Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
21/10/2009
Abstract
Il nuovo volto del concetto di laicità - non più racchiuso nella sola relazione tra Stato e Chiesa - nell’epoca della post-modernità e della globalizzazione.

L’opera del cardinale Angelo Scola ricombina i canoni tradizionali del rapporto fra religione e mos humani, tra fides et ratio, nella direzione creata e auspicata da papa Benedetto XVI; sintetizza e sintonizza ragione e ragioni dell’Uomo, nell’oggi. “Una nuova laicità” è. Nei fatti. Nelle idee. Nella realitas del mondo attuale; e si materializza nel terzo settore, nel volontariato, nell’impegno civile, impegno per l’umanità.

«La Democrazia del resto è quella forma in cui ci confronta per convincere l’opinione pubblica attraverso la parola. Qualsiasi cosa ha bisogno di collaborazione forte tra i livelli istituzionali» (Massimo Cacciari, l’interlocutore privilegiato a Venezia del cardinale Scola). Vale per i rapporti fra Stato e Stato, vale nel rapporto tra Chiesa e Stato, fra istituzioni laiche e religiose, tra cittadini religiosi o non religiosi, che, tutti, appartengono ad un unicum che si chiama comunità civile, che si esprime nello Stato; Stato di diritto e Stato razionale.

É ammirevole l’idea di un cardinale-cittadino. Oggi il papa stesso è papa e cittadino Cristiano del Mondo, Pastore che dialoga: il sinodo dell’Africa, l’enciclica sull’economia, l’elogio (degno di Norberto Bobbio) della mitezza. Questo è il superarsi della diatriba anacronistica laici-cattolici, della antinomia quasi innatistica tra Scienza e Religione, fra laicisti e teocratici, nel 2009. Al tempo stesso in un momento in cui il tasso di legalità della politica, in ogni parte, è oggettivamente scarso, si avvalora con forza l’esigenza di una etica nuova e rinnovata nei modi e nelle persone, anche nei tratti comportamentali, pubblici e privati, in modo che la classe politica sia specchio dell’onestà vera, pubblica e privata, dei cittadini e viceversa.

La classe dei giudici, si dice, sia come quella dei cives ateniesi che giudicarono Socrate, ma, si sa come le cose finirono, non per Socrate, ma per la dignità dell’Uomo, la stessa che, dal suo magistero super partes vocazionalmente, la Chiesa invoca, ogni giorno. Questo cardinale, poi, che ama la giustizia, vera, conosce e capisce, anche per esperienza familiare diretta, la tradizione socialista, sul sociale, che è per sua natura quanto altre mai affine al Cristianesimo, perfino Marx riconosceva l’identità fra radici Cristiane e comuniste, offuscata dall’odio sociale e dalla violenza, sfociata nel totalitarismo di parte del movimento operaio originale, sfruttato da poteri e nomos ad esso estranei in Russia e talora anche in Occidente, purtroppo.

Sullo sfondo di e del tutto il cardinale vede, immanente, ma teleologicamente determinante, la presenza del Teòs Ekumenikòs, del Padre “amorevolmente esigente”; che “conduce la storia” degli esseri e dell’Essere, in Sé, in senso teologico e filosofico, che ascolta e indirizza tutta la famiglia umana, la stessa “Famiglia” che il cardinale Jean-Louis Tauran, teologo della cultura umana, vede unita e pacifica nel domani del pianeta. Come “Famiglia dell’Umanità” – Famiglia Pianeta aggiungerei filosoficamente parlando.

Insomma, la questione centrale e complessa del relativismo etico trova risposta e soluzione nel connubio Fede-Ragione, non Fede e Ragione: la logica classica, su questo ha ragione Piergiorgio Odifreddi, non è un’opinione; tra pluralismo delle idee e delle fedi e rispetto dell’Assoluto, per i credenti, della dignità e ragione dell’Uomo per i laici, etsi Deus non daretur, e come nel felice e ripetuto dialogo fra Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger, concluso con la necessità di laboratori sperimentali del pensiero umanistico nuovo, di comunità di scienziati, filosofi e teologi in think-tanks, sulla Ragione e sulla sua evoluzione, comunità virtuose, nuove Atene, dove si forgia la nuova laicità e i tempi millenari della teologia incontrano tempi e modi della scienza, del mondo, nel suo Esser-Ci, quasi Heideggerianamente, come welt in zeit, che è, anche, nell’indicibilità dell’indicibile che è il Tutto, Wittgensteinianamente, Zeitgeist und Sein Welt, nei limiti del linguaggio indicati da Ludwig Wittgenstein, e del linguaggio matematico-logico descritti da Bertrand Russell e da Kurt Gödel.

Ecco, quindi, in questo saggio del cardinale, patriarca di Venezia, Angelo Scola trovarsi la sintesi nel “raccontarsi per riconoscersi”, sintesi, anche, fra saggezza popolare delle origini comuni, personali, di scienziati e teologi, e metodo dialettico, post-hegeliano, ma neo-umanistico, nelle idee e nei progetti, per l’Uomo.

Angelo Scola, Una nuova laicità – Temi per una società plurale, Marsilio, Venezia 2007, pp. 185, euro 15.