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Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

Articolo
03/02/2009
Abstract
Confini naturali o differenze nella distribuzione delle risorse sono da sempre fattori condizionanti della storia, ma oggi gli stessi limiti o le stesse potenzialità di un territorio vengono ulteriormente distorti e amplificati dalla concomitante crescita demografica e dalla indiscriminata globalizzazione dei capitali; condizioni di conflitto tra Paesi vicini possono sorgere o vedere preclusa ogni soluzione proprio in virtù dello sviluppo diseguale di certe aree, laddove invece il sottosviluppo aveva tenuto a bada i fenomeni di distruzione ambientale e le cause dei conflitti tra popoli divisi da condizioni naturali diverse; in che misura, oggi, le difficoltà di reperire materie prime come legno o acqua possono aggravare o scatenare conflitti un tempo impensabili?

Nell’immaginario di tutti (o quasi) noi, il suono di parole come Repubblica Dominicana, Thailandia, Indonesia suscita un incontrollato sorriso ed evoca i grandi cataloghi delle agenzie di viaggio che mostrano paradisiache spiagge ed assolati atolli.

Poi c’è qualcuno di quei tutti noi (o quasi) che sì, si gongola nel pensiero di una bella vacanza sotto le curve palme caraibiche, ma che, vinto dalla celebre “deformazione professionale”, associa a quelle patinate cartoline, quelle scene di profonda disperazione e desolazione che, negli ultimi anni, Paesi come appunto Repubblica Dominicana, Thailandia, Indonesia ci hanno inviato, mostrandoci non già lo splendore della natura, bensì la sua potenza devastatrice.

Questo scritto vuole essere una testimonianza di un’esperienza professionale ed umana molto intense che hanno portato una riflessione da pura e sterile argomentazione accademica, ad una dimensione di vita vera e quotidiani disagi: qual è il rapporto tra vulnerabilità idraulica del territorio e povertà?

Di Repubblica Dominicana se ne sente parlare o per gli invidiabili resort all inclusive o per le improvvise espatriate di più o meno noti personaggi; di Haiti se ne sente parlare - troppo poco- per l’instabilità del governo, colpi di stato, cambi di regime, interventi dei caschi blu, prodotto interno lordo tra i più bassi del mondo e per essere il Paese più povero del mondo occidentale. La Repubblica Dominicana ricorda una lunga dominazione spagnola, da cui la lingua parlata, la cultura e il carattere latino; Haiti, colonia francese per oltre due secoli, ha visto l’introduzione nel Paese degli schiavi provenienti dalle colonie d’Africa, da cui la lingua parlata e la cultura. La Repubblica Dominicana vive nella allegria della bachata, del merengue; Haiti vive nella melanconia del suo compas.

Bene, cosa hanno in comune questi due Paesi così all’apparenza visceralmente divergenti? Sono intimamente uniti da un unico territorio che, tra innumerevoli differenze e difficoltà ospita i due Paesi: la “Isla Hispaniola”.

E’ tristemente noto come questo territorio sia stato negli ultimi anni interessato da ripetute catastrofi idrogeologiche, che hanno prodotto danni economici incalcolabili ad una economia già di per sé piuttosto provata, oltre alla perdita di migliaia di vite umane.

Un esempio eclatante, riportato nelle cronache internazionali, è quello del maggio 2004: in quella occasione, precipitazioni di carattere eccezionale prodotte in seguito ad una depressione tropicale originatasi nel Mar dei Caraibi tra il 21 ed il 24 maggio 2004 si sono abbattute sul bacino transnazionale del Rio Soliette (sito per l’appunto al confine tra Repubblica Domenicana e Haiti, Figura 1), provocando un disastroso evento alluvionale, con allagamenti diffusi e la formazione, nella parte montana-haitiana- del bacino, di centinaia di colate detritiche, miscele di acqua e sedimenti in moto ad elevata velocità dotata di grande potenza distruttrice.

Figura 1 - Bacino idrografico del Rio Soliette (perimetro nero), principali centri abitati (quadrati neri), confine di Stato tra Repubblica dominicana e Haiti (linea grigia); nel riquadro l’ubicazione del bacino nella Isla Hyspaniola

L’evento del 24 maggio 2004 ha distrutto significative porzioni degli abitati di Fond Verrettes (Haiti) e Jimaní (Repubblica Dominicana) e portato via circa un migliaio di vite umane nella parte haitiana del bacino e circa 500 in quella Dominicana, di cui 400 solo nell’abitato di Jimaní –oltre ai circa 1600 risultati dispersi in Haiti e ai 270 risultati dispersi in Repubblica Dominicana- (le stime riportate, mai confermate dalle autorità locali, sono state fornite dalla U.S. Agency for International Development, 2004).

Ancora scossi dalle piogge torrenziali del maggio del 2004, che, come detto, hanno provocato la devastante esondazione del Rio Soliette, Repubblica Dominicana e Haiti sono stati interessati nel settembre dello stesso anno dalle inondazioni provocate dal passaggio dell’uragano Jeanne, anch’esse associate a danni ingenti e numerose perdite di vite umane.

L’immagine che segue (Figura 2), resa disponibile dall’earth observatory della NASA (Gubbels, T. e R. Brakenridge, 2004) ben rende l’effetto prodotto dall’evento alluvionale del Rio Soliette del 24 maggio 2004 sull’abitato di Jimani, nella parte dominicana del bacino. E’ infatti visibile dal confronto delle due immagini, scattate prima e dopo la piena, l’enorme quantità di sedimenti trasportati dalla corrente e depositati a Jimani, ubicata in una piana subito all’uscita di uno stretto canyon.

Figura 2 - L’immagine (disponibile sul sito http://earthobservatory.nasa.gov/Study/Haiti2004/) mostra il centro abitato di Jimani, Repubblica Dominicana, prima e dopo il passaggio della piena del maggio 2004: evidente è il deposito d materiale solido trasportato dalla corrente

Tali catastrofi sono il risultato macroscopico del verificarsi di eventi meteorologici anche molto intensi, ma che per la loro la frequenza di accadimento appare arduo definire eccezionali, su un territorio reso estremamente vulnerabile da uno sviluppo delle attività antropiche avvenuto in assenza di una adeguata consapevolezza della vulnerabilità idraulica del territorio e del rispetto delle limitazioni allo sfruttamento delle risorse naturali che da tale consapevolezza dovrebbero derivare. E’qui dunque che interviene la domanda: qual è il nesso tra vulnerabilità del territorio e sviluppo economico sociale dello stesso?

Da una analisi puramente tecnica, la vulnerabilità idrogeologica del territorio dominicano e, soprattutto, di quello haitiano appare oggi elevatissima ed imputabile prevalentemente a tre cause, strettamente connesse con le condizioni di vita, in certe zone miserrima, delle popolazioni locali (Brandimarte et al., 2008): a) l’intenso processo di deforestazione, che ha flagellato il territorio haitiano, aumentando notevolmente la propensione al dissesto, e che, in alcuni casi, fa sentire i propri effetti anche in zone vallive poste in territorio dominicano; b) l’espansione dei centri abitati non adeguatamente o affatto pianificata, che in molti casi è avvenuta in aree di pertinenza fluviale, palesemente ad alto rischio di inondazione, ed in assenza di adeguati interventi strutturali di regimazione e controllo dei corsi d’acqua; c) l’incapacità di progettare e attuare adeguati piani di messa in sicurezza del territorio, a causa delle carenze tecniche e organizzative delle istituzioni locali e nazionali preposte alla protezione idraulica del territorio.

a) Il bacino del Rio Soliette presenta un preoccupante stato di deforestazione dei suoi versanti dovuto ad uno sfruttamento incontrollato e non pianificato delle risorse naturali (Figura 3): stando a dati forniti dall’Istituto Nacional de Recursos Hydraulicos della Repubblica Dominicana (INDRHI, 2004; si consulti anche US Army Corps of Engineers, 1999), l’estensione della copertura boschiva nella parte alta-haitiana- del bacino è scesa di circa il 70% dal 1986 a oggi. Difatti, le misere condizioni di vita delle popolazioni che vivono nel bacino del Rio Soliette sono tali per cui l’orizzonte temporale di riferimento è il quotidiano e il rapporto con le risorse naturali è intimamente legato alla propria quotidiana sussistenza.

Figura 3 - Stato di deforestazione dei versanti nella parte haitiana del bacino del Rio Soliette

Il legno viene impiegato in larga misura, costituendo non solo il principale materiale da costruzione ma anche la fonte di energia tradizionalmente impiegata per la cottura dei cibi e per mitigare la temperatura notturna.

La scarsa copertura vegetativa, gli scarni boschi di pini e conifere, il sottobosco deteriorato da selvagge tecniche di coltivazione, quale quella migratoria, da un punto di vista idrogeologico arrecano il duplice danno di 1) facilitare la messa in movimento di materiale lapideo e quindi l’erosione dei versanti che insistono sul bacino del Soliette; 2) ridurre la percentuale di precipitazione che viene captata per infiltrazione e intercettazione dal bacino.

b) La parte montana del bacino del Rio Soliette ha contato, durante l’evento alluvionale del 24 maggio 2004, un ingente numero di vittime, molte delle quali colte all’improvviso dalla forza della corrente mentre si trovavano all’interno del letto fluviale del Rio Soliette. Non è un caso che intere famiglie popolassero il letto del fiume e siano state colte dalla repentina crescita del livello idrico. Infatti, come riscontrato da più parti, un nutrito gruppo di persone vive in prossimità del Rio Soliette, per ragioni strettamente legate con le caratteristiche orografiche del bacino nella parte alta: il Rio Soliette è la principale fonte di approvvigionamento per molti abitanti del territorio che anche a dorso di animali si recano nel letto fluviale per rifornirsi di acqua e per lavare i propri indumenti; in periodo di magra, l’alveo fluviale si trasforma in una sorta di area di mercato che richiama le famiglie disseminate nelle aree prospicenti il Rio Soliette (Figura 4); le forti pendenze dei versanti del Soliette fanno sì che l’area alluvionale del letto fluviale costituisca una attraente zona dove costruire le proprie dimore.

Figura 4 - Parte montana del Rio Soliette, attività quotidianamente svolte nel letto fluviale del Rio Soliette in periodi di magra

Nella parte dominicana del bacino, lo sviluppo della città di Jimani negli ultimi 40 anni è esemplificativa della mancanza di una pianificazione urbana nel rispetto delle aree di pertinenza fluviale: come evidente dalla Figura 5, l’espansione urbana di Jimani negli anni ha conquistato sempre più porzione di territorio di chiara pertinenza fluviale. E’ forse appena il caso di rimarcare che se un evento di intensità analoga a quello del maggio del 2004 si fosse abbattuto sul bacino del Rio Soliette precedentemente al 1967 le conseguenze prodotte nel centro abitato di Jimaní sarebbero state sicuramente assai più contenute di quelle catastrofiche occorse nel maggio del 2004 e, molto probabilmente, del tutto trascurabili.

Figura 5 - Espansione del centro abitato di Jimaní (riprese aeree del 1967, 1984, 2000) in relazione alla zona interessata dagli allagamenti durante l’evento alluvionale del maggio del 2004 (Immagine fornita dall’Istituto Nacional de Recursos Hydraulicos della Repubblica Dominicana, 2004)

c) Preme, in aggiunta, evidenziare un terzo aspetto connesso con la criticità del territorio del bacino del Rio Soliette al rischio idrogeologico che deriva dalla natura binazionale del bacino, condiviso tra la Repubblica Dominicana (in cui ricade circa il 20% del territorio di pertinenza del bacino) e Haiti (per il rimanente 80% del territorio).

Si è sentito spesso parlare negli ultimi anni di “hydropolitics”, ovvero dell’influenza dell’idrologia sulla politica. Casi sensazionali per cui questo termine è stato diffusamente impegnato sono quelli dei grandi fiumi trasnazionali (sono 215 i grandi fiumi trasnazionali sul nostro pianeta ed il 40% della popolazione mondiale vive in bacini idrografici condivisi da più Stati) come Tigri ed Eufrate, Nilo, Paranà (tanto per citarne alcuni) ed i paesi che essi attraversano (Kitissou, 2004).

Lasciando agli esperti lo sviluppo di considerazioni politiche, o idro-politiche, a riguardo, sottolineiamo come la gestione frammentaria di bacini idrografici trasnazionali sia uno strumento assai dannoso per il territorio e le popolazioni che vi abitano (e.g. Savenije and van der Zaag, 1998, 2004). Il caso del Rio Soliette ne è un triste esempio: benché alcune iniziative siano state intraprese per facilitare il dialogo tra gli enti haitiani e dominicani predisposti alla protezione idraulica del territorio, esse risultano solo dei tentativi. Il dialogo auspicato tra i due governi per giungere ad una gestione integrata delle risorse naturali nel bacino sembra essere assai distante e lasciato alla coscienza dei singoli individui. Le non buone relazioni intercorse nei secoli tra i due Paesi non hanno favorito certo lo sviluppo del dialogo. Varie sono state le situazioni di rischio idrogeologico sul confine haitiano-dominicano, che invece di spingere verso la creazione di una unica forza condivisa, sembra aver creato ulteriori fratture tra i due Paesi.

E questo non è l’unico esempio, nel mondo, di relazioni complesse, se non perverse, tra l’elemento geografico e quello politico-militare; da anni è in piedi un contenzioso neanche troppo velato tra Turchia e Israele per la condivisione delle risorse idriche portate dai grandi fiumi che attraversano il Medioriente; una contesa che ha un ruolo a lungo termine ben più destabilizzante dei conflitti etnico-religiosi o basati sulla spartizione degli introiti dell’estrazione del petrolio.

Tornando al nostro esempio, il bacino del Rio Soliette è stato oggetto di uno studio internazionale voluto dalla DGCS del governo italiano per la predisposizione di un piano di interventi di messa in sicurezza del bacino. Lo studio, al quale la sottoscritta ha preso parte, è stato coordinato dal DISTART dell’Università di Bologna ed ha sviluppato, dopo una attenta ricostruzione idrologica dell’evento del 24 maggio 2004 e delle aree inondate, un piano di interventi strutturali e non strutturali da impiantare nel bacino.

Per quanto, tuttavia, il quadro degli interventi risponda alle esigenze tecniche del territorio e della sua elevata vulnerabilità idraulica, l’attuazione di alcuni di detti interventi si scontra con la realtà dei luoghi.

La messa a punto di un piano di gestione controllata del bacino del Rio Soliette che preveda una fase di rimboschimento, semina e conservazione dei suoli, per quanto appaia necessaria e efficace, risulta all’atto pratico di non facile e immediata realizzazione. Infatti, un piano di interventi non strutturali basato sul rimboschimento dei versanti in un territorio assai difficile dal punto di vista socio-economico come quello transfrontaliero del Rio Soliette, richiede necessariamente la pianificazione di una gestione integrata del bacino che non si limiti ai soli interventi di rimboschimento e semina di coltivazioni, ma includa imprescindibilmente anche un piano di controllo, informazione e sensibilizzazione ambientale delle popolazioni, finalizzato a favorire lo sviluppo comunitario e la capacità di autogestione del bacino da parte delle popolazioni che lo abitano. La sola attuazione del piano di rimboschimento, infatti, avrebbe come conseguenza a breve termine, il reinstaurarsi del regime di sfruttamento incontrollato del territorio da parte delle popolazioni che vivono quasi esclusivamente di agricoltura (prodotta come si diceva con tecniche di immediata soluzione, ma di breve durata e di deleterio impatto sui suoli, come quella migratoria) e allevamento.

Il governo haitiano ha varato un programma di assistenza agli abitanti del bacino montano del Soliette stanziando fondi per il trasferimento delle abitazioni dal letto fluviale ai versanti meno impervi.

Questa evidenza tecnica si scontra tuttavia con la realtà della povertà di questa terra, i cui abitanti hanno scelto di vivere nel pericolo di eventi alluvionali catastrofici piuttosto che vivere lontani dall’unica fonte di acqua che hanno a disposizione. Ad un piano di riposizionamento degli accampamenti delle popolazioni che occupano il letto fluviale del Rio Soliette, andrebbe di conseguenza associato un sistema di approvvigionamento idrico che renda fattibile l’attuazione di detto piano e assicuri condizioni di vita dignitose alle popolazioni.

Se foste uno degli abitanti del Rio Soliette, cosa preferireste?

Io ho la mia risposta…

Bibliografia

- Brandimarte, L. et al. Isla Hispaniola: A trans-boundary flood risk mitigation plan, J. Phys. Chem. Earth

(2008), doi:10.1016/j.pce.2008.03.002.

- Gubbels, T., Brakenridge, R., 2004. Flood disaster hits Hispaniola. Nasa Earth Observatory, http://earthobservatory.nasa.gov/Study/Haiti2004 .

- INDRHI (Instituto Nacional de Recursos Hidraulicos), 2004. Inundaciones en Jimaní Rio Soliette, Diagnostico del Problema, Dominican Republic.

- Kittisou, Marcel. Hydropolitics and Geopolitics: Transforming Conflict and Reshaping Cooperation in Africa, Published in Africa Notes, November/December 2004.

- Savenije, H.H.G., van der Zaag, P., 1998. The Management of Shared River Basins Focus on Development, vol. 8. Ministry of Foreign Affairs, The Hague.

- Savenije, H.H.G., van der Zaag, P., 2004. Trans-Boundary Water Resources Management. Water Resources Management. In: Arjen Y. Hoekstra, Hubert H.G. Savenije (Eds.), Encyclopedia of Life Support Systems (EOLSS), Developed under the Auspices of the UNESCO, Eolss Publishers, Oxford, UK, <http://

www.eolss.net >.

- US Agency for International Development, 2004. Dominican Republic and Haiti – Floods. USAID/OFDA Fact Sheet #3, June 17.

- US Army Corps of Engineers, 1999. Water Resources Assessment of Haiti, Technical Report, August 1999.

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