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Recensione
05/05/2009
Abstract
Claudio Fava ricorda le più recenti vicende che hanno visto protagonisti coloro che hanno tollerato il potere mafioso, a volte nel silenzio, a volte complici; e coloro invece che questo potere hanno tentato di contrastare, pur tra innumerevoli errori.

I titolo del libro, in cui compare la parola “storia”, non deve trarre in inganno. “I disarmati” non è propriamente un libro di storia ma piuttosto un solido e aggressivo pamphlet dal taglio giornalistico, in cui Claudio Fava ripercorre vicende che ormai da troppi anni sono diventate motivo di ripetitiva e superficiale commemorazione; ma che difficilmente dai nostri organi di informazione sono ricordate con onesto approfondimento.

In altri termini bisogna dare atto all’autore dei “Disarmati” di aver rispolverato senza alcuna remora o timidezza i delitti mafiosi di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, La Torre, ma anche i delitti di quegli otto giornalisti che già Mirone aveva ben raccontato negli “Insabbiati”; ed inoltre la vasta trama di complicità anche di taluni editori siciliani.

Sono vicende recenti o avvenute pochi anni fa, ma che non fanno più notizia; o quanto meno vengono raccontate dai media con una prudenza che sconfina nella reticenza e nell’omissione.

Un libro che, pur nei limiti delle sue 150 pagine e pur ancorato alle memorie personali dell’autore, ha il pregio di svelare al lettore nomi e cognomi, atti giudiziari: in questo senso “I disarmati”, se non possiamo considerarlo frutto di un autentico giornalismo d’inchiesta, non si discosta poi troppo da quella letteratura d’impegno civile che è riuscita ad emergere con le opere di Lirio Abbate, Peter Gomez, Marco Travaglio e Rosaria Capacchione.

Claudio Fava, nel ripercorrere la storia dell’antimafia più recente, a partire dalla polemica di Sciascia sui «professionisti dell’antimafia», alla stagione del coordinamento con Mancuso, Galasso, le accuse gratuite a Falcone, ha voluto innanzitutto parlare dei “rassegnati, gli ingenui, i furbi, gli smemorati”.

Paradigma di questa situazione di insofferenza per l’impegno civile contro la criminalità organizzata fu proprio l’articolo di Sciascia sul Corriere, il cui significato forse non è mai stato mai chiarito, ma che diede il destro ad una furibonda campagna di stampa tale da far apparire quasi più urgente la lotta all’antimafia dei “giacobini” piuttosto della lotta alla mafia stessa.

Nei “Disarmati” si svelano le incredibili vicende legate all’editoria e agli editori presenti in Sicilia, i loro conflitti d’interesse, la parola “mafia” che mai appare sui loro quotidiani; e poi le conversioni politiche di Mancuso, i frequenti cambi di casacca dei professionisti della politica siciliana, l’autolesionismo di una sinistra che pensava di essere pragmatica, la fine ingloriosa di sindaci vittime del loro narcisismo.

A Fava, uomo che ha avuto la vita segnata dall’omicidio del padre, questa analisi impietosa riesce particolarmente bene, dopo anni di giornalismo, militanza politica ed antimafia, nel perlustrare la «terra di mezzo, le infinite zone grigie della compiacenza che hanno imbavagliato l’antimafia e reso possibile, talvolta favorito l’esistenza della mafia».

In altri termini un viaggio breve e molto polemico tra coloro che Fava considera complici nel consociativismo mafioso: nel giornalismo, nella politica, nella società civile, nell’imprenditoria.

«É in questo procedere artistico, di grandi slanci e di repentine miserie che la storia dell’antimafia si ricama e si scuce ogni giorno» (pag. 153).

Claudio Fava (1957), catanese, giornalista da molti anni impegnato in politica, è autore di opere come “La mafia comanda a Catania” (1991), “Nel nome del padre” (1996) “Il mio nome è Caino” (1997), “Quei bravi ragazzi” (2007). Ha scritto per il cinema (“I cento passi”, con Monica Zappelli), la televisione (“Il capo dei capi”) e il teatro (“I fiori di Bogotà”, “L’istruttoria”, sul processo per la morte del padre Giuseppe, ucciso dalla mafia nel 1984).

Claudio Fava, I disarmati. Storia dell’antimafia: i reduci e i complici, Sperling & Kupfler, Milano 2009, pp. 177, euro 17,50.