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Recensione
28/01/2010
Abstract
Questo saggio riproduce la prima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sulla ’ndrangheta, risalente al febbraio 2008: una denuncia dettagliata sull’organizzazione criminale mafiosa attualmente più potente al mondo.

Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo è un importante saggio che riproduce la prima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sulla 'ndrangheta, di cui proprio Forgione era presidente [vds. L’intervista nel dossier sulla mafia di Sintesi Dialettica], approvata all'unanimità il 19 febbraio 2008.

Un libro prezioso perché contiene tutti i nomi dei boss, una precisa mappa delle presenze criminali in Calabria, delle loro diramazioni nel nord Italia e all’estero, il sistema degli affari illegali, i rapporti con la politica e il mondo delle imprese per il controllo della spesa pubblica, le grandi truffe all'Unione Europea, il riciclaggio di denaro sporco grazie ad attività e imprenditori del nord Italia. Il testo è inoltre prezioso perché, denunciando una situazione così drammatica, senza omissioni di sorta, risulta felicemente in controtendenza rispetto a quel sentire, ormai diffuso anche presso alcuni celebri editorialisti e maître à penser, secondo i quali l’atteggiarsi in maniera intransigente nei confronti dell’illegalità è ormai esercizio di sterile moralismo e massimalismo.

La descrizione di quella che è «oggi è la mafia più potente del mondo e anche la meno conosciuta», prende le mosse dalla strage di Duisburg (agosto 2007): un episodio criminale eclatante e perciò in controtendenza rispetto alla cosiddetta strategia della sommersione.

Da qui Forgione racconta la ’ndrangheta come «molecole criminali che schizzano, si diffondo e si riproducono nel mondo una mafia liquida, che si infiltra dappertutto riproducendo, in luoghi lontanissimi da quelli in cui è nata, il medesimo, antico, elementare ed efficace modello organizzativo. Alla maniera di Al Qaeda, con un’analoga struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica, ha una vitalità pervasiva come quella delle neoplasie, ed è munita di una ragione sociale di enorme, temibile affidabilità. Il segreto della ’ndrangheta è questo. Tutto nella tensione fra un qui remoto e rurale e un altrove globalizzato, postmoderno, tecnologico».

La prima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, prima di mettere a nudo la pesantissima realtà criminale del 2008, si fa saggio storico nel raccontare le remote origini delle organizzazioni malavitose e la loro evoluzione da corpo separato a componente della società civile, in potente lobby economica, imprenditoriale, politica, elettorale.

«Per arrivare a questo risultato […] in quella fase storica era necessario passare attraverso camere di compensazione, che consentissero a quei contatti la necessaria dose si riservatezza. Furono le logge massoniche a offrire una tale possibilità. Non tutte certo».

Da allora in avanti il fenomeno ’ndrangheta «appare sempre più con i caratteri di componente strutturale della società meridionale».

Molte pagine del saggio, peraltro con abbondanza di nomi e cognomi, sono dedicate all’analisi delle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione.

Paradigmatico il caso delle ASL, in particolare quella di Locri: «una rappresentazione di zona franca per ogni forma di legalità, di diritto, di morale. La peggiore immaginazione è superata dalla più degradante realtà: esponenti mafiosi con sentenze passate in giudicato che continuano a lavorare nonostante la legge lo vieti o mafiosi riassunti dopo trent'anni di carcere nonostante l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dipendenti sanitari ospiti delle patrie galere che continuano a percepire lo stipendio…».

Le conclusioni della relazione sono molto chiare: «di fronte a questa capacità organizzativa, alla sua invisibilità nelle dinamiche della globalizzazione criminale e in quelle della globalizzazione finanziaria, è necessario anche riorganizzare le forme e le strutture del contrasto».

Di fronte ad un’organizzazione mafiosa talmente potente e con tali capacità anche tecnologiche, confortati da questo saggio, i lettori si potranno rendere conto che quei metodi investigativi “tradizionali” invocati a gran voce per limitare l’uso, ad esempio, delle intercettazioni telefoniche, di fatto risulterebbero un regalo dello Stato alla ’ndrangheta.

Quanto leggiamo al termine della Relazione («in Calabria la ’ndrangheta non può essere sconfitta senza l’affermarsi di un’etica pubblica e l’affermarsi di un processo di riforma radicale della politica, a partire dalla selezione delle classi dirigenti dei partiti»), oltre a poter essere tacciato di moralismo da coloro che hanno un’idea quanto meno elastica della legalità, siano essi editorialisti, giornalisti, militanti di partito, ci danno la misura di come sarà lunga e incerta la guerra intrapresa anche soltanto per ridimensionare la potenza delle mafia calabrese.

Francesco Forgione, ’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2009, pp. 319, euro 14,88.