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Articoli
VRAEM: Coca, cocaina, niños soldados y pobreza
Las regiones de Ayacucho, Cusco, Junín y Huancavelica hacen parte del VRAEM (Amazonas) con poca posibilidad de acceso para los interventos militares pero fácil para el narcotráfico, esta realidad hace propicia para aprovecharse de la pobreza y de la ausencia del Estado.
di Abraham Cutipa Galindo
NOI, GLI OCCIDENTALI
Spesso, come afferma l’antropologo Clyde Kluckhohn, "il giro più lungo rappresenta la via più breve per tornare a casa". Con questa espressione - come ha avuto modo di spiegarci l’antropologo Francesco Remotti in un’opera a cui il titolo di questo lavoro fa allusione2 - Kluckhon intende suggerire che la ricerca antropologica e il suo viaggio nell’esplorazione di contenuti “altri”, lontani, debbono prevedere un ritorno, debbono cioè non solo concludersi con un atto di restituzione, ma anche fornire strumenti nuovi e più adeguati perché si possa guardare il vicino, il “noi”, alla luce del percorso compiuto. Questo lavoro si propone di intraprendere uno di quei viaggi.
di Anna Delfina Arcostanzo
Da Washington a Pristina: NATO in action
In cinquant’anni, dal 4 aprile 1949 al 10 giugno 1999, la NATO ha visto mutare il suo principio fondativo. Istituita per rispondere al pericolo di un’invasione comunista in quella parte di Europa sotto
di Simone Balocco
Il silenzio sul Sahara Occidentale (2009-2010)
Il Sahara Occidentale alla maggior parte dell’opinione pubblica internazionale (quasi tutta), richiama solamente le coordinate geografiche di una regione africana; ma in realtà nasconde una delle crisi politiche, sociali e umanitarie più gravi degli ultimi decenni. Le vicende legate allo sciopero della fame dell’attivista saharawi Aminetu Haidar, che ha portato al suo rientro in patria (occupata dal Marocco) ha aperto un piccolo spiraglio sul dramma di questo popolo. L’esasperazione dei giovani saharawi sta assumendo dimensioni preoccupanti – come ha dimostrato il drammatico epilogo della marcia contro il «muro della vergogna» dell’aprile 2009. La tentazione di cedere della violenza è sempre più forte. E al-Qaeda non è lontana.
di Stefano Bernini
El ambiente sano en America del Sur: un derecho fundamental
Tratar el tema del medio ambiente en toda la América latina significa a su vez recoger, como en los tiempos de las viejas colonias, el sentimiento de la tradicional y antigua Europa. Tendríamos que, si retrocedemos desde tiempos actuales,
di Fernando A. Calle Hayen*
Il patto Ribbentrop-Molotov
L’accordo siglato il 23 agosto del 1939 stabilì un’alleanza de facto che unì l’Unione Sovietica e la Germania fino alla metà del 1941. Abbandonata la linea della “sicurezza collettiva” perseguita fino all’inizio del 1939, Stalin orientò la politica sovietica a stringere un accordo con Hitler, con lo scopo principale di tenere il paese al di fuori della guerra che di lì a poco avrebbe sconvolto l’Europa.
di Pietro Salvatori
Breve storia dell’Afghanistan dal 1979 al 2001
Nel 1979 l’Armata Rossa invase l’Afghanistan, dando il via ad un’occupazione militare destinata a durare quasi dieci anni. Il vuoto di potere determinatosi al momento del ritiro delle truppe sovietiche fece riesplodere i conflitti etnici latenti, generando un clima instabile e conflittuale che favorì l’ascesa del movimento talebano alla guida del paese.
di Pietro Salvatori
Putin e l’11 settembre ceceno
Un conflitto spiegabile come la continuazione, in tempi moderni, dell’imperialismo russo contro le emergenti rivendicazioni nazionali al suo interno è stato abilmente trasformato e propagandato dall’intelligence russa, con il supporto americano, come la lotta di Mosca contro la colonna di Bin Laden in Asia Centrale. Un capolavoro politico e mediatico di Putin ed anche un lavoro in tandem con l’ex nemico d’un tempo.
di Claudio Alberti
I dilemmi della “guerra umanitaria”
Dopo ormai dieci anni, il concetto di interventismo umanitario fa parte di un lessico politico consolidato, ma questa strategia pone diversi interrogativi, non solo di carattere strettamente militare. Analizzando i fatti, viene spontaneo domandarsi se essa costituisca una guerra di tipo inedito o ripeta schemi già visti; inoltre, la sua legittimità giuridica, che costituisce un argomento di dibattito nella giurisprudenza internazionalistica, rende necessario porre queste e altre questioni.
di Carmelo Caruso
Debellare Superbos
Le concezioni della guerra in relazione a quelle dello Stato, della sovranità e dell’interpretazione delle relazioni internazionali; quattro piani che si intersecano in maniera complessa oggi come nell’antichità e che danno luogo a grandi slanci così come a malintesi e improduttive rappresentazioni della realtà che ci circonda. Eppure, come ci illustra il generale Ilari, è possibile individuare punti di riferimento, chiavi di lettura e visioni non scontate o ipocrite del rapporto tra guerra e statualità, così come è possibile dare un senso alla necessità di combattere, o meglio di difendersi, sentito in tutte le società, al di là di schemi fuorvianti concepiti al servizio delle Potenze di turno o dell’esigenza di tranquillizzare il grande pubblico; purchè si parta dalla conoscenza della Storia, dei fattori in campo e dei concetti di base, senza i quali comprendere il fenomeno del conflitto tra gli esseri umani sarebbe a dir poco difficile.
di Virgilio Ilari
Le trasformazioni della guerra, tra evoluzione e rivoluzione
I caratteri e le modalità della guerra sono molto cambiati nella Storia e ancor più in quella recente. Ma è sufficiente tutto ciò per affermare che i tratti di fondo di questo fenomeno siano radicalmente cambiati? Al di là di grandi mutamenti funzionali, non resta forse sempre il fattore umano, seppur in modi ogni volta nuovi, a determinare in fondo l’esito e la stessa natura dei conflitti? Non si è forse troppo spesso parlato di nuove concezioni della guerra solo sulla scorta di grandi evoluzioni tecnologiche che, sul lungo termine, hanno riconfermato la loro stretta dipendenza dal fattore umano?
di Matteo Gualdi
The great game
Francis Fukuyama e Samuel P. Huntington sono gli inconsapevoli protagonisti di un interessante duello, il motivo del contendere è quello di stabilire il futuro geopolitico del nostro pianeta, le armi utilizzate sono i loro due “rivoluzionari” e controversi saggi, la posta in gioco è decretare quale dei due modelli interpretativi, tra loro completamente antitetici, è il più adatto a prevedere le dinamiche future della geopolitica mondiale.
di Fabio Simoneschi
Il marketing della guerra al terrorismo
Sempre di più nei conflitti degli ultimi anni è emerso il ruolo chiave della gestione dell’effetto psicologico degli stessi; complesse macchine di propaganda soccorrono oggi i Paesi più esposti nel condizionare o rielaborare le notizie di guerra; tanto che la propaganda è divenuta essa stessa, in epoca di terrorismo, parte attiva dell’armamentario di guerra.
di Claudio Alberti
La guerra e la Costituzione
La pace e la guerra nella concezione dei nostri Padri Costituenti; il senso attuale delle norme della Costituzione italiana alla luce dell’evoluzione del fenomeno bellico dopo la fine della Guerra Fredda;il tentativo di elaborare nuove categorie giuridiche per definire le forme di intervento adottate negli ultimi anni al livello sovranazionale; tutti questi argomenti e tendenze non scalfiscono il senso dei principi contenuti nel nostro testo costituzionale, ma ci portano anche a riflettere sul rapporto tra ordinamenti sovranzionali, efficacia degli stessi e principi dei singoli Paesi.
di Stefano Rossi
L’uso della forza: un concetto controverso
Lungi dall’avere esaurito le proprie capacità di manifestarsi il conflitto armato è tornato di drammatica attualità negli ultimi quindici anni; si è riproposto anzi in forme che speravamo superate, mettendo chiaramente in crisi la nostra concezione evoluzionistica della Storia e dell’agire umano. Tutto ciò ha riproposto temi centrali come il senso della guerra, le sue cause, i modi per evitarla, ma anche, in casi inevitabili, per affrontarla nella maniera meno dannosa. Ha posto inoltre all’attenzione nuove forme di controllo armato di particolari aree, a garanzia della sicurezza e volte al disarmo preventivo di potenziali soggetti, con un uso controllato della forza avente lo scopo di prevenire, anziché realizzare, il conflitto armato. Ed ha, in definitiva, rimesso in discussione il vecchio assioma dell’opposizione tra pace e guerra, mostrandoci realtà spesso più sfumate in cui gradi diversi di pacificazione, intervento politico e uso della forza possono risultare la combinazione vincente per evitare esplosioni di violenza incontrollata che sarebbero, a posteriori, difficilissime da arrestare.
di Sergio Serra
Geografia e politica, relazioni pericolose
Confini naturali o differenze nella distribuzione delle risorse sono da sempre fattori condizionanti della storia, ma oggi gli stessi limiti o le stesse potenzialità di un territorio vengono ulteriormente distorti e amplificati dalla concomitante crescita demografica e dalla indiscriminata globalizzazione dei capitali; condizioni di conflitto tra Paesi vicini possono sorgere o vedere preclusa ogni soluzione proprio in virtù dello sviluppo diseguale di certe aree, laddove invece il sottosviluppo aveva tenuto a bada i fenomeni di distruzione ambientale e le cause dei conflitti tra popoli divisi da condizioni naturali diverse; in che misura, oggi, le difficoltà di reperire materie prime come legno o acqua possono aggravare o scatenare conflitti un tempo impensabili?
di Luigia Brandimarte
La violenza nella Grande Guerra
Con la Prima Guerra Mondiale l’esercizio della violenza e dell’odio fanno un salto di qualità. Il fenomeno non si spiega solo con l’aumentata potenza delle armi, ma risiede nello scatenarsi degli istinti più reconditi dell’uomo contro i propri simili, le cui cause sono state studiate, senza peraltro arrivare sempre ad una comprensione abbastanza completa di quei fatti. Nazioni apparentemente civili si abbandonano per la prima volta a condotte bellicoso-criminali che non si erano mai osservate in associazione a eventi militari regolati da patti scritti e non si dalla più lontana antichità. La violenza e l’odio si abbattono sugli eserciti, sui singoli, e per la prima volta su vasta scala,anche sui civili con episodi non del tutto conosciuti ancora oggi e cià accade oltre ogni ragionevole necessità strategica. Perché? Abbiamo il dovere di capirlo, o almeno di non dimenticarlo; e, si spera, di non ripeterlo.
di Francesco Costantini