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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Recensione
09/05/2008

Nel 1957 Georges Simenon scrive questo singolare romanzo, che vedrà la luce l’anno succesivo.

Sulle coste della Normandia, vicino a Le Havre, nella frazione di Bénouille, la residenza di Les Ebergues si staglia, grigia e austera, contro il cielo bianco. Costantemente sorvegliata da tre poliziotti, l’abitazione racchiude un vecchio Presidente dimenticato (in molti al tempo lo identificarono con Clemenceau), auto-esiliatosi in quel desolato angolo di mondo dopo il mancato coronamento della sua carriera politica : procuratore legale, Ministro dei Lavori Pubblici, Presidente del Gabinetto, non era però riuscito ad arrivare alla presidenza della Repubblica.

Seguendo il ritmo monotono delle giornate del Presidente, Simenon svela un brulichìo di personaggi che popolano quell’esistenza in apparenza solitaria: Emile, autista tuttofare, è da vent’anni vicino al suo padrone, dal risveglio mattutino quando lo aiuta a vestirsi, alle passeggiate quotidiane ai bordi della falesia, dove lo sorregge e protegge, fino alla sera in cui ravviva le fiamme morenti del caminetto. È l’unico ad essere chiamato per nome, agli altri è riservata la freddezza del cognome. Sempre vicina al Presidente, durante il giorno, è Milleran, segretaria storica che cura corrispondenza e le ormai esigue relazioni sociali, silenziosa e quasi invisibile, che si direbbe passi le giornate come il suo capo, in silenzioso ascolto del vuoto, solo dall’altra parte della stanza.

La signora Blanche è l’infermiera addetta alle cure del Presidente – ben tre dottori, presenti in ordine inverso rispetto alla loro importanza, si affaccendano intorno ai malanni del vecchio – ed è forse la presenza più ingombrante per lui, con i suoi modi materni e aggressivi, troppo solerti, colpevole di vederlo nella sua nudità e nella sua debolezza, nei momenti di malattia senza dignità, o almeno senza quell’aura di timoroso rispetto che sempre lo ha accompagnato durante la sua carriera. Intorno al mondo della cucina ruotano le presenze di Gabrielle, vecchia cuoca che ritiene ancora un onore andare di persona ad annunciare al Presidente che la cena è in tavola, e Marie, giovane e procace sguattera, dai modi insolenti e provocatori, che però porta un buon odore di femmina alle narici nostalgiche del Presidente. In secondo piano, oltre ai tre dottori, ci sono gli ispettori di polizia che da anni vegliano sulla sua incolumità, e i fantasmi di due compagni di scuola, uniche figure legate in modo “personale” al Presidente: una bambina con le trecce, di cui settant’anni prima era invaghito, che continua ad inviargli medagliette e statuine di santi e pregare per la sua conversione, e Xavier Malate, compagno di scorrerie infantili divenuto poi delinquente e malato, tanto da tormentare il Presidente, da oltre quarant’anni, con telefonate minacciose in cui ripete che sarà presente al suo funerale.

In questo gioco, che ruota intorno alla figura sempre più consumata del Presidente, emerge però un dato anomalo: vigilissimo e accorto, benché vecchio e zoppo, il Presidente si accorge che la sua biblioteca viene frequentemente visitata da qualcuno, che rovista con non troppa cautela qua e là. Libri millimetricamente spostati, titoli rovesciati, molte spie tradiscono l’intruso. Il Presidente sospetta tutti e nessuno, sentendosi circondato da uno o più traditori, e nelle sue manie di grandezza immagina illustri politici e capi di governo alla ricerca delle sue memorie segrete, annunciate anni prima alla stampa. Intanto un altro mistero appare nella già fitta trama: le gesta di Chalamont, futuro presidente del Consiglio, vengono seguite con particolare interesse e accanito livore da Les Ebergues, e subito prima della sua elezione il Presidente passa la notte sveglio, attendendo una visita che non arriverà mai.

Simenon mostra con abilità e finezza il lento sgretolarsi di un uomo già morto agli occhi del mondo, che vive ostinatamente chiuso nel ricordo di se stesso, raccogliendo la solitudine che ha seminato in tutta la vita, poiché l’unico momento di distrazione gli costò la fiducia negli uomini.

Dall’uomo inamidato ed austero che ci mostra all’inizio, Simenon trasforma il suo personaggio in un essere sempre più fragile e mite, fino alla regressione – o progresso - verso uno stato di infantile beatitudine, in cui, finalmente libero dai rancori e dai pensieri di vendetta, abbandona la sua ostinazione accettando la realtà della vita, che l’ha portato lì dove, nel silenzio della sua coscienza definitivamente sgravata dal peso dell’esistenza, chiude gli occhi seduto sulla sua poltrona Luigi Filippo – stessa scena con cui il libro si apre - per cercare le risposte alle grandi questioni della vita umana, che poco prima aveva sfiorato nel sonno.

Georges Simenon Le Président, Adelphi, Milano, 2007, pp. 155, euro 16,00

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