Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
21/05/2008
Abstract
Abdou Filali-Ansary, uno dei più autorevoli intellettuali mussulmani progressisti, grazie alla lezione di studiosi come Ali Abderrâziq, con questo saggio si è proposto di dare risposte a chi si interroga sulla conciliabilità tra Islam e laicità

Abdou Filali-Ansary è direttore e fondatore della rivista marocchina di libri “Prologues”. È autore di opere sulla tradizione riformista nel mondo islamico, tra le quali “Réformer l’Islam? - Une introduction aux débats contemporains” (2003). È direttore dell’Istituto per lo Studio delle culture musulmane presso la Aga Khan University di Londra, membro dei consigli direttivi di numerose istituzioni accademiche e culturali e redattore del “Journal of Democracy”.

Abdou Filali-Ansary, coniugando sintesi e chiarezza nell’esposizione, col suo breve saggio ha cercato di spiegare un mondo estremamente complesso, quello dell’Islam che, pur presente nella vita di noi occidentali, permane come argomento misterioso, di cui si sa poco e che, sull’onda delle tragedie contemporanee, diventa il più delle volte oggetto di considerazioni superficiali.

“L’Islam è ostile alla laicità?” è il titolo originale dell’opera pubblicata per le edizione Fennec di Casablanca e la domanda centrale a cui Filali-Ansary ha voluto rispondere col suo libro.

Un saggio che ha voluto mettere in risalto un fenomeno contemporaneo forse poco conosciuto: la nascita di una “nuova coscienza islamica”, intesa dall’autore come tutto l’insieme delle concezioni e dottrine proposte in questi ultimi anni da studiosi che, se da un lato sono fortemente legati alla fede islamica, dall’altro si rivelano distanti dalle rappresentazioni tradizionali e integraliste, intenzionati a conciliare i principi essenziali della religione con gli ideali della modernità.

Se è vero che il termine “laicità” come comunemente inteso è concetto strettamente legato alle vicende secolari dell’occidente e generalmente frainteso dagli studiosi mussulmani proprio perché interpretato in maniera restrittiva, il nostro autore ribadisce più volte come il punto dolente di tante incomprensioni sia la confusione tra dogma e storia, il principale ostacolo ad un Islam compatibile con la laicità intesa nel senso di noi occidentali.

In altri termini, mentre nessun dogma imponeva alcuna formula in particolare, il fatto che una sorta di organizzazione statuale sia stata creata, in principio, per mettere in pratica i rapporti sociali proposti dal Profeta, ha condizionato l’idea stessa che ci si è fatti di questa religione: un Islam concepito in base alle sue tradizioni e non in base ai principi della religione rivelata; il Profeta, per il solo fatto di aver governato politicamente la sua comunità, è stato preso a modello per uno Stato di nuova costituzione.

Così Mohammed Said al-Ashmawni: “Dio ha fatto dell’Islam una religione: gli uomini per quanto li riguarda, ne hanno voluto fare una politica” (pag.114).

L’interrogativo che ne consegue riguarda la possibilità di un’inversione di tendenza, se perciò l’Islam possa essere vissuto come una religione del foro interno, in cui la fedeltà ai valori spirituali non sia dominata dai dogmi e soprattutto senza che le strutture di potere ne siano pesantemente condizionate.

Secondo Filali-Ansary l’opera che nel XX secolo ha concretamente determinato un filone di pensiero in favore della separazione della religione dalla politica è stata “L'islam e i fondamenti del potere”, scritta dal teologo egiziano Ali Abderrâziq nel 1925, appena un anno dopo l'abolizione del califfato da parte di Ataturk, e che al suo apparire scatenò reazioni violente da parte degli ambienti più tradizionalisti: lo studioso, sottoponendo le concezioni religiose del tempo alla critica della ragione, con lo scopo di distinguere l’ideale religioso dalle forme storiche nelle quali era stato applicato, sostenne senza mezzi termini che i testi sacri non forniscono alcuna indicazione su di un sistema di potere “islamico”, ma di autentico ordine politico si è potuto parlare solo dopo la morte di Muhammad; in anni perciò posteriori alla Rivelazione.

Ali Abderrâziq, rileggendo la storia del primo Islam, giunse alla conclusione che il califfato non aveva alcun fondamento teologico e che il Profeta era investito di una missione puramente religiosa.

La conclusione divenne scontata: “nessun principio religioso vieta ai mussulmani di edificare uno Stato moderno fondato sulla ragione”.

Filali-Ansary ci presenta altri studiosi che hanno voluto testimoniare, magari in altre forme e con altro approccio teorico, questa volontà di tenere separati il piano della religione e quello della politica: battaglie, spesso perdute di fronte all’offensiva degli integralisti, ma che dimostrano come nel mondo mussulmano non esistano soltanto oppressione e fanatismo, malgrado le ben note vicende internazionali, coniugate alle semplificazioni dei media, possano far pensare il contrario.

Un percorso, quello verso una concezione laica di matrice islamica, di cui ancora non conosciamo gli sviluppi ma che a detta di Filali-Ansary, grazie al fenomeno della “nuova coscienza islamica”, potrebbe contribuire finalmente ad instaurare il dialogo tra mussulmani e poi tra i mussulmani e “coloro che vengono raggruppati sotto l’etichetta di Occidentali”.

Abdou Filali-Ansary – Islam e laicità. Il punto di vista dei mussulmani progressisti (“L’Islam est-il hostile à la laïcité?”) - Cooper Castelvecchi, Roma 2003 - € 12,00