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Recensione
13/05/2009

Secondo Vladimiro Polchi, l’Italia appare sempre più «una Repubblica a laicità vigilata». Sul tema, ha recentemente pubblicato un saggio che, per chi si occupa delle problematiche connesse alla laicità, rappresenta un interessante contributo critico ed informativo. Esso descrive i numerosi nodi su cui si fonda la cosiddetta «questione cattolica» in modo originale. La pluralità delle tematiche è stata infatti resa grazie ad un “vocabolario” composto da 63 voci esposte con un linguaggio chiaro e puntuale.

L'autore chiarisce sin dalle premesse il suo peculiare punto di vista: quello di un laico preoccupato dagli sviluppi di un' “ondata neoguelfa” (M. Mafai) che incide profondamente sulle scelte dei cittadini e sulla qualità dei diritti atti a garantire l'autonomia del singolo individuo. Al lettore, però, Polchi non si rivolge col fare da maestro, o con il piglio del dottrinario anticlericale, riproponendo fedelmente - pur alla luce esplicita dell'istanza soggettiva esposta nella prolusione al volume - un insieme di dati, fonti e concetti provenienti sia dai documenti vaticani che dalle leggi dello Stato, dalle notizie di cronaca come dai resoconti politici, con il dichiarato obiettivo di dare ad ognuno «gli strumenti e le informazioni per farsi una propria idea».

Il libro dipinge una vasta panoramica che, nonostante il suo ampio respiro, presenta alcune curiose assenze. Questo è un punto centrale poiché, spesso, si comprende molto un lavoro valutando non solo cosa vi è contenuto, ma anche cosa vi è stato escluso. In primis risulta interessante notare come Polchi abbia volutamente evitato di presentare la voce “laicità”, intendendo promuoverla implicitamente, come per sussunzione, attraverso la lettura delle altre voci del vocabolario. Una scelta originale che, tuttavia, potrebbe prestarsi allo sviluppo di facili incomprensioni, anche strumentali.

In secundis mancano, nonostante alcuni riferimenti precisi (es. le unioni civili in Francia, Olanda, Belgio, Spagna e Gran Bretagna nella voce “concubini”), voci che aiutino il lettore ad informarsi in maniera più precisa riguardo all'assetto complessivo dei rapporti tra la Chiesa cattolica e gli altri “rilevanti” Stati, europei ed extra-europei, (con l'eccezione della Spagna, si veda la voce “Zapatero”) riuscendo in questo modo a fornire un'idea migliore dei modelli principali attraverso cui si gestiscono all'estero i rapporti con la Santa Sede. In merito, il rischio è quello di non dare al lettore la misura delle enormi differenze e della pluralità relativa alle risposte esistenti in materia di regolamentazione dei rapporti Stato-Chiesa cattolica con la conseguente, sempre in chi legge, sottovalutazione o assolutizzazione del modello italiano. Allo stesso tempo – forse seguendo la stessa logica che ha portato all'esclusione della voce “laicità” - non è stata curata la voce “bio-etica”, alla quale suppliscono parzialmente le tante voci dedicate a questioni direttamente attinenti ad essa. Siffatta esclusione, inoltre, è stata dettata - si avanza un'ipotesi - dal tentativo di non appesantire il testo con una voce fortemente concettuale, puntando sulla maggiore spendibilità delle voci concernenti, ad esempio, l'eutanasia o il testamento biologico. Il che, se giova alla fruibilità e all'appeal dello scritto, rischia però di precludere al lettore la comprensione di quella base comune, di natura eminentemente filosofico/storica, che lega tutte queste tematiche bio-etiche. Tale base costituisce una delle principali fonti dell'odierno scontro tra laici e non laici e, proprio per questo, meriterebbe una specifica attenzione all'interno di un “vocabolario laico”.

Venendo ai contenuti è doveroso segnalare la generale onestà intellettuale che, in materia, mancava da tempo. L'autore infatti si è occupato non solo di quegli elementi che consentirebbero una critica diretta ed agevole, per contrapposizione, al “pensiero neoguelfo” (es. la questione dell'Ici o quella dell'otto per mille), sottolineando le problematiche sulle quali la Chiesa cattolica è intervenuta esponendo una serie di posizioni che non possono non incontrare il favore dei “laici”. Il testo tuttavia, proprio grazie al suo esprit, non fa alcuno sconto alla curia. Vengono, per fare un esempio, ricordate e descritte con puntualità le prese di posizione della Chiesa cattolica espresse in sede Onu in opposizione all'iniziativa francese concernente la depenalizzazione universale dell'omosessualità (voce “omosessualità”); riguardo alla posizione circa l'uso dei contraccettivi (anche in aree del mondo a forte presenza cattolica dove l'AIDS è molto presente; voce “contraccettivi”); sul silenzio rispetto alla pena di morte negli Usa (voce “pena di morte”); sul rifiuto dei funerali a Piergiorgio Welby (voce “cinema e tv”) ed sull'opposizione al testamento biologico (voce “testamento biologico”). Interessanti sono inoltre le pagine in cui Polchi - studi alla mano - descrive i contatti e le relazioni di primo piano tra il mondo degli affari e molti esponenti dei movimenti ecclesiali (voci “Comunione e liberazione” e “Opus Dei”). Ne risulta, dunque, un plesso dal grande valore informativo volto, hegelianamente, a problematizzare il noto, per fare largo al conosciuto.

Si tratta, in conclusione, di un volume che presenta perspicaci spunti critici ed informativi per tutti coloro che, digiuni della problematica o desiderosi di approfondire alcune specifiche questioni in merito, vadano alla ricerca di una pratica e scorrevole guida sull'argomento. Altresì la lettura di questo saggio è consigliabile a chi, studioso o attore della querelle, desideri ascoltare una voce critica che, pur esternando la propria scelta di campo, non si limita a riproporre le argomentazioni dei propri maestri, raggiungendo, a tratti, una sintesi personale ed originale.

Vladimiro Polchi, da Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico, Laterza, Bari 2009, pp. 205, 15, 00.