Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
18/11/2010
Abstract
Pantaleone Sergi, più che scrivere una storia dei “Basilischi”, illustra  la sua rappresentazione sociale, cioè l’interpretazione di tale storia da parte dei  magistrati, dei politici, dei giornalisti e della Chiesa. Un fenomeno criminale che la società lucana ha avuto difficoltà a riconoscere.

Questa monografia di Pantaleone Sergi tratta della “quinta mafia”, quella dei cosiddetti Basilischi, che si è aggiunta alle più note cosa nostra, camorra, ’ndrangheta, sacra corona unita: non solo la storia della nascita, del radicamento e dell’evoluzione del crimine organizzato in Basilicata, ovvero una periodizzazione degli eventi, ma soprattutto la storia della sua rappresentazione sociale.

L’autore, come ben evidenziato da Nicola Tranfaglia nell’introduzione, ha tenuto ferma la prospettiva di un’analisi comparata tra gli avvenimenti registrati dalla cronaca giudiziaria ed il comportamento delle istituzioni e dell’opinione pubblica di fronte ad essi.

La ricerca di Sergi, in assenza di una precedente letteratura sul fenomeno mafioso in Basilicata, ha perciò privilegiato le fonti giudiziarie e giornalistiche: le relazioni dei procuratori generali sullo stato della giustizia nel distretto di Potenza, atti di fonte investigativa, gli archivi informatici dell’agenzia ANSA, dei quotidiani La Repubblica e La Stampa, le analisi e le relazioni della Commissione parlamentare antimafia.

Un impegno reso ancor più gravoso dal fatto che, mentre la criminalità mafiosa, anche per la vicinanza di ’ndrangheta e sacra corona unita, si consolidava sempre più con la sua strategia di intimidazione e di sangue, i giornali e la magistratura per decenni hanno dipinto la Lucania come un’isola felice ed incontaminata.

Idee peraltro difese – con evidente fastidio – oltre che dagli organi di informazione del tempo anche dalla quasi totalità degli esponenti politici locali e nazionali, come se altrimenti si trattasse di un’offesa alla «brava gente lucana».

Soltanto con la prolusione del procuratore generale Gelormini del 1990 la situazione, almeno sul versante istituzionale, inizia realmente a cambiare.

Sergi, fin dalla prime pagine, dà conto di queste omissioni e, coerentemente, sottolinea la peculiarità negativa della regione: da sempre una scarsissima presenza di quotidiani, periodici, radio e televisioni, ovvero la mancanza di quello che altrove rappresenta un termometro dell’opinione pubblica e, se libera,  forma di controllo della classe politica di governo e di opposizione.

Le ultime pagine del libro descrivono i codici, l’iniziazione degli aspiranti basilischi (un singolare adattamento dalla mafia calabrese con paradossali somiglianze al folklore della Lega Nord); e soprattutto le vicende investigative e giudiziarie che hanno visto la magistratura e le forze dell’ordine contrapporsi alla «Nuova famiglia lucana» e al progetto unificato di Giovanni Luigi Casentino «faccia d’angelo».

Adesso – conclude Sergi – c’è finalmente la consapevolezza dell’esistenza di una «quinta mafia», che però ha approfittato per radicarsi proprio grazie alla percezione difettosa che è stata dimostrata dalle istituzioni negli anni passati: una mafia difficile ormai da sgominare perchè «passata direttamente dalla società contadina a quella post-industriale» (p. 171)

Pantalone Sergi, Gli anni dei basilischi: mafia, istituzioni e società in Basilicata, Franco Angeli, Milano 2003, pag. 176, € 20,00.