Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica
Articoli
Da Washington a Pristina: NATO in action
In
cinquant’anni, dal 4 aprile 1949 al 10 giugno 1999, la NATO ha
visto mutare il suo principio fondativo.
Istituita
per rispondere al pericolo di un’invasione comunista in quella
parte di Europa sotto
di Simone Balocco
Il silenzio sul Sahara Occidentale (2009-2010)
Il Sahara Occidentale alla
maggior parte dell’opinione pubblica internazionale (quasi
tutta), richiama solamente le coordinate geografiche di una regione
africana; ma in realtà nasconde una delle crisi politiche,
sociali e umanitarie più gravi degli ultimi decenni.
Le vicende legate allo
sciopero della fame dell’attivista saharawi Aminetu Haidar, che
ha portato al suo rientro in patria (occupata dal Marocco) ha aperto
un piccolo spiraglio sul dramma di questo popolo.
L’esasperazione dei
giovani saharawi sta assumendo dimensioni preoccupanti – come
ha dimostrato il drammatico epilogo della marcia contro il «muro
della vergogna» dell’aprile 2009. La tentazione di cedere
della violenza è sempre più forte. E al-Qaeda non è
lontana.
di Stefano Bernini
El ambiente sano en America del Sur: un derecho fundamental
Tratar el tema del medio
ambiente en toda la América latina significa a su vez recoger,
como en los tiempos de las viejas colonias, el sentimiento de la
tradicional y antigua Europa. Tendríamos que, si retrocedemos
desde tiempos actuales,
di Fernando A. Calle Hayen*
Il patto Ribbentrop-Molotov
L’accordo
siglato il 23 agosto del 1939 stabilì un’alleanza de
facto che unì l’Unione Sovietica e la Germania fino
alla metà del 1941. Abbandonata la linea della “sicurezza
collettiva” perseguita fino all’inizio del 1939, Stalin
orientò la politica sovietica a stringere un accordo con
Hitler, con lo scopo principale di tenere il paese al di fuori della
guerra che di lì a poco avrebbe sconvolto l’Europa.
di Pietro Salvatori
Breve storia dell’Afghanistan dal 1979 al 2001
Nel
1979 l’Armata Rossa invase l’Afghanistan, dando il via ad
un’occupazione militare destinata a durare quasi dieci anni. Il
vuoto di potere determinatosi al momento del ritiro delle truppe
sovietiche fece riesplodere i conflitti etnici latenti, generando un
clima instabile e conflittuale che favorì l’ascesa del
movimento talebano alla guida del paese.
di Pietro Salvatori
Putin e l’11 settembre ceceno
Un conflitto spiegabile come
la continuazione, in tempi moderni, dell’imperialismo russo
contro le emergenti rivendicazioni nazionali al suo interno è
stato abilmente trasformato e propagandato dall’intelligence
russa, con il supporto americano, come la lotta di Mosca contro la
colonna di Bin Laden in Asia Centrale. Un capolavoro politico e
mediatico di Putin ed anche un lavoro in tandem con l’ex nemico
d’un tempo.
di Claudio Alberti
I dilemmi della “guerra umanitaria”
Dopo ormai dieci anni, il concetto di interventismo umanitario fa parte di
un lessico politico consolidato, ma questa strategia pone diversi
interrogativi, non solo di carattere strettamente militare.
Analizzando i fatti, viene spontaneo domandarsi se essa costituisca
una guerra di tipo inedito o ripeta schemi già visti; inoltre,
la sua legittimità giuridica, che costituisce un argomento di
dibattito nella giurisprudenza internazionalistica, rende necessario
porre queste e altre questioni.
di Carmelo Caruso
Debellare Superbos
Le concezioni della guerra in relazione a quelle dello Stato, della
sovranità e dell’interpretazione delle relazioni
internazionali; quattro piani che si intersecano in maniera complessa
oggi come nell’antichità e che danno luogo a grandi
slanci così come a malintesi e improduttive rappresentazioni
della realtà che ci circonda. Eppure, come ci illustra il
generale Ilari, è possibile individuare punti di riferimento,
chiavi di lettura e visioni non scontate o ipocrite del rapporto tra
guerra e statualità, così come è possibile dare
un senso alla necessità di combattere, o meglio di difendersi,
sentito in tutte le società, al di là di schemi
fuorvianti concepiti al servizio delle Potenze di turno o
dell’esigenza di tranquillizzare il grande pubblico; purchè
si parta dalla conoscenza della Storia, dei fattori in campo e dei
concetti di base, senza i quali comprendere il fenomeno del conflitto
tra gli esseri umani sarebbe a dir poco difficile.
di Virgilio Ilari
Le trasformazioni della guerra, tra evoluzione e rivoluzione
I caratteri e le modalità della guerra sono molto cambiati nella
Storia e ancor più in quella recente. Ma è sufficiente
tutto ciò per affermare che i tratti di fondo di questo
fenomeno siano radicalmente cambiati? Al di là di grandi
mutamenti funzionali, non resta forse sempre il fattore umano, seppur
in modi ogni volta nuovi, a determinare in fondo l’esito e la
stessa natura dei conflitti? Non si è forse troppo
spesso parlato di nuove concezioni della guerra solo sulla scorta di
grandi evoluzioni tecnologiche che, sul lungo termine, hanno
riconfermato la loro stretta dipendenza dal fattore umano?
di Matteo Gualdi
The great game
Francis
Fukuyama e Samuel P. Huntington sono gli inconsapevoli protagonisti
di un interessante duello, il motivo del contendere è quello
di stabilire il futuro geopolitico del nostro pianeta, le armi
utilizzate sono i loro due “rivoluzionari” e controversi
saggi, la posta in gioco è decretare quale dei due modelli
interpretativi, tra loro completamente antitetici, è il più
adatto a prevedere le dinamiche future della geopolitica mondiale.
di Fabio Simoneschi
Il marketing della guerra al terrorismo
Sempre di più nei conflitti degli ultimi anni è emerso
il ruolo chiave della gestione dell’effetto psicologico degli
stessi; complesse macchine di propaganda soccorrono oggi i Paesi più
esposti nel condizionare o rielaborare le notizie di guerra; tanto
che la propaganda è divenuta essa stessa, in epoca di
terrorismo, parte attiva dell’armamentario di guerra.
di Claudio Alberti
La guerra e la Costituzione
La
pace e la guerra nella concezione dei nostri Padri Costituenti; il
senso attuale delle norme della Costituzione italiana alla luce
dell’evoluzione del fenomeno bellico dopo la fine della Guerra
Fredda;il tentativo di elaborare nuove categorie giuridiche per
definire le forme di intervento adottate negli ultimi anni al livello
sovranazionale; tutti questi argomenti e tendenze non scalfiscono il
senso dei principi contenuti nel nostro testo costituzionale, ma ci
portano anche a riflettere sul rapporto tra ordinamenti
sovranzionali, efficacia degli stessi e principi dei singoli Paesi.
di Stefano Rossi
L’uso della forza: un concetto controverso
Lungi dall’avere
esaurito le proprie capacità di manifestarsi il conflitto
armato è tornato di drammatica attualità negli ultimi
quindici anni; si è riproposto anzi in forme che speravamo
superate, mettendo chiaramente in crisi la nostra concezione
evoluzionistica della Storia e dell’agire umano. Tutto
ciò ha riproposto temi centrali come il senso della guerra, le
sue cause, i modi per evitarla, ma anche, in casi inevitabili, per
affrontarla nella maniera meno dannosa. Ha
posto inoltre all’attenzione nuove forme di controllo armato di
particolari aree, a garanzia della sicurezza e volte al disarmo
preventivo di potenziali soggetti, con un uso controllato della forza
avente lo scopo di prevenire, anziché realizzare, il conflitto
armato. Ed
ha, in definitiva, rimesso in discussione il vecchio assioma
dell’opposizione tra pace e guerra, mostrandoci realtà
spesso più sfumate in cui gradi diversi di pacificazione,
intervento politico e uso della forza possono risultare la
combinazione vincente per evitare esplosioni di violenza
incontrollata che sarebbero, a posteriori, difficilissime da
arrestare.
di Sergio Serra
Geografia e politica, relazioni pericolose
Confini naturali o differenze nella distribuzione delle risorse sono
da sempre fattori condizionanti della storia, ma oggi gli stessi
limiti o le stesse potenzialità di un territorio vengono
ulteriormente distorti e amplificati dalla concomitante crescita
demografica e dalla indiscriminata globalizzazione dei capitali;
condizioni di conflitto tra Paesi vicini possono sorgere o vedere
preclusa ogni soluzione proprio in virtù dello sviluppo
diseguale di certe aree, laddove invece il sottosviluppo aveva tenuto
a bada i fenomeni di distruzione ambientale e le cause dei conflitti
tra popoli divisi da condizioni naturali diverse; in che misura,
oggi, le difficoltà di reperire materie prime come legno o
acqua possono aggravare o scatenare conflitti un tempo impensabili?
di Luigia Brandimarte
La violenza nella Grande Guerra
Con la Prima Guerra
Mondiale l’esercizio della violenza e dell’odio fanno un
salto di qualità. Il fenomeno non si spiega solo con
l’aumentata potenza delle armi, ma risiede nello scatenarsi
degli istinti più reconditi dell’uomo contro i propri
simili, le cui cause sono state studiate, senza peraltro arrivare
sempre ad una comprensione abbastanza completa di quei fatti. Nazioni
apparentemente civili si abbandonano per la prima volta a condotte
bellicoso-criminali che non si erano mai osservate in associazione a
eventi militari regolati da patti scritti e non si dalla più
lontana antichità. La
violenza e l’odio si abbattono sugli eserciti, sui singoli, e
per la prima volta su vasta scala,anche sui civili con episodi non
del tutto conosciuti ancora oggi e cià accade oltre ogni
ragionevole necessità strategica. Perché?
Abbiamo il dovere di capirlo, o almeno di non dimenticarlo; e, si
spera, di non ripeterlo.
di Francesco Costantini