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Recensione
27/07/2010
Abstract
Questo volume di Prestifilippo ripercorre la storia del magistrato calabrese Antonino Scopelliti ucciso il 9 agosto 1991. La sua personalitÓ, anche grazie alla Fondazione a lui intitolata, sta riemergendo dopo anni di ingiustificato silenzio.

Le prime pagine di Morte di un giudice solo sono forse le più sconfortanti: l’autore subito precisa come a quasi vent’anni dal quel 9 agosto 1991, quando fu ucciso Nino Scopelliti, ancora non si intraveda una verità definitiva sui mandanti e gli esecutori del delitto.

L’impalcatura dell’accusa – il patto scellerato tra cosa nostra e la ’ndrangheta per “aggiustare” il maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – basata sulle rivelazioni dei pentiti Giacomo Lauro e Filippo Barreca che completarono uno scenario già anticipato dai collaboratori di giustizia siciliani, non ha retto.

La conseguenza obbligata è stata che, nel 2001, la Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha mandato assolti Bernardo Provenzano, Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffrè e Benedetto Santapaola.

Infine, nel 2004, la Cassazione ha messo una pietra tombale sul processo confermando la sentenza di secondo grado, scagionando così tutti i boss ritenuti mandanti del delitto.

Il giornalista Antonio Prestifilippo, anche in mancanza di una verità giudiziaria ufficiale, ha potuto comunque ricostruire sia i giorni che hanno preceduto e seguito l’agguato di Campo Calabro, sia la personalità del giudice assassinato.

Un delitto sicuramente anomalo per la Calabria, dove la ’ndrangheta per anni, prima di quanto accaduto a Duisburg e con l’uccisione di Francesco Fortugno (6 ottobre 2005), ha portato avanti la strategia della sommersione: era la prima volta che la mafia calabrese colpiva così in alto, con tanto clamore, tale da dare forza alla tesi che l’omicidio fosse maturato in seno alla cupola di Cosa Nostra.

Ricordiamo infatti che Scopelliti avrebbe rappresentato la pubblica accusa quando le sentenze del maxi processo di Palermo (10 febbraio 1986 – 16 dicembre 1987) fossero arrivate in Cassazione.

Una pubblica accusa che, conoscendo il rigore morale del magistrato, si capiva non avrebbe dato adito a quelle polemiche poi scaturite dall’operato del giudice Carnevale.

Difatti la tesi ritenuta più plausibile dagli inquirenti fu quella di una sorta di scambio di favori: a seguito della sua eliminazione ad opera della criminalità locale, la mafia siciliana avrebbe ricambiato facendo cessare la guerra tra clan calabresi che si protraeva dal 1985, quando fu assassinato il boss Paolo De Stefano.

Prestifilippo, grazie alle note di agenzia dell’agosto 1991, ricostruisce con ritmo incalzante i momenti che hanno seguito la scoperta dell’omicidio; poi passa ad analizzare gli scenari di guerra, e soprattutto gli incontri con amici e familiari del magistrato.

Colpisce il fatto che quella morte sia stata presto dimenticata, forse oscurata dalle stragi dell’anno successivo in cui persero la vita Falcone e Borsellino. Questo conferma quanto segnalato da Antonio Chiodi sull’Espresso del 25 agosto 1991: «Una coltre di rassegnazione copre in fretta la notizia di un delitto eccellente. La morte di Antonio Scopelliti, 56 anni, magistrato di Cassazione, trucidato dalla mafia in Calabria il pomeriggio del 9 agosto è rimasta sulle prime pagine dei quotidiani appena quattro giorni. A Ferragosto il suo nome era già relegato all’interno».

In questo senso il libro di Prestifilippo è importante: colma un vuoto editoriale e soprattutto è occasione per dare voce, con l’intervista finale, a Rosanna Scopelliti che, dal 2007, su sua iniziativa e dei ragazzi del Movimento “Ammazzateci tutti” ha costituito la Fondazione intitolata all’alto magistrato ucciso.

Nella quarta di copertina appare un pensiero di Scopelliti, del tutto coerente con la sua personalità: «Il giudice [..] è solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto, coraggioso...».

A. Prestifilippo, Morte di un giudice solo. Il delitto Scopelliti, Città del Sole, Calabria 2008, pp. 136, € 14,00.