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Intervista
17/11/2007
Biografia
Il Generale di Corpo D'Armata dei Carabinieri Carlo Gualdi (Bologna, 1947), ha frequentato la Scuola Militare "Nunziatella" di Napoli, l'Accademia Militare di Modena, la Scuola Ufficiali di Roma e l’Istituto Alti Studi per la Difesa.
Dopo aver prestato servizio di prima nomina presso la Scuola Sottufficiali Carabinieri di Firenze, ha comandato dal 1971 al 1976, prima, la Tenenza di Cassano D'Adda (MI) e, poi, la Compagnia di Varese.
Trasferito al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, vi ha prestato servizio dal 1976 al 1988 come Capo Sezione e come Capo Ufficio Criminalità Organizzata. In tale periodo ha fatto parte di numerosi Comitati e Gruppi di Studio internazionali sui fenomeni del terrorismo e della mafia.
Dal 1988 al 1991 il Generale Gualdi è stato Comandante del Gruppo Carabinieri di Catania.
Rientrato a Roma - dopo una breve esperienza quale responsabile delle operazioni per la Divisione Carabinieri "Podgora" - è stato nominato Capo di Gabinetto della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), incarico che ha ricoperto per sei anni .
Dal 29 settembre 1997 fino al 18 gennaio 2001 ha retto il Comando Provinciale Carabinieri di Napoli.
Nel periodo 20 gennaio 2001 - 20 settembre 2003 è stato Comandante della Regione Carabinieri Sicilia.
Dal 6 settembre 2004 al 30 luglio 2005 è stato Direttore della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.
Dal 1 agosto 2005 al 9 gennaio 2008 ha ricoperto l’incarico di Direttore Centrale per i Servizi Antidroga.
Dal 10 gennaio 2008 è stato nominato Comandante del Comando Interregionale "Pastrengo", a Milano.
Il Generale Gualdi è laureato in Scienze Politiche, in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna. È insignito dell’Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nonché di numerose altre Onorificenze. É inoltre decorato della Croce d'oro di anzianità di servizio e d’argento al merito di lungo comando.É autore di molteplici pubblicazioni di carattere storico e giuridico. Nel corso della carriera il Gen. Gualdi ha ricevuto la cittadinanza onoraria e cinque encomi solenni.
Abstract
Il narcotraffico, la Direzione Centrale Servizi Antidroga (DCSA), il recupero dei patrimoni costituiti in modo illecito, la filiera organizzativa dalla coltivazione allo sviluppo della rete di alleanze tra organizzazioni, la cocaina, la pasta di coca, l’eroina, le droghe sintetiche, l’egemonia della ‘Ndrangheta nel narcotraffico attraverso il finanziamento e il riciclaggio, il trasporto “in corpore”della droga, le mafie alla prova della globalizzazione, la marijuana albanese, le mafie africane e est-europee, i caratteri di distinzione di un’organizzazione mafiosa, La Spagna porta europea per la cocaina, le risposte dello Stato sul territorio, le campagne preventive, il ruolo dell’informazione, dell’azione sociale e della cultura, l’attività dei Reparti Specializzati, la situazione a Napoli.

Generale Gualdi, avendo scelto di costruire un dossier sulla mafia è apparso logico analizzare il collegamento tra la criminalità organizzata e il narcotraffico. C’è più potenziale finanziario nella droga che in qualunque altro affare”, si afferma nel film “Il Padrino”, è ancora così? Come e quanto incide il narcotraffico nel finanziamento alla Mafia?

Penso che sia più corretto parlare di “Mafie” che non di “Mafia”. Da un numero ormai molto elevato di anni c’è sicuramente un collegamento tra mafie internazionali e narcotraffico; alcune di esse gestiscono tutta la filiera organizzativa che va dal contadino (campesino) fino al grande trasporto e talvolta anche fino alla distribuzione attraverso lo spaccio.

Si è abituati a pensare normalmente alle mafie nazionali, che sicuramente hanno un grande ruolo, ma ci sono mafie che sono indubbiamente più potenti e che hanno ruoli ancora maggiori, come quelle colombiane, turche e nigeriane che dal narcotraffico traggono buona parte dei proventi della loro attività criminale. Pertanto, direi che, effettivamente, il narcotraffico rimane l’attività criminale centrale rispetto al finanziamento delle organizzazioni criminali strutturate poiché il suo potenziale finanziario è rimasto elevatissimo; anzi, aumenta nella misura in cui la produzione cresce; e quest’ultima cresce perchè aumentano le estensioni del terreno coltivato o perchè aumenta il numero di raccolti o perchè aumenta la qualità del prodotto, cioè il principio attivo in esso contenuto; di conseguenza anche il volume di affari aumenta. Quello del narcotraffico è un mercato a tutti gli effetti e, come tale, risponde esattamente alle leggi economiche: domanda ed offerta, anzi in questo caso offerta e domanda, nel senso che, se c’è un’ottima offerta, la domanda sarà elevata (come sta avvenendo in questo momento storico, ad esempio, con gli oppiacei provenienti dall’Afghanistan).

L’attività della Direzione Centrale Servizi Antidroga (DCSA) è volta innanzitutto proprio a scoraggiare la domanda, fino allo spaccio. Bisogna aggiungere, inoltre, che un aspetto fondamentale è la lotta ed il contrasto al narcotraffico in senso stretto, ma un altro, anch’esso primario, è la lotta per il recupero dei patrimoni derivanti dai proventi di tale attività illecita; i due aspetti sono fortemente collegati.

Per la componente finanziaria, o meglio per il recupero dei patrimoni illecitamente acquisiti dalle organizzazioni criminali, sono coinvolte soprattutto la DIA e la Guardia di Finanza che, per tale attività, quotidianamente impiegano ingenti risorse economiche ed umane.

Generale, può descrivere la filiera organizzativa delle associazioni criminali partendo dal raccolto?

Innanzitutto, bisogna sottolineare che ci si trova di fronte ad organizzazioni diverse a seconda della sostanza stupefacente trafficata. Per l’occasione focalizzerei l’attenzione sul traffico delle due attuali principali sostanze stupefacenti smerciate che hanno filiere diverse tra loro ma anche emblematiche.

Da una parte è opportuno analizzare il mercato della cocaina e della pasta di coca, dall’altra quella dell’eroina e dell’Afghanistan.

Partendo dalla cocaina, si può affermare che il traffico ha una sua origine certa in Sudamerica dove vengono coltivate le piante di coca le cui foglie sono poi trasformate attraverso procedimenti chimici in pasta di coca; quest’ultima sostanza viene ulteriormente raffinata diventando cocaina. In particolare, il Paese maggiormente coinvolto rimane indubbiamente la Colombia (nonostante sia in leggera diminuzione), seguito da Bolivia e Perù che, con la loro produzione in aumento, vanno quasi a compensare il decremento di produzione della Colombia. Di norma,. il contadino coltivatore di piante di coca non è indipendente ma è controllato dalle grandi organizzazioni criminali sudamericane, in particolare i cartelli colombiani e le organizzazioni paramilitari; le stesse sin dall’inizio della filiera della produzione acquistano le produzioni di foglie di coca. Le grandi organizzazioni di narcotrafficanti, poi, si preoccupano anche della lavorazione e dei grandi trasporti che rappresentano un impegno estremamente complesso perché si tratta di spostare tonnellate di “merce” (nel 2006 sono state sequestrate in Europa un centinaio di tonnellate, che è solo una parte, circa il 20%, di quello che viene prodotto). Pertanto, come si può ben capire, ci si trova di fronte a grandi organizzazioni con elevatissime capacità di trasporto, costrette a giocare sulla imprevedibilità (per esempio attraverso il cambiamento continuo delle rotte, che ora si stanno spostando dalla Spagna all’Africa; entrambe, poi, prevedono come punto di arrivo l’Europa).

In questa fase del trasporto intervengono le alleanze; i colombiani le accettano o perché riconoscono alle altre organizzazioni un “know how” specifico oppure perché hanno bisogno di una sponda tecnica come i galiziani per la Spagna o gli africani e anche la ‘ndrangheta per l’Africa.

Per quanto concerne l’eroina, invece, la filiera ha inizio, come premesso, in Afghanistan dove gruppi di malavitosi, riconducibili il più delle volte anche a organizzazioni che attuano o finanziano il terrorismo internazionale, gestiscono il mercato dell’oppio acquistato dai contadini che poi rivendono ai trafficanti iraniani e turchi per essere raffinato, utilizzando anidride acetica (un precursore), in eroina. L’ultima fase della filiera consiste nella rivendita dell’eroina ai trafficanti di lingua albofona che curano lo smercio in Europa. O almeno questa era la filiera fino a qualche tempo fa! Infatti, sempre più di frequente si assiste a casi di scoperta e successivo sequestro di laboratori di raffinazione dell’oppio e a casi di sequestri di eroina all’interno dell’Afghanistan, circostanza che fa presumere con alto grado di attendibilità che i trafficanti afgani stiano cercando di accorciare la filiera al fine di aumentare i propri guadagni trafficando già il prodotto finito, cioè l’eroina.

Quale legame intercorre tra il traffico di stupefacenti e Cosa Nostra siciliana?

“Cosa nostra” in questo momento storico sembra meno coinvolta nel narcotraffico, anche se si è notato un ritorno di interesse negli ultimi periodi. La ‘ndrangheta è l’organizzazione che gioca un ruolo di primo piano per il narcotraffico ed è un grande player internazionale.

La ‘ndrangheta è presente soprattutto per la cocaina e le droghe sintetiche, per le quali opera insieme a turchi ed albanesi, utilizzando la vecchia rete immigrativa. Tramite questi e altri legami, la ‘ndrangheta è presente dalla Spagna all’Africa, dall’Australia al Canada. Insomma, le vecchie filiere, perchè la ‘ndrangheta ha una tradizione storica. Ricordo quando andai nel 1982 in Australia per il caso di un poliziotto federale che era stato ucciso nella Barossa Valley, in cui c’erano grandi piantagioni di cannabis che erano gestite dal cartello di Platì. La ‘ndrangheta ha un grande ruolo e segue questi traffici, ma interviene più con il finanziamento ed il riciclaggio che con il trasporto come faceva una volta.

Generale Gualdi, da quando si può parlare di tale processo di supremazia della mafia calabrese?

Da qualche anno, direi 5 o 6 anni. La ‘ndrangheta si serve molto anche di persone dell’Est Europa e molto anche di greci. Naturalmente dipende da come avviene il trasporto, perché se avviene con l’inghiottimento di ovuli, il cosiddetto trasporto in corpore, i soggetti coinvolti sono per lo più sudamericani, cui si dà un bagaglio con due stracci e viene fatto loro ingoiare circa un chilo di cocaina. Se prendiamo in considerazione trasporti maggiori, questi ultimi sono effettuati utilizzando container su cui è anche più complicato fare controlli. Per questo tipo di trasporto la ‘ndrangheta si serve dei greci che hanno una forte flotta marittima. E poi ci sono trasporti anche su navi turistiche, per esempio barche a vela, che vengono effettuati specialmente da croati e bulgari.

La globalizzazione, come ha ricordato, ha obbligato le organizzazioni criminali a ridefinire i rapporti tra loro. Abbiamo visto i legami tra le organizzazioni, in particolare nel trasporto, ma quali sono gli effetti di questi rapporti in Italia?

Sul territorio nazionale stiamo assistendo ad una trasformazione. Da una gestione della ‘ndrangheta, prevalentemente per la cocaina, oppure degli albanesi per la marijuana - della quale hanno storicamente il controllo dei trasporti - stiamo assistendo a presenze multiple: sono cresciuti molto i nigeriani e i senegalesi che hanno costituito organizzazioni che si possono definire mafiose; direi che ci sono tutti gli elementi per definirle tali: segretezza, omertà, interessi economici, violenza, prevaricazione. Prevalentemente sono gruppi o africani (l’Africa sta diventando un grande teatro) oppure est europei (queste organizzazioni sono favorite – specie nei trasporti di stupefacenti - dalle progressive entrate nell’Unione dei paesi dell’Europa dell’Est).

Come vede l’intreccio tra mafie è estremamente fitto.

Se andassimo a stendere su mappamondo tutta la rete dei traffici, faremmo un reticolo molto più fitto dei meridiani e paralleli.

Generale, è la Spagna la porta del narcotraffico in Europa?

Per la cocaina sicuramente sì. La Spagna, solo nel 2006, ne ha sequestrato 60-70 tonnellate, e bisogna considerare che gli spagnoli contano solo le confische superiori ai 5 kg, in quanto sequestrano talmente tanta droga che non riescono a stare dietro ai piccoli traffici. La Spagna è il quarto Paese al mondo per sequestri di cocaina ormai da 5-6 anni ed il maggiore europeo: seguono Portogallo, Olanda, Belgio, Francia, Gran Bretagna e Italia.

Resta la porta preferita, ma ripeto, dal momento che - nell’ambito del contrasto - una delle risposte importanti è stata una serie di accordi fra i Paesi interessati al problema estrinsecatasi attraverso ampie sinergie fino ad arrivare a pattugliamenti misti, proprio sulle coste atlantiche europee, i narcotrafficanti si stanno lentamente spostando e sono scesi ormai verso l’Africa, pur rimanendo la Spagna ancora l’ingresso principale.

Quindi grandi teatri mondiali su cui si muovono le organizzazioni criminali, non più una specializzazione per Paese ma un intervento globale su tutto il mondo. E poi le rotte sono sempre più strane! Prima la mariujana attraversava l’Adriatico e sbarcava a Brindisi. Oggi la cocaina arriva a Mosca e poi torna indietro per entrare in Europa. Gli stessi “ovulatori” vengono inviati verso est e poi fatti rientrare, perchè sanno che l’attenzione è concentrata negli aeroporti europei sulle rotte provenienti da ovest. Il mondo è diventato molto più piccolo, i trasporti sono molto più veloci e la capacità di controllare la filiera sin dalla produzione è maggiore. Oggi la facilità della ‘ndrangheta calabrese di andare, attraverso i narcos colombiani, a gestire la produzione e quindi i prezzi, è molto maggiore, perchè c’è internet, ci sono i collegamenti telematici. Noi vediamo carichi appena partiti che arrivano con una rapidità enorme; è tutto molto accelerato, mentre una volta gli stessi traffici impiegavano tempi lunghissimi. Naturalmente questo richiede un coordinamento molto maggiore tra mafie che difficilmente si combattono tra loro per gli stupefacenti.

É ovvio che l’aumento delle capacità tecniche non è servito solamente ai narcos nel traffico della droga, ma anche alle forze di polizia. Nel 2006 la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ha compiuto il suo 25° anniversario e con l’occasione abbiamo effettuato uno studio sui sequestri e sull’andamento della varie droghe negli ultimi venticinque anni. I picchi dei sequestri si sono verificati all’inizio degli anni novanta perché in quegli anni i traffici aumentarono esponenzialmente e contemporaneamente migliorarono le tecnologie utilizzate nella lotta ai narcos.

Persino nell’Afghanistan ci siamo affrettati a distaccare un Esperto antidroga perché, come detto, la produzione è in continuo aumento è vi è un grande movimento attraverso Karachi o attraverso l’Iran, che ormai è il secondo paese al mondo per numero di tossicodipendenti e malati di HIV.

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, le nostre mafie si prendono naturalmente una quota per la “concessione” del territorio a mafie esogene, come per esempio quella albanese. In Calabria, inoltre, si assiste ad uno scambio armi-droga-prostituzione con saldature imprenditoriali ed accordi commerciali, insomma c’è una sostanziale convivenza; le mafie, in sostanza, tendono a trovare un modus vivendi. Solo a Napoli, che è un’eccezione nel panorama mondiale, si fanno la guerra per la droga, ma perchè lì siamo in presenza di un mercato speciale con prezzi bassissimi ed una gestione a cielo aperto.

Generale Gualdi, quali sono, sul territorio, le risposte dello Stato per arginare o reprimere la criminalità organizzata?

Diciamo che le forze di polizia italiane (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato) si caratterizzano per una forte capillarità sul territorio, sopratutto l’Arma. Quindi possiamo dire che hanno un buon impatto di tipo preventivo. Naturalmente, la prevenzione è fatta anche di operazioni di polizia, ma è soprattutto di campagne nel sociale e nell’istruzione nelle quali non sono le forze di polizia che possono intervenire (salvo la parte formativa che per esempio noi curiamo con le scuole). In questi campi è importante lo sforzo dei ministeri competenti (Solidarietà sociale, Istruzione, Salute), perché la prevenzione attraverso le operazioni di polizia diventa naturalmente un impegno molto arduo se, come purtroppo succede, la droga non viene più percepita come un problema sociale ma viene accettata da molti. Rispetto a dieci anni fa l’accettazione è molto cresciuta, quindi è molto più difficile fare prevenzione. Soprattutto per certe droghe di moda come quelle sintetiche e la stessa coca, è necessario far capire la minaccia alla salute, la minaccia sociale, l’alimentazione del circuito criminale, quindi il danno nella sua globalità, che non coinvolge solo il singolo ma la società nella sua interezza. Purtroppo, non è cosa facile e occorre lavorare molto.

É poi molto importante, come risposta al narcotraffico, l’attività dei grandi Reparti Specializzati. Perchè mai, come nel caso della droga, ci sono operazioni che si innestano sul territorio ma poi si proiettano anche all’estero. Per questo è nata 25 anni fa la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga che ha il grande vantaggio - perchè così prescritto dalla legge - nel momento in cui i Reparti iniziano le operazioni antidroga, di ricevere informazioni che, grazie ai sistemi informatici in dotazione, sono elaborate in tempi brevissimi evidenziando subito eventuali sovrapposizioni. Il nostro compito è proprio questo, attraverso un’attenta raccolta e analisi di informazioni, capire subito quando più operazioni vedono coinvolte la stessa organizzazione o hanno collegamenti tra di loro, in modo da coordinare le attività. Questo coordinamento avviene sempre più anche a livello europeo.

L’attività di contrasto è in continuo aumento (+10% nel primo semestre del 2007), ma purtroppo la criminalità che viaggia intorno al traffico e allo spaccio è molto cresciuta perché, con essa, è aumentata anche la richiesta.

Di fronte ad alcune situazioni manifeste, come le piazze della droga di Napoli che fatturano milioni di euro all’anno, il cittadino tende a chiedersi come mai lo Stato non riesca a eliminare tale gravissimo fenomeno.

Il controllo del territorio a Napoli è davvero molto difficile perchè ci sono quartieri storici, come i Quartieri Spagnoli, in cui vi è una forte incidenza criminale. Poi tutta una serie di zone, come ad esempio Scampia, dove, a seguito del terremoto del 1980, sono sorti quartieri dormitorio all’interno dei quali il controllo sociale è molto difficoltoso. Napoli paga una forte incidenza criminale e una situazione di tessuto urbano antica, ma paga anche una ricostruzione post-terremoto che ha finito per creare focolai criminali in cui il controllo è ancor più gravoso delle zone tradizionali. A Napoli, nel 2006, sono stati effettuati il 100% dei sequestri nazionali di crack; la città partenopea è anche l’unica dove una dose di cocaina, sia pure di scarsa qualità, costa venti euro, contro i sessanta-settanta, a volte persino cento euro, di Roma.

Di molto positivo, tuttavia, si registrano una forte reazione della società civile e un contrasto di primissimo piano delle Forze dell’Ordine che nei primi nove mesi del 2007, nella Provincia di Napoli, sono pervenute al sequestro di circa 800 Kg di sostanze stupefacenti e alla segnalazione all’Autorità giudiziaria di oltre 2000 persone a seguito di oltre 1200 operazioni antidroga.

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