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Recensione
16/02/2009
Biografia
Luciano Mirone ha iniziato la sua carriera collaborando con il «Giornale di Sicilia», per poi passare a «I Siciliani» di Giuseppe Fava. Ha poi scritto per il «Venerdì» di «Repubblica». Fondatore dei periodici «Lo Scarabeo» e «Liberidea», oggi dirige «L’Informazione» e collabora con «Nuova ecologia» e «Left-Avvenimenti». Tra le sue pubblicazioni, Un Paese (Trincale 1988, Premio Nazionale “Nino Martoglio”), Teatro siciliano (1992), Un sogno in biancoverde (2006), L’antiquario di Greta Garbo (2008).
Abstract
Luciano Mirone racconta le vicende di otto giornalisti uccisi dalla mafia e offre una riflessione sulla professione di cronista come strumento per contrastare la cultura mafiosa

Il giornalista Luciano Mirone ha voluto raccontare le vicende di otto giornalisti uccisi dalla mafia: Cosimo Cristina, Giovanni Spampanato, Giuseppe Impastato, Mauro De Mauro, Beppe Alfano, Mauro Ristagno, Mario Francese, Giuseppe Fava.

Nomi noti, ed altri che sarebbero già dimenticati se non fosse stato proprio per il suo Gli insabbiati. Sono nomi accomunati dal destino di una morte violenta e dall’aver investigato, nelle loro vesti di cronisti, sugli affari di Cosa Nostra.

“Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza”: una storia che dal 1960, anno della morte di Cosimo Cristina, nelle sue linee essenziali si è ripetuta fino a giungere al 1993, quando ad essere eliminato fu Beppe Alfano: prima gli avvenimenti più o meno amichevoli, poi le minacce, l’isolamento, l’esecuzione e poi tutto il repertorio atto ad insabbiare delegittimando la figura morale e professionale dell’ucciso.

Una delegittimazione che, sulla scorta di un comoda interpretazione di “onore”, spesso ha significato depistare le indagini sull’omicidio, o almeno presentare all’opinione pubblica la vicenda come frutto di gelosia di mariti traditi o questioni affini.

Col suo stile scorrevole e privo di fronzoli, Mirone delinea un quadro che risulta sconcertante anche agli occhi del lettore meno digiuno di questioni mafiose.

Ogni capitolo, dedicato ad uno degli otto giornalisti uccisi (o fatti suicidare), si conclude sempre con una serie di domande retoriche, quale epilogo non soltanto di vicende di per sé ancora misteriose, condizionate da poteri occulti e, negli anni della guerra fredda, da accordi perversi fra Stato e anti-Stato, ma anche quale linea di condotta propria di ogni cronista che sia degno della sua professione.

Scrive Mirone nell’introduzione: “Esiste la verità o ne esistono tante? Esiste. Ed è quella che il giornalista al di là dei commenti soggettivi che raccoglie – ricerca con pazienza dalle carte, dalle leggi, dalle verifiche; É il prezzo che devi pagare per essere un giornalista libero”.

Gli insabbiati in questo senso non si pone soltanto come validissimo testo per integrare una sorta di storia della mafia, ma rappresenta una riflessione su quello che è, o meglio dovrebbe essere, la professione di cronista investigativo.

Come ben sottolinea Rita Borsellino, nella presentazione del libro, più che mai oggi l’informazione siciliana è chiamata ad un ruolo importante, sia nel sostenere il nascente processo di ribellione alla cultura mafiosa, sia perché negli ultimi anni sono tornate a farsi sentire con insistenza le intimidazioni nei confronti dei giornalisti impegnati sul fronte della denuncia, anche solo “in quei casi in cui il giornalista si è limitato a pubblicare atti processuali, dunque a svelare qualcosa che era già stato svelato, anche se solo dentro le aule di tribunale”.

Questo dà la misura di come la parola e l’informazione siano una delle armi più temute dalla criminalità organizzata, e di conseguenza di come il giornalismo d’inchiesta rappresenti la premessa per far nascere quella coscienza sociale fino ad ora soffocata dall’omertà e dalle complicità mafiose.

Una professione, quella giornalistica, che, con l’esempio di questi otto coraggiosi testimoni di verità, è stata portata fino alle sue estreme conseguenze di morte.

Luciano Mirone, Gli insabbiati, Castelvecchi, Roma 2008, pp. 488, euro 19,50.