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21/05/2007

Scritto e pubblicato all’indomani della strage che coinvolse il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, la moglie Emanuela Setti Carraro, e l’autista, il poliziotto Domenico Russo, il 3 settembre 1982 a Palermo (Russo, gravemente ferito, morirà poco dopo in ospedale), il libro raccoglie l’opinione di giornalisti, giuristi, esperti proponendo un’analisi del contesto socio-politico-economico che fece da sfondo alla tragedia. Un’analisi che non trascura la vicenda familiare del generale, nel saggio curato da Camilla Cederna[1] e in quello di Giorgio Bocca, che fa una sorta di genealogia dei Dalla Chiesa, seguita da un’intervista rilasciata dal prefetto il 7 agosto 1982, in cui, dopo aver delineato un quadro evolutivo della mafia palermitana, afferma: “Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati”[2].

Il giornalista Antonio Ferrari presenta la carriera militare del prefetto, soffermandosi in particolare sul suo ruolo nella vicenda del sindacalista siciliano Placido Rizzotto quando, nel 1947, Dalla Chiesa, allora tenente, riesce ad arrestare il boss Luciano Leggio – detto Liggio - considerato il mandante dell’omicidio del sindacalista.

Ferrari prosegue sul ruolo informativo del generale presso la Commissione Parlamentare Antimafia, istituita nel 1965, in cui svela retroscena importanti quali il rapporto sempre più stretto tra mafia, politica e appalti nella Palermo degli anni ‘60 e ’70 (in quel periodo, Dalla Chiesa, diventato colonnello, è in servizio in Sicilia).

Ferrari parla, inoltre, dell’opera di Dalla Chiesa nella lotta contro il Terrorismo. Le sue squadre operative, infatti, sferrarono colpi decisivi infliggendo pesanti sconfitte ai gruppi terroristici e portando a numerosi arresti dei loro capi: fra tutti, Peci, Micaletto e Viscardi. E fu proprio la sua meritoria azione contro il terrorismo a fargli meritare la nomina a prefetto di Palermo, avvenuta il 26 marzo 1982 (Dalla Chiesa si insediò a Palermo il 3 maggio)[3].

Ma quale fu il contesto in cui operò il generale nei cento giorni palermitani? Quali furono gli attori principali di tale contesto? Una Palermo, quella dei cento giorni di Dalla Chiesa, in cui la mafia, ramificata nei settori nevralgici della politica, dell’economia e della società, ha trovato un nuovo sbocco economico nel mercato illecito dell’oppio, importato dall’Asia, e trasformato in eroina in Sicilia , mercato agevolato da certe connivenze con gli apparati politici e creditizi della Regione e, dunque, dalla presenza di tre fattori decisivi: capitale, violenza e non-azione di polizia e magistratura, che, secondo il sociologo Pino Arlacchi, hanno permesso l’affermarsi dello strapotere oligopolistico mafioso della Sicilia nel mercato dell’eroina, strapotere avvertito anche oltreoceano[4].

Ma anche una Palermo in cui, come descritto dal giornalista Antonio Padalino, infuria una delle più violente guerre tra le cosche mafiose dei potentati dei boss Bontade, Inzerillo, Badalamenti, Di Maggio e i nuovi boss emergenti, Riina e Provenzano, corleonesi, luogotenenti di Luciano Leggio: questi ultimi destinati a prevalere.[5]

Sul rapporto tra mafia e classe dirigente siciliana Marcello Sorgi, futuro direttore della Stampa, parla dell’influenza mafiosa sull’economia di Palermo, dove la presenza di dati statistici allarmanti sui livelli di occupazione, reddito e crescita economica segnati da forte recessione, contrasta con i forti consumi, con lussuose boutiques, con l’arricchimento “misterioso” di alcuni e con la speculazione edilizia che, cominciata negli anni ’60, seppellì nel cemento ettari ed ettari di verde, appannaggio della collusione tra imprenditori, amministrazione locale e cosche mafiose[6].

Particolarmente importante, in controtendenza con il contesto “ambientale” palermitano del periodo, è il ruolo svolto dal cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, descritto dalla giornalista Giuliana Saladino. L’alto prelato è visto come colui che predica nel deserto, spesso lasciato solo dagli altri vescovi siciliani. Il suo è stato ruolo di ferma denuncia e di speranza nella Palermo degli anni ‘70 e ’80, un cardinale che ha invocato l’aiuto delle istituzioni nazionali che discutevano mentre Palermo era espugnata dal clan del malaffare[7]. Istituzioni che mostrarono di essere inadeguate per affrontare il fenomeno mafioso.

Dopo vari tentativi andati a vuoto, nel 1965 viene istituita la Commissione Parlamentare Antimafia che terminerà i suoi lavori nel 1976 con tre relazioni, una di maggioranza e due di minoranza, presentate alle Camere.[8]

A Corrado Stajano e al cronista Nicola Cattedra il compito di descrivere, in due differenti saggi, il primo dal punto di vista storico-politico, i 100 giorni del Generale a Palermo (rapporti con le istituzioni, eventi di cronaca, visite ufficiali), il secondo, la cronaca della strage del 3 Settembre, come fu vista dai cittadini e dai giornalisti (stati d’animo, comportamenti, prese di posizione)[9].

L’ultimo saggio, scritto dal giurista Alberto dell’Ora, analizza la nuova normativa antimafia, in particolare la Legge n. 646-82 e le implicazioni riguardanti la sua applicazione da parte della magistratura[10].

Visto nel suo complesso, il volume rivela una straordinaria attualità descrittiva sui legami sempre più intricati tra mafia, potere politico-economico e contesto culturale palermitano, anche se in tale contesto si fa sempre più avanti, grazie alle giovani generazioni, una nuova coscienza antimafiosa, soprattutto a seguito delle stragi del ’92, quando persero la vita i giudici Falcone[11] e Borsellino, la moglie di Falcone Francesca Morvillo e le loro scorte.



[1] “Morte di un Generale – L’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, la mafia, la droga, il potere politico” - AA.VV. – Ed. Arnoldo Mondadori. Palermo, Ottobre 1982, cfr. pagg. 45-55.

[2] cfr. pag. 18

[3] cfr. pagg. 24-44

[4] cfr. pagg. 56-80

[5] cfr. pagg. 81-95

[6] cfr. pagg. 96-114

[7] cfr. pagg. 115-134

[8] cfr. pagg. 135-151

[9] cfr. pagg. 152-197

[10] cfr. pagg. 198-209

[11] citata più volte in questo libro la sua attività di giudice istruttore nei processi per mafia dei primi anni ’80, in particolare quello che vide coinvolto l’imprenditore palermitano Rosario Spatola, vicino alla famiglia Inzerillo, coinvolto in traffici di eroina oltreoceano. Cfr. Op. cit. cfr. ad esempio pag. 61 e pag. 99.


"Morte di un Generale – L’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, la mafia, la droga, il potere politico" - AA.VV. – Ed. Arnoldo Mondadori. Palermo, Ottobre 1982

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