Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
09/04/2009
Abstract
L’autore ci propone una sintesi, ad uso sia di operatori sociali che dei semplici lettori, che non si limita alla storia della mafia siciliana, ma che si rivela come uno strumento volto a superare gli stereotipi e le analisi basate su quei paradigmi che colgono solo aspetti parziali del fenomeno mafioso.

Rispetto le opere di storici come Salvatore F. Romano e Salvatore Lupo, particolarmente documentate e che rispecchiano l’approccio e le finalità accademiche degli autori, la «Breve storia della mafia e dell’antimafia» di Umberto Santino è un testo che probabilmente è stato pubblicato per rivolgersi ad un pubblico ancora più eterogeneo, come del resto sottolineato in quarta di copertina: «strumento per docenti, studenti, operatori sociali impegnati nell’azione antimafia, si propone ad un pubblico più ampio che voglia conoscere nelle sue linee fondamentali uno dei fenomeni più inquietanti del nostro tempo».

Il riferimento agli operatori sociali è del resto coerente con l’attività dell’autore che nel 1977 ha fondato il Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato di Palermo, primo centro studi sulla mafie e altre forme di criminalità in Italia.

Anche questo aspetto rende peculiare l’opera di Umberto Santino, tra l’altro particolarmente chiara e scritta con stile poco accademico, in quanto non è soltanto una sintesi delle più note vicende storiche che hanno visto protagonista l’organizzazione criminale siciliana, ma altresì un testo in cui possiamo trovare alcuni capitoli in cui l’analisi vira decisamente sulla sociologia e su una più precisa definizione di mafia: le prime pagine sono proprio dedicate al vaglio delle idee correnti in merito a mafia e antimafia, «cui deve seguire la formulazione di un’ipotesi definitoria» e la «verifica dell’ipotesi attraverso la ricerca».

Particolarmente approfondito, pur sempre in relazione ad una pubblicazione di meno di 200 pagine, risulta il vaglio delle idee correnti nelle più specifiche categorie degli stereotipi, quali frutto di conformismi di massa, e dei paradigmi, ovvero idee che presentano un certo carattere di scientificità ma che devono essere poi integrate con altri aspetti altrimenti non considerati o considerati solo marginalmente: «uno studio adeguato del fenomeno mafioso deve mirare al rovesciamento delle idee correnti se le ritiene scorrette e fuorvianti, come nel caso degli stereotipi o all’integrazione nel caso esse colgano aspetti parziali come nel caso dei paradigmi» (pag. 21).

Sempre tra le pagine introduttive non mancano spunti polemici: tra i frequenti ricordi della vicenda di Peppino Impastato e dell’impegno della cosiddetta Nuova Sinistra, Santino tra l’altro ci ricorda l’avversione di Giovanni Falcone per la rappresentazione semplicistica della mafia come edificio a tre piani, con al terzo («il terzo livello») una sorta di supercupola politica finanziaria che decide le strategie generali; mentre il magistrato, pur negando questa impostazione schematica, indefinita e facile alle strumentalizzazioni («e per questo andando incontro a critiche spesso sconfinanti nella denigrazione»), aveva invece ben chiare le implicazioni del rapporto mafia-politica.

Le pagine poi dedicate alle vicende della mafia siciliana tra continuità e innovazione, partendo dai fenomeni pre-mafiosi per poi giungere alle più recenti polemiche politiche (Cuffaro, Mangano), di fatto si riducono a poco più di cento.

Il resto dell’opera, come si legge nel titolo, è dedicato ad un escursus sulla storia della cosiddetta antimafia (in particolare con le mobilitazioni del movimento contadino e dei Fasci siciliani), la quale – ricorda Santino – non è affatto fenomeno recente ma che ha avuto un’evoluzione in qualche modo parallela a quella delle organizzazioni criminali.

Ed infine una panoramica piuttosto sommaria sulle “altre mafie”: la mafie siculo-americana, la mafia siculo-canadese, la ‘ndrangheta calabrese, la camorra campana, la mafia pugliese, i Basilischi, i clan corso-marsigliesi, le mafie orientali, la mafia russa, le triadi cinesi, la yakusa giapponese, i cartelli colombiani.

Sono veramente molti gli spunti e i suggerimenti che il lettore potrà cogliere con “Breve storia della mafia e dell’antimafia”: non soltanto una sorta di bignamino storico ma, come ho tentato di spiegarvi, qualcosa di più, in tutta evidenza frutto dell’impegno civile propri dell’autore e del Centro Impastato (“Fondato nel 1977 da Umberto Santino, il Centro è autofinanziato poiché contesta le pratiche clientelari di erogazione del denaro pubblico”).

Umberto Santino ha fondato nel 1977, insieme alla moglie Anna Pugliesi, il Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo che ancora dirige. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Palermo, Santino è stato docente universitario ed è autore di vari saggi e scritti letterari, tra cui possiamo ricordare: “La borghesia mafiosa” (1994), “La mafia interpretata” (1995), “Storia del movimento antimafia” (2000), “Dalla mafia alle mafie” (2006), “Libro di Giona” (1993), “I giorni delle peste” (1999), “Il Cavallo e la Fontana” (2002).

Umberto Santino, Breve storia della mafia e dell’antimafia, Di Girolamo Editore, Trapani 2008, pag. 202, € 9,90