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12/07/2017
Abstract
Le tappe più significative del viaggio nel tempo degli appartenenti alla famiglia umana. Le difficili ricerche per individuare i discendenti di un progenitore comune all’uomo e alle scimmie odierne, vissuto pressappoco sei milioni di anni fa. Una lunga galleria di antenati, dai primitivi erratici agli stanziali che conoscevano così bene la natura del loro ambiente da rendere i campi più produttivi ed erano così intelligenti da addomesticare animali per farne forza-lavoro, fino a noi rappresentanti del moderno Homo sapiens

Il 24 novembre 1974 Donald Johanson, americano di origine svedese, paleoantropologo della Case-Western Reserve University a Cleveland (Ohio) e fondatore dello Institute of Human Origins di Berkeley, a capo di una missione scientifica franco-americana nel Corno d’Africa, fece una scoperta davvero sensazionale. In Etiopia ad Hadar, un villaggio non lontano dal mare, nella valle del fiume Awash nella zona desertica dell’Afar, caldissima e siccitosa, trovò i resti fossili di un ominide di genere femminile a cui venne dato il nome di Lucy in onore della canzone dei Beatles “Lucy in the sky with diamonds” molto ascoltata e canticchiata dai membri della missione durante gli scavi. Per gli Etiopi Lucy è Dinqinesh che significa “sei meravigliosa” in aramaico.

A Lucy, esemplare degli ominidi della specie Austalopithecus afarensis (in latino scimmia dell’emisfero australe - cioè sud, sottoequatoriale – proveniente dalla zona abitata dagli Afar), appartenevano 52 frammenti ossei di arti, coste, vertebre, bacino, cranio.

I frammenti del bacino e degli arti inferiori dimostravano che Lucy era alta circa 1 metro e pesava pressappoco 25 kg. Era bipede e, pur camminando come noi, poteva arrampicarsi con facilità sugli alberi come dimostravano i suoi lunghi arti superiori.

I suo cranio aveva una capacità di 400-500 cc, il viso era prognato, cioè le mandibole sporgevano in avanti, il naso era schiacciato e la fronte sfuggente.

L’elevato spessore dello smalto dei denti indicava una alimentazione a base di vegetali anche coriacei come ad esempio radici. Una dieta a base di vegetali richiede una masticazione prolungata poiché le fibre devono diventare una poltiglia per essere ingoiate.

Lucy viveva insieme ad ominidi come lei, in un ambiente ricco di alti arbusti ed alberi sparsi, popolato da grandi quadrupedi e, pur avendo caratteristiche umane, somigliava moltissimo ad una scimmia. É stata datata con un buon margine di sicurezza 3,2 milioni di anni .

Dal 1992 in poi, nel corso di campagne di scavi in Etiopia nella depressione del fiume Awash a soli 74 km di distanza dal sito dove era stata scoperta Lucy, Tim Douglas White, paleoantropologo della California University a Berkeley dove attualmente insegna Biologia integrativa, scoprì insieme al suo gruppo, numerosi frammenti ossei fossili di ominidi che vennero classificati come Ardipithecus ramidus (Ardi nella lingua degli Afar significa terreno; Pithecus in greco significa scimmia; Ramidus in latino vuol dire dei rami; in sostanza Scimmia che sta sui rami e sul terreno).

Tutte le ossa fossili si trovavano in pessime condizioni. Erano state certamente calpestate da ippopotami ed altri erbivori e spinte nel fango del fiume dove, nel corso dei millenni, si erano fossilizzate insieme al fango stesso diventando roccia e sono stati necessari più di 15 anni perché venissero messe nelle condizioni di essere analizzate e datate correttamente.

Qualche anno più tardi dalla scoperta venne alla luce nella medesima regione dell’Etiopia uno scheletro abbastanza completo di una femmina di Ardipithecus ramidus che venne chiamata Ardi (da Ardipithecus).

Le scoperte che riguardano il nostro passato sono state fatte prevalentemente in aree che appartengono geologicamente alla Rift Valley, vallata enorme dai pendii scoscesi (rift = spaccatura in inglese) che va dal Sud dell’Africa all’Etiopia, generata da fenomeni sismici e vulcanici importanti. Le eruzioni vulcaniche nella Rift Valley hanno ricoperto i fossili di polveri finissime preservandoli, come è avvenuto a Pompei ed Ercolano, e consentendo agli studiosi di datarli con un notevole livello di precisione mediante metodiche biologiche, fisiche e chimiche.

Il fiume Awash termina il suo corso nella depressione o triangolo di Afar, bassopiano arido sotto il livello del mare, nella Rift Valley etiope nord-orientale, in una sequenza di laghi salati dove le sue acque evaporano velocemente per il caldo estremo.

La valle del fiume Awash ha restituito i resti fossili di ominidi che sono stati ordinati secondo una successione cronologica che si sviluppa per un arco di 6 milioni di anni.

Ardi venne datata 4,4 milioni di anni; era alta 1 metro e 20 cm e pesava presumibilmente una cinquantina di kg. Il suo piccolo cranio aveva una capacità di 300-350 cc, dunque era più piccolo di quello di Lucy. Le ossa delle mani grazie al “pollice opponibile” mostravano una notevole flessibilità e rendevano possibile una locomozione con appoggio sui palmi e non sul dorso delle mani chiuse, cioè sulle nocche, come fanno i gorilla e gli scimpanzé.

Ardi fu definita “bipede facoltativo” poiché era certamente in grado di camminare da bipede sul terreno ma, avendo arti toracici cioè anteriori più lunghi di quelli pelvici o posteriori, si arrampicava sugli alberi e saltava sui rami – come suggerisce anche l’inserzione sulla parte bassa del bacino di robusti muscoli posteriori – mantenendosi in equilibrio con una presa forte resa possibile dagli alluci, anch’essi opponibili come i pollici, e dalla notevole mobilità della articolazione scapolo-omerale.

L’apparato masticatorio dei maschi mostrava premolari e molari robusti e grandi che indicavano una dieta prevalentemente a base di frutta, semi, foglie ma anche di parti vegetali dure e fibrose, tutto molto abbondante in quella zona che risulta essere stata a quel tempo umida e boschiva.

I canini superiori apparivano di dimensioni ridotte e ciò può significare un comportamento sociale meno aggressivo, come se questi primitivi avessero notevolmente limitato, se non addirittura abbandonato, le lotte tra maschi e tra gruppi per il diritto all’accoppiamento facendo ipotizzare che ricorressero a strategie diverse per la conquista delle femmine.

Con l’acquisizione di una dieta onnivora i denti dei rappresentanti del genere Homo via via si rimpicciolivano mentre il cervello si ingrandiva, diventava più complesso e di conseguenza il suo metabolismo aumentava e poteva essere meglio sostenuto da alimenti come le carni, più nutrienti dei vegetali.

I nostri antenati poterono ideare e costruirsi attrezzi di pietra per ricavare carni e midollo osseo di cui cibarsi dagli animali che predavano e uccidevano.

Mentre ancora oggi i maschi dei gorilla e degli scimpanzé , che hanno una grande parentela filogenetica con la nostra specie, usano i loro grandi canini come armi per prevalere e assicurarsi le femmine con cui accoppiarsi, negli Australopitechi la marcata riduzione della grandezza dei canini ha rappresentato un importante vantaggio sociale in quanto ha consentito la crescita della fiducia tra simili e quindi la formazione di gruppi più folti.

Ardi precede Lucy di 1,2 milioni di anni e potrebbe rappresentare il più vecchio antenato comune all’Uomo e alla Scimmia in quanto condivide caratteristiche avanzate con ominidi successivi e tratti primitivi con i suoi antenati.

Di Lucy e dei suoi simili appartenenti al genere Australopithecus e alla specie afarensis si può affermare che, non essendo più scimmie ma non essendo ancora uomini, sono successivi ad Ardipithecus ramidus, antenato condiviso sia da uomini sia da scimmie  da cui deriverebbe il genere umano attuale.

Tim D. White ha detto: “Nell’Ardipithecus si osserva una anatomia non ancora specializzata e non ancora evoluta verso le caratteristiche dell’Australopithecus. Perciò si ha l’impressione di avere di fronte una creatura mosaico che non è né uno scimpanzè né un essere umano: è un Ardipithecus”.

Il paleoantropologo William Kimbel della Arizona State University ha studiato la base del cranio di Ardi, cioè la parte inferiore del cranio, e ne ha rilevato la somiglianza con Australopithecus di cui Lucy è un esemplare e anche con gli esseri umani moderni, ma nessuna somiglianza con le scimmie.

I BIPEDI

Nell’evoluzione umana trasformazioni della struttura dell’apparato scheletrico hanno determinato la postura eretta e l’acquisizione bipedismo. L’andatura bipede lasciava liberi gli arti anteriori e consentiva di difendersi più efficacemente lanciando sassi o usando legni come bastoni. Permetteva di trasportare oggetti, prede, figli piccoli non ancora autonomi. Rendeva possibile una manualità avanzata, più perfezionata poiché, grazie alla opposizione del pollice, le mani divennero capaci di una presa molto più forte e più precisa.

A fronte dei vantaggi, il bipedismo ha tuttavia presentato degli svantaggi, specie nelle fasi iniziali. Riduceva infatti la velocità dei movimenti, sia nella corsa sia nell’arrampicata, e di conseguenza rendeva i nostri antenati più vulnerabili poiché un quadrupede, per sfuggire ad un predatore, può correre anche solo con 3 zampe mentre un bipede non può correre se ha una gamba o un piede feriti o dolenti.

Una importante conseguenza svantaggiosa ha riguardato le femmine degli ominidi ed è stata la progressiva riduzione del canale del parto insieme alla riduzione delle dimensioni del bacino che, se fosse rimasto voluminoso, avrebbe impedito per motivi meccanici l’affermazione del bipedismo.

Spieghiamo meglio. I piccoli dell’Uomo vengono al mondo attraversando il canale del parto in posizione cefalica – cioè di testa. Le ossa del cranio, al termine della gestazione, non sono ancora del tutto ossificate e somigliano a placche collegate tra loro da tessuto connettivo flessibile e piuttosto molle. Questa condizione permette alla testa del nascituro di adattarsi alle dimensioni del canale durante il transito, cambiando forma e riducendo il più possibile il proprio volume grazie alla parziale sovrapposizione delle placche.

Il fatto che le ossa craniche nei neonati non siano ancora saldate tra loro è condizione indispensabile perchè il cranio dopo la nascita possa espandersi e il cervello possa accrescersi e svilupparsi correttamente fino alla ossificazione definitiva delle suture connettivali che si conclude generalmente entro 15-24 mesi dalla nascita.

Mentre il cervello di un piccolo scimpanzè appena nato pesa circa 400 g ed è quasi completamente formato, il cervello dei piccoli dell'Uomo, già quando vengono al mondo, è più grande però è immaturo tanto che durante tutta la adolescenza si accresce in volume e anche in complessità fino ad arrivare a pesare 1300-1400 grammi. I nostri neonati hanno comunque uno sviluppo lento, sono indifesi e richiedono un accudimento più lungo.

Come risulta dalle ricostruzioni possibili, i primi rappresentanti del genere Homo abitavano in Africa come i Pongidi ,oranghi , gorilla e scimpanzè, gli esseri viventi più simili a noi.

Del genere Homo si conoscono almeno 3 specie distinte: habilis, erectus, sapiens.

Homo habilis. Può essere considerato il rappresentante più ancestrale, il capostipite, della nostra specie. I primi resti fossili furono scoperti in Tanzania, Kenia e Sud Africa. Datato 2,5-2 milioni di anni,  viene definito habilis (in latino abile, operaio) perché grazie alla progressiva “cerebralizzazione” diviene capace di lavorare la pietra e di costruirsi ed usare strumenti ritenuti espressione di un livello intellettivo e di una creatività che, secondo diversi esperti, corrispondono a quelli dell'Uomo.

Con questo ominide appare l'organizzazione del territorio con la identificazione di aree corrispondenti a capanne usate come abitazioni o come ambienti dove lavorare la pietra o spartirsi il cibo.

Nei ritrovamenti, i più comuni strumenti sono schegge di pietra o legno che venivano utilizzati come raschiatoi e grattatoi per separare la carne degli animali predati e uccisi dalle ossa che sarebbero state spezzate per ricavarne il midollo.

Mentre gli scimpanzé sono a tutt'oggi vegetariani, questo ominide si nutriva, anche se non esclusivamente, di carni che condivideva con la famiglia e con i membri del suo gruppo dimostrando un atteggiamento per così dire "oblativo" e dunque cooperativo. Interessante è un certo sviluppo delle aree cerebrali dedicate al linguaggio parlato (aree di Broca e aera di Wernicke nell'emisfero sinistro del cervello) desunto dai calchi endocranici dove queste regioni cerebrali hanno lasciato la loro impronta, che fa ritenere che questi ominidi fossero già in grado di usare il linguaggio articolato.

Homo erectus. Successivo ad Homo habilis, ha posizione eretta, è stato datato tra 2 milioni e 500-300 mila anni. La transizione tra habilis ed erectus è segnata dall'ingrandimento del cervello che, da un volume medio di circa 600 cc, raggiunge gradualmente i 1000 cc determinando una maggiore capacità intellettiva testimoniata dalla lavorazione meno elementare degli strumenti di pietra.

Comincia a modificarsi anche la fisionomia; il cranio cresce in altezza, la faccia si accorcia mentre le arcate sopracciliari rimangono molto pronunciate e le arcate dentarie sono ancora protruse.

Vedremo tra poco che gli ominidi di erectus, i cui primi resti fossili sono stati scoperti in Tanzania e Kenia, a partire da circa 1 milione di anni fa danno inizio alla loro espansione verso l'Asia (Caucaso in Georgia) e l'Europa (Italia e Spagna) grazie alla straordinaria capacità di adattarsi rapidamente a climi e ad ambienti diversi, alle tecniche di caccia sempre più progredite e alla introduzione dell’uso del fuoco.

Homo sapiens. I suoi primi ritrovamenti datano tra 500 mila e 300 mila anni fa. Il cervello raggiunge un volume di circa 1300-1400 cc, come quello nostro anche se, come si può facilmente intuire, con un differente livello di perfezionamento ed una diversa organizzazione strutturale.

Lo sviluppo delle aree cerebrali del linguaggio suggerisce l’uso di una qualche forma di linguaggio articolato.

Il passaggio da H. erectus a H. sapiens arcaico è stato lento e graduale ed ha avuto una durata presumibile di 200-100 mila anni.

Beninteso, mentre l'intelligenza di un singolo individuo ha poco a che fare con il volume del suo cervello, nella storia evolutiva della nostra specie il notevole aumento medio del volume cerebrale indica aumento e perfezionamento di capacità come ideare e creare manufatti insieme a un uso sempre più complesso del linguaggio e della gestualità.

A partire da 300 mila anni fa si trova in Europa un tipo di H. sapiens arcaico, Homo sapiens Neanderthalensis, il famosissimo Uomo di Neanderthal (o Neandertal).

Venne scoperto nel 1856, casualmente, all'interno di una caverna venuta alla luce demolendo la roccia in una cava vicino a Duesseldorf in Germania, nella valle del fiume Neander (Tal significa “valle” in tedesco).

Aveva ossa molto robuste, il cranio era come schiacciato rispetto alla faccia che esibiva arcate sopracciliari molto pronunciate. I resti fossili riferibili a questo ominide arcaico sono stati trovati sempre all'interno di caverne dove è presumibile vivesse con i suoi consimili cacciatori, nutrendosi di carne come testimonia la presenza di lance, punteruoli e raschiatoi lavorati in pietra o legno.

Alcuni reperti suggeriscono pratiche rituali riconducibili alla sepoltura dei morti e alla eventualità che questi ominidi fossero dediti alla necrofagia, all'uso cioè di mangiare le carni dei morti, come fanno ancora talune popolazioni africane, e al cannibalismo, pratiche queste ultime ancora oggi discusse.

H. neanderthalensis si diffuse in tutta l'Europa centrale e orientale fino in Medio Oriente e ad Est del Mar Caspio.

Scomparve circa 35 mila anni fa sostituito via via per selezione naturale da Homo sapiens moderno.

É recentissima (7 giugno, 2017) la notizia pubblicata su Nature, una tra le più prestigiose riviste scientifiche del mondo, che in Marocco nel sito di Jebel Irhoud, grazie a un progetto di scavo iniziato nel 2014 e seguìto ad altri iniziati negli anni '60 del secolo scorso, sono stati scoperti i resti fossili di 5 individui appartenenti a Homo sapiens e datati 350-300 mila anni.

I lavori sono stati diretti dal paleoantropologo Jean-Jacques Houblin del Dipartimento di Antropologia evoluzionista del Max Planck Institut di Leipzig in Germania, con la collaborazione di Abdelouahed Ben-Ncer del National Institute of Evolutionary Archeology and Heritage Sciences di Rabat in Marocco, e di altri studiosi.

Nel sito di Jebel Irhoud i fossili che avevano visto la luce con i primi scavi erano stati attribuiti ad Homo neanderthalensis, questi ultimi fossili presentano caratteristiche decisamente più simili al Sapiens moderno e sono nettamente distinguibili da quelli attribuibili ad H. neanderthalensis.

Finora, i reperti più antichi attribuiti a H. sapiens si riteneva fossero quelli venuti alla luce in Etiopia nel sito di Omo Kibish e datati 195 mila anni. La nuova scoperta porta ad affermare che le nostre origini non sono confinabili all'Africa orientale ma si spostano al Marocco.

Negli ultimi ritrovamenti lo scheletro facciale è sostanzialmente indistinguibile dal nostro, mentre la forma del cranio non è ancora globosa e rimane allungata e primitiva.

Accanto alle ossa umane, a Jebel Irohud sono state rinvenute ossa animali, utensili in pietra e anche pietre focaie utili per ricostruire la alimentazione di H. sapiens che sembra si nutrisse prevalentemente di carni di zebre, gazzelle, gnu, bufali, istrici, lepri anche se non si faceva mancare tartarughe di acqua dolce, molluschi, serpenti e uova di struzzo. Le analisi effettuate sulle pietre focaie hanno mostrato che questi nostri progenitori avevano il controllo del fuoco.

Al Max Planck di Leipzig spiegano che: "finora la maggior parte dei paleoantropologi credeva che tutti gli esseri umani che vivono oggi discendessero da una popolazione che viveva in Africa orientale 200 mila anni fa ma i nuovi dati rivelano che H. sapiens si diffuse in tutto il continente africano circa 300 mila fa. Jebel Irhoud è pertanto il più antico e il più ricco sito per quanto riguarda la fase iniziale della nostra specie. Siamo più vecchi di 100 mila anni di quanto si è creduto finora".

Gli studiosi della prestigiosa istituzione tedesca fanno inoltre osservare che la forma interna della scatola cranica rispecchia la forma del cervello che con H. sapiens cambia profondamente sia per forma sia per funzioni, mentre la morfologia facciale ha iniziato a modificarsi già nella fase iniziale della storia della nostra specie.

Da studi recenti nei quali sono stati messi a confronto il DNA di H. neanderthalensis con quello di H. sapiens sono emerse differenze nell'insieme di geni preposti alla crescita e allo sviluppo del cervello e del sistema nervoso. I cambiamenti evolutivi della forma della scatola cranica sono probabilmente correlati ad una serie di modificazioni genetiche le quali avrebbero agito anche sulla organizzazione e sulla sviluppo delle reti nervose cerebrali che distinguono i Sapiens dai nostri antenati estinti.

Resti di H. sapiens sono stati rinvenuti in tutto il continente africano a dimostrazione che questa specie si era diffusa già 300 mila anni fa mediante migrazioni "interne" prima di lasciare l'Africa dove, come confermano i fossili e i dati genetici, è nata la nostra specie.

Il passaggio dal Sapiens arcaico al Sapiens moderno è stato molto veloce; infatti a partire da 35 mila anni fa H. sapiens sapiens si trova dovunque forse per la diffusione negli altri continenti a partire da un centro unico africano.

Sono stati rinvenuti resti di fossili di Sapiens perfino in Nuova Guinea e in Australia, terre che possono essere state raggiunte attraversando il mare con zattere fatte di canne o giunchi legati insieme da funi vegetali, o cucendo insieme cortecce di alberi e pelli, oppure utilizzando imbarcazioni simili a piroghe ottenute scavando tronchi di alberi e manovrandoli con pagaie. I Sapiens colonizzarono tutta l'Europa centrale navigando lungo i fiumi Reno, Danubio ed Elba e convissero a lungo con le comunità locali di cacciatori-raccoglitori. In seguito si spinsero anche in Siberia e da lì in Inghilterra, in Danimarca e nella penisola scandinava da dove, intorno a 15 mila anni fa, raggiunsero le Americhe certamente a piedi attraverso lo Stretto di Bering, quando le acque del mare divennero ghiaccio e la estensione dei ghiacciai ai poli aumentò notevolmente nel corso dell'ultima glaciazione, la quarta, detta di Wuerm (dal fiume Wuerm che scorre nelle zone alpine della Baviera nel Sud della Germania, fin dove era avanzato il ghiacciaio) iniziata 2 milioni di anni fa e terminata circa 20-10 mila anni fa.

LE ORIGINI DELL'AGRICOLTURA E IL BOOM DEMOGRAFICO

Le popolazioni di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico (da 2 milioni a 8,5 mila anni fa) ovvero del periodo più antico della preistoria detto appunto della "pietra vecchia o scheggiata", si erano aggregate in piccoli gruppi erratici formati ciascuno da poche decine di individui non gerarchizzati i quali si spostavano in continuazione a seconda della quantità di risorse offerte dai diversi territori. I maschi cacciavano in gruppo e, sempre in gruppo - la pratica di vivere in gruppo aumentava la loro possibilità di sopravvivenza -si nutrivano degli animali che uccidevano o dei resti delle vittime dei grandi predatori carnivori con i quali condividevano il territorio. Le femmine raccoglievano vegetali spontanei, predavano uova e piccoli animali e si occupavano dei figli senza allontanarsi troppo dalla dimora.

La sopravvivenza dei singoli come quella dei gruppi dipendeva strettamente dalla loro elevata conoscenza della natura. Intorno a 15-10 mila anni fa con la fine dell'ultima glaciazione, quella wuermiana, l'Uomo del Paleolitico assiste ad un profondo cambiamento climatico. La temperatura si va innalzando e provoca lo scioglimento dei ghiacciai polari con la conseguente contrazione delle calotte e l'innalzamento del livello dei mari.

Il cambiamento climatico accelera quella che è stata definita "Rivoluzione del Neolitico" o "della pietra nuova, levigata", caratterizzata dal processo di transizione, lento ma inarrestabile, dal faticoso e insicuro nomadismo dei cacciatori-raccoglitori verso un stile di vita sedentario, stanziale, connesso con la nascita della Agricoltura e della Pastorizia che trasformano l'economia passiva, basata sulla raccolta dei prodotti spontanei della terra, in una economia basata sulla produzione di specie vegetali domestiche e sull'allevamento di bestiame, mentre sono ancora largamente praticate la caccia e la pesca.

I primi insediamenti agricoli si trovano nella cosiddetta "mezzaluna fertile". Questa espressione è dell'archeologo James Henry Breasted dell'Università di Chicago e indicava il territorio a forma di falce di luna che si estende in Medio Oriente dal Mar Rosso al Golfo Persico e comprende la Mesopotamia - attuale Iraq - tra i fiumi Tigri ed Eufrate, la Palestina, l'Egitto, la Siria e parte dell'Anatolia.

Oltre al Tigri e all'Eufrate, anche i fiume Nilo e Giordano rendevano questi territori straordinariamente fertili e rigogliosi così da favorire la nascita di comunità organizzate , con forme sempre più complesse di vita associativa, soprattutto lungo il corso dei fiumi dove coltivare risultava più agevole e remunerativo per via dei terreni più ubertosi e per l'abbondanza di acqua con la quale irrigare i campi coltivati.

Insieme alla coltivazione soprattutto di graminacee e leguminose, gli uomini del Neolitico iniziarono ad allevare animali. L’utilizzazione dei bovini al posto dell'uomo per trainare l'aratro - strumento che sarebbe meglio definire "tracciatore" - ebbe rapidamente l'effetto di rendere più produttivi i terreni così da allargare le comunità. Utilizzando osso, selce e ossidiana, gli Agricoltori ideavano e creavano strumenti nuovi, levigati, più rifiniti, perfezionati insomma e certamente migliori di quelli forgiati dai cacciatori-raccoglitori del Paleolitico.

Per le sue caratteristiche di durezza e resistenza veniva usata soprattutto la selce che è una roccia sedimentaria reperibile in abbondanza poiché si forma per l'accumulo di silice proveniente da rocce o da resti di organismi con lo scheletro o il guscio siliceo.

Anche l'ossidiana è costituita da silicio e si forma per il rapidissimo raffreddamento della lava eruttata dai vulcani. Si trova in molte isole vulcaniche del mar Egeo e in Italia soprattutto nelle isole vulcaniche di Pantelleria e Lipari.

Ma ritorniamo agli Agricoltori e vediamo che nel Medio Oriente l'abbondanza di cibo e l'elevato livello di sedentarietà favorirono un notevole incremento demografico a cui fece seguito necessariamente la costruzione di insediamenti abitativi sempre più grandi, in grado di ospitare migliaia di individui. In circa 4 mila anni l'agricoltura si diffuse su tutta la Terra a partire da 3 centri principali indipendenti tra loro. Oltre alla mezzaluna fertile, il Sud-Est asiatico e l'America centrale.

Studiando gli insediamenti che si riferiscono tutti ad un periodo compreso tra 15 e 13 mila anni fa, si è scoperta la diffusione e l'uso di cereali e di leguminose da parte di popolazioni nomadi che ancora praticavano prevalentemente la caccia e la raccolta di ciò che la terra produceva spontaneamente.

Mentre le comunità erratiche di cacciatori-raccoglitori all'interno dei loro ampi territori utilizzavano ciò che questi offrivano senza però depauperarli, programmando attraverso rituali e tabù l’utilizzazione delle risorse e le nascite, l'affermarsi della agricoltura e della pastorizia portò all'incremento demografico e delle risorse alimentari ma produsse la rottura dell'equilibrio tra individui e territorio cioè tra il numero di abitanti via via in aumento e la quantità di risorse a loro disposizione.

I primi agricoltori, per mancanza di conoscenze tecniche, non erano in grado di far fruttare a lungo i loro coltivi e abbandonavano quel territorio non appena si impoveriva sia di vegetali sia di animali per andare in cerca di nuovi territori da sfruttare.

Con l'affermarsi dell'agricoltura e la fine del nomadismo ha inizio la domesticazione degli animali. Secondo gli etologi, per esempio l'alleanza uomo-cane potrebbe risalire a circa 15 mila anni addietro apportando vantaggi reciproci; i cani infatti vivendo insieme all'uomo potevano contare su ricovero e cibo mentre i cacciatori trovavano nel cane uno straordinario compagno che, grazie al fiuto eccezionale, poteva percepire le prede da tracce minime e stanarle seguendo piste olfattive debolissime a cui l'uomo, dotato di ottime qualità visive e uditive ma non certo di un olfatto acuto, era e rimane insensibile. In più questi animali dotati di intelligenza vivace e di temperamento collaborativo sono sempre stati ottimi guardiani di case e greggi.

Quali sono stati i motivi dello sviluppo della Agricoltura e perchè proprio in quei luoghi e in quell'epoca?

Come già detto, l'Agricoltura si è affermata poiché consentiva una maggiore disponibilità di cibo liberando l'Uomo dall'assillante, quotidiano, bisogno di procurarsi di che vivere.

Nasce in Medio Oriente dove già vi era disponibilità di varietà vegetali come miglio e grano, anche se allo stato selvatico, e dove i grandi fiumi, bacini idrici naturali, fornivano acque abbondanti per la irrigazione dei campi coltivati affrancando gli agricoltori dalle scarse piogge stagionali.

La disponibilità di risorse alimentari insieme alla transizione dal nomadismo ad una vita stanziale, certamente meno scomoda e faticosa, ebbero tra gli altri l'effetto di far aumentare in modo importante il numero dei componenti delle diverse popolazioni. In seguito, i cambiamenti climatici caratterizzati da notevoli abbassamenti della temperatura e la conseguente insufficienza delle risorse alimentari costituirono la spinta ad emigrare e occupare altre terre ed altri Paesi.

Così dal Medio Oriente l'Agricoltura cominciò a diffondersi e svilupparsi fino in India. Quasi simultaneamente, dalle estese coltivazioni di miglio nella Cina del Nord e dalle coltivazioni di riso della Cina del Sud, l'Agricoltura si diffuse in Corea, in Giappone, in Tibet, in Nuova Guinea mentre dal Centro America e dalle Ande settentrionali dove già da migliaia di anni si coltivavano granoturco , fagioli e zucche, gli agricoltori occuparono lentamente il resto del continente.