol dire che un giorno ci sarà un’altra guerra?”.

E la risposta di Oskar è “profetica”, terribilmente:“Sì, e quando quel giorno verrà, Dio aiuterà questo povero mondo e tutte le cose in esso”.

Ma, a questo punto del nostro quadro delle pulsioni etiche di Hall Caine verso la pace, poniamoci in ascolto, con particolare attenzione, delle parole del Discorso all’Umanità che il Dittatore, interpretato dal Charlin Chaplin (1889-1977), fa nell’omonimo film del 1940:

Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca (…)
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo" – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi ,voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo
avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza

Interessante notare che nella versione originale del film, il Dittatore cita il versetto di Luca indicando la provenienza (il diciassettesimo paragrafo), cosa che è invece sparita nel doppiaggio italiano. Il versetto The kingdom of God is within the man viene reso nella traduzione italiana del film così: Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo. La versione della Bibbia CEI recita: Perché il regno di Dio è in mezzo a voi. Il testo greco originale ha la preposizione entos che può significare tra, in mezzo a, dentro.

Il Regno di Dio, dunque, è dentro il Regno dell’uomo che, come si legge nell’apocrifo Vangelo di Tommaso, voleva uccidere un potente: quand’era ancora a casa propria, estrasse la spada e la conficcò nel muro per saggiare la mano; poi uccise l’uomo potente?9

Lo scrittore fiorentino Giovanni Papini (1881-1956), nella sua Storia di Cristo (1921), recentemente pubblicata (2007), scrive in una sorta di palingenesi spirituale di “uomo finito”:

Il Figlio dell’Uomo, che salì sulle montagne, per essere più prossimo al cielo, che fu tutta luce nella luce del cielo, che morì sollevato da terra, nel buio del cielo, e ritornerà, un giorno, sulle nuvole del cielo, è ancora fra noi, presente nel mondo che ha voluto liberare, intento alle nostre parole se vengono veramente dal profondo dell’anima, alle nostre lagrime se davvero furon lacrime di sangue nel cuore prime d’esser gocciole salse negli occhi, ospite invisibile e benevolente che non ci abbonderà mai più, perché la terra, per volontà sua, è un’anticipazione del Regno dei Cieli e fa parte, fin da oggi, del cielo.10

Giovanni Papini parve chiedersi come sant’Agostino, cui dedicò una biografia nel 1929: Ma come invocare il mio Dio, il Dio mio Signore? Invocarlo sarà comunque invitarlo dentro di me; ma esiste dentro di me un luogo, ove il mio Dio possa venire dentro di me, ove possa venire dentro di me Dio, Dio che creò il cielo e la terra? C’è davvero dentro di me, Signore Dio mio, qualcosa capace di comprenderti? (Confessioni I,2,2).

Papini, quindi, scrutò dentro di sé per cercare la luminosità del cielo terso, riflesso opaco della luce del Regno dei cieli: vi scorse la Città di Dio che Cristo annunciava ai popoli delle terra.

Ma forse prigionieri del Regno dell’Uomo in guerra, è giusto chiederci: Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro? (Mt 11,2 s).

Conclusioni

Scrive Papa Benedetto XVI nel libro Gesù di Nazaret circa il Regno di Dio, espressione che ricorre 122 volte nel Nuovo Testamento (99 nei Vangeli sinottici, di cui 90 volte proprio nei discorsi di Cristo):

Con parole più esplicite possiamo dire: parlando del Regno di Dio, Gesù annuncia semplicemente Dio, cioè il Dio vivente, che è in grado di operare concretamente nel mondo e nella storia e proprio adesso sta operando. Ci dice: Dio esiste. E ancora: Dio è veramente Dio, vale a dire, Egli tiene in mano le fila del discorso. In questo senso il messaggio di Gesù è molto semplice, è del tutto teocentrico. L’aspetto nuovo ed esclusivo del suo messaggio consiste nel fatto che Egli ci dice: Dio agisce adesso- è questa l’ora in cui Dio, in un modo che va oltre ogni precedente modalità, si rivela nella storia come il suo stesso Signore, come il Dio vivente. Pertanto la traduzione “regno di Dio” è inadeguata, sarebbe meglio dell’ “essere Signore” di Dio oppure della signoria di Dio11.

Alla ricerca delle orme di Cristo lasciate nella storia e nei cuori degli uomini (se si tiene conto anche delle recenti ed eterogenee pubblicazioni al riguardo12), Hall Caine volle riscoprire e narrare la storia di Colui nel quale Dio si era rivelato, rendendolo agente della buona novella, ovvero del kerygma evangelico: in tale quadro, la Vita di Gesù Cristo è il testamento spirituale con cui lo scrittore di romanzi popolari, apparso come una meteora nel mondo letterario e “misteriosamente” dimenticato, propone agli uomini del Novecento di rimettersi alla ricerca del Cristo che per lui stesso- scrive in una lettera strettamente privata e inedita del 7 novembre 1901, che ho potuto leggere nell’Archivio dello scrittore custodito presso la Biblioteca dell’ Isola di Man- “come Dio-Uomo è una figura di infinito pathos e potere, con un messaggio per l’umanità sofferente che non può essere completamente percepito col fissare gli occhi esclusivamente sulla figura dell’Uomo-Dio”.

“Caine” –scrive Vivien Allen, tracciando un bilancio della vita di Caine al suo settantesimo compleanno nel 1923 (anno di pubblicazione del romanzo Barbed Wire) - “aveva lavorato per tutta la sua vita per un mondo migliore, per la fine dell’ingiustizia e dell’odio. Egli aveva patito una disastrosa guerra mondiale, il convinto pacifista non era mai stato eclissato dal propagandista. Il suo ultimo articolo di guerra, scritto nel giorno dell’armistizio nel 1918, affermava che, mentre il prezzo pagato per la vittoria della causa degli Alleati era stato terribilmente più amaro di quanto potesse essere giustificato, tuttavia ‘esso aveva ucciso la guerra e bandito per sempre il più grande flagello dell’umanità’. Ma nel 1923 era chiaro quanto lui e coloro che erano della sua stessa opinione, si fossero sbagliati. Ora egli vedeva che i semi di un’altra guerra mondiale erano stati seminati a Versaille. Egli provava orrore per il trattamento della Germania, qualsiasi cosa avesse fatto, e non nutriva alcuna speranza per il caos in patria, per il conflitto di interessi egoistici che erano ovunque. Ora vedeva che la Grande Guerra, ben lungi dall’aver abolito la guerra per sempre, aveva ‘infiammato e rafforzato lo spirito di essa’. Non era preparato per il dopo: vedeva, o pensava di aver visto, la rovina di ogni fine per cui aveva lavorato, e il fallimento dei suoi ideali. L’odio razziale, contro cui aveva lottato e predicato così a lungo, era ancora vivo”13.

Nel romanzo che forse amava di più (sicuramente il prediletto della moglie Mary), ovvero in The Eternal City, David Rossi è il sognatore di sogni che, utilizzando le parole della citazione biblica posta in calce al romanzo stesso (Eb 11,10) “aspettava la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso”.

La stessa citazione biblica viene ricordata da Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica Spe salvi14.

Leggiamo, infine, nella conclusione del romanzo, il monito di Hall Caine:

Dovremmo vivere per un grande ideale: è la sola cosa per cui valga la pena vivere e, anche se dobbiamo morire, come uomini dovremmo morire per questo ideale, e fondare le nostre speranze sull’essere cittadini di un’altra e più grande Città Eterna. Chi sono quelli che sono già pronti per tutto ciò? Sono quelli che esercitano il potere in questo mondo? O sono gli uomini che sono in prigione e in catene, gli uomini che sono stati bruciati e gli uomini che sono stati crocifissi?15.

Hall Caine lo ribadì anche nella nota introduttiva alla Vita di Gesù Cristo:

Lo scopo è dunque anche di mostrare, nei limiti che le mie modeste forze mi permettono, come il fatto più grande nella storia umana non sia connesso con il suo benessere materiale, con le battaglie che ha combattuto e vinto, con gli imperi che ha fondato o distrutto, con le conquiste fatte nel campo del pensiero e le scoperte compiute nel regno della natura, ma con lo sviluppo della sua anima di età in età alla ricerca di Dio, e, soprattutto, con il silenzioso e forse inconscio sviluppo del suo divino sogno messianico del Cristo, di un Liberatore, un Redentore, un Salvatore, sogno che l’ha sempre guidata, nel suo lungo cammino di sofferenze, peccati e pentimenti, simile a un pilastro di fuoco la notte, e a un pilastro di nuvole di giorno.

Forse fu per questo che non riuscì a terminare quella che considerava l’opera della sua vita di uomo di lettere… un sogno perseguito per tutta una vita terrena di scrittore acclamato e di successo, ma dotato di una profonda comprensione cristiana, aperto alla ricerca del dio ignoto.

1 The Christian fu diretto nel 1923 dal regista parigino Maurice Tourneur (1873-1961) a Hollywood per il produttore Samuel Goldwyn. Copia del film muto che si credeva irrimediabilmente perduto è stato ritrovato in Cecoslovacchia da Kevin Brownlow (Crowborough, Sussex, 1938 ), uno dei maggiori storici e restauratori del cinema muto.

2 Il titolo originale dell’opera è The woman of Knockaloe nella prima edizione del 1923. Dopo il grande successo del film, il titolo fu cambiato in Barbed Wire (Filo spinato). Il film, diretto e adattato da Rowland V. Lee, annoverava tra gli attori Pola Negri nella parte di Mona e Clive Brook nella parte di Oskar. La scena era spostata dall’isola di Man alla Francia. Il film in bianco e nero, muto, della durata di 67 minuti, è stato restaurato dalla Cinemateque Royale du Belgique e presentato recentemente al Festival del Cinema Ritrovato 2001 (con didascalie in francese e olandese).

Una copia, con il titolo italiano Reticolati, è conservata alla Cineteca di Bologna.

3 Hall Caine, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, traduzione di Elio Vittorini, Milano 1946, vol. I, pag. 255.

4 L. Santucci, Una vita di Cristo. Volete andarvene anche voi?, San Paolo, Torino 2001, pag. 17.

5 Segnalo un libro interessante e originale nel panorama della letteratura cristologica.

Pierluigi Baima Bollone, medico e professore ordinario di Medicina legale nell’università di Torino, ha fatto uno studio psicologico di Gesù, vincendo le resistenze derivanti da uno scetticismo diffuso per la difficoltà “di risalire agli aspetti originali della sua personalità attraverso la documentazione a disposizione e di farli risaltare sull’ambiente che appariva allora non sufficientemente chiaro”, in modo così convinto che, ad esempio, scrive: “Le affermazioni contenute nei Vangeli provano che Gesù non aveva nessuna dissociazione, modificazione e alterazione della propria personalità” (P. Baima Bollone, La psicologia di Gesù, Mondadori, Milano 2003, pag. 154).

6 Hall Caine, op. cit., vol. II, pag. 874.

Il racconto evangelico del processo, della crocifissione e della resurrezione è essenziale nella Vita di Gesù Cristo di Hall Caine, poiché costituisce la centralità del tema soteriologico del cristianesimo che verrà affrontato in un prossimo libro, come preannunciato, da Papa Benedetto XVI, come è lo è stato anche dal film La passione di Cristo dell’attore e regista australiano Mel Gibson, che ha riscosso nel 2004 grande successo mediatico. Il film (insieme al suo marketing magistralmente architettato) ha offerto l’occasione di poter parlare di Gesù tra la gente, in televisioni e sui giornali.

Fra tutte queste voci, segnaliamo il volume dato come supplemento a Famiglia Cristiana (n°15, 11 aprile 2004), dal titolo I Vangeli della Passione, della firma di Gianfranco Ravasi. Anche il giornalista vaticanista Andrea Tornelli ha dedicato una monografia al rapporto tra film e racconto neotestamentario, con prefazione di Vittorio Messori e con posfazione di monsignor Ravasi (A. Tornelli, La Passione.I Vangeli e il film di Mel Gibson, Piemme, Milano 2004).

7 Hall Caine, op. cit., vol. II, pp. 883-884.

8 H. Caine, The drama of 365 days. Scenes in the Great War, Heinemann, London 1915, pp. 70-71

9 E. Pagels, Il Vangelo segreto di Tommaso, Mondadori, Milano 2005, pag. 166.

10 G. Papini, Storia di Cristo, Vallecchi, Firenze 2007, pp. 435-436.

 G. Papini…, pag. 5.

11 J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, pag. 79.

12 José Saramago scrive: “Essendo, con ogni evidenza, Gesù l’eroe di questo vangelo, che non ha mai avuto il proposito di contrastare quello che hanno scritto altri e che, pertanto, non oserà certo sostenere che non è accaduto ciò che si è compiuto, mettendo al posto di un sì un no, essendo Gesù questo eroe e conosciute le sue prodezze, ci sarebbe molto facile avvicinarci a lui e annunciargli il futuro, quanto sarà bella e meravigliosa la sua vita, miracoli che daranno da mangiare, altri che restituiranno la salute, uno che sconfiggerà la morte, ma non sarebbe assennato farlo, perché il ragazzo, benché versato per la religione ed esperto di patriarchi e profeti, gode del robusto scetticismo della sua età e ci manderebbe a quel paese” (J. Saramago, Il Vangelo secondo Gesù, Bombiani, Milano 1998, pp. 186-187). Dan Brown fa dire al protagonista maschile Robert Langdom: “Io sono uno storico. Sono contrario alla distruzione dei documenti, e mi piacerebbe che gli studiosi delle religioni avessero maggiori informazioni su cui riflettere per raccontarci l’eccezionale vita di Gesù Cristo” (D. Brown, Il Codice Da Vinci, Mondadori, Milano 2004, pag. 402).

A livelli ovviamente diversi, i due scrittori mettono in luce un bisogno intimamente umano, già espresso- a mio avviso, al di là di ogni possibile esegesi storico - teologica - dall’evangelista Luca: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”. Orbene, sulla solidità delle parole (asphaileia logon) nelle parole di Luca, con cui ogni autore sente il semplice bisogno di confrontarsi nello scrivere una vita bella e meravigliosa (Saramago) ed eccezionale (Brown) di Gesù Cristo, Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio, infine giova leggere infine l’affermazione di Papa Benedetto XVI: “Per la mia presentazione di Gesù questo significa che io ho fiducia nei Vangeli” (Joseph Ratzinger, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, pag. 17).

13V. Allen, Hall Caine, portrait of a Victorian romancer, Sheffield Academic Press, Sheffield 1997, pp. 396-397.

14 Il Papa scrive: “La stessa Lettera agli Ebrei parla di una « città » (cfr 11,10.16; 12,22; 13,14) e quindi di una salvezza comunitaria” (Benedetto XVI, Spe salvi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, cap. 14).

15 T.H. H. Caine, La città eterna, Esperia, Milano 2008, pag. 786.


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