Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
04/02/2010

Non facile il ruolo di chi, al termine della lettura di un libro dalla gran complessità contenutistica e concettuale, si trovi a coglierne le fila, cercando di lasciare al futuro lettore la giusta curiosità conoscitiva e allo stesso tempo una chiara panoramica delle problematiche solute e insolute che si troverà ad affrontare.

Ma quando ci si trova a parlare dello sconfinato tema della Laicità, si è nel pieno di un dibattito irrisolto da circa duemila anni di storia.

La stessa disputa tra istituzioni e confessioni, tra ordine secolare e ordine religioso, si riaccende con fervida attualità in contesti che mutano di giorno in giorno; fenomeni quali la globalizzazione, il multiculturalismo e la bioetica, fungono da occasione per l’alternarsi, in un sofferto gioco di ruoli, delle fazioni di sempre: Stato e Chiesa.

Laicità: la ricerca dell’universale nelle differenze, questo il titolo della raccolta di saggi di differenti studiosi, raccolti nel volume unico coordinato da Pierpaolo Donati.

L’intento è stato quello di trovare risposte ai numerosi interrogativi che la società moderna suole porsi con insistenza, cercando di individuare la giusta mediazione per l’assegnazione a uno Stato e al suo operato, dello standardizzato canone di “Stato laico”.

Sempre più difficile diviene trovare la giusta interpretazione di “posizione laica”, una collocazione sovraordinata, che pare echeggiare quel senso di neo-dike, richiesto da molti, compreso da pochi.

Gli autori del volume, primo fra questi Martin Rhonheimer, hanno elaborato una tesi trasversale, capace di mediare fra le rigidità delle drastiche posizioni, più volte riproposte dalla storia, ponendo le basi per una nuova chiave di lettura capace di ricordare come il cristianesimo stesso sia interpretabile, talvolta, come l’origine più remota della Laicità.

Il dualismo cristiano e l’idea di autonomia delle cose temporali dalle religiose, segnano il discrimine con l’islam, che fin dalla sua nascita ha sottolineato l’unità tra fattore religioso, politico e militare. L’islam in quanto concezione tout court di ordine sociale, legale, politico sarebbe, dunque, poco conciliabile con la laicità.

Viceversa il cristianesimo che più volte nella storia ha cercato di affermarsi sul piano temporale ha poi sempre ritrovato le sue radici originali nella via del dualismo, suo carattere integrante, divenendo fautore e sostenitore di una cultura laica. A questo proposito viene riportato il principio formulato alla fine del quinto secolo da papa Gelasio «Due sono i poteri su questa terra: la sacra autorità (sacra auctoritas) dei pontefici, e l’autorità regia (potestas regalis)», principio volto a chiarire che i poteri presenti sulla terra, non contengono in sé il parametro finale di rettitudine, giustizia e moralità; il loro esercizio sarà dunque valutabile secondo criteri di oggettività morale indipendenti, e per natura, talvolta superiori ai poteri stessi.

La separazione darebbe luogo, dunque, a situazioni perennemente instabili, con il rischio di subordinazione forzata di un potere sull’altro.

La formula gelasiana viene riconosciuta come principio cardine alla base della civilizzazione moderna, assumendo tutt’oggi carattere di attualità.

Altrettanto interessanti sono le considerazioni sorte dall’analisi del sistema gregoriano; la politica intrapresa da Gregorio VII, fino Bonifacio VIII, tendeva a ridurre i poteri temporali a meri poteri laici, desacralizzandoli completamente. Così facendo, però, si vennero a creare i presupposti per l’autenticazione di una vita civile e politica laica. Molti studiosi considerano questo momento storico il punto di partenza dell’emancipazione moderna dal sistema medievale, nonché l’origine della laicità nello Stato moderno.

Un’analisi della storia inerente la portata laica in Europa, potrà effettuarsi sulla scia di due opposte interpretazioni: l’una cosiddetta anticlericale, vede la realizzazione di una cultura laica moderna solo nella negazione della tradizione cristiana, l’altra, invece, tendente a ricondurre la tradizione cristiana alla modernità, permettendo alla cultura cristiana di appropriarsi della paternità di categorie quali, ad esempio, i diritti umani e la democrazia. Il libro propone una soluzione trasversale alle due visioni, considerate eccessivamente drastiche.

Una chiave di lettura positiva permetterà solo sotto l’egida del dualismo cristiano, e del paradosso che se ne deduce, di riaprire il problema della Laicità, considerando l’esistenza stessa di quest’ultima condizionata dalla distinzione tra spirituale e temporale (laddove infatti ci si sia trovati in una situazione di prevaricazione del laicismo sul clericalismo, o viceversa, è seguita una crisi della società e dell’assetto politico-amministrativo).

A tale proposito vengono analizzati i lati oscuri dell’applicazione di una politica laica, passiva e non aperta al dialogo fede-ragione. Si tratta di aspetti negativi che si sono riversati in vari ambiti, in primis nel fallimento della prospettiva multiculturalista, con la quale si è giunti ad una paralisi completa del sistema comunicativo tra culture; così le ripercussioni all’interno della famiglia e della scuola dovute alla crisi generale cosiddetta crisi dei valori.

Il testo ricerca risposte ai problemi della convivenza tra culture differenti in linea con una nuova “ragione relazionale”, in modo da alimentare la laicità positiva all’interno della società, senza sfociare in estremismi individualistici.

Dunque dialogo, ricerca, ed analisi di quanto possa essere alla base delle differenze tra le culture, lasciando la laicità più come metodo che come contenuto (vds. N. Bobbio, Bari-Roma 1999).

P. Donati , Laicità: la ricerca dell’universale nelle differenze, Il Mulino, Bologna 2008, pp. 424, € 32,00.