Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
12/03/2009
Abstract
Con “Dio è un rischio” Prezzolini, laico e, per questo, rispettoso della Chiesa e dei suoi rappresentanti, introduce il lettore ad una ricerca, durata una vita e mai pienamente risolta, sulla Fede e sul suo rapporto con la Ragione.

“Dio è un rischio”, pubblicato per la prima volta nel 1969 da Longanesi e poi negli anni successivi da Bompiani, insieme a “Cristo e/o Machiavelli” è una delle opera di Prezzolini che meglio rappresenta l’incessante ricerca dello scrittore in tema di fede religiosa e rapporto con l’istituzione ecclesiastica.

Ateo dubbioso, dopo un fallimentare tentativo di conversione al cattolicesimo, proprio nelle sue vesti di laico rispettoso della fede altrui e della Chiesa Cattolica, per tutto il corso della sua vita ha confessato le sue perenni inquietudini. Come appunto in “Dio è un rischio”.

L’opera – ammette lo stesso autore – “non è proprio un libro” ma meglio definibile come una raccolta di brani, articoli, confessioni prodotti negli anni, tali da poter essere titolato anche “Prezzolini alla ricerca di Dio”, oppure “Un Papa e uno scettico disputano sull’esistenza di Dio” (pag. 18).

Un’opera che se, da un lato, difetta di organicità, tanto più nel leggerne l’ultima edizione, quella che raccoglie la corrispondenza dell’autore con Paolo VI, certamente non delude gli estimatori di Prezzolini: lo stile, anche quello degli ultimi anni, è sempre scorrevole e chiaro, pur affrontando tematiche così complicate e controverse.

Eloquente l’indice dei capitoli presenti nell’edizione Vallecchi: Confessioni di un uomo d’ottantasei anni e mesi sette; I. Mie relazioni private con il Padre Eterno: credesti mai in Dio?; II. Io sono, e nessuno, nemmeno io, sa cosa sono; III. Siamo in un mondo non fatto da noi. L’altro; IV. É un mondo razionale, il mio mondo?; V. La scienza moltiplica i misteri e i rischi dell’uomo; VI. A cosa servì l’intelligenza?; VII. La morte chiave della vita. Il suicidio del Cristo; VIII. Il linguaggio come causa d’errore; IX. Dio è un rischio; Seguito e conseguenze. I. Quel mio giovane amico; II. Papa Paolo VI e Prezzolini. Corrispondenza; In cerca di Dio. Articoli scelti di Giuseppe Prezzolini.

La sua ricerca, orientata ad una dimensione mistica, accompagnata dal suo proverbiale scetticismo ed individualismo, evidentemente ha colpito anche Giulio Andreotti che, nella prefazione all’edizione Vallecchi, proprio alla fine scrive: “per questo Prezzolini riteneva pericolosa ogni inclinazione degli uomini di Chiesa verso il politico che potesse esulare dal suo specifico compito della bontà. Una raccomandazione che provenendo da un non credente dichiarato ma sensibile come pochi ai problemi della spiritualità, converrebbe tenere ben presente” (pag. 12).

Di sicuro Prezzolini, coerente con la sua polemica culturale nei confronti del positivismo (la rivista «Leonardo», di cui egli fu fondatore nel 1903, annoverò tra i suoi orientamenti anche quello di un antirazionalismo misticheggiante), appare semmai un agnostico in cerca di certezze, in eccellenti rapporti con uomini e donne di Chiesa (ricordiamo il monaco Willibrordo Verkade, don Cesare Angelini, don Giuseppe De Luca, l’allieva suor Margherita Marchione), piuttosto che intellettuale orgoglioso del proprio ateismo e razionalismo.

Leggiamo tra le pagine dell’opera: “gli uomini possono allargare il loro mondo, viaggiando, studiando, creando, ma sono sempre solitari nel loro mondo” (pag. 74).

E poi ancora nel capitolo “É un mondo razionale il nostro mondo?”: “io sono attorniato da un mare di irrazionalità che talvolta mi sorregge, talvolta mi soverchia, può schiacciarmi, oppure ferirmi, ma è essenzialmente differente da quel mondo che tocco che sento” (pag. 82).

In questo senso è coerente la sua visione della fede non in senso dogmatico, ma come “potenza vitale e polivalente e soprattutto non in contrasto con la ragione: questa “ha un compito limitato: è un fiammifero che entra nelle tenebre, la fede è il senso della direzione dentro le tenebre; è presente ogni ora ogni giorno nelle nostre decisioni in cui la ragione non basta mai e deve avere il supplemento o il sostituto della fede” (pag. 141).

Per Prezzolini perciò anche l’antica lotta tra Scienza e Religione, nel considerare gli insuccessi del “razionalismo”, è destinata a finire. Ambedue ad un certo punto devono abbandonare la Ragione e scommettere. “Come dissi una volta: “Dio è un rischio. Ma anche la Scienza è un rischio” (pag. 129).

Già il titolo dell’opera mostra come l’autore negli ultimi anni della sua lunga vita abbia approfondito ancor più quella vena giovanile, del resto mai del tutto abbandonata, di pensiero religioso accompagnato da scetticismo, dove “suggerisce che il Caso sia il comune denominatore dell’esistenza” (pag. 244).

Giuseppe Prezzolini, Dio è un rischio. Caratteri del ‘900, Vallecchi, Firenze 2004, pp. 245, € 17,00.