Premesse
Un’Europa
libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna,
di cui l'era totalitaria rappresenta un arresto. A queste
parole di Altiero Spinelli, scritte quando la Cina, il Brasile, l’India non erano potenze economiche,
oggi dobbiamo aggiungere che soltanto un’Europa libera e unita è la premessa
irrinunciabile della sopravvivenza economica e culturale dei Paesi europei.
Oggi infatti persino la sopravvivenza di quel poco di Unione Europea che è
stata fin qui raggiunta e la speranza di una sua evoluzione verso gli Stati
Uniti d’Europa sono fortemente minacciate dalla crisi dell’euro, crisi che
investe molti Paesi dell’eurozona e che si colora con diverse sfumature di
problemi nei vari Paesi.
In Italia la crisi è determinata principalmente da due fattori: dall’enorme debito pubblico creato nel corso degli ultimi decenni e dalla crisi della classe politica che l’ha generato, fattori che si intrecciano in modo perverso rendendo la crisi inestricabile. Questa miscela, perversa già di per sé, viene esaltata dall’assoluta anomalia dell’euro, una moneta senza Stato, un unicum storico.
Infatti, diversamente da
tutte le altre monete presenti e passate, che sono sempre state emanazione
diretta di uno Stato, l’euro non lo è per cui è da considerare come una
sorta di “moneta orfana”, priva dei diritti di tutte le altre monete. Infatti,
poiché i “genitori-Stati” dell’eurozona non sono uniti formalmente in un unico
Stato, neppure
Ora tale situazione è divenuta insostenibile,
infatti, poiché la BCE
non può stampare moneta per gli Stati in difficoltà, cosa che consentirebbe
loro di finanziarsi a costo zero, l’Italia, la Grecia ecc. sono costrette
a finanziarsi esclusivamente sul mercato emettendo continuamente Buoni del
Tesoro nazionali, sempre più costosi. Ma gli interessi che si pagano su questi
titoli generano ulteriore debito pubblico creando così una spirale perversa che
non ha fine. Naturalmente tanto maggiori sono i tassi degli interessi, tanto
più rapida è la crescita del debito. Per avere un’idea di quanto facciano paura
gli interessi che dobbiamo pagare sul debito pubblico basti pensare
all’incredibile vicenda dei 70 miliardi di debito che lo Stato ha nei confronti
delle imprese italiane. Il debito pubblico ufficiale è così grande (circa 1950
miliardi di euro ad aprile 2012) che pur di non farlo aumentare lo Stato non paga
le imprese. Infatti, poiché il pagamento può avvenire soltanto con i soldi
ottenuti attraverso una ulteriore emissione di Buoni del Tesoro, tale
operazione porterebbe istantaneamente il nostro debito pubblico da
Politici ed economisti pensano che soltanto gli eurobond, nuovi strumenti finanziari emessi da una autorità centrale europea, garantiti in solido dalla totalità dei Paesi dell’eurogruppo, sarebbero capaci di risolvere i problemi dei Paesi membri dell’eurozona, stritolati tra l’enormità dei loro debiti pubblici e l’atipia dell’euro. L’effetto benefico degli eurobond consisterebbe nella capacità da parte di questo titolo europeo di strappare al mercato minori tassi di interesse rispetto a quelli ottenuti dai singoli Paesi, visto l’allargamento della platea dei Paesi garanti. Così il principale obiettivo di tutti i politici, convinti delle capacità taumaturgiche degli eurobond, è diventato quello di ottenere dalla cancelliera tedesca Angela Merkel il consenso all’emissione di tale strumento finanziario. Ma la cancelliera Merkel e i Tedeschi sono di avviso contrario. Una grave conseguenza di ciò è che molti politici accusano, più o meno apertamente, l’egoismo della cancelliera Merkel come la causa dell’attuale drammatica situazione finanziaria ed economica europea, così inducendo molti cittadini a pensare altrettanto. I rischi di tale situazione non richiedono spiegazioni.
Ma è poi vero che gli eurobond sarebbero questo strumento salvifico per i nostri debiti pubblici? E se invece avesse ragione la Merkel che durante l’ultimo G8 ha dichiarato che gli eurobond “non farebbero che aggravare la crisi” e che sono strumenti di “apparente solidarietà”? In effetti gli eurobond potrebbero essere soltanto un modo semplice, e non etico, per scaricare le responsabilità dei nostri debiti sulla potenza economica altrui ed un rischioso tentativo di porre rimedio al primo grave errore, quello di aver creato una moneta senza uno Stato, l’euro, con un altro errore dello stesso tipo, quello di creare un titolo del tesoro europeo senza che esista un ministero del Tesoro europeo e cioè senza che esista una politica economica e fiscale comune europea. Ed è evidente la grave insidia che l’eurobond porta con sé, come sostiene appunto la cancelliera Merkel. I Paesi virtuosi, cioè quelli che in definitiva dovrebbero essere i garanti degli eurobond, sono pochi e tranne la Germania sono tutti molto piccoli (Finlandia, Olanda, Lussemburgo) mentre i Paesi da garantire sono molti: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e due di questi, Italia e Spagna sono anche molto grandi. In particolare l’Italia da sola ha un debito pubblico pari a circa un quarto di tutto il debito pubblico dell’eurozona (2000 contro circa 8000 miliardi). Ne consegue che la responsabilità della garanzia per tutti gli eurobond emessi da tutti i Paesi membri dell’eurozona ricadrebbe di fatto esclusivamente sulla Germania che, per quanto forte, non potrebbe ragionevolmente garantire da sola anche i debiti di tutti gli altri Paesi. A questo punto l’ovvia conseguenza dell’abnorme carico di responsabilità che verrebbe a gravare sull’economia tedesca a causa degli eurobond sarebbe che i mercati potrebbero iniziare a considerare a rischio la stessa solidità dell’economia tedesca, su cui tutto il castello degli eurobond poggia. E quale sarebbe la conseguenza di tutto ciò? Che ad aumentare sarebbero gli interessi sugli eurobond stessi, vanificandone lo scopo. E a questo punto saremmo tornati al punto di partenza, anzi in un punto molto peggiore. Perché se questo si verificasse sarebbero tutti i Paesi dell’eurozona, Germania compresa, a dovere pagare alti interessi sugli eurobond. E l’eventuale fallimento degli eurobond si porterebbe dietro anche il fallimento delle economie europee, dell’euro e la speranza stessa di una futura maggiore integrazione politica europea. Bisogna soltanto sperare che la Merkel dica sempre no agli eurobond.
Non sarebbe più semplice ed etico che ogni Paese dell’eurozona continui ad assumersi la responsabilità dei propri debiti pubblici? Magari utilizzando un nuovo strumento finanziario come quello che descrivo di seguito e rimandando a quando avremo raggiunto una maggiore integrazione politico-economica l’emissione degli eurobond?
Buoni del Tesoro Cicrolanti
Italiani (BTCI): una rivoluzione pacifica, per non fallire.
In sintesi,
l’Italia si trova in una situazione drammatica in cui: 1) non può stampare
moneta, 2) può soltanto emettere normali Buoni del Tesoro che però comportano
il pagamento di interessi sempre più elevati (quest’anno ammonteranno almeno a
80 miliardi di interessi) con il risultato di veder così
il debito pubblico lievitare e 3) con l’ulteriore rischio che, se qualche asta
pubblica andasse a vuoto, lo stato fallirebbe. In tale situazione lo Stato ha il diritto-dovere di ricorrere a una qualche
soluzione, anche eterodossa che gli consenta di non fallire. Illustro sotto il
disegno di un nuovo tipo di titolo pubblico con queste caratteristiche.
Le caratteristiche dei nuovi
Buoni del tesoro.
1- Sono
materializzati cioè sono cartacei,
2- Sono Buoni
del Tesoro forzosi, cioè
tutti debbono accettarli;
3- Hanno il potere liberatorio
della normale cartamoneta, cioè hanno il potere di estinguere i debiti;
4- Sono circolanti, nel senso che circolano come la normale cartamoneta.
Infatti sono stampati utilizzando la stessa carta filigranata delle attuali
monete e portano la dicitura: Repubblica italiana. Buoni Tesoro Circolanti
Italiani (BTCI). Su di essi sarà stampata la serie, la data di emissione e
quella di scadenza. Saranno stampati con tutti i tagli delle banconote
attualmente in circolazione a partire dai 5 €. Le dimensioni dei BTCI sono
leggermente più grandi (un centimetro) di quelle delle banconote di pari valore
per renderli rapidamente riconoscibili alla data della scadenza, data a cui
verranno ritirati dalla circolazione direttamente dalle banche, sostituiti con
moneta normale o con nuovi BTCI. Lo scopo di stamparli sulla stessa carta
filigranata dell’attuale cartamoneta è ovviamente quello di renderli non
facilmente falsificabili.
5- Lo Stato li consegna direttamente
a tutti coloro che debbono avere soldi da lui: imprese, impiegati, pensionati
ecc. e tutti debbono necessariamente accettarli (sono forzosi) ma lo faranno
volentieri perché tanto potranno spenderli liberamente avendo lo stesso potere
liberatorio della moneta normale. Non si faranno più aste pubbliche per
emettere titoli pubblici.
6- un BTCI così strutturato non matura interessi, per cui non
esisterà più il problema dello spread né della pagella delle agenzie di rating,
né i rischi derivanti dalla necessità che le banche italiane hanno di comperare
i comuni buoni del tesoro per evitare che le aste pubbliche vadano deserte.
7- I BTCI hanno
una scadenza almeno ventennale.
8- Le banche li
tratteranno come la normale cartamoneta. Soltanto alla scadenza non potranno
più circolare perché non sono più validi ma chi li possiede li riconsegna in
una qualsiasi banca che darà in cambio moneta normale o nuovi BTCI a seconda di
valutazioni politiche effettuate alla scadenza. La banca a sua volta
riconsegnerà i BTCI scaduti alla Banca d’Italia o alla BCE che li distruggerà
consegnando nuova moneta o nuovi BTCI. (ogni anno una quota x di BTCI dovrebbe
essere distrutta per rispettare il fiscal compact che prevede la riduzione di
un ventesimo del 50% del debito pubblico attuale, ogni anno per 20 aa).
Comunque chi li possiede avrà 2-3 anni di tempo dopo la scadenza per cambiarli.
9- Potranno circolare liberamente
in tutti i Paesi dell’eurogruppo perché sono garantiti dallo Stato italiano
come la normale cartamoneta.
10- Soltanto gli
imprenditori che debbono pagare imprese di Paesi esterni all’eurozona potranno
chiedere alla loro banca di pagarli con la normale moneta. Le banche potranno
fare ciò facilmente visto che gli attuali depositi italiani dei privati sono
pari a circa 3500 miliardi.
I BTCI avrebbero i seguenti limiti d’emissione.
Limiti quantitativi
A.
fino al raggiungimento del pareggio di bilancio (2013 o 2014?) la somma delle
seguenti voci:
a)
Il deficit di bilancio;
b)
I titoli del debito pubblico in scadenza;
c)
Gli interessi sulla massa dei vecchi titoli.
d)
E, solo per il 2012 i 70 miliardi del debito verso le imprese.
B. Negli anni successivi al raggiungimento del pareggio di bilancio i BTCI dovrebbero coprire soltanto le voci b) e c) del precedente elenco.
Naturalmente tutte le istituzioni comunitarie dovrebbero dare prioritariamente il loro consenso all’emissione di tale tipo di titolo. Il rispetto dei limiti delle emissioni sarebbe controllato e garantito direttamente dalla BCE visto che i BTCI dovrebbero essere stampati dalla Banca centrale. L’entità della cifra da finanziare con i BTCI varierebbe di anno in anno perché la quantità di titoli del vecchio debito pubblico in scadenza e degli interessi da pagare variano di anno in anno.
Limiti temporali
Questo tipo di limite non è definibile a priori tuttavia dovrebbero essere emessi almeno fino al raggiungimento di un debito pubblico pari al 50-60% del PIL. I BTCI dovrebbero avere scadenza ventennale e dovrebbero essere eventualmente rinnovabili.
In sintesi le caratteristiche del BTCI
consentono allo stato emittente di:
a) non pagare gli interessi sulle nuove
emissioni, bloccando così la crescita del debito pubblico;
b) non chiedere garanzie ad altri Paesi;
c) non fare più aste pubbliche;
d) aggirare l’impossibilità della BCE di
stampare moneta, stampando titoli del debito pubblico ed eliminando il rischio
di fallire.
Accettazione da parte della UE
L’emissione da
parte dell’Italia dei BTCI dovrebbe essere prioritariamente accettata da tutti
i Paesi dell’eurozona, dalla BCE, e dagli altri organi centrali europei. Questo
tipo di buoni del tesoro dovrebbe essere visto con favore dagli altri Paesi
europei, ed in particolare dalla Germania per una serie di motivi:
1- Perché i BTCI
bloccherebbero il rischio del nostro fallimento, con quel che segue;
2- Perché
manterrebbero la responsabilità economica del Debito Pubblico italiano
interamente a carico degli italiani;
3- Perché, non
generando interessi, faciliterebbero il risanamento del nostro Debito pubblico interrompendo
il circolo vizioso: Debito pubblico + interessi = aumento del Debito pubblico e
cosi via ;
4- Perché BTC
analoghi ai BTCI potrebbero essere emessi anche dagli altri Paesi europei con
grossi debiti pubblici con le stesse conseguenze favorevoli sulla loro
economia;
5- Perché
potrebbero essere riviste le attuali politiche di tassazione, causa di grave
recessione, favorendo così la ripresa economica;
6- Perché
metterebbero fine al credit crunch;
7- Perché le
banche non sarebbero più costrette a comperare buoni del tesoro italiani.
8- Perché questo
strumento finanziario rispetterebbe il senso degli impegni presi recentemente
con la comunità europea ed in particolare quello della legge sul pareggio del
bilancio e quello del fiscal compact che sarebbe anzi facilitato dal risparmio
degli interessi sul debito pubblico.
Ulteriori Benefici strettamente
politici apportati dai BTCI
I BTCI, determinando un risanamento dei conti
pubblici più rapido e meno devastante per le popolazioni, potrebbero:
1- Facilitare i
necessari passi avanti verso una maggiore integrazione politica europea,
2 - Bloccare una
pericolosissima ripresa di sentimenti antigermanici da parte di numerosi
cittadini europei.
3 - porre
fine alla diatriba sugli eurobond. Questo aspetto sarebbe molto gradito alla
Germania e a tutti i Paesi virtuosi dell’eurogruppo che avversano gli eurobond.
Considerazioni finali sui BTCI
Prima di bocciare, magari solo per motivi formali,
questo progetto, esso dovrebbe essere esaminato attentamente magari alla
ricerca di un solo piccolo spunto utile allo scopo di evitare il fallimento
dell’Italia. Bisogna anche ricordare che il fallimento di uno Stato provoca
disordini civili, distruzioni, fallimenti a catena delle imprese, sofferenze
indicibili e morte di persone, cose e culture. Le conseguenze del progetto dei
BTCI, messo sotto l’egida delle istituzioni comunitarie, sarebbero solo
positive per tutti, non solo per noi Italiani.
Quale autorità europea potrebbe dirci di no sapendo che lo scopo di questo progetto è quello di salvare i conti italiani, salvarli senza chiedere aiuti esterni e così facendo salvare l’euro e l’Europa? Per questo scopo anche gli economisti più ortodossi possono accettare qualche piccola o grande atipia della circolazione monetaria se va nella direzione di dare normalità ad una moneta, l’euro, che, per ora, di normale non ha nulla. Così come una malformazione inusitata può richiedere in un bimbo interventi plurimi e originali, così forse anche l’euro, per diventare una moneta normale, dovrà passare attraverso una serie di interventi tra cui qualcuno non ortodosso. Del resto non ci si può illudere di eliminare un errore grave ed originale, come quello di aver creato per la prima volta nella storia una moneta senza uno Stato, applicando regole già scritte. Ma come per le malformazioni fisiologiche l’importante è il risultato finale.
Bibliografia
A. Spinelli; E.
Rossi. Il Manifesto di Ventotene,
Banca d’Italia.
Eurosistema. Bollettino Economico n° 68, aprile 2012
Reference:
MEMO/11/820 Date:23/11/2011
* Professore aggregato - Università La Sapienza di Roma