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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
06/05/2008
Abstract
"La città eterna" di Sir Hall Caine (1853-1931), autore di una "Vita di Gesù Cristo" pubblicata postuma (in Italia, da Mondadori, 1946, con la traduzione di Elio Vittorini), è un romanzo del 1901 che racconta una storia d’amore di stampo ottocentesco, oggetto di un’opera teatrale con la musica di Pietro Mascagni (la cui partitura orchestrale, creduta perduta, è stata recentemente ritrovata) e di due film muti del 1915 e del 1923 (in cui fece la “comparsa” Benito Mussolini appena andato al potere) , e che al contempo parla del tentativo di una rivoluzione pacifica per stabilire in terra la Repubblica dell’Uomo, all’interno della dialettica parlamentare, avendo come manifesto politico il ‘Padre Nostro’: un ritratto senza tempo di Roma, che assurge a parabola universale del dissidio tra bene e male, tra messianesimo redentore della masse afflitte e la tirannia del potere costituito. Come dirà Davide Rossi, l’eroe del romanzo: “Roma ha un posto assegnato: è la Città Eterna. La sua immortalità è un mistero. Altre città decadono e muoiono quando la loro missione è finita. Roma sola rimane attraverso i secoli e le civiltà”.

In quel tempo, interrogato dai farisei:

Quando verrà il regno di Dio?”,

Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione,

e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là.

Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!”.

(Lc, 17,20)

Quando Sir Hall Caine morì nell’agosto 1931 nell’Isola di Man, era indubbiamente lo scrittore più letto al mondo con dieci milioni di copie di libri venduti solo nel mondo anglofono, lo scrittore più “visto” con sedici film e numerosi adattamenti teatrali ricavati dai suoi libri, probabilmente lo scrittore più ricco al mondo con una fortuna stimata 230.000 sterline2.

Poteva certo dirsi un uomo soddisfatto, tenendo conto della strada che aveva fatto da quando, giovane impiegato in uno studio di architettura di Liverpool, scrisse le prime lettere al famoso pittore e poeta Dante Gabriele Rossetti (1828-1882): nacque così un’amicizia sincera che accompagnò Hall Caine dal momento in cui divenne suo segretario negli ultimi due anni della vita terrena di Rossetti a quando, all’apice della fama e della ricchezza, lo commemorò nel Recollections of Rossetti nel 19283 in occasione del centenario della nascita.

Autore di romanzi popolari con storie melodrammatiche4 e uomo di successo, Hall Caine aveva curato personalmente la sua immagine pubblica e mondana di uomo di lettere, facendosi fotografare in numerose cartoline che venivano vendute in Inghilterra5; e da abile businessman, aveva compreso l’importanza della nascente industria dell’ entertainment di massa6.

L’unico cruccio di Hall Caine fu di non poter vedere pubblicata l’opera cui aveva lavorato con indefessa passione per oltre quaranta anni, e in modo più alacre negli ultimi dieci anni della sua vita, e che considerava il suo capolavoro: Life of Christ, fatta di tre milioni di parole tra testo, note e versioni di varie versioni della Bibbia, disperse su innumerevoli manoscritti, subì un titanico lavoro di editing dai due figli Ralph ed Edward e fu pubblicato postumo nel 1938.

Dopo la sua morte, Hall Caine, misteriosamente, cadde nell’oblio7.

Se The Manxman fu il romanzo più noto di Hall Caine, grazie alla trasposizione cinematografica di Alfred Hitchcock nel 19298, il suo maggior successo commerciale fu il libro La città eterna, pubblicato nel 1901, che vendette un milione di copie solo nella edizione inglese; ebbe un adattamento teatrale, con 117 repliche, al Her Majesty’s Theatre di Londra, con la musica scenica di Pietro Mascagni9, acclamato nel mondo dopo i fasti di Cavalleria Rusticana; ebbe due trasposizioni cinematografiche, una nel 1915 con la regia di Edwin S. Porter, una nel 1923 per la regia George Fitzmaurice10 dove fece la comparsa persino Benito Mussolini, appena andato al potere11.

Hall Caine era solito documentarsi in modo scrupoloso per la scrittura dei suoi romanzi e visitava i luoghi dove erano ambientati e, perciò, nel 1899 si recò a Roma e prese alloggio a Trinità de Monti n. 18.

Il suo soggiorno nella capitale del Regno di Italia avveniva sotto i migliori auspici: ebbe come cicerone Ugo Ojetti (1871-1946), che stava traducendo Il Cristiano12 (1897); partecipò alla vita mondana e culturale della Roma umbertina; osservò la città e i suoi abitanti e prese appunti che sono tuttora conservati presso la Biblioteca di Man cui gli eredi lasciarono tutto il monumentale archivio dello scrittore inglese.

Hall Caine riuscì anche a ottenere, grazie all’intercessione del cardinale Vaughan, arcivescovo romano cattolico di Westminster, un’udienza privata con papa Leone XIII, l’autore della Rerum Novarum, enciclica che affronta, per la prima volta, la questione sociale dal punto di vista della dottrina della Chiesa cattolica (1891).

Hall Caine era molto attento all’attualità in virtù dei suoi esordi giornalistici.

L’Italia era, in quegli anni, appena uscita da un turbolento periodo della sua storia postunitaria: la sollevazione del popolo contro l’aumento del pane e la risposta autoritaria del Governo; un primo tentativo di regicidio nel 1897; l’assassinio riuscito del re Umberto I nel 1900; le leggi liberticide del governo reazionario Pelloux come risposta ai disordini sparsi per tutta Italia; il Giubileo indetto da papa Leone XIII nel 1900.

Hall Caine riutilizzò tutto questo materiale nella scrittura del romanzo e nell’agosto 1901 consegnò il manoscritto completo all’editore londinese Heinemann.

Fu subito un successo.

Come si legge nel risvolto di copertina della prima edizione in lingua italiana del libro, “il romanzo si apre con il Giubileo del 1900 a Roma, nel pieno della diatriba tra Vaticano e Stato italiano sul potere temporale della Chiesa. In questo contesto si inseriscono le rivendicazioni sociali dell’epoca, animate da un socialismo cristiano di cui era imbevuto lo stesso Caine. Davide Rossi è un deputato della Sinistra che lotta per il popolo e si oppone a un primo ministro corrotto, il quale cercherà di impedire il coronamento della storia d’amore tra Rossi e Donna Roma Colonna”.

Nel romanzo, Hall Caine, in termini di fantapolitica, profetizza la caduta della Casa regnante (i Savoia?), l’instaurazione di una (brevissima) dittatura, e la trasformazione dell’Italia da monarchia a repubblica. Quasi precorrendo i tempi, Hall Caine, in un’intervista rilasciata al Popolo di Italia poco prima di morire, quotidiano fondato da Mussolini, trovandosi nel Belpaese di passaggio in quanto di ritorno dal suo terzo viaggio in Terra Santa, dichiarò che, tenuto conto che durante il suo soggiorno a Roma per la stesura del romanzo il parlamentarismo italiano era inficiato da continui cambi di governo e le città erano in subbuglio, con scioperi selvaggi e serrate, “l’Italia era forse, fra tutti i paesi, quello che a più alta voce invocava un Mussolini”13.

La città eterna potrebbe apparire come feuilleton d’autore, in cui Hall Caine volle riversare, in più di seicento pagine fittamente scritte, la storia d’amore tra Donna Roma e David Rossi, e la missione di quest’ultimo per il bene del popolo, entro una cornice mondana della Roma umbertina, sullo sfondo delle rovine della Roma pagana e cristiana.

Il romanzo ambisce a indagare l’anima umana con la penetrazione psicologica della penna di Tolstoj, a ricreare le atmosfere mondane della dolcevita che Roma aveva nell’immaginario collettivo, e a dare voce, in chiave decisamente idealista, alle masse oppresse degli umiliati e offesi con le loro rivendicazioni sociali.

In un articolo comparso sul Corriere della Sera14, Ugo Ojetti, dopo aver letto il romanzo del «fantasioso autore de Il Cristiano», critica con sottigliezza il romanzo («opera da cima a fondo assurda e fantastica») de La città eterna, genialmente pubblicizzato «con tal suono di fanfare» sulla stampa inglese che 100.000 copie erano state già prenotate.

Il critico rammenta le principali fonti che Hall Caine volle approfondire durante le sue ricerche a Roma: il trattato Il socialismo cattolico del meridionalista Francesco Saverio Nitti (1868-1953), Presidente del Consiglio del Regno di Italia dal 23 giugno 1919 al 15 giugno 1920; il romanzo Daniele Cortis dello scrittore cattolico vicentino Antonio Fogazzaro (1842-1911); la biografia David Lazzaretti di Arcidosso detto il Santo: i suoi seguaci e la sua leggenda, dello studioso fiorentino Giacomo Barzelotti (1844-1917) 15.

Il protagonista del romanzo, Davide Rossi, è un personaggio che sfugge a ogni possibile classificazione politico-religiosa: socialista16, reazionario, cattolico-papista, anticlericale, utopista, boulangista, repubblicano; ma nessuno riesce a definire con un’etichetta Davide Rossi; forse la definizione più semplice e veritiera è quella che viene pronunciata da un viaggiatore su un treno che ha sentito parlare di lui: “sognatore di sogni”.

David Rossi è alla testa di un movimento pacifico e antiviolento che si prefigge di instaurare la “Repubblica dell’Uomo” , il cui manifesto e credo è niente meno che il Padre Nostro!

Ed egli così commenta la preghiera insegnata da Gesù:

«Il Padre Nostro contiene sei punti. Tre di questi riguardano la vita spirituale dell’uomo, gli altri tre riguardano la vita secolare dell’uomo.

«Il Padre Nostro dice: Padre nostro che sei nei Cieli. Se Dio è il padre di tutti gli uomini, tutti gli uomini sono fratelli e come tali sono tutti uguali. Perciò, il monopolio dell’autorità di un uomo su un altro è sbagliata. Tutti i governi dell’uomo sopra un altro uomo sono sbagliati. Ne consegue che i re non hanno diritto di esistere. Se tutti gli uomini sono fratelli, tutti gli uomini dovrebbero vivere come fratelli. Questo significa vivere in pace e in concordia. Perciò, tutte le guerre tra nazioni sono sbagliate. Ne consegue che gli eserciti non hanno diritto di esistere. Le frontiere nazionali non hanno diritto di esistere. Lo spirito nazionale chiamato patriottismo non ha diritto di esistere.

«Il Padre nostro dice: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Il pane viene dalla terra. Nessun uomo ha fatto la terra: è un dono di Dio all’umanità, appartiene a tutti gli uomini. Perciò, la proprietà individuale della terra è sbagliata. Il controllo individuale dei frutti della terra è sbagliato.

«Il Padre nostro dice: Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. Se noi preghiamo che venga il tuo regno, aspettiamoci che arrivi. Se ciò non dovesse essere, se fosse solo un sogno, allora questa preghiera è un’illusione, una crudele beffa, un tradimento delle speranze celate nei cuori della famiglia umana.»

«Giusto», «Bene», «Bravo!», «Questo gli darà da pensare!».

E l’uomo che leggeva il proclama disse: «La Chiesa ha rimuginato per secoli sulla teologia del Padre nostro: è tempo che inizi a riflettere anche sulla sua sociologia».

Il motivo antimilitarista è una costante nel pensiero di Hall Caine: nel romanzo Davide Rossi esprime il suo sdegno perché il Parlamento si appresta a varare una legge che aumenta il finanziamento per le forze militari, sulle spalle del popolo affamato da un’esosa tassa sul pane.

Davide Rossi legge il Credo che raccoglie le idee del suo movimento detto la “Repubblica dell’Uomo”:

«Noi crediamo che sia dovere di tutti gli uomini credere nel Padre nostro, vivere alla sua luce e protestare contro ogni cosa che sia all’opposto del suo insegnamento. Noi crediamo che questa sia la sola maniera per realizzare il Regno di Dio sulla terra come in cielo. Perciò nella sicura e salda speranza di quel regno – per l’amore che portiamo ai fratelli che Dio ci ha dato, per l’odio che sentiamo per l’ingiustizia e per l’errore, per il ricordo dei martiri, per le sofferenze della gente – noi ci impegniamo come promotori e operatori della Repubblica dell’Uomo. E al suo Credo e Manifesto sottoscriviamo i nostri nomi nel nome di Colui che ci insegnò a pregare così:

Padre Nostro, che sei nei cieli…ecc

Davide Rossi è un sognatore di sogni? Vuole realizzare il Regno di Dio sulla terra? Vuole porre le fondamenta di una Città Eterna le cui fondamenta siano costruite da Dio che ne diventa architetto, secondo la citazione neotestamentaria posta in apertura del romanzo?

È fiero e convinto, determinato e sincero:

«Questo è il nostro ideale come io lo concepisco», disse Davide Rossi, «per questo ho apposto il mio nome e coloro che sono d’accordo con me facciano lo stesso. Siccome grandi risultati possono avere origine da cause di poco conto, la Repubblica dell’Uomo da questo giorno in avanti sarà una realtà, e non un sogno: controlleremo l’operato del parlamento, dibatteremo i provvedimenti, assumeremo la difesa dei prigionieri e domanderemo giustizia per gli oppressi, fino a che essa, pur senza sedere su un trono o senza avere nessun titolo legale, detenga il potere sovrano in tutto il mondo, più forte di ogni scettro sulla faccia della terra.»

Hall Caine, da bravo giornalista e abile affarista, non mancò di replicare su un famoso quotidiano17 alle varie critiche di Ugo Ojetti, il quale si era particolarmente soffermato sulla descrizione dell’Italia contemporanea, e sulla questione romana ancora aperta tra Stato italiano e Santa sede, tra Casa dei Savoia e il Pontefice18.

Lo scrittore inglese mette in luce il motivo centrale del suo libro- la denuncia del tradimento del messaggio sostanziale di Gesù, il Grande Maestro, ovvero la fratellanza di tutti gli uomini e l’amore per il prossimo, e imputa questa mancanza alla nazioni civili che si dicono cristiane.

Se l’essenza dell’insegnamento di Gesù fu, quindi, nella parole di Hall Caine, non-resistance e renunciation, Davide Rossi è l’eroe romantico che, quasi un nuovo Mazzini che cavalca l’asino per entrare a Gerusalemme, «aspettava la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso», come afferma la citazione biblica posta all’inizio del romanzo (Eb 11,10).

Ugo Ojetti riferisce, ancora dalla prima pagina del Corriere della Sera19, di aver difeso da buon patriota l’Italia con un articolo comparso su The Daily News, dove prova che:

non è vero che il governo nostro sia il più corrotto di quello turco, che spie e delatori siano padroni assoluti della pubblica cosa, che i deputati italiani siano ridotti a tal bassezza da cercare nel discorso della Corona quando è finito, con il “libro dei sogni” alla mano, i tre numeri per un terno al lotto, che il servizio postale sia fatto così pazzamente da veder le lettere di Donna Roma a David Rossi finire in mano del Papa, che i ministri dell’interno siano abitualmente dei cinici falsari….che il nostro Re non è così timido e sciocco…che vada di nascosto notte tempo a raccomandarsi in ginocchio al Papa perché lo salvi da un supposto attentato anarchico…

Il clima- occorre rammentarlo- era esacerbato anche dalla pubblicazione di Rome di Émile Zola nel 1896, il secondo romanzo del ciclo Trois villes20.

Hall Caine, invece, aveva scelto Roma proprio perché era la città eterna,

la città degli imperatori, la città dei papi, la città dei re, dopo tutto, sarebbe stata la città dei popoli! Roma, da cui si era propagata la parola della divisione quando l’uomo aveva diviso l’umanità in razze, la razza del ricco e quella del povero, la razza dello schiavo e quella del libero, la razza dell’amico e quella del nemico, era la stessa Roma da cui la parola dell’Unità si sarebbe propagata, annunciando al mondo che l’umanità era indivisibile…

Insomma, Hall Caine cercò di far contenere nelle 600 pagine fittamente scritte dell’edizione inglese le caratteristiche di un prodotto ampiamente commerciale, la melodrammatica love-story tra Davide Rossi e Donna Roma, e le istanze della sua personale propaganda politico-religiosa, caratteristiche della sua visione personale del socialismo cristiano e del suo dichiararsi, pubblicamente, membro della “Chiesa al di fuori delle chiese”.

Nel 1902 Hall Caine ripubblicò il romanzo, tagliando tutte queste parti e fu fatta un’edizione “teatrale” dopo il successo che la storia ebbe sul palcoscenico: le pagine divennero così 400 !

Tale nuova edizione fu accompagnata da una brevissima prefazione dove Hall Caine tenta di motivare, o meglio giustificare, tale scelta:

Questa non è stata una cosa facile da fare, e ora che è fatta, sono assolutamente sicuro che io non abbia potuto alienarmi gli amici i cui problemi teorici me li resero tali senza che io abbia potuto riconciliarmi con i lettori che reclamavano solo la storia. Ma non per voltare le spalle al laborioso lavoro di tre anni, o per porre in discreto quelle parti in cui esprimo, sebbene in modo imperfetto, la mia solidarietà con le lotte dei poveri, e la mia partecipazione ai problemi sociali con cui il mondo si sta confrontando, ho ottenuto la rassicurazione dal mio editore che la versione originale de “La Città Eterna” rimarrà in stampa fino a che il pubblico la continui a richiedere.

Il personaggio di Davide Rossi rappresenta, in modo più sincero, il pensiero di Hall Caine, che volle costruire di sé l’immagine pubblica di suddito fedele di Sua Maestà, di “uomo di lettere” di successo, di puritano predicatore della morale pubblica e abile giornalista sempre sull’onda della notizia.

Hall Caine cercò di coniugare i moti dell’anima umana verso Dio il cui cammino è tracciato dal potere spirituale insito nel messaggio cristiano e i bisogni materiali governati dal potere temporale dei re e dei politici, in una rivoluzione antiviolenta.

Davide Rossi appare come un visionario cristiano, un appassionato e sentimentale rivoluzionario, operativo nell’ambito del parlamentarismo della migliore tradizione anglosassone, come si direbbe oggi, all’insegna del politically correct. 21

Nella sua ricerca giovanile sul Grande Maestro, anche attraverso l’esperienza del cattolicesimo e del protestantesimo dell’Inghilterra vittoriana22, Hall Caine, attento lettore del testo biblico, mi pare non volere pubblicare in vita la sua Life of Christ, anche se la sua produzione letteraria e giornalistica risente dell’insegnamento cristiano: da una parte perché fu sempre dissuaso da amici e parenti e in primis dal suo storico editore, Heinemann (lo stesso Hall Caine affermò in un’ intervista che il pubblico voleva lui come romanziere e non profeta!); dall’altra parte perché Hall Caine, secondo la sensibilità anglosassone, visse questa sua religiosità cristologica privatamente e- ma questa è un’opinione personale- non volle certo mischiare il sacro della Vita di Gesù Cristo23 con il profano dei suoi best-seller.

Conclusioni

Hall Caine rappresentava, alla sua morte avvenuta nel 1931, la piena realizzazione delle great exspectations (per usare l’emblematico titolo di un romanzo di Charles Dickens, autore prediletto da lui stesso) dell’euforicamente ottimista società vittoriana: un giovane e povero Oliver Twist, che seppe conquistare, mediante l’operosità e l’oculatezza affaristica, ricchezza e rispettabilità sociale, coltivando un rigore puritano della moralità e una fede sincera e semplice nel messaggio di Cristo: tutto l’impegno letterario di Hall Caine mirava a fondere valori eticamente nobili negli animi dei lettori.

Egli fu forse l’ultimo degli scrittori che ebbe non solo un pubblico di lettori-consumatori, ma anche una platea che guardava a lui come a una guida autorevole e affidabile, in un mondo sempre più complesso e problematico.

La città eterna, best- seller internazionale, opera teatrale con la musica di Pietro Mascagni, soggetto di un film e di un remake, è l’espressione letteraria dell’umanesimo cristiano di Hall Caine, nella sua declinazione politica e temporale: il Regno di Dio è il regno del cuore umano che aderisce al messaggio di fratellanza e amore, al di là delle razze e dei confini, che Gesù, il Grande Maestro, il Fratello Maggiore, predicò lungo la vita terrena, prima che la sua resurrezione, fondamento della religione, provasse la forza di ispirazione divina della sua predicazione.

L’opera di Hall Caine gronda di idealismo apostolico e di coraggio mazziniano e di compassione tolstojana e, in anticipo sui tempi, di nonviolenza gandhiana per la redenzione sociale delle masse oppresse e dei reietti: vi è la misura di un uomo e di uno scrittore che percorse mille volte la via di Damasco per sentire la voce mistica del Risorto.

1 Thomas Hardy Hall Caine, La città eterna, traduzione di Marco Ricucci, Esperia, Milano 2008, pp. 800.

2 Lo conferma John Sutherland che al momento della morte Sir Hall Caine era “universalmente rispettato e il più ricco dei romanzieri vittoriani” (J. Sutherland, The Longman Companion to Victorian Fiction, Longman, Harlow 1988, pp. 97-98)

3Hall Caine, Recollections of Rossetti, National Trust Classics, with a introduction by Jan Marsh, London 1990, pp. 164. L’unico libro di Hall Caine attualmente in ristampa.

4 D. C. MacWilliams, The Novelistic Melodramas of Hall Caine: Seventy Years On, in English Literature in Transition 1880-1920, (45, 2002), pp. 429-439.

5 Sir Harold Mario Mitchell Acton (1904-1994), grande gentleman conoscitore del bel mondo, ci ha lasciato un ritratto gustoso di Hall Caine, colto nella vita cosmopolita del Palace Hotel di St. Moritz, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, all’apice della notorietà: “La figura dominante era quella di Sir Hall Caine, autore di numerosi best-seller estremamente pretenziosi. Sir Hall impersonava il concetto popolare del Gran Romanziere Inglese: mai rilassato, di rado sorridente e sempre sorridente. A vederlo in tabarro e sombrero nero sulle viuzze acciottolate di St. Moritz veniva fatto di pensare a una scuola di attori scomparsa. E quando si toglieva il sombrero, ecco apparire l’alta fronte di Shakespeare, aggrondata in filosofico meditare. Aveva chiesto tante mai volte all’orchestra dell’albergo di sonare il Largo di Händel, che quella lo intonava automaticamente appena lui metteva piede nell’atrio facendo un ingresso perfettamente tempestivo, ponderato e maestoso, con una sosta sulla soglia dimodoché avevamo agio di osservare: arriva un genio o qualcosa che gli assomiglia assai. Il Largo di Händel era diventato la sua ‘sigla’ musicale”. (H. Acton, Memorie di un esteta, traduzione di M. Bonsanti, Milano, Garzanti 1965, pag. 130).

6 M. Hammond, Hall Caine and the melodrama on page, stage and screen, in Nineteenth Century Theatre and Film, 31, (2004), pp. 39-57.

7 V. Allen, Hall Caine, portrait of a Victorian romancer, Sheffield Academic Press, Sheffield 1997.

8 A. Hitchcock, L’isola del peccato (TheManxman), De Agostini, Novara 2005 (DVD, con l’altro film Ricco e strano).

9 M. Sansone, Hall Caine e “The Eternal City”, in Pietro Mascagni: Atti della Giornata di Studi, Livorno 7 dicembre 2000, a cura di Cesare Orselli, Logisma, Livorno 2002, pp. 93-105.

10 Il produttore Samuel Goldwyin finanziò il film e la troupe che si trasferì in Italia, mentre un altro suo film Ben-Hur era in lavorazione a Roma. Il regista affidò la sceneggiatura alla moglie, Ouida Bergere, che spostò la vicenda amorosa di Davide Rossi e Donna Roma dall’Italia del Risorgimento, epoca in cui è ambientato il romanzo di Hall Caine, all’Italia di Benito Mussolini. Il ruolo della protagonista fu affidato alla bella Barbara La Marr: il film fu un successo sia di pubblico che di critica (A. Scott Berg, Goldwyn. A Biography, Riverhead Book, New York, 1989, pp. 113-119)

11 Interessante è leggere quanto scrive Arthur C. Miller, il giovane cameraman di The Eternal City del 1923, che, ricordando la disponibilità di Mussolini nell’agevolare la realizzazione del film, commenta così l’epilogo dello statista in un libro di memorie pubblicato nel 1967: “Non molto tempo dopo di quando ero nell’ufficio di Mussolini, gli chiesi se potevo fargli una fotografia. Lui fu d’accordo e si sedette dietro la scrivania per la foto, senza fare domande. Mussolini parlava inglese molto lentamente e con voce morbida. Considerando l’uomo che era nel 1924 e ciò che aveva fatto nel poco tempo che era stato al potere dalla nostra prima visita a Roma, come convertire le linee a vapore a linee elettriche, rimuovere il grande numero di mendicanti dalle strade, il nuovo lindore di Roma, è difficile comprendere come possa essersi trasformato in un individuo così spregevole (despicable)”. 8F.J. Balshofer, A.C. Miller, One Reel a Week, University of California Press, Berkeley & Los Angeles 1967, pp. 165-166)

12 Hall Caine, Il cristiano, Società Editrice Internazionale, Roma 1901.

13 “Il fascismo e l`Italia nel giudizio di Hall Caine”, di Sandro Giuliani (Il Popolo d`Italia, 1932, volume di propaganda fascista che raccoglie interviste varie).

14 20 Ottobre 1901

15 David Lazzaretti (1834 -1878) fu un predicatore italiano che per il suo visonarismo, profetismo e carisma venne sopranominato il Cristo dell'Amiata, e fu fondatore del movimento religioso chiamato Giurisdavidismo (o Chiesa Giurisdavidica). Il Sant’Uffizio bollò come eterodosso il contenuto dei numerosi opuscoli di David Lazzaretti e, con sentenza formale del 14 marzo 1878, lo scomunica e lo condannò al limbo degli eretici. La mattina del 18 agosto 1878 organizza una grandiosa processione cui partecipa moltissima gente. Alla testa della marcia che parte dal Monte Labaro, vi è il vessillo dove campeggia la scritta La Repubblica è il Regno di Dio. Al culmine della cerimonia, interviene la forza pubblica e, per ordine del delegato di polizia Carlo De Luca, i carabinieri aprono il fuoco, uccidendo il Cristo dell’Amiata.

16 Nella descrizione di Hall Caine, il personaggio di Davide Rossi può forse essere un parlamentare che rappresenta il Partito Socialista nato ufficialmente nel 1893? A questa domanda non saprei rispondere, poiché, tra le altre motivazioni, il romanzo del “fantasioso” scrittore (aggettivo di Ugo Ojetti) è opera di fiction nel senso più proprio del termine inglese; tuttavia posso rispondere a una domanda non del tutto dissimile, se mi interrogo sui possibili rapporti tra le nascenti tesi socialiste e il pensiero di David Lazzaretti. E lo faccio, riportando una considerazione di Arrigo Petacco: “La comunità dell’Amiata, quando David cadrà in disgrazia sia con la Chiesa sia con lo Stato, verrà accusata di essere eretica, sovversiva e comunista e lo seguirà nella rovina. Ma ci fu veramente in essa un influsso del nascente movimento socialista? Quasi certamente no. David non si definì mai socialista, anzi considerò sempre il socialismo un’ideologia diabolica poiché di questa dottrina egli conosceva soltanto ciò che sentiva dire dai preti o che leggeva nelle pubblicazioni clericali. È quasi certo, per esempio, che lui non ebbe mai fra le mani uno di quegli opuscoli di propaganda socialista che già cominciavano a circolare clandestinamente in Italia. Ciò lo si deduce dal fatto che se ne avesse posseduto anche uno soltanto, di sicuro i carabinieri che più volte perquisirono la sua abitazione in cerca di prove o di indizi che permettessero la sua incriminazione, non avrebbero esitato a denunciare la presenza di questi fogli sovversivi. Invece, sui verbali di sequestro figurano titoli di libri e di opuscoli “reazionari” e “clericali”. Insomma, David fu socialista senza saperlo. Spinto da un’esigenza essenzialmente religiosa cercò di realizzare sulla terra quello che fu il sogno di tutti i movimenti millenaristi: una società basata sui principi socialisti del Vangelo. Il suo fu anche l’ultimo movimento di massa di stampo medievale. In seguito, infatti, le masse seguiranno altre strade e le ideologie più moderne e concrete. Riuscì tuttavia, sia pure per breve tempo, a realizzare ciò che altri profeti, santi o squilibrati, avevano cercato di realizzare nei secoli passati: una comunità cristiana primitiva che contestava e rifiutava il presente e si isolava dal resto del mondo costituendo una società autosufficiente, cementata dalla fede comune, che basava la propria sopravivenza sul lavoro collettivo, la reciprocità e il baratto” (A. Petacco, ll Cristo dell’Amiata. La storia di David Lazzaretti, Mondadori, Milano 2003, pp. 97-98).

17 The Daily News, 24/09/1901

18 Papa Pio IX, con il decreto Non expedit nel 1874, si espresse negativamente circa la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e in generale alla vita politica dello Stato.

19 28 Gennaio 1901

20 Émile Zola (1840-1902) si recò a Roma nel 1895 ed ebbe come cicerone Ugo Ojetti.

Chiese di essere ricevuto da Papa Leone XIII, ma non gli fu concesso, anche perché l’ultimo suo lavoro, Lourdes (1894), era stato messo all’Indice dal Vaticano. L’abate Pierre, dopo essere stato a Lourdes, arriva a Roma, per chiedere udienza a Papa Leone XIII (unico personaggio storico del romanzo), con cui vuole parlare del suo libro La Rome nouvelle, che rielabora, in maniera caustica, il socialismo cattolico, anche influenzato dalle teorie di Albert de Mun, promotore dei Cercles Catholique d’Ouvriers, e le istanze di un rinnovamento del cattolicesimo aperto alle plurime voci della modernità, al volgere del secolo XXI. Rome è un’opera che risente certamente delle teorie naturaliste zoliane esposte nel saggio Il romanzo sperimentale (1880), ma rivela, nelle descrizioni di stampo giornalistico della Città Eterna appena divenuta capitale del Regno di Italia, l’eredità del pensiero che parte da Auguste Comte, padre della sociologia come scienza, nel saggio Corso di filosofia positivista (1830) e pervade tutta La Terza Repubblica in Francia, che si apprestava a festeggiare, con il centenario della Rivoluzione francese, l’Esposizione Universale il cui simbolo è stata la costruzione della Torre Eiffel come segno del trionfo dell’età della scienza e del progresso. Se a Lourdes l’abate Pierre, in ricerca della fede perduta, è in contatto con il popolo dei sofferenti e degli ammalati e perciò spera nel ritorno al cattolicesimo naïf delle origini, a Roma si reca per un colloquio con il cattolicesimo moderno rappresentato da papa Leone XIII e dall’enciclica Rerum novarum, aperto alle questioni sociali (cfr. É. Zola, Rome, introduzione di J. Noiray, Gallimard, Paris 1999, pag. 8).

21 La città eterna di Hall Caine può inserirsi per certi versi nel filone del romanzo parlamentare di ambientazione italiana, studiato da A. Briganti (Il Parlamento nel romanzo italiano del secondo Ottocento, Firenze, Le Monnier 1972); da A. Madrigani (Rosso e nero a Montecitorio. Il romanzo parlamentare della nuova Italia (1861-1901), Firenze, Vallecchi, 1980) e da G. Caltagirone (Dietroscena. L'Italia post-unitaria nei romanzi di ambiente parlamentare (1870-1900), Roma, Bulzoni 1993). Esempi più rappresentativi sono: N. F. Pelosini, Maestro Domenico (1871); M. Serao, La conquista di Roma (1885); L. Gualdo, Decadenza (1892); F. De Roberto, I Viceré (1894); R. Zena, L'apostolo (1901). E L’Onorevole Scipione di G. Verga, l’ultimo romanzo progettato per il ciclo dei “Vinti” e mai scritto.

22 In una lettera del 23 marzo 1880, il ventiseienne Hall Caine, impiegato in uno studio di architettura a Liverpool, raccontava a Dante Gabriele Rossetti: Ci mancherebbe poco a poter dire veramente che io sia un cattolico romano, ma non lo sono. Talvolta mi reco alla Cappella Cattolica sottocasa, e più spesso alla Chiesa Anglicana, dal rito più accentuato. Tutti i miei amici sono unitari, positivisti, secolaristi e uomini della cosiddetta ampia chiesa (broad church) e la mia avversione a tutte queste cose e una parziale simpatia con ciò che viene sprezzantemente chiamata “la religione della Croce” (per distinguerla dalla religione di Cristo) è ben nota e motivo di sorpresa. Io non sono un cattolico- Dio lo sa- e tuttavia sento la bellezza del cattolicesimo in astratto: sento anche la bellezza del protestantesimo, e invero comprendo che queste due hanno in comune tra loro una bellezza che dovrebbe renderle alleate. Domenica, ho assistito a un sermone positivista e ho pensato, con Waldo Emerson, che, se Lutero avesse solo saputo a cosa il suo atto avrebbe portato, si sarebbe tagliato la mano destra piuttosto che appendere le sue tesi. Era uno spettro di una fede senza passione, una sorta di debole cavillare.

(V. Allen, Dear Mr. Rossetti, The Letter of Dante Gabriele Rossetti and Hall Caine 1878-1881, Sheffield Accademic Press, Sheffield 2000, pag. 63). Interessante è notare che Hall Caine nomini la cosiddetta “ampia chiesa” (broad church), che è quella componente dell'anglicanesimo favorevole alle posizioni illuministiche e razionalistiche del cristianesimo, che fu osteggiato dal vescovo John Henry Newman (1801-1890), convertitosi proprio dall’anglicanesimo al cattolicesimo e nominato cardinale da papa Leone XIII.

23 Hall Caine, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, traduzione di Elio Vittorini, Milano 1946.

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