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Recensione
29/03/2010
Abstract
In questo libro intervista, Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, che sullo stesso argomento hanno firmato“Fratelli di sangue”(Cosenza 2006), tornano ad approfondire un fenomeno criminale di portata internazionale che, dopo lunghi ritardi, inizia ad essere percepito nella sua vera dimensione.

Un noto e inflessibile magistrato, Nicola Gratteri, e uno storico delle organizzazioni criminali, Antonio Nicaso, dialogano sulla ’ndrangheta: la “malapianta”, appunto, che avanza come la linea della palma, «per usare una felice espressione di Leonardo Sciascia».

Una Malapianta che «dopo aver colonizzato l’Europa adesso si allarga nelle Americhe e in Africa. Unendo armi e soldi, violenza e investimenti, è sempre un passo avanti agli investigatori ».

Questa potentissima organizzazione criminale, fino a pochi anni fa ancora considerata la «versione stracciona e casereccia della mafia siciliana») è descritta per come realmente è: una ricchissima holding del crimine (fatturato annuo di 44 miliardi di euro: il 2,9% del prodotto interno lordo) che vive protetta dai legami di sangue e che, controllando quasi tutto il commercio europeo della cocaina, è riuscita a cogliere in anticipo sui governi la tendenza alla globalizzazione, ad infiltrarsi nel mondo dei colletti bianchi, presente sia a Milano come a Medellin, negli USA e in Australia.

Gran parte di quanto raccontano Gratteri e Nicaso, almeno in merito alla parte più propriamente storica e di stretta attualità (le origini, la forza dell’organizzazione, la sua ricchezza e, all’opposto, la realtà calabrese fatta di degrado sociale e ambientale, i delitti Scopelliti, Fortugno, le infiltrazioni negli appalti dell’Expo di Milano 2015 ecc.), l’abbiamo potuto leggere prima nelle opere di Sharo Gambino e poi in quelle di Enzo Ciconte, e nella relazione della commissione antimafia presieduta da Francesco Forgione.

Il taglio di intervista, il dialogo serrato, oltretutto con un magistrato come Gratteri, descritto dal suo interlocutore come un uomo che «non ama le chiacchiere e bada alla sostanza delle cose» (p. 13), rendono però la lettura decisamente più scorrevole ed appassionante rispetto un ordinario saggio storico sulla criminalità mafiosa.

Un libro che non si limita ad una descrizione di cos’è la ’ndrangheta e di cosa significa la paradossale presenza della mafia più ricca e potente del mondo in una regione che, prigioniera della criminalità, viene privata delle sue risorse e lasciata nel degrado, ma altresì racconta l’esperienza personale del magistrato calabrese, sotto scorta dall’aprile del 1989, che ha scelto di rimanere nella sua Calabria a combattere una guerra difficilissima e che non sempre lo Stato pare voglia vincere.

Gratteri, non volendo smentire la sua fama di uomo intransigente, proprio dalle pagine del volume commenta e analizza la più recente legislazione, i comportamenti della classe dirigente italiana, i rimedi necessari per ostacolare la consistente forza delle cosche.

Le pene, ad esempio: «Negli ultimi vent’anni ho arrestato più volte le stesse persone, gente che entrava e usciva dal carcere. Se la pena fosse stata adeguata e proporzionata al reato questo non sarebbe successo» (p. 16).

La legislazione antimafia: «Dal 1992 in poi c’è stato un lento ma inesorabile sgretolamento della legislazione antimafia. Oltre alle parole, ai convegni, ai proclami non si è visto nulla. C’è stato solo il tempo, in dieci giorni, di mettersi tutti d’accordo per approvare l’indulto. Mi chiedo: se in dieci giorni si sono messi d’accordo tutti per l’indulto, perché non si mettono d’accordo con la stessa velocità per approvare quei provvedimenti che arginerebbero seriamente la criminalità organizzata?» (p. 90).

Poi il delicatissimo tema delle intercettazioni, oggetto di furibonde polemiche politiche, in prospettiva di una legge che Gratteri non esita a definire spaventosa («che costruirà intorno alle mafie una diga di silenzio col pretesto della privacy»): «Si sta eliminando uno degli strumenti più garantisti e meno costosi per l’acquisizione della prova. E lo si sta facendo in modo strumentale, citando statistiche che non stanno né in cielo né in terra. Ho appena finito di indagare cinquanta persone coinvolte in un traffico di droga. Per seguirle ho dovuto mettere sotto controllo diecimila schede telefoniche. Se chi analizza i risultati dell’indagine è onesto dirà che sono state intercettate cinquanta persone, se è disonesto dirà che Gratteri ha intercettato diecimila persone» (p. 151); «Bisogna intervenire sull’indebita pubblicazione di intercettazioni irrilevanti ai fini di giustizia, non sull’uso delle intercettazioni» (p. 168).

Al termine di questo volume dallo stile incalzante, il lettore potrà facilmente concordare con quanto scritto da Roberto Saviano in merito alla precedente opera di Nicaso e Gratteri e che vale a maggior ragione per La malapianta: «Abbiamo bisogno che di questi libri se ne scrivano ancora. E soprattutto che i lettori se ne interessino ancora. Finché questo avviene, c’è speranza».

Nicola Gratteri (Gerace, 1958) attualmente [2010] Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, vive sotto scorta dall'aprile del 1989. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico. Insieme ad Antonio Nicaso ha scritto Il grande inganno. I falsi valori della 'ndrangheta” (2007) e “Fratelli di sangue” (2009).

Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di 'ndrangheta nel mondo. Tiene corsi estivi per post laureati al Middlebury College (Vermont, USA). Tra le sue numerose opere: “Global Mafia” (1995), “’Ndrangheta. Le radici dell’odio” (2007), “Fratelli di sangue” (2009) insieme a Nicola Gratteri.

N. Gratteri, A. Nicaso, La malapianta, Mondadori, Milano 2010, pp. 183, euro 17,50.