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11/11/2007

La citazione di F. Renda, secondo cui “il meridionalismo sturziano ha un valore oggettivo in quanto è stato anticipatore di soluzioni che poi nella realtà italiana sono state adottate”, è indicativa dell’argomento e dello spirito con cui Gaspare Sturzo ha trattato le oltre duecento pagine di questo volume.

Meridionalismo e impegno antimafia: alcuni decenni di attività politica e culturale sono percorse con l’attenzione dovuta a un così celebrato parente.

Come possiamo ben vedere, la questione meridionale, l’analisi del mancato sviluppo civile ed economico nella concezione di Sturzo, e perciò nella struttura del saggio, non sono mai disgiunte da un’analisi del fenomeno mafioso talmente lucida da rivelare il sacerdote calatino non soltanto come uno dei primi politici che denunciarono senza timori l’esistenza di una mafia criminale e non come innocuo costume isolano, ma anche nelle vesti di sociologo che comprese le cause più profonde del fenomeno e le sue tendenze all’urbanizzazione.

Considerazioni che potrebbero essere considerate quasi scontate agli occhi di un lettore del 2007, che sia alieno dal ritenere la gente meridionale come parte di una razza antropologicamente sui generis.

Il tutto però assume altro valore se si considera che Luigi Sturzo questi appelli al buon senso e alla buona politica li ha continuati a dispensare nel corso di oltre sessant’anni; per non parlare – ripetiamo - di tutto quello che appare quasi profetico; al punto da poter cogliere una evidente sintonia con quanto denunciato (e messo in pratica) in tempi recenti da Giovanni Falcone.

C’è da dire semmai che Luigi Sturzo, nelle vesti di leader politico e sociologo e non certo di magistrato, con la sua battaglia meridionalistica e antimafia, ha voluto diffondere e praticare i principi cristiani in seno alla società, lacerare quel velo che ancora non ammetteva le connivenze della vecchia e nuova politica con le cosche mafiose.

Era un messaggio destinato anche a quel mondo, formalmente cattolico e concretamente conservatore, che ancora si dimostrava poco disponibile a recepire quelle istanze sociali che, se da un lato avrebbero realizzato pienamente la missione della Chiesa, dall’altro avrebbero impedito alle classi meno abbienti di venire definitivamente conquistate dall’utopia socialista.

Appaiono perciò più che mai paradossali le accuse mosse nel dopoguerra a Luigi Sturzo in merito a suoi presunti silenzi, legami ambigui, che avrebbero favorito il radicamento di una mafia collusa col potere democristiano.

E di queste manovre di delegittimazione basate su una disinformatia in stile sovietico, Gaspare Sturzo dà conto in diverse pagine del saggio, non soltanto riportando episodi concreti e documentati (vedi gli articoli per “il Mondo” e i brani tratti da “La mia battaglia da New York”) che dimostrano quanto fossero fasulle e strumentali le accuse di “connivenza” attribuite al sacerdote di Caltagirone, ma polemizzando senza troppe remore con chi, in particolare dal versante marxista, ancora oggi, vuole “impostare il tema in esame per mezzo di una precisa strategia politica”: “è difficile accettare in silenzio il messaggio allusivo di un film che si conclude con un gioco di carte, un solitario, dove quella che riproduce l’effige di Luigi Sturzo è collocata tra le figure additate della partecipazione ad una organizzazione internazionale, una sorta di spectra, che operava in funzione anticomunista in compagnia di uomini politici italiani, inglesi, americani, di agenti dei servizi segreti, di noti criminali più o meno mafiosi, di banditi, fascisti, post-fascisti ed altri ancora” (pag. 180).

Il nome del film non viene citato ma è facile capire che si tratta di “Segreti di Stato”, l’ultimo e discutibilissimo film di Paolo Benvenuti, che racconta la strage di Portella della Ginestra, facendo la felicità dei tanti complottisti contemporanei.

Il saggio è ricco di citazioni tratte dalle opere di Sturzo e di coloro che ne hanno studiato la vita e le opere, come De Rosa, Marco Vitale, Fanello Marcucci, Guccione, e ha il pregio di sintetizzare in modo efficace il poliedrico impegno sturziano in favore delle popolazioni meridionali; un impegno intellettuale che, partito prima della scrittura del dramma “La Mafia” [vedi il testo integrale in formato pdf nel dossier sulla Mafia di Sintesi Dialettica, ndr] dove, senza mezzi termini, si rievoca l’affare Notarbartolo, è continuato fino alla morte dello statista.

Il tema del meridionalismo, cui pure sono stati dedicati altri studi, e soprattutto l’opera di politico e sociologo attivo nel contrastare un fenomeno quasi endemico come la mafia, forse proprio in virtù di questa sua attenzione mai scemata negli anni, nel saggio non viene trattato con una scansione cronologica, così evitando di prendere in esame la dibattuta questione dello Sturzo politico prima della guerra e di quello del secondo dopoguerra: i contributi, siano quelli di inizio secolo o quelli della fine degli anni cinquanta, rimangono sorprendentemente attuali.

Basti pensare alle sue preoccupazioni sull’operazione Milazzo: “povera Sicilia mia, povera Italia: ora la mafia diventerà più crudele, e dalla Sicilia risalirà l’intera penisola per risalire forse oltre le Alpi” (pag. 265).

Aveva visto giusto e il saggio di Gaspare Sturzo, dalla prima all’ultima pagina, ne dà conto tanto da diventare un efficace strumento per sfatare le note generalizzazioni e i luoghi comuni sul popolarismo e la Democrazia Cristiana.


Gaspare Sturzo, magistrato ordinario, è stato componente della Direzione Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, fino al settembre 2001, per poi assumere l’incarico di consigliere giuridico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Attualmente è docente incaricato presso la LUMSA di Roma nella materia del diritto penale del lavoro e in diritto penale degli appalti.

Inoltre è autore di altre pubblicazioni sulla figura del suo prozio Luigi Sturzo, tra le quali “La mafia è nemica dello sviluppo”, “Un combattente per i valori del cristianesimo”, “La battaglia sturziana per moralizzare la politica e l’economia”.

Gaspare Sturzo – Mafia e questione meridionale nelle analisi di Luigi Sturzo, pp. 278 – Rubbettino editore Soveria Mannelli 2006 - €. 13,00



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