Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
29/03/2014

Da un lato, libro pedagogico che ci conduce per mano a conoscere Sartre, Camus e Gide, dall’altro, libro personale dell’autore, l’opera prima di Stefano Scrima (1987, Cremona) dedicata all’attività somma dell’essere umano – filosofeggiare – concentrata, a sua volta, sul tema sommo – il senso d’esistere.

Si trova una simmetria, quanto meno logica, nel procedere tanto di Scrima che degli autori che questi tratta. Tutti e tre gli scrittori francesi partono da una constatazione: la vita non ha senso, è assurda, i nostri giorni come i nostri gesti soffrono per questo di un senso di gratuità. Alla luce della morte di Dio, tutte le morali si equivalgono, ognuno può dunque avere la sua, che tanto non sarà migliore di quella del suo prossimo.

A seguito di questa presa di coscienza sconvolgente e destruens, vi è, in ognuno, un movimento costruens, che ciascuno declina a modo suo. Se non è dato sapere la declinazione propria al giovane filosofo, che cerca di non affermare troppo il suo io, si capisce bene che essa mescola le tre modalità di risposta al nonsenso date da Sartre, Camus e Gide. Se il primo risponde alla nausea con l’engagement politico e il secondo risponde all’assurdo con l’amore scaturito dall’unione fra essere umano e natura, il terzo invece supera la gratuità dell’esistenza con un gioioso amore per la terra e i sensi.

Il titolo, Esistere forte, da constatazione nichilista diventa così un invito a noi tutti. L’assurdità e il nonsenso non portano in seno il suicidio, ma l’impegno sociale, la libertà, il piacere dei sensi. Dall’insostenibile forza dell’esistere, occorre passare a uno stato in cui si viva con forza – questo il messaggio.

L’ambivalenza del titolo ricalca il cammino di Nietzsche, che i tre autori scelti da Scrima seguono a loro modo. Il filosofo tedesco è d’altronde fonte e ispirazione per lo stesso cremonese. Che non a caso dedica un capitolo finale all’influenza di Nietzsche su Sartre e Gide.

Ma la simmetria logica di cui sopra viene spezzata dagli altri due scrittori trattati in questo saggio: Albert Caraco e Paolo Sorrentino. Caraco esula dal processo destruens-construens perché egli è un nichilista senza speranza. Sorrentino invece è figlio postmoderno di un’epoca che, il nichilismo, l’ha metabolizzato: per lui la nausea è un punto di partenza, milieu naturale in cui sguazzare.

Quanto alla presenza di Caraco, due cose da dire. La prima è che esso è trattato per compiere un parallelo con Camus: entrambi danno un ruolo importante, nella loro letteratura, alla scomparsa della propria madre. Per Scrima, Caraco non è un nichilista interessante: è qualcuno che, nel suo immenso rancore verso tutto e tutti, non ha nulla da darci. Ma la seconda riflessione è che, se Scrima avesse trattato anche Cioran, Céline e Pessoa, avremmo avuto all’appello i più grandi nichilisti della storia al completo. Questi tre però, distinti da Caraco nella loro leggerezza dovuta a un dubbio che dubita di se stesso, si distinguono anche da Sartre, Camus e Gide per l’assenza di una parte costruens ben definita. È quel che corrisponde alla distinzione che Nietzsche ha fatto, in un quaderno postumo, tra nichilista attivo e nichilista passivo. Se Scrima ha scelto di parlare di Sartre, Camus e Gide, che appartengono, come Nietzsche, alla schiatta dei nichilisti attivi, capaci di attuare una trans-valutazione dei valori che porti alla formazione di una personale lista di valori novelli, è perché – mi sembra – il giovane filosofo ci suggerisce questa via. Ma è questione di gusto esistenziale.

Scritto con eleganza, come gli altri testi di Scrima, Esistere forte pone domande ultime dando risposte provvisorie e parziali. Cioran, con la solita verve geniale che lo caratterizzava, scriveva nel suo Sommario di decomposizione: «respiro per pregiudizio».

Se si decide di vivere, non si può farlo che a condizione di mentirci.

S. Scrima, Esistere forte. Ha senso esistere? Camus, Sartre e Gide dicono che.., Il Giardino dei Pensieri, Bologna 2013, pp. 148, euro 14.