Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
15/11/2008
Abstract
Prezzolini attraverso unconfronto tra il pensiero di Machiavelli e quello di sant’Agostino riflette ancora una volta sulla questione che da sempre aveva costituito un suo rovello intellettuale: il rapporto tra cristianesimo e potere.

Il volume edito dalla Sellerio raccoglie una serie di articoli di Giuseppe Prezzolini pubblicati tra il 1955 e il 1970, assieme a due discorsi, sempre opera dello scrittore, scritti per conto dell’Associazione Culturale Italiana (“Può uno Stato essere cristiano?”) e l’altro in occasione del V centenario della nascita di Nicolò Machiavelli.

Il titolo completo, “Assaggi sopra il pessimismo cristiano di sant’Agostino e il pessimismo naturalistico di Machiavelli”, rappresenta l’ennesimo indizio di quanto Prezzolini, ateo perennemente inquieto, abbia dedicato gran parte della sua attività culturale ad approfondire tematiche altrimenti trascurate dagli intellettuali più calati nel ruolo di laici indifferenti al fenomeno religioso.

Ma la biografia dello scrittore – lo sappiamo bene – ha molto poco di ordinario anche dal punto di vista della sua “laicità”.

Tutti gli articoli e i discorsi riuniti nel volume trattano delle relazioni del pensiero cristiano con quello di Machiavelli “mostrando che c’è una via, quella di sant’Agostino, per cui i due opposti posson incontrarsi in un pessimismo che è simile. Machiavelli offre la chiavi della terra, Gesù promette quelle del cielo; ma i buoni che son destinati ad andare in cielo debban rassegnarsi a vivere sulla terra in mezzo a gente che ha bisogno di Machiavelli per vivere meno dannatamente che sia possibile”.

Come ben sintetizzato da Beppe Benvenuto in “Prezzolini credente mancato”, breve saggio in coda al volume, l’ex direttore de “La Voce” afferma l’impossibilità di pensare ed anche semplicemente di immaginare un agire coerentemente cristiano da parte di chi sceglie di operare sul terreno della politica.

Impossibilità che però non vuol dire affatto inconciliabilità tra due pensatori come sant’Agostino e Machiavelli; anzi ad avvicinarli sarebbe proprio la loro visione pessimistica della natura dell’uomo, sia essa “natura corrotta” o “natura ferina”, ed in cui lo Stato non considerato come un qualcosa di positivo bensì come una necessità che non nasconde il proprio essere negativo e “diabolico”.

In altri termini, secondo Prezzolini, il pensiero machiavellico, se incompatibile con il cristianesimo “ottimistico”, è invece compatibile con la grande tradizione del pessimismo cristiano.

E’ in fondo il Gesù di “Il mio Regno non è di questo mondo”.

La seconda parte di “Cristo e/o Machiavelli” è coerentemente dedicata a “La Chiesa e la società” dove lo scrittore, poco dopo il Concilio Vaticano II, esprime tutta la sua perplessità in merito ad una Chiesa intenzionata a confrontarsi con la cosiddetta modernità: “Per me la Chiesa ha due vite che si scambiano mutualmente le forze, cioè quella cristiana e quella cattolica”.

Questo vuol dire interpretare da un lato il Vangelo “cristiano” privo di qualsivoglia messaggio sociale o politico, mentre la forza propriamente “cattolica” andrebbe invece intesa come quell’insieme di strumenti, anche politici e sociali, volti a proteggere quanto possibile il cristianesimo dal quel mondo terreno in totale contraddizione proprio col Vangelo.

In questo senso, rilevando la scarsa simpatia di Prezzolini per quella dottrina post-conciliare che a suo dire negava il carattere eminentemente morale del credere, possiamo ben comprendere il filo rosso che unisce la prima e la seconda parte di “Cristo e/o Machiavelli”.

Tanto più lo possiamo comprendere se consideriamo come il laico Prezzolini abbia vissuto negli anni il problema della fede, dal giovanile fallimento personale di una conversione al cattolicesimo fino agli ultimi giorni di vita.

Uno scettico tormentato proprio perché consapevole quanto una religione possa “sollevare l’uomo dall’angoscia di essere uomo”, e, pur nelle sue palesi contraddizioni, anche intellettuale che, in scritti come “Cristo e/o Machiavelli”, differenziandosi da “allievi” come Indro Montanelli, interpretava la laicità e il rapporto col cattolicesimo in un senso che ancora oggi appare del tutto peculiare.

G. Prezzolini, Cristo e/o Machiavelli, a cura di B. Benvenuto, Sellerio, Palermo 2004, pag. 166, euro 8,00